#RawDiamonds

#RawDiamonds: Rayan Cherki

Quando alla vigilia dell’anno 374 Re Octar degli Unni calò alla testa dei suoi temibili cavalieri nell’Europa mediterranea la cosa forse non venne nemmeno percepita.

La magnitudine dell’evento però iniziò a manifestarsi qualche anno dopo.

Alàni, Ostrogoti, Eruli, Svevi, Turingi, Visigoti, Burgundi, Gepidi, Alamanni, Rugi e altre popolazioni del Barbaricum all’improvviso smisero i panni di fieri popoli guerrieri per presentarsi ai confini dell’Impero come profughi, umiliati, vinti e malconci.

La vista di quella fiumana umana, che nel giro di qualche decennio avrebbe causato la caduta di Roma, probabilmente torse le budella di molti dei legionari di stanza sul Danubio.

Quel cumulo di carne, ossa e lacrime erano stati per secoli il terrore della Pannonia. Assassini a sangue freddo, torturatori, barbari incivili sanguinari; cosa poteva essere così terrificante da ridurli in quello stato?

Lo avrebbero scoperto solo nel 451 quando Attila, il Flagello di Dio, avrebbe portato morte e distruzione in buona parte del mondo romano.

Vi chiederete cosa possa avere a che fare questa digressione con il football, si tratta in effetti di una analogia.

I vivai francesi sono il Barbaricum, una infinita galassia di materiale umano in grado di sfornare campioni a getto quasi continuo. Zidane, Pires, Henry, Trezeguet, Benzema, Pogba, Mbappè e chi più ne ha più ne metta. Poi immaginate che all’improvviso inizi a correre una voce, prima un flebile sussurro, che cresce anno dopo anno.

La voce la riportano addetti ai lavori e scout, opinionisti ed allenatori.

Dimenticate quello che è venuto prima, sta per arrivare qualcosa di mai visto: è Rayan Cherki.

Le aspettative non potrebbero essere più alte, ma le ragioni ci sono tutte.

Biografia

Mathis Rayan Cherki pur nascendo a Lione, nel 3 arrondisement, cresce in un piccolo borgo della valle del Rodano, fra le quattromila e poco più anime di Pusignan. Si tratta di un paesino a mezz’ora abbondante d’auto da Lione, dove il ragazzo passa la sua prima infanzia.

Destinato all’OL

Terzo di cinque fratelli, Rayan ha il calcio nel sangue. Il padre Fabrice, detto Fabio per le sue origini italiane, è stato un giocatore semi professionista, e assieme alla madre di origini algerine cura oggi gli interessi e la carriera del figlio. Anche il fratello maggiore Katib ha avuto alcune esperienze nei centri di formazione di Evian-TG e Nimes, senza però avere fortuna.

La fortuna però sorride a Rayan attraverso proprio il fratello maggiore. Viene notato da uno scout lionese proprio un sabato pomeriggio in cui si reca con il padre ad assistere ad una partita di Katib.

In una scena che pare uscire da un film di Spike Lee, Rayan sta palleggiando nel parcheggio dello stadio, a pochi passi da un supermercato quando Gerard Baticle, storico membro dello staff delle giovanili OL, resta folgorato da questo ragazzino terribile nato il 17 agosto 2003.

Gerard Baticle

Baticle cerca di mantenere un contegno, ma dentro di se è in ebollizione. Chiede al padre se Rayan sia interessato ad un provino con Les Gones, senza promettere nulla sull’esito, ma già gongolando.

Ai Cherki dice che Rayan ha buone possibilità di entrare in squadra la stagione successiva dopo il provino, in realtà il mercoledì successivo è già bardato dei colori del club.

Quello di Baticle non sarà il primo innamoramento sportivo causato da Cherki, infatti tanti addetti ai lavori, ma sopratutto calciatori, negli ultimi anni si sono esposti in maniera forte su Rayan indicandolo come il talento naturale più puro passato da La Gerlande e nei vivai transalpini, affermazioni molto forti visti i pesi massimi cresciuti in riva al Rodano e fra i Galletti. Stiamo parlando di campioni del calibro di Benzema, Mbappe e Fekir, da sempre molto attenti alle prestazioni del ragazzo.

I successi raccolti con le giovanili lionesi semplicemente non si contano, così come i record di precocità, stracciati con regolarità e facilità quasi irrisoria.

Più giovane marcatore della Youth League a 15 anni e 33 giorni, è protagonista indiscusso del calcio giovanile transalpino con club e nazionale, sebbene a larghi tratti dia la sensazione di andare sotto ritmo, quasi ad auto limitare il suo strapotere tecnico e carismatico sul gioco.

Il suo percorso sportivo nel vivaio ricorda l’incedere unno a cui facevamo riferimento sopra. All’inizio notizie frammentarie, mormorii sottovoce limitati ad addetti ai lavori e pochi selezionati, poi le prime prove, qualche video sgranato di prodezze su campi via via più curati e così a crescere un battage mediatico ormai assordante che culmina in una notte umida e fredda a Nantes in coppa nazionale.

Dichiarazione di intenti

Non è il debutto per Rayan quel 18 gennaio 2020, era già sceso in campo diverse volte da inizio stagione agli ordini di Rudi Garcia. Prima presenza in Ligue1 contro il Digione, esordio in Champions League contro lo Zenit a novembre, secondo più precoce della storia, prima titolarità contro il Tolosa, battuto 4-1, prima rete da professionista nel 7-0 di coppa sul Bourg-en-Bresse.

Nantes però è diverso.

Nantes è una dichiarazione universale al calcio francese, la presentazione ufficiale del nuovo diamante del Rodano.

La gara è pazzesca, divertente, anche se ricca di errori tecnici.

Non certo imputabili a Rayan che nei primi dieci minuti trova due volte la via della rete, dimostrando ancora una volta tecnica e personalità, ma pure una discreta freddezza. La prima marcatura, con il dribbling su Lafont prima di depositare la palla in fondo al sacco, dice al mondo che Cherki è qui ed è pronto subito.

La seconda rete sembra semplice, ma semplice non è. Freddezza, coordinazione ed efficacia.

Il resto della gara vede il ragazzo in grande spolvero, attivo nel recupero palla alto, volitivo ed efficace in pressione, ma sopratutto chirurgico nei suggerimenti collezionando due assist per Terrier e Moussa Dembelè e una miriade d buone occasioni, oltre ad un rigore procurato.

Un lampo quasi accecante per il calcio francese, ma ad onor del vero dopo questa gara da predestinato Cherki trova poco spazio nella squadra di Garcia, brillando poco negli scampoli di gara che gli vengono concessi.

Rudy e Rayan

La pandemia sembra oltretutto soffocare proprio sul più bello la fioritura del talento di Pusignan, ma ormai il dado è tratto. Cherki è a buon diritto parte della rosa, soluzione e risorse per il club non solo in prospettiva, ma anche nell’immediato.

Nella gara conclusiva della stagione, nel perentorio 0-3 rimediato contro il Bayern, i suoi 17 minuti in duello contro Alphonso Davies sono la cosa migliore prodotta dai Les Gones in serata, spot per il calcio del futuro e primo per due sicuri protagonisti.

La stagione successiva molti si attendevano l’exploit definitivo del classe 03, ma le difficoltà della squadra non hanno aiutato molto, con Rayan poco brillante e continuo, dispensatore di lampi, ma altalenante.

La cosa migliore dell’annata probabilmente è la rete messa a segno sul campo del Monaco, che illude il Lione di poter conquistare un posto in Champions League, su assist di Mattia De Sciglio.

La stagione odierna inizia sotto grandi aspettative.

Rinovare.

Rudi Garcia lascia spazio a Peter Bosz in panchina e l’ex tecnico del Leverkusen pare essere il profilo adatto per aiutare Cherki nel suo processo di crescita.

Inizialmente Rayan fatica a trovare spazi, data la concorrenza di calciatori del calibro di Aouar, Paquetà e Shaquiri, ma in Europa League trova minuti e riesce a far brillare il suo talento.

Ottime prestazioni con Sparta Praga e Rangers, doppietta sul campo del Brønby. Insomma Bosz si rende conto che lasciare fuori il ragazzino sarà sempre più complesso, tanto che pur di averlo in squadra lo dirotta sull’out di destra in un 4-2-3-1 o alle spalle del centravanti nel 3-4-2-1 .

Goal!

Rayan inizia ad avere continuità di impiego che porta ad un buon rendimento. Non arrivano reti o assist a pioggia,ma Cherki sta come si suol dire “imparando il mestiere”, comprendendo come utilizzare al meglio il suo enorme talento nel football dei grandi.

Purtroppo però il 7 febbraio, sul finire della gara contro il Monaco Rayan subisce la frattura non scomposta del quinto metatarso che tradotta significa operazione e stagione finita per il numero 18.

Si tratta di una brutta tegola, proprio nel momento in cui sembrava che Cherki potesse prendersi la titolarità.

Una prova che vedrà Rayan mettersi alla prova mentalmente nel recupero da un lungo infortunio traumatico, una cartina di tornasole piuttosto importante per la tenuta psicologica del ragazzo.

Caratteristiche tecniche

Rayan Cherki è definibile come un trequartista classico, un numero 10 di grande valore tecnico, in grado di agire anche decentrato senza perdere efficacia o centralità nella manovra.

Heatmap stagionale (dati SofaScore)

Non è un Colosso, la statura è sui 178 cm, ma risulta già oggi molto efficace nella protezione palla grazie ad una parte inferiore del corpo solida e sviluppata, utile per reggere i duelli con avversari di stazza maggiore.

Nel sapiente uso di fianchi, bacino e glutei per difendere palla ricorda gente del calibro di Carlos Tevez, Romario, Eden Hazard e Fabrizio Miccoli. Calciatori di squisito livello tecnico, ma sopratutto con quella malizia e faccia tosta da strada che anche Rayan sembra possedere, nella sicurezza e nel coraggio in cui affronta ogni duello, pur non potendo contare su stazza o qualità atletiche particolarmente salienti.

Agile, coordinato, ma anche discretamente veloce Cherki è oltremodo efficace nella gestione della sfera in spazi stretti, dove spesso e volentieri si dimostra abile nel ribaltare la situazione con il suo ampio repertorio di finte, controfinte, veroniche o giochetti che lo rendono importante nella sua capacità di creare superiorità numerica. Anche in conduzione risulta particolarmente interessante, sopratutto perché abile nel tenere il pallone in controllo in ogni frangente, tenendo al contempo l’avversario a distanza con cambi di direzione improvvisi ed effettuati sulla proverbiale capocchia di spillo.

Un’aspetto particolarmente raffinato del gioco di Rayan è la capacità di ricevere spalle alla porta, creando separazione dal difensore per poi girarsi sul posto con una piroetta di una eleganza quasi degna di Zizou, ma anche di insospettabile ferocia agonistica.

Ovviamente la tecnica è di livello eccelso.

Praticamente ambidestro, rebus irrisolvibile per i pari età, ma molto complesso anche per gli adulti.

Elegante e composto nel controllo, preciso e chirurgico nella gestione dei tempi e ritmi di gioco, Rayan è un playmaker in pieno dominio tecnico e di personalità del gioco.

Adora essere al centro del gioco, soffre quando viene costretto a gravitare sull’esterno, trovandosi molto più a suo agio nelle porzioni centrali di campo, fra le linee di difesa e centrocampo dove ama far sfoggio della sua qualità tecnica e capacità di proteggere palla per cercare di creare qualcosa di interessante per i compagni.

Cherki a dispetto della giovane età sa muoversi in maniera sorprendentemente saggia senza palla, leggendo bene la difesa ed i movimenti della stessa, così come le intenzioni dei compagni, riuscendo ad essere creativo, ma anche compressibile, pur parlando un linguaggio calcistico da ceto elevato.

Scanner

La capacità di muoversi in maniera intelligente probabilmente ha aiutato non poco la transizione da giovanili a professionista di Rayan, mitigando la differenza atletica che chiaramente c’è fra le categorie. Questa capacità di creare distanza fra marcatore e se stesso però ha ovviamente un rovescio della medaglia, Cherki tende infatti a muoversi molto su tutto il fronte offensivo, talvolta in maniera lievemente anarchica, scombinando tanto lo schieramento avversario che il proprio.

Il prezzo da pagare per creatività e fantasia.

Coraggioso ed ambizioso nel dribbling, è oltremodo cosciente della sua bontà tecnica, sfruttando il timore degli avversari, affrontando anche più di un difensore alla volta. La sua imprevedibilità è l’arma più efficace. Può sgusciare praticamente da ogni parte, grazie al suo ambidestrismo, ma la sua ricerca dell’uno contro uno è raramente fine a se stessa.

Contro Verratti

Quando carica Rayan non lo fa a testa bassa, ma in funzione anche di liberare i compagni, spesso catalizzando su di se più avversari, per poi servire uno dei suoi.

Ottimo in fase di rifinitura, ama particolarmente il passaggio filtrante dalla posizione di mezzo esterno a servire il taglio dell’attaccante.

Qualità tecnica, creatività, tempismo e fiducia nei propri mezzi sono caratteristiche che fanno di Cherki un potenziale grande assist man, anche se a volte ambizione e leziosità lo portano a castrare il suo calcio praticamente in maniera autonoma.

Ottimo calciante sui piazzati, in grado di andare in porta, così come pennellare cross per i compagni.

Buonissima freddezza davanti alla porta, anche se ad onor del vero pare aver patito sotto questo aspetto il passaggio al calcio dei grandi, trovandosi più volte a centrare il portiere anziché insaccare. Sicuramente accumulare minuti potrà fare bene a questo ambito del suo gioco, abituato a viaggiare a ritmi più compassati.

Slalom

Difensivamente non è il classico buco nero come spesso succede ai calciatori di grande cifra tecnica. Fa il suo, con discreta diligenza, occupando gli spazi e tenendo la posizione, spesso scalando a destra.

Non è sicuramente un fattore decisivo, ma possiede intuito e malizia tali da renderlo un pericolo in caso di portatore di palla distratto, Cherki infatti ama sbucare dal nulla e rubare palla ribaltando l’azione, si tratta di un qualcosa di estemporaneo, ma che può pagare alti dividendi.

Chiaramente non dovrebbe essere valutato per il suo potenziale difensivo, ma ciò non toglie che possa crescere in questo ambito.

Evoluzione

Talento che definire cristallino è poco, tecnica di prima classe, intelligenza calcistica notevole, ambizione, voglia di stupire e divertire spettatori e compagni.

Classe.

Rayan Cherki è il calcio come lo immaginiamo da bambini, nella purezza dell’ammirazione per il gesto tecnico, spogliato da capziose analisi da scienziati.

Pensare che abbiamo rischiato di non vederlo mai calcare i campi da calcio a causa di una osteocondrite al ginocchio a soli 13 anni è pazzesco.

Per quello visto fino ad ora e per ciò che promette di mostrare.

Calare una personalità del genere nel calcio moderno è sempre un rischio, sopratutto a livelli di competizione alti.

Soffocare il talento sotto il peso dei dogmi tattici e delle necessità atletiche resta uno dei crimini maggiori di molti allenatori, ma Rayan sembra avere le spalle abbastanza larghe per essere se stesso, ma allo stesso tempo diventare adatto alla contemporaneità.

Minaccia

Riquelme venne definito qualche tempo fa “El ultimo diez” eppure anche la modernità fatta di schemi e performance atletiche da centometristi ha bisogno di fantasia e classe, magari con una interpretazione differente, ma sempre con grade qualità.

Cherki sarà senza dubbio uno di questi alfieri che nei prossimi lustri avranno l’onore e l’onore di portare sui rettangoli verdi del pianeta quella scintilla di genialità che fa innamorare costantemente grandi e piccini di questo sport.

Parlando dal punto di vista squisitamente tecnico il fiutato per Rayan è quello del leader della squadra, sotto molteplici aspetti.

La definizione calcistica di quaterback calza alla grande a Cherki, che con i suoi piedi educati può dettare il ritmo al collettivo in fase offensiva, giocando in maniera egualmente efficace sul corto come sul lungo, ad alto ritmo, come al piccolo trotto, senza mai perdere il controllo, almeno apparentemente.

I paragoni si sprecano ovviamente.

David Silva, Philippe Coutinho, ma anche il fratello maggiore Houssem Aouar, ma onestamente si tratta di un calciatore così peculiare che risulta difficile il paragone con chicchessia.

Depay-Cherki-Aouar

Resta comunque la chiara sensazione che siamo di fronte ad un talento generazionale, in grado di porsi ai vertici del calcio mondiale.

Vestito in bianconero

Si sta parlando molto della Juventus che verrà. Moduli, interpreti , filosofie.

Tutte domande legittime e stimolanti, ma che irrimediabilmente spariscono di fronte al talento cristallino.

Rayan Cherki è uno di quei giovani dal potenziale enorme, tale che se c’è la possibilità di portarlo a casa lo si fa, come venne fatto al tempo con De Ligt.

Gasa in bianconero

È chiaro che gli amici d’Oltralpe vogliano attendere il definitivo exploit per monetizzare il cartellino del giovane franco algerino, ma una offerta di livello potrebbe far vacillare i sempre astuti francesi, anticipando tempi e concorrenza.

Cherki porterebbe in dote a Madama una grande dose di creatività, fantasia ed imprevedibilità, tutti elementi mancanti attualmente nel gruppo e che diventeranno ancora meno presenti con l’uscita prossima ventura di Paulo da Laguna Larga.

Certo Rayan ha tanto da dimostrare, a partire dalla capacità di rientrare in forma dopo la frattura del metatarso, sembra tendere ad appesantirsi se non concentrato, ma il gioco vale la candela sopratutto se consideriamo la volontà di rinnovamento che può contemplare l’attesa per la crescita del calciatore.

Boom.

L’impressione è che caratterialmente Cherki abbia le qualità e la solidità mentale per reggere le pressioni di qualsiasi ambiente. La costante esposizione ai mass media, la guida dell’ambiente di Lione e l’alta considerazione da parte dei colleghi più quotati rendono il ragazzo già un veterano a dispetto dell’età.

È chiaro che si tratti di un investimento probabilmente pesante, senza basi solide aldilà di lampi abbaglianti e dominio giovanile (4 reti in 3 gare con l’U21), ma come dicono a Napoli: “chi nun tene coraggio, nun se cocca ch’e femmene belle.”

Conclusione

Se guardiamo i freddi numeri onestamente non c’è da fare i salti sulla sedia.

Sta arrivando.

63 presenze, di cui molte sono spezzoni di gara, con 9 gol e 10 assist.

Numeri discreti, ma che non dovrebbero giustificare tutta la considerazione e l’ammirazione da parte di fior fior di calciatori ed addetti ai lavori per questo diciannovenne di Pusignan.

Tuttavia il grande fascino è motivo di successo del calcio è proprio la sua capacità di parlare oltre i numeri, oltre le statistiche anche le più avanzate e complesse.

E poco importa se Rayan rischia, in questo contesto tecnico e tattico moderno, la fastidiosa definizione di giocatore più bello che utile.

La bellezza salverà il mondo si chiedeva Dostoevskij nel suo romanzo “L’idiota” ed io voglio rispondere si con tutto il cuore a questo interrogativo, rilanciandolo anche in chiave pallonara.

La bellezza, cristallizzata nel calcio di Cherki arabesco e sbruffone, delicato e tagliente, coreografico e ardito, deve salvare il calcio. Da se stesso, dalle sue derive cervellotiche ed iper programmatiche, dalla meccanizzazione del pensiero, dall’aridità delle idee.

Puntalo.

Cherki può fare questo, ridando ancora una volta un volto umano al vostro sport preferito.

Sono aspettative esagerate?

Forse è così, ma da grande potere deriva grande responsabilità.

Attenderemo Rayan come i limitanei sul Danubio, aspettando non fuoco e devastazione, ma Veroniche e filtranti geniali, non piogge di frecce e cariche di cavalleria, ma parabole dolci che finiscono nel sette o contropiedi condotti con perizia.

E se così non sarà almeno ci saremo goduti l’ansia dell’attesa, la trepidazione dell’ignoto che forse rende ben più vivo che la monotonia del certissimo.

Riassunto

Stefano Follador

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