#RawDiamonds

#RawDiamonds: Benoit Badiashile

Limoges è una delle città più interessanti della Francia, pur potendo vantare una folta concorrenza.

Fondata da Augusto nel 10 a.C. nei pressi del guado del fiume Vienne con il nome di Augustoritum, crebbe ben presto di importanza grazie alla sua posizione strategica ai piedi del Massiccio Centrale e lungo le arterie di comunicazione che collegavano Iberia e Gallia occidentale al cuore dell’Europa mediterranea.

Il centro della Aquitania cresce e prospera in epoca carolingia e medievale grazie alla presenza di una abbazia dedicata a San Marziale, vescovo locale del terzo secolo, che alimenta un gran traffico di devoti e pellegrini, oltre che la locale industria e commercio di ceramica e porcellane che presto diventa l’attività produttiva principe della zona.

Veduta cittadina

Il commercio di reliquiari ed oggetti vari può sembrare una attività minore oggigiorno, ma consente alla città un notevole benessere che si protrarrà nei secoli.

I limosini sono gente con le memorie lunga e visto il legame indissolubile fra le città e i manufatti viene istituito nel XIX secolo il museo nazionale delle porcellane Adrien Dubouché. Qui sono custoditi oltre dodicimila pezzi, alcuni dal valore inestimabile, formando una delle collezioni più importanti al mondo di ceramiche e porcellane.

Museo Nazionale Adrien Dubouché

Tuttavia il manufatto più prezioso dell’Haute-Vienne non è però una antica porcellana Joseon del XIV secolo coreano, ne qualche opera risalente al medioevo cinese o alla civiltà minoica. Il tesoro più prezioso di Limoges tuttavia non è in delicata ceramica, ma è un tronco d’ebano di 194 centimetri, classe 2001, che si esibisce a più riprese settimanali in quel di Monaco ormai da qualche anno.

In maglia Monaco.

I più attenti ne conoscono le gesta da qualche anno, ma anche i meno informati ormai conoscono il suo nome: Benoit Badiashile.

Biografia

Benoit Badiashile Mukinayi nasce a Limoges il 26 marzo 2001.

Di origini congolesi cresce in una famiglia numerosa, ha un fratello Loic che gioca come portiere e ben quattro sorelle. Padre architetto e madre impiegata nei servizi sociali.

I fratelli in maglia biancorossa

Famiglia numerosa e appassionata di pallone ovviamente ed infatti Benoit inizia ben presto a inseguire il pallone sul rettangolo verde con il fratello maggiore Loic.

Lo fa con la maglia biancorossa del Limoges all’inizio, ma poi complice il trasferimento della famiglia ad Orleans si unisce al piccolo club SC Malesherbes nel 2008.

Al centro di formazione federale

Fisicamente svetta sui compagni e inizia ad attirare gli scout da buona parte della Francia. La sua crescita è seguita da vicino anche dalla federazione transalpina che nel 2014 lo invita a frequentare il celebre e produttivo Poles Espoirs Chateauroux, uno dei centri federali d’eccellenza più noti, dove lo sviluppo tecnico e accademico è ai massimi livelli.

Qualche nome che ha frequentato il centro lo conosciamo tutti: Florian Thauvin, Valere Germain, Abdou Diallo, Adam Ounas e molti altri ancora.

Badiashile però non è destinato a una lunga sosta a Chateauroux.

Viene notato dallo scout Luc Cerrajo del Monaco che lo conosce anche grazie al fratello già nel settore giovanile del Principato da qualche anno.

L’esperienza dei due fratelli di Limoges è grandiosa nella società monegasca, ma con epiloghi differenti.

Loic celebra il fratello.

Loic parte come un razzo e sembra poter ambire a traguardi prestigiosi, ma dopo sei presenze in Ligue1, qualche comparsata in Champions ed un rigore segnato al Rennes in Coppa di Francia si perde in vari prestiti infruttuosi ed oggi gioca nelle serie minori spagnole con l’Inter de Madrid.

Benoit invece carbura con maggiore calma, ma sembra inesorabile nello sviluppo e nella crescita.

Con i Galleti.

Si sciroppa con autorevolezza tutte le nazionali giovanili dei Galletti, nonostante la nutrita concorrenza risulta sempre fra i centrali titolari, collezionando tante presenze e facendosi notare sopratutto dall’U19 in avanti.

Con il club ha un percorso sportivo precoce e caratterizzato dalla grande stima da parte della dirigenza e dello staff tecnico, che si traduce in protezione, ma anche in grande esigenza ed aspettative.

Nell’annata 17/18 si disimpegna con profitto nella squadra riserve e nella Youth League, tanto che l’anno successivo sarà inserito nel gruppo della prima squadra nientemeno che da Thierry Henry, leggenda del club e del calcio europeo.

Il famoso sedia-gate.

Il rapporto con l’ex 14 dei Gunners è particolarmente stretto, con Titi pronto a prenderne le difese e tesserne le lodi, ma anche a richiamarlo platealmente.

Molto nota è a questo proposito la scena della sedia non rimessa a posto dopo una conferenza stampa pregara. L’occhiataccia del tecnico che lo obbliga a sistemare le cose prima di lasciare la sala stampa è diventata virale in poche ore.

La stagione 18/19 diventa quindi la prima passerella di Benoit nel calcio che conta. Debutta in campionato, un sonoro 4-0 rimediato al Parco dei Principi.

Debutta in Champions, primo nato nel terzo millennio a scendere in campo per i monegaschi nella massima competizione continentale. Sfortunatamente stabilisce anche il record per l’autorete più precoce della storia della competizione, ma qualcuno dovrà pur stabilire anche i record negativi.

Purtroppo con Henry le cose non prendono la giusta piega e a metà stagione viene richiamato Jardim che mette ancora più prepotentemente Badiashile al centro del progetto, che riesce anche ad andare in gol nel derby contro il Nizza.

Al tiro.

Ormai le cose hanno preso la piega giusta per il ragazzo di Limoges. L’anno successivo viene incluso nelle principali classifiche dei migliori giovani talenti, ottiene un importante rinnovo di contratto con adeguamento e scende in campo con continuità, anche se un infortunio alla coscia ne limita le presenze.

Le ultime due stagioni hanno di fatto confermato la crescita continua del ragazzo, sempre più leader tecnico ed emotivo del Monaco anche a dispetto delle prestazioni altalenanti del club sopratutto sotto Niko Kovac.

Badiashile si cala alla grande in linee a tre o a quattro, adattandosi sempre con buoni risultati ai vari compagni di linea, dal cileno Maripan, passando per Disasi e talvolta il giovane serbo Pavlovic o Matsima.

Titolare inamovibile fra le fila dei monegaschi ora alla guida di Clement, Badiashile si è distinto nell’ultimo rush finale di stagione che potrebbe portare la squadra del Principato a partecipare alla prossima Champions League dopo un avvio di stagione piuttosto incolore. Per i biancorossi potrebbe arrivare addirittura un secondo posto, l’OM dista solo tre punti, ma occhio alle spalle dove Nizza e Rennes possono ancora insidiare la terza piazza.

Notti europee.

Nel frattempo il giovane Benoit è diventato uno dei pezzi pregiati del mercato della prossima stagione, assieme al compagno di squadra Tchouameni.

Respinti gli assalti invernali di Newcastle e Manchester United i monegaschi stanno chiaramente sperando in una asta per il centrale mancino, sicuro di poter ottenere una ricca plusvalenza.

In prima fila la Juventus, da sempre molto vicina ed attenta a quanto succede dalle parti del Louis II ed in ottimi rapporti con il club.

Sarà bianconero il futuro di Benoit? Difficile da prevedere, ma i presupposti per un matrimonio felice ci sono tutti.

Caratteristiche tecniche

Benoit Badiashile è un difensore centrale di piede mancino dotato di qualità fisiche ed atletiche molto importanti.

In controllo

194 centimetri di statura, longilineo, ma con uno sviluppo muscolare già notevole e che è cresciuto nell’ultimo biennio in maniera tangibile, può reggere duelli di forza e fisico con buona parte dei panzer avversari.

Non è agilissimo nello stretto e può trovarsi in difficoltà nel breve contro avversari brevilinei, ma grazie alle leve lunghe e al tempismo riesce a contenere gli attaccanti avversari.

Possiede ottima resistenza e macina kilometri senza problemi, cosa non scontata per un atleta della sua mole.

Pur se fisicamente solido ha avuto qualche problema muscolare di troppo alle cosce, è da capire se ciò può essere legato allo sviluppo muscolare delle ultime stagioni o se sia una fragilità innata.

Elevazione.

Dal punto di vista tecnico Benoit è un figlio del suo tempo, infatti nonostante la fisicità e le qualità atletiche importanti possiede doti di ottimo costruttore di gioco, come dimostra chiaramente la grande quantità di palloni smistati e la precisione dei suoi passaggi, oltre il 93% nella propria metà campo e intorno all’81% nella metà campo avversaria, il tutto su ben 66.9 passaggi/90min, a fronte di medie dei pari ruolo pari a 90%, 67.5% e 37.2 passaggi completati a partita.

Performance index

Badiashile si incarica della circolazione bassa del Monaco con personalità e pragmatismo.

Si affida molto al gioco corto, quasi scolastico, ma sicuro con il fine di far perdere coesione al blocco difensivo avversario, anche se quando intravede la possibilità non esita nel cercare la palla lunga alle spalle della linea di difesa o a cambiare il gioco, giocando 3.5 palle lunghe precise a gara con precisione del 54%, un interessante variante da aggiungere al suo bagaglio tecnico personale.

Non confondiamo però la scelta di giocare semplice con la mancanza di qualità. In molte occasioni Benoit si dimostra abilissimo nel passaggio, disegnando traiettorie e trovando soluzioni che tagliano fuori diversi avversari, facendo saltare il pressing avversario con facilità.

Buona visione di gioco, tocco pulito e un istinto innato per impostare rendono Benoit un elemento di grande rilevanza nel contesto tattico della squadra del Principato, sopratutto perché il ragazzo non rifiuta le responsabilità, ma anzi cerca di essere protagonista nell’impostazione della manovra proponendo spesso giocate non banali, con discreta precisione e tempismo.

Da buon mancino si posiziona quasi sempre sul centro sinistra della linea difensiva, non disdegnando qualche galoppata estemporanea palla al piede. Non è ovviamente un “Messi”, ma possiede un buon controllo della sfera e del corpo e si trova piuttosto a suo agio con la palla fra i piedi, anche se a volte eccede in fiducia.

Heatmap

Badiashile è fondamentale per la sua squadra nell’avanzare lungo il campo, sia palla al piede che grazie alla sua capacità di passaggio tutt’altro che banale.

A dispetto della buona presenza in fase di possesso logicamente Benoit resta un difensore centrale per cui ciò che valutiamo con maggiore attenzione è la sua capacità difensiva.

Nel gioco aereo eccelle. Il metro e novantaquattro di statura è di grande aiuto, ma anche la capacità di lettura delle traiettorie, di posizionamento preventivo e di capacità di prendere e reggere il contatto con l’avversario lo hanno reso uno dei migliori interpreti del fondamentale in Ligue1, con una parabola di crescita che nasconde un lavoro specifico calibrato e attento sui difetti di postura e posizionamento riscontrati a inizio carriera.

Resta pur vero che sarebbe lecito attendersi in futuro qualche segnatura in più da calcio d’angolo, ma la finalizzazione non sembra ad oggi essere nelle sue corde.

Torreggia.

In marcatura sull’uomo è vigile, attento, preciso. Difficilmente si lascia superare in caso di duello con uomo contro uomo, anche se tende a giocare molto pulito, quasi fin troppo. Di rado affonda il tackle con veemenza e nonostante l’aspetto intimidatorio tende ad agire con estrema correttezza. Da un lato questo suo lato soft lo preserva da provvedimenti disciplinari, bilanciato dal ruvido compagno di reparto Disasi, ma può essere interpretato come una spiacevole tendenza a sottrarsi alla lotta, deleteria se consideriamo il ruolo.

Duello impegnativo

Per questo riguarda invece la difesa non prettamente in marcatura a uomo Benoit è un elemento sicuramente di grande abilità e qualità, ma che possiede anche alcuni aspetti del suo gioco migliorabili.

Come spesso accade ai calciatori dotati a livello atletico il centrale di Limoges tende ad avere troppa fiducia nelle sue capacità fisiche, convinto che velocità, reattività e lunghe leve possano essere sempre le soluzioni adeguate per mettere la proverbiale pezza.

In effetti pur risultando efficace e scenografico in tackle, in questo le gambe chilometriche sono una manna dal cielo, spesso non risulta perfetto la posizione presa. Ovviamente molte volte pone rimedio con altre qualità, ma resta l’impressione di una certa pigrizia nella gestione degli spazi.

Per quanto concerne i contrasti è un calciatore molto spettacolare, da highlights difensivi, ma non sempre la posizione e la postura sono quelli più efficaci, sopratutto se consideriamo una certa tendenza a mettere a rischio le proprie articolazioni in questi interventi un po’ alla disperata.

Su Gotze.

Queste imperfezioni di forma però non devono farci dimenticare che siamo di fronte ad un classe 01 che ha già fatto intravedere momenti di vero e proprio dominio fisico e tecnico sulla partita. Può difendere senza problemi in aria, può recuperare negli spazi ampi in maniera sovrumana e anche negli spazi stretti risulta un cliente ostico per velocità laterale e spostamento.

Nelle ultime due stagioni è cresciuto in maniera notevole per personalità. Da essere guidato, prima da Glik e poi da Maripan, ha iniziato a guidare lui in prima persona il reparto, sia a livello posizionale e tecnico che meramente vocale.

Anticipo.

Questa personalità esce ormai in diversi ambiti, ma un frangente particolarmente significativo è la sua costante aggressione alta della palla lunga. Badiashile infatti difficilmente rincula verso la propria porta a coprire il lancio, ma preferisce attaccare la palla quanto prima. Una scelta che rivela sicurezza nei propri mezzi, volontà di tenere l’attaccante lontano dalla propria area e l’accettazione del rischio anche di esporsi a figuracce in caso di errore. A ventun anni non è cosa da poco.

Leadership, etica del lavoro e dedizione all’allenamento sono di primo livello ed unite alle qualità fisiche e tecniche dimostrate fanno pensare ad un futuro da possibile difensore fra i migliori del pianeta.

Al lavoro

Evoluzione

La qualità si ricerca nel dettaglio diceva un amico collega enologo e come spesso accade anche il calcio, come la vita, si accoda alla scienza del vino.

Benoit Badiashile è senza dubbio un concentrato di potenziale con pochi eguali in tutto il panorama del calcio europeo, ma non è un calciatore ipotetico, anzi è già tremendamente reale oggi.

Svettare.

La miglior versione di se stesso è distante qualche piccolo accorgimento qua e la.

Parliamo di una posizione meno aperta in contrasto, di stare leggermente più sulle punte quando fronteggia l’uomo per essere più reattivo, di affidarsi un po’ meno alle sue superbe capacità atletiche e di imparare ad essere un po’ più duro in alcuni duelli.

Insomma piccoli dettagli ed accortezze ad abbellire una struttura di calciatore già formato e solido, che con tutta probabilità verrano sistemati con il tempo e con l’esperienza, oltre che con il lavoro specifico in allenamento.

Profilo del 20/21. Oggi è già molto cresciuto.

Vestito in bianconero

L’addio di Giorgio Chiellini lascia un vuoto tecnico, emotivo e carismatico che nessuno può colmare in toto.

Diciassette anni con una maglia addosso come quelle della Juventus sono un qualcosa di incredibile, fuori da ogni logica nel mondo del pallone attuale.

Vestire in modo degno quella maglia è un peso davvero notevole, ma sinceramente vedo pochi atleti che possano prendere questa responsabilità meglio di Benoit Badiashile.

Sotto a chi tocca.

Il ragazzone di Limoges porterebbe in dote a Torino un bagaglio tecnico e fisico che potrebbe pareggiare non solo l’ultima versione di Re Giorgio, insuperabile e eroico quando in campo, ma spesso non disponibile, ma addirittura tallonare da vicino il Chiellini dei suoi anni migliori, sebbene la ferocia agonistica del livornese resti inarrivabile.

In prospettiva la coppia con De Ligt, che pare in odore di rinnovo contrattuale, garantirebbe la formazione di una coppia difensiva complementare e di altissimo livello, destinata a durare ai massimi livelli del calcio europeo per un paio di lustri.

Badiashile oltretutto permetterebbe alla Juventus di cambiare pelle a livello tattico, accettando di concedere la profondità agli avversari, restando comunque protetta dalle capacità atletiche in recupero dei suoi centrali.

In anticipo su Moise Kean.

Ovviamente non si tratterebbe di un acquisto a buon mercato. Monaco è sempre stata una bottega cara, anche se quasi sempre disponibile a monetizzare i propri asset.

È chiaro che Badiashile rappresenterebbe però un acquisto intelligente, sostenibile nel lungo periodo e sano per prospettive tecniche ed economiche, portando a Torino un potenziale campione in grado di creare valore tecnico ed economico in rosa.

Per le nostra difesa in fase di rifacimento credo che l’eventuale arrivo del transalpino di origine congolese potrebbe rappresentare una mossa lungimirante ed avveduta e personalmente spero che gli intrecci di mercato rendano questo matrimonio possibile, come ventilato da diverse fonti.

Conclusione

Benoit Badiashile ha in mano tutte le carte per diventare un difensore di altissimo profilo, fra i migliori della sua generazione.

Testa alta.

Fisicamente straripante, dotato di ottime tecnica, buon lavoratore, in possesso di letture di gioco attente e precise, difetta di tanto in tanto di una eccessiva fiducia nei propri mezzi e di una “faccia cattiva” non ancora sviluppata, ma le potenzialità sono enormi.

Di fatto la carriera del centrale monegasco è nelle sue mani e dovrà decidere come procedere per massimizzare la sua crescita professionale e tecnica.

Usa la testa.

Le opzioni non gli mancano e l’impressione è che poco importi come deciderà di impostare il suo futuro, la grandezza è nel suo destino.

Riassunto

Stefano Follador

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