Spazio Liga

SpazioLiga: focus su Iker Muniain

Chi è?

Parlare di un giocatore del mitico Athletic Bilbao è sempre un rischio.

Cadere nella retorica banale e melliflua è facilissimo, ma è un rischio che non si corre con Iker Muniain.

Numero 10, classe 92, nato il 19 dicembre a Pamplona, città Navarra di tori ed encierro.

Iker però non è propriamente un sanfermin sul campo da gioco. Non sfugge dal toro che carica, ma lo affronta a viso aperto, lo sfida faccia a faccia e lo scarta all’ultimo momento con eleganza, come un piccolo torero.

Dribbling.

È questa capacità tecnica, unita a freddezza e faccia tosta a renderlo sin dai 12 anni uno dei talenti più cristallini del vivaio basco.

Nella cantera biancorossa brucia le tappe, grazie anche all’arrivo sulla panchina della prima squadra di un suo estimatore: Joaquin Caparros.

Caparros e Muniain

L’anno è il 2007 e l’attuale coach della selezione armena ha da poco firmato per il club basco e viene colpito dalla qualità del quindicenne Muniain.

Dalle giovanili viene spostato nella squadra riserve, per essere tenuto sott’occhio dallo staff tecnico.

Per il debutto però dovrà attendere la stagione 09/10 dove viene mandato in campo nel preliminare di andata di Europa League contro lo Young Boys, per poi trovare la rete decisiva per la qualificazione nel ritorno in Svizzera, diventando il più giovane marcatore della storia dei Leoni di Bilbao.

Di lì a poco avrebbe ottenuto anche il primato di marcatore più precoce della storia del club oltre che di più giovane titolare.

Iker sembra destinato alla grandezza sportiva, ma con orizzonti più ampi che la provincia basca. Due campionati europei under 21 vinti con la nazionale iberica, un livello di gioco che cresce, tanto da meritarsi il nomignolo di Messi basco.

Sotto la guida di Bielsa prima e di Valverde poi Muniain illumina il San Mames, giocando da leader tecnico ed emotivo dei biancorossi. Pare chiaro che il suo futuro possa essere lontano da Bilbao in modo definitivo.

La corte delle big di Spagna, della Premier League e anche della nostra Juventus è ogni giorno più serrata e Iker non disdegna la possibilità di spiccare il volo verso altri lidi, viste le sue ambizioni personali.

La carriera di Iker però subisce una battuta di arresto importante proprio quando sembrava a punto di salire di livello.

La lesione

Il 5 aprile 2015 durante una gara a Siviglia si rompe il legamento crociato anteriore sinistro, un infortunio terribile e sempre più frequente. Segnerà uno punto di svolta nella carriera e nell’evoluzione personale di Iker.

Come spesso accade le conseguenze della lesione e della lunga sosta ai box sopraggiungono altre problematiche di natura fisica. Problemi muscolari, agli adduttori sopratutto, piccole noie, la forma che fatica a tornare.

Ritorno.

Dopo due stagioni infernali a livello personale Muniain inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. Ritorna al gol contro il Valencia dopo 50 gare senza rete, risulta decisivo nella vittoria nel Derbi Vasco, arriva a 300 gare con la maglia dell’Athletica a nemmeno 24 risultando fondamentale nel gioco offensivo per la stagione 16/17.

Certo l’impressione che il treno per l’Europa che conta sia ormai passato c’è, con una vela di rammarico e malinconia da parte del ragazzo, ma il numero 10 biancorosso può ancora essere un elemento centrale di qualsiasi squadra con ambizioni europee.

Ancora una volta però il fisico di Muniain lo tradisce nel momento più brillante. Stavolta a saltare è il crociato anteriore destro, ma per fortuna il recupero non è traumatico. Anzi una volta tornato a calcare i campi di gioco dopo 193 giorni di stop non ha bisogno di neanche dieci minuti per ritrovare la gioia del gol.

Il secondo crociato rotto.

Anche l’incontro successivo vede la firma di Iker sul tabellino, con il fantasista sempre più protagonista delle fortune del club.

In un certo senso i due infortuni al crociato hanno plasmato anche il carattere di Muniain. Dopo la prima lesione era chiara la melanconia per una carriera che sembrava sfuggirgli fra le dita, ambizioni europee frustrate e sogni che vanno in frantumi.

La seconda lesione invece pare cementare Iker Muniain con la sua identità basca, Iker come capitano e come simbolo del club, sopratutto grazie ad un rinnovo contrattuale a cui non ha voluto apporre una clausola rescissoria, a certificare il legame inscindibile fra club e calciatore.

El Capitan.

Una scena in particolare certifica il grado di maturità raggiunto dal ventottenne.

La finale di Copa del Rey 2020, epilogo fra Athletic e Real Sociedad che fortemente hanno voluto giocare di fronte alla propria gente questo inedito derby di coppa. Probabilmente una delle gare più importanti della storia del club, decisa da un rigore di Oyarzabal per i Txuri Urdi. L’unico degli sconfitti a rimanere a margine dei festeggiamenti della Real è proprio Iker, fornendo un esempio di sportività sincero e poco comune.

Come gioca?

Torello di un metro e settanta scarso, mancino, baricentro basso, Muniain è stato definito come la risposta basca a Leo Messi, ma è poco più di una boutade giornalistica.

Piedi educati, ottima tecnica di base, buone capacità di lettura e di gestione della palla, Muniain è spesso stato creata nelle mani del tecnico di turno che ne ha sfruttato in maniera molto diverse le qualità tecniche, ma anche la grande propensione al sacrificio e la consapevolezza di leader.

Per posizione tende a muoversi nel quadrante sinistro della metà campo offensiva, ma in una posizione preferibilmente ibrida fra esterno offensivo e trequartista.

In controllo

Negli anni la ricerca del colpo di genio fine a se stesso è andata spegnendosi lasciando spazio a un Muniain meno d’effetto, ma più solido e corale, utile non solo in rifinitura, ma anche in gestione della sfera e del ritmo di gioco.

Ovviamente lo spunto ed il dribbling non sono gli stessi dopo due crociati rotti, ma Iker resta un temibile avversario per qualsiasi difensore grazie ad un bagaglio tecnico pulito e efficace.

Non è un cecchino infallibile al tiro, anzi forse la poca precisione in conclusione è un cruccio che non è mai riuscito a correggere durante la sua carriera, ma non è uno a cui concederei la battuta a rete a cuor leggero.

La maturità ha fatto molto bene al numero 10 di Pamplona, che può definirsi una guida sicura per i compagni in ogni frangente della gara, infatti sebbene la statura non sia certo quella del gigante Iker sa farsi sentire e sa guidare, svolgendo le veci del tecnico Marcelino sul rettangolo verde.

Muniain con la maglia della selezione basca.

Perché seguirlo?

Anche un feroce progressista come me non può nascondere l’ammirazione per una realtà territoriale così profonda e così connessa con il proprio territorio come l’Athletic, di cui Iker Muniain in quanto capitano è il simbolo e quasi personificazione.

Inoltre un personaggio come Muniain nella sua parabola sportiva di successo, ma sfortunata assume il pathos dell’eroe omerico spezzato da un destino beffardo. Vedere quest’uomo mestamente a bordo campo osservare i rivali della Real Sociedad dopo aver dato tutto in una finale storica per il suo popolo, magari rimproverando a se stesso quel tocco malandrino e proibito al trofeo poco prima di entrare in campo, gesto assolutamente inviso ai superstiziosi di ogni latitudine, ci riporta alla dimensione più umana di questo sport che per tanti versi ha perso molto della sua componente passionale.

Icona.

Iker Muniain è Bilbao, Bilbao è Iker.

Forse non sempre è stato così, ma ora il destino del numero 10 sembra compiuto. Altrove probabilmente il suo palmares sarebbe stato più nutrito, ma forse coppe e medaglie valgon meno che l’amore incondizionato della propria terra.

Stefano Follador

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