#RawDiamonds

#RawDiamonds: Arthur Cabral

Scorrendo la classifica degli under 23 più prolifici dell’anno appena passato si possono notare diverse cose interessanti.

A dettar legge con ben 33 reti nell’anno solare è il Re di Belgrado Dusan Vlahovic, ormai esploso e pronto ad assumere il ruolo di stella internazionale.

Al secondo posto il vichingo più brutale dai tempi di Ragnar Lothbrok: Erling Braut Haaland. Per l’ariete norvegese 30 reti in 31 presenze, numeri da PlayStation.

Nella Top 10 troviamo volti noti della nostra rubrica come il tedesco Adeyemi(decimo con 20 marcature) e lo Zambiano Patson Daka (settimo con 21 gol) appaiato in classifica all’ex bianconero Nikolai Baden Frederiksen.

Non possono mancare ì talenti d’Oltralpe. Mbappe nonostante l’annata un po’ deludente conferma un ottimo quarto posto con 24 centri, cresce molto il canadese del Lille Jonathan David, sesto in graduatoria con 23 marcature.

Riempiono la classifica due carneadi dal calcio oceanico: Alex Greive (quinto posto con 23 gol) e George Ott (ottavo in graduatoria con 21 marcature).

Manca il proprietario del terzo posto in classifica in questo elenco, che è il protagonista del profilo odierno.

Stiamo parlando del bomber brasiliano del Basilea: Arthur Cabral.

Numero 10 sulla schiena, ma 9 vero e puro, il nativo di Campinas Grande sta dominando la SuperLeague elvetica con 14 marcature stagionali in campionato, quasi eguagliate dalle 13 reti siglate nella Europa League Conference.

Cabral al Cearà

Numeri che lo hanno portato all’attenzioni di molti club, attirati dalle sue qualità e dal suo valore di mercato ancora accessibile.

Biografia

Arthur Mendonça Cabral nasce a Campina Grande il 25 aprile 1998.

Siamo nel Brasile nord orientale, nella sua veste rurale e più profonda, distante dall’immaginario collettivo di Rio e Sao Paulo.

Campina Grande ali tramonto.

Lo stato è quello del Paraiba, ovviamente siamo in Brasile, per cui il calcio è onnipresente e centrale nella cultura e nel quotidiano, ma il giovane Arthur per trovare un contesto dove poter crescere come calciatore è costretto, come molti ragazzini, a salutare casa ed emigrare.

Cabral strega il Castelão.

La destinazione è Fortaleza, capitale dello stato del Cearà, oltre seicento kilometri da casa.

Un viaggio pesante per un ragazzino neanche adolescente, ma necessario per far avverare il sogno del futuro centravanti verdeoro.

La trafila delle giovanili con la maglia bianconera del Cearà è molto positiva.

Il club è uno di quelli abituati a fare sali e scendi fra prima e seconda divisione, con il giusto mix fra ambizione, competitività e opportunità per i più giovani che può portare anche un diciassettenne a diventare un eroe per il club.

Ed infatti così succede ad Arthur Cabral.

Il suo esordio è degno di un film.

In allenamento.

Siamo nel 2015, Copa do Brasil, il Cearà ospita il Tupi dopo un pareggio per 0-0 rimediato in trasferta.

Al novantesimo il punteggio è bloccato sull’uno pari, che significa eliminazione clamorosa per i bianconeri.

La mossa della disperazione da parte del tecnico Juninho è l’ingresso in campo di questo diciassettenne con il volto da bambino ed il fisico da carro armato.

Tre minuti più tardi il Castelão è in visibilio ed il giovane attaccante è in ginocchio sul prato festeggiando la rete che da al Vozão la qualificazione al turno successivo.

Arthur è tutto fuorché un calciatore completo in quel momento, ma segna come una macchina e possiede un destro che è un cannone.

La curiosa esultanza alla Mark Bresciano.

Nei due anni successivi fra Brasilerao 2018 e Serie B 2017 fa registrare undici centri in 46 gare, numeri non certo pazzeschi, ma che attirano l’interesse di un grande club come il Palmeiras.

Il Verdão investe un milione di euro per prelevarlo dal club del nord del Brasile.

Sarà un investimento estremamente proficuo e rapido nel maturare interessi, sebbene il calciatore non ricordi con piacere i sei mesi in verde.

Uno dei pochi momenti felici al Palmeiras.

Infatti dopo due presenze con la maglia del Palestra Italia arriva la chiamata dal Vecchio Continente.

Ad interessarsi al giovane ariete carioca è un club con un passato da dominatore nazionale, ma un presente un po’ opaco, attanagliato da conti da sistemare e da una concorrenza fattasi molto più tosta con gli anni.

Non stiamo parlando della nostra amata Juventus, ma non andiamo molto distante, essendo questo club il Basilea, ex mattatore della Superleaugue svizzera.

Padrone di Basilea.

I rossoblu riescono a strappare un prestito con diritto di riscatto che eserciteranno la stagione successiva, quando ormai è chiaro che gli svizzeri hanno turlupinato i brasiliani. I sei milioni di euro pattuiti nel 2019 infatti paiono poca cosa dopo l’annata ottima di esordio in Svizzera è ancora meno dopo l’ultimo semestre pazzesco del numero 10 del Basilea.

Arthur Cabral non soffre granché l’adattamento dal tropicale Brasile alle Alpi Svizzere innevate, dimostrandosi da subito un goleador dai numeri importanti.

Nella prima stagione nella terra dei cucù il nostro numero 98 si presenta con 14 reti in 28 gare di campionato, più altri quattro centri fra coppa nazionale e Europa League.

Si sono viste presentazioni peggiori.

Con la stagione successiva, la 20/21, Cabral riesce a centrare i venti gol nell’annata con 18 gol in campionato e due reti europee.

Giungiamo così alla cronaca attuale con Arthur sempre più leader e dominatore del campionato elvetico.

I numeri del campionato in corso sono impressionanti e confermati da una forma europea importante.

Ad oggi sono già 14 le marcature in 18 presenze nella massima divisione Svizzera. Cifre che diventano ancora più notevoli se riportate alle coppe.

Nella Conference League è stato una sentenza con 13 realizzazioni in 12 presenze, dimostrandosi un valore aggiunto nella terza competizione continentale.

Forza bruta.

Questi numeri da soli spiegano molto, ma non tutto, del perché club della caratura di Barcelona, Milan, Fiorentina, oltre che diversi altri club continentali, sono oltremodo attenti alla situazione di mercato del panzer di Campina Grande, uno dei calciatori più prolifici del continente.

Caratteristiche tecniche

Arthur Cabral non è un calciatore complesso da definire come ruolo e posizione in campo.

È in maniera evidente ed indubitabile un numero nove puro, un’ariete un po’ vecchio stile in grado di fare a sportellate con la difesa, andare in rete di potenza e forza, garantendo una presenza costante e pericolosa all’interno dell’area, ma partecipa con entusiasmo anche alla manovra aiutando la squadra anche lontano dagli ultimi sedici metri.

Heatmap stagionale (dati SofaScore)

A livello atletico non trovo migliore definizione di potenza fisica che il numero 10 del Basilea, con rimandi ad ex protagonisti del calcio europeo come Adriano ed Hulk.

186 centimetri per 89 kilogrammi, possiede notevoli qualità atletiche e di forza fisica, ben oltre il livello del campionato elvetico.

Questa sua fisicità la vediamo riflessa nella sua efficacia nel gioco aereo, nella qualità del suo calcio spalle alla porta ed in protezione della sfera, nei duelli con i difensori ed anche nel gioco acrobatico, dove risulta abile e spettacolare.

E lo stadio viene giù.

Arthur è un carro armato, un centravanti vecchia scuola per potenza e forza bruta, ma anche in grado di svariare per tutto il fronte offensivo, risultando abile anche nello sfruttare i corridoi esterni, sopratutto in collaborazione con la propria ala di riferimento.

Pur essendo brasiliano non brilla per pulizia tecnica, anche se sarebbe ingiusto non riconoscergli una certa perizia in alcuni frangenti e fondamentali, forse offuscata dalla sua esuberanza atletica.

Volendo usare una metafora il suo bagaglio tecnico è decisamente sciabola, anziché fioretto.

Finezze qua e là.

Una sciabola che però non disdegna colpi di fino, talvolta molto efficaci sebbene un po’ sgraziati.

Arthur ama infatti il colpo ad effetto, si nutre dello stupore e dell’ovazione del pubblico, con la conseguenza di risultare lezioso in talune circostanze. Parliamo del suo amore per rovesciate e sforbiciate, per le sponde di prima o per l’uso del tacco tanto sopraffino quanto irritante.

Non sono pochi i gol e gli assist realizzati con la parte posteriore dello scarpino dal brasiliano, con movimenti di astuzia e forza ammirabili quasi betteghiani , ma cercare queste giocare all’eccesso le rende prevedibili e neutralizzabili.

Cabral possiede un buon primo controllo, usa diverse parti del corpo per addomesticare la sfera in modo naturale e senza sforzo, ma non è esattamente a proprio agio se gli spazi si restringono, vista una capacità di controllo e gestione della sfera migliorabile per precisione e delicatezza. Questa sua ruvidità si nota anche quando deve condurre palla al piede. In conduzione dimostra una potenza fisica ed atletica dominante, sopratutto nel contesto nazionale, sbaragliando gli avversari con irridente brutalità, ma il suo controllo e gestione della sfera è senza dubbio migliorabile, sopratutto quando nel prossimo futuro si andrà a misurare con un contesto più duro che il campionato elvetico, con richieste a livello di precisione e puntualità ben più elevate.

Lo chiamavano Bulldozer

Tutte queste caratteristiche rendono intuibile che non stiamo di fronte ad un calciatore particolarmente raffinato nel dribbling, sebbene la sua fantasia e creatività siano apprezzabili in questo fondamentale, sopratutto in situazioni dinamiche e di campo aperto.

Cabral aiuta la squadra allontanandosi dalla porta e cercando di alzare il baricentro palla al piede, ma non è sicuramente il pezzo forte del repertorio.

Non abbiamo ancora però parlato di ciò che rende Arthur un calciatore interessante, il classico elefante nella stanza. Il brasiliano segna e segna tantissimo, ma sopratutto segna in tanti modi diversi.

Esulto spesso si. Da cosa lo hai capito?

Il suo destro è una minaccia da ben oltre il limite dell’area, un cannone dalle rimembranze Adrianeggianti, in grado di disegnare tanto parabole arcuate di precisione che traccianti terra aria dalla potenza terrificante.

Se non bastasse la minaccia dalla distanza, Cabral diventa ancora più velenoso all’interno dei sedici metri.

In area di rigore non esiste pallone che non possa far suo, facendo leva sulla sua forza fisica, ma non solo.

Pur potendo torreggiare e letteralmente saltare sopra buona parte degli avversari il numero 10 del Basilea possiede un campionario di movimenti ed astuzie in area da centravanti di alto livello.

Efficienza offensiva.

Alle reti marcate in duello aereo fanno il paio quelle siglate con un comodo appoggio da qualche passo, figlie di una splendida capacità di creare spazio, ingannare il marcatore, oltre che di uno splendido tempismo.

Il tanto nominato ed intangibile fiuto del gol è chiaramente presente in questo ragazzone, che riesce ad essere in maniera sospettosamente puntuale al posto giusto al momento giusto.

Come non bastasse nelle vicinanze della porta avversaria Cabral abbina precisione e rapidità di esecuzione, riuscendo a trovare una conclusione pulita anche nelle mischie più complesse. I suoi tiri sono nello specchio della porta buona parte delle volte, dimostrando come la sua tecnica di base pur non essendo particolarmente raffinata risulti comunque efficace ed efficiente.

Confronto statistico con gli altri attaccanti del campionato svizzero.

Cambiando argomento abbiamo già parlato di come Arthur sia un calciatore che nonostante la fisicità da 9 vecchia scuola, ami molto dialogare ed interagire con i compagni.

Non si tratta solo di partecipare alla manovra offensiva, ma di tutta una serie di movimenti e di presenza mentale nel match che rendono il brasiliano una risorsa importante non solo quanto la squadra deve concludere a rete.

Arthur possiede una buona tecnica di passaggio, è sicuro e preciso quando si tratta di materiale da ordinaria amministrazione, può crescere e migliorare in tempismo e qualità dell’esecuzione quando invece cerca di rifinire per l’assist. Ad oggi infatti, pur con le buone intenzioni del caso, il ragazzo non è un suggeritore di livello, ma credo che in questo senso possa crescere molto.

Molto più a suo agio invece spalle alla porta, dove è in grado di lavorare bene come pochi altri. La sua fisicità unita ad un ottimo uso del corpo, forza e buona tecnica gli permettono di agire come pivot in modo eccellente, tenendo bene palla, guadagnando tanti falli e facendo risalire la squadra in modo eccellente, qualità sempre più rare nei centravanti moderni, ormai poco abituati a non avere la porta avversaria davanti agli occhi.

Rigorista quasi infallibile.

Questo gran lavoro in fase offensiva però ad oggi non è controbilanciato in fase di non possesso.

Certamente le motivazioni sono molteplici.

Da un lato Cabral spende molte energie lavorando per la squadra in fase offensiva, sia in modo diretto che indiretto, cercando di aprire spazi per i compagni.

Dall’altro l’atteggiamento un po’ superficiale difensivamente può considerarsi un qualcosa di innato e proprio del ragazzo, dato che le sue qualità atletiche dovrebbero garantirgli una resistenza sufficiente anche per offrire qualcosa a palla lontana.

Dal dischetto.

Ad onor del vero qualche miglioramento si è visto negli ultimi mesi in questo aspetto, con conseguente aumento dell’affetto da parte dello staff tecnico di Ciriaco Sforza, sì proprio lui.

Evoluzione

Leggendo le interviste rilasciate da Arthur traspare un ragazzo dal carattere molto genuino, gioviale, ma allo stesso tempo con grande dedizione ed amore per il calcio.

Nonostante la giovane età sembra maturo, conscio del proprio percorso e con una positiva ambizione per il futuro.

La Canarinha. Un sogno.

Arthur ha saputo riconoscere la propria crescita tattica personale nei due anni trascorsi in Svizzera, ma come dimostra la sua reazione alla convocazione da parte di Tite in nazionale, è anche cosciente che può e deve migliorare ancora molto.

Personalmente sono convinto, ma credo sia chiaro anche a Cabral, che la crescita come giocatore debba passare per forza di cose dal misurarsi con un contesto diverso.

Dalla lega Svizzera negli ultimi anni sono uscito giocatori di grande prospettiva, che se fra le Alpi hanno dimostrato potenziale, sono dovuti emigrare per coronare in maniera completa il loro talento. Basta pensare a Mo Salah, Embolo, Shaqiri, Zakaria e Matheus Cunha.

SIUUUUM!

Cabral dal canto suo può contare su una fisicità importante, che lo rendono pronto subito per qualsiasi campionato del pianeta, anche grazie ad un killer instict di livello ed un destro che è un cannone.

Queste qualità sono le fondamenta di Arthur come calciatore, fondamenta solide ed apprezzabili, su cui il brasiliano ha già iniziato a costruire, raggiungendo risultati notevoli.

Innegabile la sua crescita come calciatore, a livello tattico, di capacità di dialogo con i compagni e di sicurezza nei propri mezzi.

Ora però la Svizzera inizia a stare stretta.

Certe leziosità sono chiaramente figlie del dominio fisico da parte del centravanti sul contesto. La ricerca del tunnel, del sombrero, del colpo di tacco o dell’assist ad effetto, così come il poco impegno in fase di non possesso, sono a mio avviso figli di un livello tecnico troppo superiore al contesto, come un serpente troppo a proprio agio nella sua vecchia pelle.

In gol.

Arthur Cabral spogliato di certe leziosità ed indolenza da comfort zone può diventare una macchina da gol in quasi ogni contesto.

Non possiede la classe pura e cristallina di altri numeri nove, ma la sua potenza atletica ed il suo bagaglio tecnico così piacevolmente vintage stuzzicano molti in ottica europea.

Nel suo percorso Cabral si è saputo adattare molto bene al salto continentale, senza soffrire il passaggio dal Brasile alla Svizzera, fornendo un precedente incoraggiante per quanto concerne la capacità di adattamento, anche visto il contesto non semplice del Basilea di tre anni fa.

Non sarà un compito semplice replicare quanto fatto in maglia rossoblu in un altro contesto, sopratutto se Arthur vuole crescere anche sotto gli aspetti meno raffinati del suo gioco, contributo difensivo e playmaking, ma le premesse per una carriera ottima a livello europeo ed anche di nazionale ci sono tutte.

Vestito in bianconero

Il Re è nudo ormai da tempo.

Morata, con tutto l’amore del mondo per il ragazzo, ha dimostrato per l’ennesima volta perché non può essere la pietra angolare di un attacco con ambizioni europee.

Dusan Vlahovic è senza dubbio il meglio che c’è sulla piazza, ma la concorrenza sarà durissima ed i costi per portare l’ariete serbo a Torino saranno vertiginosi, anche considerando la resistenza che opporrà la società viola, mai felice di fare affari con la Vecchia Signora.

Gianluca Scamacca ha senza dubbio grandi qualità tecniche, ma il suo andamento di carriera ad oggi molto altalenante getta qualche ombra sul corposo investimento che il Sassuolo richiederà per cederne il cartellino.

Ad oggi il mercato dice che questi sono gli orizzonti della Juventus per il casting del prossimo numero 9, senza ampliare la ricerca ad oltre confine e senza considerare le vacche magre in cassa.

Arthur Cabral possiede diverse delle qualità necessarie al nuovo centravanti bianconero, fornendo una alternativa relativamente economica ed efficace al mercato juventino.

Il prezzo del brasiliano si mormora possa essere compreso fra i 25 e 30 milioni di euro, grazie anche ad un contratto in scadenza nel 2023, richiesta in linea con le valutazioni di mercato.

Immagini dal futuro.

La Juventus ha estrema necessità di peso offensivo, di fisicità, di un ariete in grado di riempire l’area avversaria e fare da boa per consentire alla difesa di respirare ed al centrocampo di risalire. Servono carisma ed entusiasmo, energie positive per un ambiente in piena crisi identitaria e di risultati, caratteristiche proprie di Cabral che ha saputo dare nuova linfa al suo club attuale con le sue reti e la sua presenza.

Conclusione.

Ovviamente c’è il rovescio della medaglia.

Non possiamo dire che la Juventus sia stata granché fortunata nel pescare calciatori verdeoro nella sua storia, gli investimenti e l’entusiasmo per Douglas Costa sono un ricordo fresco, quelli per Amauri meno, ma ugualmente doloroso.

La provenienza da un campionato di secondo piano come quello svizzero poi pare un forte disincentivo, ma personalmente credo sia dovuto più allo snobismo e conservatorismo italico che a fattori di rischio reali, d’altronde abbiamo visto come lo Young Boys abbia messo in grande difficoltà la nostra Atalanta.

La presentazione

A mio avviso qualora Vlahovic si rivelasse una utopia, terrei in forte considerazione questo ragazzo brasiliano.

In questo momento storico dobbiamo tornare a crescere come società, non essendo più al momento uno dei top club del continente, e Cabral può crescere con noi, portando in dote un profilo tecnico definito e funzionale, forse tagliato un po’ con l’accetta, ma di impatto e sostanza.

Conclusione

Diceva Pasolini che il capocannoniere del campionato è sempre il miglior poeta dell’anno.

Ed uno che nasce poeta non smetterà mai di esserlo.

In conduzione

Arthur Cabral è un goleador, uno in grado di fare gol in tanti modi e con un feeling per la porta raro. Questo non cambierà mai, anche in contesti tecnicamente più provanti che la Superleague svizzera.

Ha dei limiti anche abbastanza chiari, deve certamente raffinare la tecnica, rendersi più disponibile al lavoro difensivo oltre che più concreto ed efficace in costruzione, ma le sue qualità in finalizzazione e nel gioco spalle alla porta possono essere preziose per qualsiasi club in cerca disperata di ossigeno offensivo.

A fronte di una carenza oramai endemica di numeri nove veri e propri non esiterei molto nell’investire una discreta sommetta in questo ragazzo.

Riassunto

Stefano Follador

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