#RawDiamonds

#RawDiamonds: Moussa Diaby

Questa volta la nostra rubrica arriva un po’ in ritardo. Non che non seguissi Moussa Diaby da tempo, ma come dice la canzone “le cose urgenti tolgono il posto a quelle più importanti”, il francese ci ha battuti in velocità, non una novità per lui, ed ora tutto il continente si gode questo esterno offensivo sempre presente in zona gol/assist.

In realtà chi non gode troppo è la casa madre, quel Psg che si è liberato di lui, come di altri talenti delle giovanili, per pochi spicci salvo poi vederlo fiorire altrove.

Devo confessare che vedere i ricchi sceicchi prendere sonore cantonate è un mio perverso piacere, che mi spinge ad osservare con maggiore attenzione qualunque ragazzo cacciato in malo modo dalla squadra del calcio del popolo.

Biografia

Moussa Diaby nasce a Parigi il 7 giugno 1999.

Di origini maliane ha iniziato sin dalla prima infanzia a tirare calci ad un pallone, prima in strada in Rue du Maroc, zona periferica dove la comunità Africana è preponderante a Parigi, poi al suo club.

La zona non è delle più lussuose della città. Microcriminalità, droga, degrado e poche prospettive, sono ingredienti letali nel cocktail delle banlieu, ma la famiglia Diaby ha un’antidoto.

Musulmani osservanti, legati alla tradizione e gran lavoratori i genitori di Moussa lo hanno educato in maniera severa e molto disciplinata, rendendo un gran servigio al proprio figlio, ragazzo serio e disciplinato lavoratore.

Tutti si ricordano di lui nel suo primo club, l’Esperance Paris 19eme.

Piccolo, ma velocissimo Moussa faceva ammattire i difensori avversari come pochi, sopratutto quando questi lo sottovalutavano per l’aspetto gracile e poco minaccioso.

Il vecchio presidente Morade Djeddi ne ricorda il talento, ma anche i tanti scout che pur intrigati dalle qualità del ragazzo lasciavo perdere, scoraggiati dalla taglia tascabile.

Tuttavia nel piccolo club capitolino sanno come allevare il talento, come dimostra la storia di Moussa, ma anche quella del grande amico Youssuf Fofana, ora colonna del Monaco, ma ai tempi compagno di club dell’ala del Leverkusen.

All’età di tredici anni però le qualità di Diaby convincono il club più importante del paese a fare una scommessa su di lui, entrando così nel vivaio Psg.

Il piccolo Moussa convince i dirigenti del Psg con una prestazione totale nel torneo di zona in cui in finale porta i suoi a ribaltare un 4-1 con quattro reti, sconfiggendo i rivali del Solitaire per 5-6.

Le cose però non sono subito tutte rose e fiori per Moussa.

I primi tempi infatti vedono il ragazzo in difficoltà, incapace di imporsi, finendo retrocesso di categoria.

Tutto cambia nel 2016.

Moussa Diaby si conquista un posto fra gli under17 parigini, risulta fra i migliori nella cavalcata vincente nel campionato nazionale e si guadagna la chiamata per la nazionale giovanile francese.

Da qui in avanti le cose non vanno che in miglioramento per l’ala, pur con le variazioni ondulatorie legate alla crescita sportiva.

Alla presenza costante nelle selezioni giovanili dei Galletti fa il paio la crescita in considerazione e importanza nella società di club.

Partecipa a competizioni di grande prestigio come la UEFA Youth League, collezionando 3 reti e un assist nelle sette presenze del 16/17, e una rete e quattro passaggi vincenti l’anno successivo. Vince il premio Titi, come miglior giocatore del vivaio parigino.

A metà della stagione 17/18 con una mossa piuttosto sorprendente il Psg opta per spedire sei mesi Diaby in prestito.

La destinazione sorprende e non poco.

I parigini infatti avrebbero potuto pensare a una squadra di Ligue2 o di bassa classifica in cerca di estro e inventiva sugli esterni, contesto in cui Moussa non avrebbe avuto grossi problemi di adattamento.

Invece l’esterno di origine maliana viene spedito in Calabria, a Crotone.

Inutile dire che le previsioni non vengono disattese. Con gli squali in piena bagarre salvezza è chiaro che non c’è tempo o volontà di inserire o far crescere un giovane, per di più in prestito secco.

Diaby colleziona un paio di presenze in Primavera, debutta in Serie A, giocando poco più di un ora, fra incomprensione linguistica e distanza culturale.

Non tutto il male vien per nuocere però.

L’esperienza calabrese, chiusa con la retrocessione dei rossoblu, non avrà portato grandi benefici diretti, ma evidentemente porta il ragazzo a diventare più maturo.

Aggregato quasi per caso al gruppo della prima squadra convince subito Tomas Tuchel, che decide di dare una chance al ragazzo del vivaio.

Il fatto che Moussa a Crotone avesse racimolato solo due comparsate in metà stagione e che pochi mesi dopo fosse nelle rotazioni di uno dei club migliori d’Europa spiega piuttosto bene il gap culturale fra il nostro paese e gran parte del resto del continente calcistico.

Nella stagione 18/19 scenderà in campo 34 volte, mettendo a segno 4 goal e facendo registrare 7 assistenze.

Un contributo rilevante che aiuta il club egemone d’oltralpe a conquistare l’ennesimo campionato, pur perdendo la finale di coppa e deludendo in Europa.

Tuttavia non è sufficiente per guadagnarsi la permanenza a Parigi.

Come molti talenti cresciuti al Parc des Princes vengono sfruttati per fornire nuova risorse al club. Ragazzi come Coman, Rabiot, Nkuku, Guendonzi, Ikoné, Moussa Dembelè, Zagadou, Edouard, Kouassi, Aouchiche, Nianzu, Adli, Soumare, Nsoki e tanti altri talenti “minori” sono usciti dalle feconde giovanili degli sceicchi, ma anziché essere usati come potenziali elementi per la prima squadra sono stati lanciati nel tritacarne del mercato, per alimentare il leviatano qatariota.

Diaby viene ceduto al Bayer Leverkusen per 15 milioni di euro più una percentuale pari al 20% sulla futura rivendita.

Una scelta in linea con quelle di diversi giovani di qualità francesi, che hanno scelto la Bundesliga per crescere e mettersi in mostra.

Diaby non ha bisogno di molto tempo per prendersi la titolarità e iniziare a diventare una stella della lega teutonica.

Nel calcio aggressivo e iper cinetico di Bosz il francese si trova a meraviglia. Si trasforma in una delle stelle del club, fa registrare 8 assist ed altrettante reti in tutte le competizioni e guida la squadra al quinto posto in classifica.

Addirittura supera il beniamino di casa Kai Havertz nella votazione per giocatore dell’anno, vincendo il premio dei tifosi, forse indispettiti da cambio di casacca di quest’ultimo.

La seconda stagione con le Aspirine è caratterizzata dalla continuità di crescita totale. Moussa non salta nemmeno una delle gare stagionali, segna 10 reti e regala 15 assist, si prende la chiamata di Didier Deschamps per i Blues.

A livello di mercato i rossoneri hanno già respinto al mittente diverse proposte, raggiungendo l’accordo per un adeguamento e rinnovo del contratto fino a giugno 2025.

Con la stagione attuale il Bayer ha cambiato guida tecnica, con lo svizzero Seoane a prendere le redini del club, ma l’approccio tattico profondamente diverso non ha scalfito il rendimento dell’esterno francese.

Se Bosz chiedeva a Diaby di lavorare da ala pura, senza entrare troppo dentro al campo e pressando altissimo, Seoane preferisce usare esterni a piede invertito, che cerchino maggiormente la porta, ma abbassando il bocco difensivo per recuperare palla più indietro e concedere ai propri avanti tanto campo da attaccare in transizione.

Questo cambio di filosofia si riflette nei numeri e nelle statistiche, anche quelle più elementari.

Moussa continua a giocare tutte le gare, ma si è trasformato in un realizzatore migliore, con già 16 gol stagionali all’attivo, senza però perdere il vizio dell’assist (9).

Un contributo offensivo a tutto tondo, che assieme a Schick, Wirtz ed il resto della banda ha reso il Leverkusen uno dei club più divertenti da vedere giocare, con un ottimo terzo posto attuale, pur con le problematiche legate al grave infortunio a Florian Wirtz.

Diaby ha un contratto lungo, pare essere perfettamente a proprio agio in Germania, eppure molti dirigenti europei ne seguono con attenzione le mosse, valutando e soppesando l’affondo di mercato.

Caratteristiche tecniche

Esterno offensivo di grande qualità Moussa Diaby ha dimostrato di poter giocare su entrambe le fasce, pur interpretando il ruolo in maniera molto diversa se schierato su un lato anziché l’altro.

170 centimetri di statura, regge discretamente i contrasti grazie a una muscolatura compatta, ma performante.

Impressionante sullo stretto, per accelerazione, cambio di passo e direzione otre che coordinazione e gioco di piede. Ovviamente cede qualcosa a livello di duelli difensivi e di gioco aereo, tanto che per sua stessa ammissione ha smesso di saltare sulle palle alte, preferendo fiondarsi sulle seconde palle o quelle contese.

A livello tecnico c’è poco da dire.

Piedi educatissimi, con preferenza per il mancino appena percettibile.

Capacità di conduzione ottima, primo controllo pulito e gestione della palla nello stretto di alto profilo.

Ovviamente la caratteristica più saliente di Diaby è la sua capacità di dribbling.

In un calcio sempre più codificato, meccanico e tattico Moussa è uno dei pochi in grado di creare con costanza superiorità numerica battendo il proprio marcatore.

Le soluzioni in faretra sono diverse ed adatte alle varie situazioni di gioco. Si passa dalla classica sgasata di puro atletismo per battere l’avversario in velocità, utile in transizione o con spazi più ampi, fino a gesti tecnici molto raffinati sullo stretto che consentono grazie ad un controllo della palla eccelso di disorientare e superare l’avversario.

La “signature move” del francese resta però il dribbling in “hesitation”, rubando la terminologia dal basket.

Alla stregua di un Allen Iverson su rettangolo verde Moussa è abilissimo nel puntare l’uomo in conduzione, fintare un rallentamento per poi approfittare della perdita di inerzia del marcatore per accelerare nuovamente e lasciarlo sul posto, grazie ad un primo passo feroce.

Non si tratta di un tipo di azione particolarmente complessa, ma che denota una sensibilità ed una grande capacità di lèggere il corpo dell’avversario, qualità innate e preziose.

Non è innata invece la capacità di conclusione a rete del ragazzo. Sopratutto nella prima stagione in Germania Moussa si era distinto in negativo per una bassissima percentuale di conversione in gol delle occasioni avute, tendenza confermata sia in passato al Psg che nella sua seconda annata al Leverkusen.

Tuttavia già nella seconda parte della scorsa stagione si è notato un miglioramento nell’esecuzione tecnica del gesto del tiro, ma anche nelle scelte.

In questa stagione è chiaro che la porta non è più stregata per il 19 rossonero, anzi.

Il suo tiro è potente, secco, si carica in un battito di ciglia e sovente riesce a prendere il tempo ai portieri avversari.

La soluzione più cercata e efficace è il diagonale sul palo lungo da posizione semi defilata, ma Diaby sta esplorando diverse soluzioni che vanno dall’ inserimento sul secondo palo, al rimorchio fuori area.

Durante tutta la stagione i media si sono chiesti quanto potesse ancora durare lo stato di forma dell’esterno, ma giunti a questo punto credo sia possibile pensare che il ragazzo abbia fatto una sorta di click, passando ad un livello di calcio successivo.

La sua abnegazione risulta chiara anche se osserviamo i suoi cross. È sempre stato un calciatore in grado di completare molti passaggi in area, tuttavia in precedenza tendeva a prediligere soluzioni rasoterra o comunque non il classico traversone alto, che completava con difficoltà. Oggi invece pare aver raggiunto anche questa soluzione tecnica al suo repertorio, pur preferendo entrare più verso l’interno del campo prima di cercare il suggerimento, anziché fare il classico cross dal fondo.

In effetti quando si osserva Moussa si tende a lasciarsi abbagliare dalle cose più vistose: velocità pazzesca, dribbling, gol ed assist. Tuttavia si tende a ignorare la spiccata intelligenza tattica del ragazzo, che a dispetto della giovane età sa bene come muoversi sul campo, sia per se che per gli altri, tanto con la palla che senza.

Palla al piede sa bene di essere una grande minaccia per la difesa, pochi possono tenere il suo uno contro uno, ed infatti risulta attento nello sfruttare questa paura degli avversari per attirare raddoppi e scaricare. Altra situazione in cui risulta molto sveglio è data dallo sfruttare la separazione che il difendente lascia per disinnescarne la capacità di dribbling per cercare il filtrante. Si tratta di una soluzione molto usata dal Bayer, anche se talvolta Diaby tende a spettacolarizzare un po’ con l’uso di lob tanto belli quanto lenti.

Offensivamente è chiaro che Diaby sia già ad un livello decisamente alto, pur potendo crescere ancora in fase di costruzione e nelle giocate più conservative.

Quando però la palla è in possesso avversario Moussa non è altrettanto performante.

Non che gli manchi la volontà, lo sforzo in pressing è chiaro, ma ci sono difficoltà nell’agire in maniera corale con i compagni. Per rendersi conto di ciò basta vedere la frequenza di ammonizioni di Diaby, 7 in 25 gare, tante, troppe per uno che non difende. Più probabilmente il numero giusto per uno che difende male.

C’è da dire che vi sono stati timidi progressi, ma sembra che il linguaggio difensivo sia un’idioma inafferrabile per il parigino che nonostante gli sforzi resta ancora un elemento insufficiente in fase di pressing, intercetto o contrasto.

Paradossalmente il gegenpressing di Bosz, basato su corsa ed intensità qualità proprie del ragazzo, ne esponeva ancor più la poca propensione difensiva, mentre con Seoane e la sua difesa più classica Diaby si trova a maggior agio, più protetto e forse anche più maturo tatticamente.

Evoluzione

Spesso con la rubrica ci approcciamo a talenti in via di sviluppo, con bivi tattici e tecnici importanti davanti a loro.

Non è il caso di Moussa.

Il classe 99 sa già bene cosa farà da grande, ha già dimostrato di saper interpretare il ruolo di attaccante esterno in diversi contesti tattici ed ambientali, dando sempre una impressione di controllo e maturità.

Non è un caso se sulle sue tracce vi siano già club del calibro di Bayern Monaco, Real Madrid e Liverpool.

Moussa è un’ala moderna, con tecnica, creatività, intelligenza e personalità tali da poter sopperire ad alcune difficoltà in fase difensiva e nelle frazioni più fisiche delle partite.

Già oggi in molti lo mettono al livello dei colleghi Gnabry, Coman e Sanè, forse esagerando, ma testimoniando il livello raggiunto in Germania da questo “scarto” del PSG, certamente poco felice di aver lasciato andare via questo ragazzo.

Vestito in bianconero

L’addio ormai certo di Paulo Dybala, unito alle parole di Arrivabene, implica con grande probabilità una decisa virata tattica verso moduli come il 4-3-3 o il 4-2-3-1, con Vlahovic a fare il numero 9, Federico Chiesa a destra e a sinistra un mister X.

E se non questo misterioso esterno fosse Diaby?

Giovane, versatile, con ottima esperienza ad alti livello, contratto non leggero, ma proporzionato, fisicamente integro, tatticamente compatibile.

Presenta essenzialmente due piccoli inconvenienti: lieve allergia alla fase difensiva, ma si può curare, ma sopratutto un cartellino caro e conteso fra club dal portafogli a fisarmonica.

La Vecchia Signora ha dimostrato a gennaio che quando desidera un qualcosa, tende a portarlo a casa, anche puntando forte.

Diaby potrebbe essere un’acquisto caro, ma credo che la società stia cercando di costruire a lungo termine, investendo molto, ma con un’occhiata alla sostenibilità dei conti. Come si dice dalle mie parti: chi più spende, meno spende.

Per certi versi potrebbe rappresentare una rivisitazione del fu Douglas Costa.

Il brasiliano arrivò dal Bayern Monaco con il preciso intento di dare imprevedibilità e brio ad una squadra tremendamente solida, ma anche povera di brio e fantasia.

Muscoli di cristallo ed etica lavorativa alla Checco Zalone hanno fatto rapidamente deflagrare la relazione fra Dougghy ed il mondo bianconero, ma Diaby sembra essere di altro temperamento.

L’ex Psg non possiede la raffinatezza del verdeoro, ma in ogni suo strappo c’è un brivido di fame, di desiderio, di trasporto agonistico che sembra di passare da un perfettamente eseguito Pinot Nero borgognone dalla pulizia tecnica quasi asettica a una succulenta Barbera piemontese, meglio un Nizza DOCG, grondante di passione, carne e vitalità, forse meno preciso, meno impostato, ma certamente più generoso.

Tralasciando questo balzano raffronto enologico, mi sento di dire che Moussa Diaby in bianconero, alle giuste condizioni economiche, resta per me un si enorme.

Conclusione

Ci sono molti modi di intendere lo sport ed il calcio in generale.

Opinioni e idee personali, ma credo che ci siano cose che uniscono tutti noi.

Vedere il ricco, lo sceicco, l’arrogante parvenu qatariota che si vuole comprare il calcio fallire e prendere cantonate credo sia chiaramente una di queste.

Vedere i giovani epurati da Parigi crescere e prendere la ribalta alla faccia del supercattivo del pallone è un piacere perverso a cui tutti noi non rinunciamo.

Sia chiaro non che Al-Khelaifi sia tanto peggio di altri, ma lasciateci disprezzare il potere, tifando per ragazzi come Diaby, che ad ogni rete, ogni sgasata sulla fascia, ad ogni dribbling ricorda a certi personaggi che il calcio si può comprare, ma non tutto.

Moussa Diaby avrà una carriera a livello altissimo, non c’è nessun dubbio.

Ha tutte le carte in regola per essere una ala di caratura internazionale per gli anni a venire.

Da Parigi passando per Crotone e fino a Leverkusen a colpi di dribbling e fantasia, agguatando anche la nazionale francese, il futuro sembra luminoso.

Riassunto

Stefano Follador

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