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#JPostMatch, Juventus-Fiorentina 2-0: si può chiudere con un trofeo

La Juventus raggiunge l’Inter senza troppo penare nella finale di Coppa Italia, che diventa la rivincita della Supercoppa.

Allegri, alla quinta finale, non può dimenticare che ha messo in bacheca le quattro precedenti; l’appuntamento dell’11 maggio è il solo modo per portare a casa un trofeo in una stagione ad oggi deludente sotto tutti i punti di vista. Dopo l’1-0 dell’andata, maturato all’ultimo respiro dopo molta sofferenza e grazie all’autorete di Venuti, la Juve si impone 2-0 con un gol per tempo, prima Bernardeschi e poi Danilo nel finale di gara.

La Fiorentina di Italiano, reduce da sei partite senza sconfitte in campionato, cercava un miracolo oggettivamente difficile, ma non si avvicina neppure all’obiettivo. La Juve chiude ogni varco e colpisce in contropiede. Il gol di Bernardeschi, a metà primo tempo, è favorito da un’uscita sbagliata di Dragowski. Il raddoppio di Danilo arriva proprio al tramonto della nottata quando lo Stadium è già pronto a festeggiare. I viola fanno tanto sterile possesso palla, ma non graffiano e nel momento in cui riescono a bucare la compatta retroguardia bianconera Perin, portiere di Coppa, è più ispirato del collega. Così assisteremo al derby d’Italia trasformato in finale di Coppa Italia, evento raro e suggestivo, capitato solo due volte nella storia, l’ultima lontana 57 anni fa. La Juve le aveva vinte entrambe, l’Inter è avvisata.

Vi è quindi la possibilità di chiudere con almeno un trofeo in bacheca per l’undicesima stagione consecutiva, di questi tempi è bene anche accontentarsi.

Il tema tattico è subito chiaro: la Fiorentina gioca con il baricentro alto e un centrocampista, Ikonè, preferito a Maleh, sulla linea dei centrocampisti per aumentare la densità offensiva. Ma l’idea di Italiano non trova riscontri sul campo. I viola attaccano piano, favorendo la solida difesa della Juve, che non fa passare niente e prova con i lanci lunghi, costringendo Martinez Quarta e Igor a difendersi due contro due con Vlahovic e Morata. Allegri sceglie una squadra più solida e meno fantasiosa rinunciando in partenza alle percussioni di Cuadrado e al genio, per la verità appassito, di Dybala. Bernardeschi e Rabiot sono gli esterni nel 4-4-2 ibrido con Danilo vertice basso. Le occasioni di una partita molto tattica e poco spettacolare sono quasi tutte dei bianconeri, un bel tiro di Vlahovic respinto da Dragowski e un intervento provvidenziale nell’area piccola di Martinez Quarta per anticipare Morata, liberato da un sontuoso tacco dell’ex centravanti viola. La rete di Bernardeschi mette in discesa la partita dei bianconeri. La reazione della Fiorentina è un tiro di Cabral, favorito da un’ingenuità di De Sciglio.

La partita cambia faccia all’inizio del secondo tempo, ma non porta a cambiamenti del risultato. Il solito giro palla della Fiorentina sbatte sul muro juventino: Perin è molto reattivo a deviare un pallone vagante dopo un rimpallo tra Martinez Quarta e De Ligt, ma le azioni più insidiose arrivano dal contropiede della Juve: Zakaria colpisce un palo esterno e Rabiot segna il raddoppio cancellato dalla Var per fuorigioco. Italiano le prova tutte, Callejon terzino per migliorare la fase d’attacco e il doppio centravanti, Piatek a fianco di Cabral (un inedito), ma non è la notte viola. 

Le note positive

La Juve ha interpretato molto bene la gara, almeno per i concetti, nonostante gli errori tecnici e di scelta durante i tanti contropiedi. Eppure questa volta le ripartenze di Morata, Vlahovic e Bernardeschi sono state sempre accompagnate da Rabiot e Zakaria, oltre che da Danilo a fasi alterne. Il che ha permesso alla Juve di rendersi pericolosa in tutti i contropiedi effettuati.

Tra le note positive le grandi prestazioni di Rabiot e Zakaria, atleticamente dominanti ma anche attenti e propositivi in entrambi le fasi di gioco. Il francese a volte si ricorda di avere un potenziale fisico indiscutibile, lo svizzero si sta rivelando un acquisto azzeccato, perfetto per coprire ogni zona di campo con le sue lunghe leve e la sua sapienza tattica. Danilo, come al solito, si dimostra intelligente e adattabile in ogni ruolo, leader consacrato di questa squadra per costanza e mentalità.

Le note negative

Tra le note negative i soliti noti: Alex Sandro con la sua proverbiale mancanza di vigore, grinta e “Garra charrua“; De Sciglio con tutti i suoi limiti atletici e mentali, timido e senza ambizioni, il classico giocatore che vuole solo portare a casa lo stipendio senza troppe pretese. Ciò che risalta ormai da tempo per entrambi riguarda il deficit atletico nei confronti degli avversari, anche contro giocatori esili riescono a perdere il duello fisico, forse più per timore e arrendevolezza.

A loro due si aggiunge un Morata in calo, innocuo e inconcludente rispetto a qualche settimana fa, che gli sia giunta la voce di un non riscatto? O si tratta di sola stanchezza?

Alcune precisazioni extra-campo

Nel pre-partita Arrivabene ha dovuto chiarire alcune cose sulla presenza di Del Piero allo Stadium.

C’è stata questa presenza di Del Piero che ha determinato molte voci, tweet, situazioni importanti. Voi come società siete stati infastiditi?
“No, assolutamente no, Del Piero era a Torino con i ragazzi della sua Academy di Los Angeles, sono stati ospiti nostri alla partita, abbiamo ritenuto giusto e corretto dargli l’opportunità di salutare quello che è sempre stato il suo pubblico. Del Piero ha una storia nella Juventus, è un’icona della Juventus, era giusto che salutasse quello che era il suo pubblico. Niente di più e niente di meno”.

Nel post-partita Del Piero ha confermato l’infondatezza delle voci di un suo ritorno alla Juve come presidente. Ospite degli studi di Sky stasera, ha parlato così del suo ritorno all’Allianz Stadium di quattro giorni:

“E’ stato un momento fantastico a livello emotivo, è stato il momento di dieci anni che è difficilmente spiegabile, così come lo è questo. Quando si intersecano tante emozioni non è facile spiegarlo a parole. Non era previsto, non c’è stata nessuna preparazione ed è stato bello così. Si è creato un legame particolare tra me e il mondo Juventus, quando dico che voglio ringraziare non è retorica”.

Perché sono passati così tanti anni prima del ritorno a casa?
“Non c’è stata l’occasione prima per varie vicissitudini, in questa settimana c’è stata l’opportunità di portare questi ragazzi a vedere la partita. La Juve mi ha chiesto di fare un saluto ai tifosi e sono stato ovviamente molto molto felice, a quello stadio sono legatissimo anche se ci ho giocato solo un anno. È stato un anno davvero particolare”.

Ci sono state tante voci di un tuo ritorno alla Juventus e stasera ne ha parlato Arrivabene. Le vuoi commentare?
“Maurizio Arrivabene ha espresso benissimo quella che era la mia visita, non c’era nessun secondo fine. Queste voci mi hanno sorpreso, non c’è niente. Nessun incontro segreto. Ho salutato Andrea, Pavel, tanti ex compagni e sono stato molto felice di farlo”.

Se arrivasse una chiamata?
“In questo momento mi sembra proprio fuori luogo commentare una ipotesi che oggi non c’è. Il rapporto tra me e questi colori rimane fantastico a prescindere da quello che accadrà”.

Nei giorni scorsi si era diffusa anche la notizia di Allegri al PSG con Conte alla Juve, tutto prontamente smentito da Allegri nel post-partita: “resterò alla Juventus per i prossimi tre anni”.

Il che mette una pietra tombale sulle tante, troppe, voci emerse in questi giorni.

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