#RawDiamonds

#RawDiamonds: Sergio Gómez

Bobby Fisher fu uno scacchista di enorme fama e capacità, con un ruolo prominente anche nella Guerra Fredda, nella sfida culturale fra USA e Unione Sovietica.

Prima di ritirarsi in Islanda lasciò diversi aforismi sul mondo degli scacchi, che tuttavia sono applicabili anche alla vita aldilà della mera disciplina.

Lo scacchista Fisher

Uno dei più condivisibili riguarda il tempismo, Fisher diceva che scegliere la mossa giusta fosse fondamentale, ma che il momento fosse ancor più importante.

Difficile non essere d’accordo.

La storia di oggi parla di tempismo, di mosse, ma non riguarda gli scacchi, bensì un ragazzo che di mestiere fa il terzino sinistro in Belgio, dopo essere stato indicato come l’erede di Andres Iniesta in Catalogna quando vestiva il blaugrana. A prima vista le sue mosse ed il suo tempismo non paiono particolarmente brillanti vista la differenza di blasone fra la prima situazione e la attuale, tuttavia come ogni scacchista sa, talvolta è necessario sacrificare qualche pezzo per ottenere lo scacco matto.

Perla de La Masia

Vi presento quindi Sergio Gomez, giovane ragazzo che deve ancora capire se il suo tempismo e le sue mosse sono quelle di un Bobby Fisher o se è il caso a muovere le sue pedine.

Biografia

Sergio Gomez Martin viene al mondo a Badalona, cittadina alle porte di Barcelona, centro caratterizzato da una lunga storia di sport, pallacanestro sopratutto.

Non male come città natale

Sergio nasce il 4 settembre 2000, e se non lo fa con un pallone sotto al braccio poco ci manca.

I primi calci li inizia a tirare nel CD Trajana, scuola calcio locale. È un talento precoce, impossibile da non notare per qualità nel tocco di palla, creatività e personalità.

Infatti ben presto accetta la corte del Badalona, il principale club cittadino.

Il piccolo Sergio però ha una stoffa troppo evidente per restare a lungo in città, sopratutto con Barcelona, e relativi scout, a due passi.

In rapida successione veste prima la camiseta dell’Espanyol, per lasciare dopo pochissimo i Pericos sedotto dai colori blaugrana.

Sergio giovanissimo in veste culé

Non indignatevi amici lettori, di tratta di una prassi comune nel capoluogo catalano, dove la rivalità esiste, ma senza dover sfociare in un assurdo conflitto simil religioso.

Il sodalizio fra Sergio Gomez e il Barça sembra perfetto.

Il ragazzo pare possedere il dna della Masia, in maniera naturale e spontanea.

Tecnica, personalità, visione di gioco sono di primo livello e non è un caso che il ragazzo faccia la differenza anche sotto età, che si parli di calcio a 7 o a 11.

Inizia inoltre a crearsi una discreta fama di calciatore che sa essere decisivo nelle gare che contano. In Spagna molte gare giovanili, anche piuttosto precoci, hanno una discreta rilevanza e copertura mediatica. Gomez è puntualissimo quando questo avviene trovando sempre la maniera di incidere sul risultato finale.

Fra Messi e Neymar.

Gioca prevalentemente da ala sinistra o mezzapunta, ma intorno ai tredici anni l’allenatore delle giovanili Silva gli propone un cambio di ruolo, passando a centrocampo con compiti da mezzala, plasmando il suo calcio sul suo idolo e modello Andres Iniesta.

Sergio gode di una certa notorietà, considerato uno dei talenti più cristallini transitati in Catalogna, cosa non da poco considerando la nutrita produzione calcistica locale.

Un primo momento difficile però è alle porte. Una serie di lesioni ed infortuni, legati probabilmente alla crescita adolescenziale, lo tengono a più riprese ai box, regalando al ragazzo una nomea di calciatore fragile oggettivamente immeritata.

Il triennio 14-17 è un cocktail di freschezza ed onnipotenza calcistica, tanto in nazionale che con il club. Con le Furie Rosse arrivano i titoli continentali u17, nel 2017, bissato due anni più tardi con l’u19.

Con la famiglia

Ai mondiali u17 la Spagna si arrende solo in finale all’Inghilterra di Foden, ma Gomez mette a segno una doppietta in finale, venendo nominato secondo miglior giocatore del torneo.

Il 6 gennaio 2018 arriva il debutto fra i professionisti, nel match fra Barça B e Real Zaragoza a cui farà seguito una seconda gara con i colori blaugrana. Queste due occasioni restano le uniche in cui Gomez ha giocato da pro con il club catalano.

Dopo il mondiale u17 da primo violino, vedere disattese le speranze di un posto nel Barça B, mentre l’omologo anglosassone Foden diventa protagonista sotto l’ala di Pep Guardiola, delude molto Sergio che inizia a pensare ad un futuro lontano dalla Masia.

Lasciare la Catalogna non è facile, otto anni passati nel club sono importanti, i tanti amici come Juan Miranda o Abel Ruiz, tuttavia l’offerta che arriva l’ultimo giorno di mercato 2018 è da far tremare i polsi.

A pagare i 3 milioni di euro della clausola rescissoria di Sergio sono i gialloneri di Germania, il Borussia Dortmund, che sotto la guida di Sven Mislintat e Michael Zorc stanno accatastando tonnellate di talento.

Presentazione

I tedeschi sono convinti che Gomez sia un talento cristallino ed investono tanto sul cartellino che sul contratto dello spagnolo.

Lasciare Barcellona non è facile, ma l’incentivo economico unito alla fiducia ed alla bontà del progetto targato BVB convincono il catalano che si aggiunge a stelline del calibro di Sancho, Isak e Reyna.

Gomez fa il suo esordio in Bundesliga, l’8 aprile 2018 contro lo Stoccarda, disputerà 3 spezzoni di gara con la squadra maggiore, ma durante la sua seconda annata in Germania fa parte del gruppo che disputa Youth League e campionato riserve, pur senza scendere in campo tantissimo a causa delle frequenti convocazioni fra i grandi.

Primi minuti.

Sergio è felice della scelta fatta. Sente però che sta restando indietro rispetto ad altri talenti del gruppo, basti pensare all’impatto di Sancho o Bellingham sui gialloneri.

Questo spinge tanto il club che il calciatore ad un prestito che in teoria dovrebbe portare il ragazzo a fare un passo avanti dal punto di vista tecnico e caratteriale.

Sergio Gomez vestirà quindi la maglia del’Huesca in Liga Adelante, ma nonostante la promozione e la vittoria del campionato Sergio non mostra che lampi del suo talento, con una rete e tre assist, utili alla causa, ma deludendo parzialmente le aspettative.

All’alba della stagione 20/21 il Borussia sceglie di rimandarlo in prestito a Huesca. Ufficialmente si tratta di una occasione per giocare in massima serie iberica e accumulare minuti, ma è piuttosto chiaro che questa decisione suona come una mezza bocciatura da parte del Dortmund.

Contro il Valencia

A Huesca la squadra fatica a portare a casa risultati, nonostante la presenza di un giovane centravanti del calibro di Rafa Mir.

I rossoblu giocano bene, ma mancano di concretezza, con tante buone intenzioni, ma poca sostanza, ricalcando in un certo senso la stagione di Sergio Gomez.

Il ragazzo gode della fiducia evidente del corpo tecnico, ha molti minuti sebbene più che altro da subentrato, tuttavia non riesce ad incidere e la sua stagione si rivela mediocre, decretando di fatto l’uscita di Gomez dai progetti tecnici del BVB.

Rientrato in Catalogna per le vacanze Sergio appare piuttosto frustrato della piega presa dalla sua carriera, forse riconsiderando alcune scelte del passato.

Nel giro di un paio di stagioni Sergio Gomez passa da talento cristallino in ascesa rapida al dimenticatoio, con tanti dubbi ed un futuro nebuloso di fronte a se.

In questa estate strana, da semi epurato, Sergio resta in attesa di qualcosa che possa far fare il tanto atteso cambio di passo alla sua storia da calciatore.

Sa che, a dispetto delle esperienze poco positive, resta un prospetto appetibile per molte società, tuttavia le proposte giunte dalla natia Spagna o dagli altri club dei Big5 non soddisfano per un motivo o per l’altro il calciatore.

Ehi ti andrebbe un po’ di guardiolismo?

La proposta corretta arriva ad estate inoltrata sotto forma di una lunga videochiamata fra il catalano ed il suo futuro allenatore: Vincent Kompany .

L’ex difensore centrale dei Citizens passa un pomeriggio illustrando allo spagnolo il suo progetto tecnico, entrando a fondo nei dettagli tattici del suo Anderlecht.

Ecco che entra in campo il tema del tempismo.

La chiamata di Kompany è la mossa giusta, ma sopratutto avviene al momento opportuno, risvegliando interesse e curiosità da parte di Gomez, a maggior ragione se consideriamo il pungolo tattico che il tecnico belga usa.

Protezione palla

Da sempre abituato a pensare a se stesso come mezzala offensiva, trequartista o esterno offensivo sinistro, Sergio ammette di essere quasi caduto dalla sedia quando Kompany inizia a illustrare il suo progetto tattico che lo vede come laterale difensivo mancino, certo con molte licenze offensive di scuola guardiolista senza dubbio, ma pur sempre terzino.

Kompany però è uno che fa i compiti a casa e riesce a stupire il nativo di Badalona con una lunga serie di clip video di vecchie partite, dalle nazionali giovanili, passando per Barcelona, Dortmund ed il biennio oscense.

Non è una illuminazione alla Saulo sulla via di Damasco, ma certamente Sergio apprezza e registra le informazioni e l’impegno profuso dal club belga e decide di unirsi alla causa dei bianco malva, pur facendo un passo indietro per contesto e blasone del club e del campionato.

Ma ancora una volta un passo indietro nel momento opportuno può far decollare il tuo gioco e la tua carriera.

Il debutto ufficiale dello spagnolo è da terzino sinistro nel 4-4-2 che batte la sorpresa Royale Union Saint Gilloise per 2-0, dove colleziona il suo primo assist.

La prima rete arriva al terzo incontro, ma non si tratta solo del contributo offensivo.

La crescita di personalità e coraggio nelle scelte di gioco è impressionante, la fiducia nei propri mezzi pare tornata ai tempi del mondiale u17. Insomma il lavoro di Kompany è evidente, non solo su Gomez, ma su tutta La Rosa che gioca un calcio divertentissimo, pur con qualche passaggio a vuoto come l’eliminazione dalla Conference League ad opera del Vitesse.

Forse il ruolo non è la cosa più importante della crescita del calciatore, probabilmente la fiducia e la mentalità rinnovata sono chiari anche per le prestazioni in nazionale u21 dove da esterno destro a piede invertito trova assist e continuità.

Un punto fisso della Rojita

Con il passare dei mesi le prestazioni assumono sempre maggiore continuità e il catalano diventa una certezza sulla fascia sinistra, risvegliando interesse come mai prima d’ora.

Milan, Inter, Ajax, Manchester United, Leeds, OM, ma sopratutto le voci da Barcellona di un ritorno a casa hanno fatto lievitare il valore di mercato di Sergio ben oltre l’investimento estivo dell’Anderlecht di 2.25 milioni, viste anche l’importanza dei laterali bassi nel calcio moderno.

Il campionato belga non è il più competitivo d’Europa, ma resta una buona vetrina per crescere e mettere minuti nelle gambe e nella testa, un buon trampolino di lancio per giovani ambiziosi, un ambiente adatto allo sviluppo degli atleti.

Gruppo.

Con il senno di poi una mossa azzeccata per tempismo e direzione, che può aprire scenari appetitosi per il futuro.

Caratteristiche tecniche

Terzino sinistro, ma con un passato da mezzala o esterno offensivo, Sergio Gomez gioca sulla fascia come quinto in un 3-5-2 o da laterale basso nel classico 4-4-2. In entrambe le soluzioni l’Anderlecht di Kompany opta per uno stile di gioco molto offensivo ed intenso.

Heatmap stagionale (dati SofaScore)

A livello di tecnica individuale parliamo di un calciatore che da del tu al pallone.

Mancino, ma con un destro comunque notevole, Gomez rappresenta per bene la scuola catalana ed iberica, fortemente improntata sulla capacità di tocco, controllo della palla e passaggio, tutti fondamentali in cui il badalonense eccelle.

Ottimo anche nella conduzione palla al piede, dove non sembra perdere velocità grazie ad una buona coordinazione ed agilità. Dotato di una buona propensione al dribbling, possiede la capacità di spezzare Le linee avversarie, generando superiorità numerica con discreta frequenza.

Fisicamente non possiede eccezionali doti di stazza, la sua statura si assesta sui 170cm, rendendolo una facile preda nei duelli aerei.

Non è nemmeno particolarmente strutturato a livello muscolare, ma può contare su un ottimo spunto sul breve, piedi veloci e reattività. Dinamico e dotato di ottima resistenza offre una presenza costante all’interno della gara, sopratutto in fase di costruzione e di attacco.

Creativo, ambizioso e dotato di ottima capacità analitica Sergio rappresenta una fonte di gioco importantissima per la sua squadra.

È in possesso di un calcio preciso e potente, anche dalla distanza. Da terzino cerca meno la porta, ma la sua qualità come calciante lo rende responsabile di calci piazzati e rigori, con buon profitto in termini di reti ed assist.

Molto capace in inserimento, specialmente quando può attaccare i corridoi esterni, eventualità che in maglia Anderlecht viene cercata sovente, anche grazie alla tendenza di Rafaelov, suo compagno di catena, ad accentrarsi come fosse un trequartista, regalando al catalano la possibilità di spingere a piacimento sulla fascia.

Ovviamente l’interpretazione dello spazio cambia radicalmente a seconda dell’impiego.

In Belgio da terzino aiuta la circolazione bassa, affonda sulla fascia cercando il fondo per il cross, gravitando sempre o quasi dalle parti della linea laterale, anziché entrare dentro al campo.

In nazionale o nel passato sopratutto quando schierato a piede invertito si è dimostrato abile nell’occupazione degli half spaces, giocando in modo intelligente e ragionato, dettando il passaggio e risultando molto abile in rifinitura, ma anche in conclusione.

Eccezionale nel fondamentale del cross che esegue con varietà di soluzioni e scelte, con precisione e tempismo. In questo anno a Bruxelles ne hanno tratto giovamento in diversi, sopratutto l’ex Parma Zirkzee, con cui ha stabilito una grande intesa.

Grande pulizia tecnica, ma anche una chiarezza inconsueta di visione ed applicazione tattica, figlia di una educazione calcistica profonda ed accademicamente impeccabile.

È comunque chiaro che tutti i vantaggi della sua storia personale da ex giocatore offensivo cela un rovescio della medaglia.

Abbiamo già accennato alle difficoltà del ragazzo nel gioco aereo, che vanno di pari passo ad una capacità limitata di spuntarla nei duelli di pura forza.

Nonostante ciò nel corso dei mesi si è potuto osservare una piacevole crescita anche nella metà campo difensiva.

I numeri sono discreti, in linea con i colleghi della Jupiler Pro League, sopratutto se consideriamo gli intercetti (1.4/90m), ed anche la conta dei duelli non è deficitaria (56% vinti).

Non sono i numeri di uno specialista difensivo, ma rappresentano un punto di partenza. La grossa pecca di SergioGomez è piuttosto la difficoltà nel agire come parte del reparto, mancando di pratica nell’arte difensiva.

La mancanza di automatismi interiorizzati può essere risolta con la pratica e il lavoro, anche se talvolta lo spagnolo sembra peccare quasi di interesse e determinazione in questo aspetto del gioco, denotando carenza del cosiddetto “piacere di difendere”.

Volendo dare una panoramica del calciatore risulta chiaro come pregi e difetti di Gomez siano lapalissiani.

Un calciatore dalla tecnica individuale squisita, con lampi di genio invidiabili in rifinitura, atleticamente adeguato al calcio di alto livello a dispetto di una statura limitata, ha saputo lasciare Barcellona da giovanissimo, ha dovuto fare i conti con l’esperienza quasi fallimentare di Dortmund, scommettere per rinascere su una piazza inconsueta, sintomi di una personalità vivace e desiderosa di controllare la propria carriera come il gioco in campo.

Non è il tipo di calciatore che si siede in tribuna ad attendere che scada il contratto o che ciondola avulso dal gioco in campo. Sergio è “l’uomo nel mirino” da quando era poco più di un bimbo, vuole le responsabilità in campo, non è il calciatore su cui impostare una difesa statica e passiva, ma proprio il contrario, in campo come fuori considera agire meglio che reagire.

Balon de plata

Ovviamente ciò non significa che la sua crescita sia terminata, ma è chiaro che il solco della sua evoluzione è tracciato.

Evoluzione

È lampante che per imprinting tecnico ed educazione successiva la naturale prosecuzione della evoluzione tattica di Gomez dovrà avvicinarsi al ruolo di terzino playmaker sdoganato proprio in Catalogna, per lo meno nella sua accezione più moderna, da Dani Alves.

Questo è il suo profilo statistico

Questo progetto tecnico individuale però ha bisogno di un collettivo che lo possa sostenere, sopratutto in questa prima fase in cui il ragazzo dimostra di avere ancora più di qualche pecca difensiva.

L’Anderlecht di Kompany gioca un calcio arioso, offensivo, sbarazzino, quasi zemaniano per l’enfasi posta sulla fase offensiva.

Un ambiente comodo, dove Sergio può crescere e mettere in mostra il meglio di se, aiutato dal fatto che un duello difensivo perso o un fuorigioco applicata con mezzo secondo di ritardo non lo farebbero finire sul patibolo mediatico, come potrebbe avvenire in un contesto diverso.

In azione

Tuttavia Gomez sta dimostrando gara dopo gara progressi, non solo in fase offensiva dove sappiamo essere eccellente, ma anche durante il non possesso, sintomo di un lavoro specifico e di crescita mirata.

Credo che a Bruxelles non si godranno ancora a lungo questo calciatore, anche perché la sensazione è che lo step successivo sia dietro l’angolo e sia rappresentato da fare quanto sta facendo con la maglia biancomalva in un contesto maggiormente probante.

Vestito in bianconero

Quando pensiamo ad ali trasformate in terzini la memoria di ogni juventino corre inevitabile a Gianluca Zambrotta, qualora sia la considerazione umana per il campione del mondo 2006.

Tuttavia Sergio Gomez ha poco a che spartire con il nostro ex calciatore.

Così come non ha troppo in comune con Theo Hernadez, altro laterale sinistro di grande capacità offensiva, ma decisamente più impostato fisicamente del catalano a cui spesso è stato accostato.

Sergio Gomez è un profilo molto particolare.

Giovane, ma con già un discreto bagaglio di esperienze, dal possibile costo accessibile, in linea con il diktat estivo di ringiovanire, abbassando i costi.

Calciatore che per tecnica individuale e letture offensive può essere un elemento molto importante, ma con appresso più di qualche dubbio sulla tenuta difensiva.

Un suo approdo in maglia bianconera sarebbe però molto interessante, tanto sotto il profilo tecnico che per i risvolti indiretti.

Un acquisto così sarebbe un segnale forte di una svolta tattica e di atteggiamento non da poco. Un terzino chiaramente offensivo, poco avvezzo a barricate e fortini, ma in grado di saltare l’uomo, proiettarsi in avanti e offrire al nostro Dusan tanti palloni in area.

Ovviamente sarebbe un salto triplo non solo per il club, ma pure per Sergio. A dispetto di qualche chiaro di luna recente la Juventus resta un club di caratura internazionale, lo zenit per la carriera di ogni atleta, condizione e pressione che non tutti reggono.

Assist e festeggiare.

Riuscire a rendere in un mondo così distante dalla galassia Barça/Guardiola e relativi derivati potrebbe essere una sfida tosta, legato in maniera chiara ad un calcio che a Torino sotto Allegri ha faticato ad attecchire completamente.

Sarebbe una bella sfida, un matrimonio complicato, ma stuzzicante. Un po’ come fu al tempo quello fra Joao Cancelo e il bianconero.

Conclusione

Mosse e tempismo.

Un pezzo sacrificato per raggiugnere lo scacco matto o per una posizione di vantaggio.

Metafora di vita e dello sport.

Quale sarà quindi la prossima per Sergio?

Proprio in questi giorni si fa forte la voce del cuore, il ritorno a casa agli ordini di Xavi con la maglia blaugrana addosso.

Blaugrana

La chiusura di un cerchio, morale e tecnico.

Tuttavia non è l’unica opzione per il futuro del catalano.

In un calcio dove i laterali in grado di creare gioco sono sempre più preziosi sono molti i club che bramano il suo acquisto.

Serve però attenzione, perché la prossima mossa sarà la più importate della carriera, già una volta recuperata quasi miracolosamente.

Gomez è un calciatore di valore, ma ha dimostrato di dare il meglio in contesti codificati, focalizzati sull’offesa e sul dinamismo. Andare ad infilarsi in altri contesti non sarebbe intelligente, anzi.

Vedremo cosa porterà il vento in estate, con il saluto pressoché certo a Bruxelles e Kompany e una scelta difficile in arrivo.

Resta la sensazione che il meglio stia per arrivare.

Riassunto

Stefano Follador

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