#RawDiamonds

#RawDiamonds: Brenden Aaronson

Lo sport a stelle e strisce è un mondo peculiare.

La competizione è ai massimi livelli, non che ciò non sia vero altrove, ma negli States sin dalla più tenera età si programmano gli atleti.

Ovviamente le connessioni familiari, la genetica e l’addestramento precoce provocano i fenomeno curioso come la nascita di famiglie totalmente dedicate ad una disciplina.

I Barry, i Walton, gli Hardaway, i Thompson, i Bryant, i Curry e molti altri nella Nba, ma non mancano gli esempi pure nelle altre leghe professionistiche USA.

Oggi parliamo di una di queste famiglie che sembra avere le carte in regola per diventare una pietra angolare nel futuro del soccer.

Parleremo infatti di Brenden Aaronson, talento del New Jersey, che assieme al fratello minore Paxten promette di riscrivere la storia del pallone degli Stati Uniti d’America.

Biografia

Brenden Russell Aaronson nasce a Medford, New Jersey, il 22 ottobre 2000.

Figlio di un ex calciatore a livello universitario e fratello maggiore di un futuro giocatore della Mls, il giovane Brenden cresce praticando molto sport nella cittadina natale, che per inciso sembra un incrocio fra Hawkins di Stranger Things e Stars Hollow di Una mamma per amica.

Gioca a lacrosse, basket con buoni risultati, ma è chiaro che è nel soccer che può ambire a traguardi importanti.

Brenden (a destra) nelle giovanili di Philadelphia.

È infatti su iniziativa del padre che i fratelli Aaronson vengono spinti al global game, iniziando a frequentare le scuole calcio locali.

Brenden viene iscritto intorno agli otto anni alla Real New Jersey, una sorta di Accademia formativa per giovani aspiranti calciatori. Si tratta di un approccio al calcio giovanile ancora poco diffuso in Europa, ma in forte crescita, legato senza dubbio alla cultura statunitense di pianificazione precoce delle carriere sportive.

Evidentemente la strategia del babbo funziona, visto che dopo una stagione con la sua Shawnee High School viene notato e tesserato dalla franchigia Mls di Philadelphia: gli Union.

Dalla città dell’amore fraterno a Medford non è un gran viaggio per cui Brenden cresce con tranquillità sotto l’occhio attento di club e famiglia.

Inizia a bazzicare la USL, una sorta di campionato riserve della MLS, con la maglia dei Bethlehem Steel FC.

Aaronson a segno con i Bethlehem Steels.

Colleziona sei presenza fra campionato e coppa nel 2017, ma ad onor del vero non è fra i talenti più quotati, non solo a livello nazionale, ma anche per quanto riguarda la costa orientale degli States.

Aaronson infatti evita di firmare un contratto da professionista proprio per tenere aperta l’opzione NCAA e dichiara ufficialmente di impegnarsi a vestire la maglia della Indiana University quando sarà il momento.

Le mire accademiche del ragazzo del New Jersey iniziano ad affievolirsi poco a poco l’anno successivo. Con gli Steels inizia ad avere più spazio e raccoglie le prime soddisfazioni come la rete all’Atlanta

Il primo contratto.

Il 2018 è un passo avanti, ma Brenden resta un giovane atleta ancora in ombra rispetto ad altri Wonderkid a stelle e strisce. Sorprende infatti il mondo MLS la scelta di Philadelphia di includere il nativo di Medford nella rosa 2019, con firma del contratto ed ufficiale rinunzia al soccer collegiale.

Teoricamente per Aaronson lo spazio dovrebbe essere limitato, relegato al ruolo di regista di riserva. Tuttavia una serie di assenze ed infortuni catapultano il diciannovenne nella squadra titolare, nel ruolo inedito di trequartista nel 4-3-1-2.

Come spesso accade anche nel nostro quotidiano, il compagno di classe meno sveglio, oppure l’amico che sembrava vivere su un’altro pianeta allo scontro con la realtà del lavoro si trasformano in modo disarmante.

“Vengono per vedere Busio, ma restano per Aaronson.” Così sentenzierà un dirigente di Philadelphia durante il torneo MLS is Back post pandemia. E non si può negare che in pochissimi mesi l’attuale numero 11 del Salisburgo non abbia scalato tutte le graduatorie di apprezzamento fra la nuova generazione dorata del calcio nordamericano.

Durante la sua prima stagione fra i grandi Brenden è fra i protagonisti del campionato dell’Union, che chiude la regular season con un terzo posto globale molto soddisfacente.

Tre reti ed un assist per lui in 28 presenze, 1723 minuti di gioco nel 2019. Per lui arriva anche un secondo posto nella classifica del Rookie of the Year, più giovane di sempre ad entrare nella top5 del premio.

Il 2019 è anche l’anno del suo avvicinamento alla prestigiosa maglia della nazionale. Dopo aver militato per U15 ed U23, ad ottobre viene convocato per USMNT, pur senza esordire, cosa che avverrà solo a gennaio 2020.

In questi due anni Aaronson ha collezionato 18 gettoni di presenza è messo a segno cinque reti con la rappresentativa nazionale, entrando di diritto a far parte della generazione che dovrebbe finalmente far svoltare il calcio a stelle e strisce in modo definitivo.

Facciamo tuttavia un passo indietro e ritorniamo al 2020, un anno funesto, ma che segnerà la vera e propria esplosione del talento di Medford.

Il calcio di Brenden si alza di livello e risulta un fattore chiave nella cavalcata che porterà Phila a reclamare il titolo della stagione regolare, il cosiddetto Supporter’s Shied, primo titolo per il team nato nel 2010.

Quattro reti e tre assist sono le sue contribuzioni alla causa, ma non è che una piccola parte del peso specifico di Aaronson nel gioco di Philly, strettamente legato alla creatività e alla capacità di creare superiorità numerica del ragazzo.

I playoff purtroppo per Brenden si concludono con una cocente eliminazione al primo turno cagionata da New England, ricordate Tajon Buchanan già apparso in questa rubrica? Sarà lui a segnare a rete che conferma l’addio di Aaronson alla lega statunitense.

Il giovane trequartista infatti, dopo mesi di rumors ed interessamenti da parte di diversi club europei, annuncia il passaggio al RedBull Salzburg per una cifra stimata attorno ai sette milioni di euro, trasferimento che diviene attivo solo una volta terminata la stagione di Philadelphia.

Il primo gennaio quindi Brenden sbarca in Austria per unirsi al club che sta dominando da anni il campionato locale e che, pur fra le polemiche, ha de facto cambiato il modo di programmare il calcio moderno.

Non si tratta di un adattamento immediato. Brenden prende confidenza poco a poco come la nuova realtà, regalando più folate che continuità, ma queste con il passare delle settimane fra le Alpi sembrano aumentare via via per frequenza ed intensità.

Nella sua prima mezza stagione con la maglia RedBull colleziona 7 reti e 5 assist in 25 gare, conquistando il titolo e la coppa nazionale.

Non contento Aaronson in estate prende parte alla spedizione della nazionale che porta alla conquista della Nations League Cup, pur non avendo un ruolo da protagonista.

La seconda annata in maglia RedBull continuità sulla falsariga della prima, con una crescita sul piano della solidità e della costanza, diventando un elemento più utile anche in fase di non possesso e più abile in costruzione bassa. Tende ancora a concedersi qualche giornata di ferie in campo, ma con sempre meno frequenza.

Ad oggi Brenden è uno dei gioielli de mondo RedBull, un giovane centrocampista con grandi qualità tecniche e con un eccellente possibile percorso di cresciuta.

Come molti ragazzi passati nel mondo RedBull ha già prodotto grandi aspettative, tanto a livello di club che di nazionale, insomma mollare il lacrosse per il calcio sembra essere stata la scelta più giusta.

Caratteristiche tecniche

Aaronson arriva in Austria con l’etichetta di numero dieci d’assalto, giocatore di creatività, ma anche di intensità, abile in rifinitura e nel gioco fra le linee.

Questa definizione in parte è rimasta la stessa nell’anno trascorso a Salisburgo, ma Brenden ha saputo evolvere la posizione occupata in campo compiendo una serie di scelte che credo ne premieranno la carriera a lungo termine.

Resta principalmente un cucitore di gioco fra mediana ed attacco, ma rispetto all’inizio dell’avventura austriaca riesce ad essere maggiormente consistente anche arretrando il raggio d’azione verso il ruolo di mezzala.

Osservando la heatmap è chiaro come. Aaronson sia in grado di coprire ampie porzioni di campo, muovendosi incessantemente su tutto il fronte offensivo e la mediana, senza distinguo fra lato destro o sinistro del rettangolo verde.

Ovviamente per poter agire su porzioni di campo così abbondanti è necessario uno stato fisico eccellente e ottime capacità atletiche, che non fanno difetto al nativo del New Jersey.

178 centimetri, fisicamente ancora leggero nella parte superiore del corpo, dotato di ottima velocità ed accelerazione, oltre che resistenza. Non è un calciatore particolarmente avvezzo ai duelli fisici o aerei, che tende ad affrontare con un po’ di arrendevolezza.

Accerchiato

Il primo passo esplosivo, unito ad agilità e coordinazione da ballerino classico lo rendono particolarmente pericoloso in conduzione. Possiede una buonissima tecnica, frequenza di tocco eccellente, ambizione e fantasia. Tutto ciò è chiaro che lo rende un elemento pericolosissimo nel dribbling e nella transizione palla al piede, dove riesce a dare il meglio di se strappando e macinando campo, per se stesso e per la squadra.

La facilità di movimento e la qualità negli inserimenti anche profondi sono chiavi di lettura interessanti nel suo modo di stare in campo. A livello offensivo offre dinamismo estremo, cercando di far accadere sempre qualcosa in campo, tanto senza che con la palla. La passività non è parte del suo gioco, anzi non ha timore nell’ aggredire la gara e cercare di essere protagonista, cercando di creare sempre qualcosa.

Ovviamente questa intraprendenza ha un lato oscuro. Aaronson talvolta si lascia trascinare fuori posizione dalla volontà di essere dentro al gioco, sparigliando lo scacchiere tattico della propria squadra e mettendo in difficoltà i compagni.

Nulla che una buona guida tecnica e esperienza non possano risolvere.

Certamente le scelte offensive rappresentano il particolare in cui lo yankee deve migliorare.

L’impressione che spesso il ragazzo veda la scelta più corretta da effettuare, ma che risulti inevitabilmente attirato da opzioni maggiormente ardite o spettacolari.

In quest’ottica la ricerca del tiro da fuori risulta paradossale nel suo profilo.

Aaronson cerca sovente la soluzione da fuori area, preferendo il tiro alla costruzione ragionata o ad allargare il gioco, finendo per vedersi ribattere molte conclusioni da fuori dalla difesa.

Conclusioni di Aaronson

Paradossalmente una volta in area il problema si capovolge, con Brenden che torna ad essere un “pass first” player, rinunciando alla porta per l’assist. Ovviamente ciò provoca una impennata della sua efficacia al tiro, con il volume prodotto che tende a scendere.

Occasioni create.

Aldilà delle scelte il bagaglio tecnico è di ottimo livello.

Il tiro è pulito, eseguito con abilità tecnica, discreta potenza e precisione. È un buon calciante ed infatti si occupa di calci piazzati diretti ed indiretti.

Anche il suo passaggio è tecnicamente ben eseguito, con entrambi i piedi, sebbene sia destrorso. Il range è ampio e permette a Aaronson di modulare l’ampiezza del suo gioco in funzione del contesto.

Sa ben vestire i panni del rifinitore, dettando il passaggio decisivo, ma può crescere come volume di chances generare, sopratutto bilanciando maggiormente giocate pazienti ed affondi.

Finora abbiamo descritto Brenden per le sue qualità offensive, ma come molti di voi sapranno difficilmente nei sistemi di gioco RedBull si emerge senza portare qualcosa anche a livello difensivo.

Tackle.

Da questo punto di vista Aaronson non offre molto nel gioco aereo o nei contrasti più fisici, ma si dimostra un giocatore in grado di portare un pressing feroce, costante ed efficace.

La sua volontà e caparbietà nel cercare un recupero immediato sono notevoli e preziose.

In sintesi un centrocampista offensivo molto creativo, dinamico, in grado di creare molto, ma anche con ancora tanto da imparare nella gestione della sfera e nelle scelte offensive.

Oggi Aaronson alterna ancora giornate spettacolari, in cui è una gioia per gli occhi vederlo giocare ad altre in cui si trasforma in una frustrazione vivente per tecnico, compagni e tifosi, incaponendosi in giocate ad alto coefficiente di difficoltà non necessarie.

Se riesce a limitare questo suo aspetto poco felice a mio avviso è ben avviato ad una carriera fra i più ambiziosi club europei.

Evoluzione

Questa rubrica spesso si diverte nel collegare i ragazzi presentati alle loro origini, in concordanza con taluni concetti dell’immaginario collettivo, ma spesso anche in contrasto con questo.

Pensiamo spesso agli statunitensi come cowboy alla John Wayne, con il mantra “prima spara poi parla” fisso in testa, ma è chiaro che non è più così, sopratutto non lo è per Aaronson.

Figlio della middle classe WASP (White Anglo Saxon Protestant) che inizia ad abbracciare le influenze culturali delle minoranze del paese, rappresenta in pieno un paese alla ricerca di una identità univoca, in modo permanente.

Il suo calcio ha un filo conduttore diretto con il Phi Slama Jama, la leggendaria Huston University dell’83 di Haakem e Drexler, con il Run&Gun di Coach Westhead a Loyola Marymount (si rimanda alla lettura di Black Jesus vol. I di Buffa Federico per scoprire la sto ria collegata del Grinnel College).

Se dovessi però pensare a uno sportivo che mi ricorda Brenden Aaronson non posso che citare JasonWhite ChocolateWilliams.

Pur palando di sport diversi ci sono vari punti in comune.

In primis lo stile di gioco. Entrambi energetici, spettacolari, elettrici, generosi.

Sempre alla ricerca di far accadere qualcosa di speciale per il pubblico. Talvolta così focalizzati nel presente, sulla singola palla, che non riescono a pensare a largo respiro, alla gara nella sua interezza o men che meno ad un campionato.

Ma anche rabbiosi e grintosi, a dispetto della fisicità, abituati a sovvertire i pronostici ed i preconcetti.

White Chocolate ha raggiunto il titolo NBA solo quando, con l’età, ha saputo far diventare funzionale e concreto il suo genio, Aaronson dovrà far lo stesso trasformando la sua creatività, non più spettacolo fine a se stesso, ma chiururgica leva per scardinare le difese avversarie.

La ricerca della concretezza e dell’equilibrio sono le uniche discriminanti per Brenden fra una buona carriera europea ed una grande.

Ovviamente ci sono in ballo temi tattici complessi come il ruolo da rivestire in campo, se trequarti, mezzala o addirittura falso esterno offensivo, oppure la sua capacità di rendere allo stesso modo in contesti con spazi diversi dalla Mls o i campionati centro europei dove gli schieramenti sono sempre più fluidi e dinamici.

Tuttavia tutte queste questioni riguardano il contesto, non il calciatore.

Aaronson può crescere notevolmente se messo nelle condizioni adatte da se stesso, prima che dal contesto e non temo di sbilanciarmi indicandolo come uno dei calciatori più piacevoli da osservare dei prossimi anni.

Vestito in bianconero

Finalmente risolta la questione centravanti con l’acquisto di Dusan Vlahovic la Juventus ha ancora un paio di ruoli da puntellare.

Urge un terzino sinistro visto il tracollo del brasiliano Alex Sandro, ma la lacuna storica resta il centrocampo, orfano da tempo immemore di un elemento di creatività e con gol nei piedi.

Negli ultimi anni si è caldeggiato il ritorno di Pogba, si è parlato di Szoboszlai, c’è stato un interesse latente per Sergej Milinkovic Savic, più recentemente di Zaniolo e persino di Gavi, oltre al gioiello olandese Gravenberch.

In comune tutti questi calciatori hanno la zona d’azione, tecnica, creatività, gamba e capacità di connettere mediana ed attacco. Sono caratteristiche tecniche proprie anche del giovane del New Jersey che pur acerbo e con peculiarità proprie per fisicità e tecnica può comunque far parte del casting di nomi per il ruolo di centrocampista creativo del reparto di mezzo della Vecchia Signora.

Aaronson non è certamente un prodotto finito. Ha senza dubbio un grande potenziale, ma deve maturare in vari aspetti del gioco, diventando più pragmatico e cinico soprattutto in situazioni offensive, dove sente ancora poco l’odore del sangue.

Troverà la continuità, migliorerà le sue scelte e quasi certamente diventerà una sintesi importante di numero dieci, otto e sei.

Potrà farlo come calciatore bianconero? Difficile a dirsi, ma di certo possibile, anche considerando la difficoltà ad avvicinare altri profili della lista sopra elencata.

Giovane, polivalente, dinamico, tecnicamente dotato e dal costo ancora accessibile Brenden rispecchia in pieno la nuova linea dirigenziale e potrebbe essere un valido investimento per il nuovo corso bianconero.

Conclusione

Prodotto del calcio a stelle e strisce funzionale alla nouvelle vague tattica fatta di dinamismo, gegenpressing e creatività Brenden Aaronson rappresenta uno dei calciatori più divertenti che si possano incontrare su un campo di calcio, ma anche uno dei più frustranti quando la giornata è negativa.

Piedi veloci, mente arguta e dinamismo da mezzofondista, tecnica e quantità, zingarate palla al piede e pressing ossessivo.

Brenden sara uno dei protagonisti del futuro, ma avrà bisogno di qualche step in avanti e di trovare l’ambiente in cui farli, uno volta abbandonata la placida ed accogliente Salisburgo. Non me ne vogliano i tifosi del club austriaco, ma è solo una questione di tempo per vedere il ragazzo di Medford diventare protagonista con una delle casacche più prestigiose del continente.

Riassunto

Stefano Follador

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