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#JPostMatch, Juventus-Inter 0-1: cosa ci rimane?

Addio sogni di gloria: nell’ultimo periodo tra i tifosi più ottimisti si era iniziato ad intravedere il sogno scudetto, tra i rallentamenti di Milan, Napoli e Inter, nonché i tanti risultati utili della Juve, nonostante qualche affanno e vittorie sofferte. Dopo Juve-Inter quanto meno non ci sono più dubbi, come confermato da Allegri nel post partita. “Ora finalmente non ci sono più dubbi sul fatto che siamo fuori dalla lotta Scudetto, dobbiamo arrivare tra le prime quattro per poi ripresentarci ai blocchi di partenza il prossimo anno per provare a vincere il campionato”.

Probabilmente vincere non sarebbe servito ugualmente per il trionfo in campionato, piuttosto l’idea era di puntare a qualcosina in più del quarto posto o magari più semplicemente di arrivare davanti agli acerrimi rivali neroazzurri.

Tra le due sfidanti la Juve è arrivata alla partita sicuramente in condizioni migliori, nonostante l’atroce eliminazione europea; gli ospiti vengono invece da tre mesi deludenti sotto tanti punti di vista, il campo ha confermato i momenti di forma ma non il risultato finale.

Tralasciando antipatiche questioni arbitrali, la Juventus meritava almeno il pareggio(se non la vittoria), ma il merito non è sempre giusto, anche questo fa parte del gioco. Rimane il rammarico di aver tenuto l’Inter campione d’Italia nella sua metà campo per l’intera durata del match, concedendo solo un paio di ripartenze nei minuti finali e con Szczesny inoperoso (rigore a parte) e spettatore del match; potremmo definirla la legge del contrappasso, a volte tocca a gli altri perdere così, altre volte a noi; in diverse occasioni la fortuna ci aveva favorito, stavolta ci ha voltato le spalle. La Juve infatti ha ben figurato ma paga la più semplice delle regole: per vincere bisogna segnare, se non lo fai perdi o pareggi.

La Juve ora è costretta nuovamente a guardarsi indietro con la Roma a 5 punti di distanza, in attesa del recupero di Atalanta-Torino; troppi i 7 punti da Milan(una gara in meno) e Napoli, Inter a +4(una gara in meno).

Cosa ci rimane?

Conviene consolarci con le note positive:

La Juventus ha mostrato un’altra identità rispetto al solito, anche se qualcosa si era intravisto in alcune occasioni (VS Atalanta, Zenit, Verona, Sassuolo e Samp in CI ad esempio). Forse Inzaghi e l’Inter non si aspettavano una partita aggressiva da parte nostra, senza avere il pallino del gioco. I vari interpreti sono sembrati compatibili con questo tipo di approccio, se solo non mancasse il gol. É pur vero che avevamo di fronte una squadra in crisi ma qualche merito va concesso anche alla Juve, dimostrando che questa squadra può giocare anche in maniera diversa, che sia di buon auspicio per la prossima stagione con l’innesto di maggiore qualità nella rosa. Detto ciò, tutti noi avremmo preferito una gara con risultato e prestazioni invertite, alla fine conta la vittoria.

Rabiot e Zakaria hanno dato prova di grande sostanza, coprendo ampie zone di campo, precisi e aggressivi in fase difensiva e con un gol sfiorato da parte del neo-acquisto. Questo duo poteva presagire un downgrade offensivo con l’uscita di Locatelli e invece non ha portato a questo risultato. Zakaria lo avevamo visto come mezzala pre-infortunio, nel suo ruolo naturale ha mostrato più sicurezze, nonostante qualche confusione tecnica. Curioso notare che le migliori prestazioni di Rabiot sono arrivate tutte in partite importanti.

-Si era temuto il peggio per Locatelli, dopo l’uscita in lacrime e il dolore al ginocchio. Fortunatamente si tratta “solo” di una lesione al legamento collaterale, un mese di stop. La notizia non è certamente positiva ma visti i tempi poteva andare peggio.

L’Allianz Stadium sold-out è una boccata d’aria per il calcio e per le società con il ritorno alla piena capienza; curiosamente si ritorno al 100% in Juve-Inter, la stessa gara giocata a porte chiuso aveva dato inizio alla pandemia.

-Dopo le parole di Elkann nella lettera agli azionisti: “Abbiamo anche garantito alla Società tempo e risorse sufficienti per tornare ai massimi vertici, sul campo e fuori: il più grande desiderio di tutti i suoi appassionati tifosi e azionisti”. La Juve vuole tornare a vincere, non ci sono dubbi.

Le note negative

-Ci stanno gli elogi per la prestazione ma parliamo pur sempre di una sconfitta (in casa). Tante occasioni create senza segnare, come spesso è accaduto in questi due anni: a volte è questione di tecnica e di qualità, altre volte di scelte sbagliate, cattiveria e forse una mancata abitudine. La certezza è che questa squadra, anche con l’arrivo di Vlahovic, non riesce ad essere letale ed efficace dal punto di vista offensivo, come certificato dai soli 47 gol in 31 partite, il decimo attacco del campionato. Va detto che due elementi importantissimi sono mancati per tanto tempo, ovvero Chiesa e Dybala, non due riserve.

Vlahovic continua a pagare la presenza di un marcatore fisso, come accaduto con Demiral, Bremer e Skriniar. Parliamo sicuramente di tre grandi marcatori nell’uno contro uno, Dusan può fare di più, soprattutto nella gestione delle emozioni. Tende troppo spesso ad innervosirsi quando non gli fischiano un fallo e gioca poco di furbizia. Forse a volte ci si dimentica dell’età del ragazzo, migliorerà con il tempo, anche con il piede destro.

-Era dal 1961-62 che la Juventus non concludeva un campionato senza riuscire a battere nessuna delle prime tre in classifica (quella volta si trattava di Milan, Inter e Fiorentina, e la Juve era finita addirittura dodicesima). In questa stagione sono arrivati due pareggi con il Milan, un pareggio e una sconfitta con Inter e Napoli (e Atalanta volendo).

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