#RawDiamonds

#RawDiamonds: Martin Ojeda

Da Gualeguaychú a Mendoza passa buona parte della storia coloniale argentina.

Le missioni dei gesuiti nella provincia di Entre Rios, fertile territorio strappato agli indigeni a colpi di moschetto e Sacre Scritture, sono state gli embrioni da cui i coloni europei hanno potuto prendere possesso dell’area circostante il Rio de La Plata.

Mendoza.

Mendoza invece è una città molto più tardiva, ma cruciale nella lotta per l’indipendenza contro l’Impero Spagnolo.

Posta alla base dell’Acongacua, a guardia dei passi andini e crocevia fondamentale per le comunicazioni fra Atlantico e Pacifico oltre che da nord a sud, la città capitale della regione di Cuyo è stata la base operativa di uno dei generali più importanti e sottovalutati del periodo napoleonico: Josè de San Martin.

Plaza San Martin a Mendoza.

El Libertador pose le basi della guerra di liberazione di Argentina, Cile, Perù e Bolivia proprio in questo luogo, da dove mosse contro il viceré il 12 gennaio 1817.

La traversata delle Ande è un racconto epico e dal valore tattico e morale immenso. I granaderos di San Martin, élite scelta del generale, entrano a Santiago, Lima, contribuiscono alla caduta di Quito e Guayaquil, liberando de facto tutta la sponda occidentale dell’America Latina.

El Cruze de Los Andes

San Martin purtroppo in vita non riceverà mai gli onori che avrebbe meritato.

Un uomo troppo retto e troppo giusto per la macchiavellica politica post coloniale, troppo umano e progredito per la sua epoca feroce, morirà infatti in esilio a Boulogne-sur-Mer in Francia, lontano dal continente che liberò contro ogni pronostico.

Diventa naturale associare Mendoza con questo grande generale e dal punto di vista calcistico vedere sorgere un trascinatore a queste latitudini non può che portare alla mente questo gigante della storia.

Martin Ojeda non traverserà le Ande a dorso di mulo, ma ha rivitalizzato e portato una ventata di speranza e freschezza alla principale squadra cittadina dopo tanto tempo.

Dopo l’epopea del Godoy Cruz di inizio decennio scorso, capace di far tremare i giganti del paese e del continente, finalmente El Expreso sembra aver ritrovato l’entusiasmo ed il sorriso, perso per i campionati anonimi e per il tragico suicidio di Santiago Morro García.

Ojeda come San Martin arriva sotto le Ande quasi anonimamente, ma in breve tempo dimostra le sue qualità ed ambizioni. Ora l’obiettivo è ridare solidità al Bodeguero, leggi indipendenza anche se solo economica, per poi volgere lo sguardo verso l’Europa dove diversi club si sono accorti del ragazzo di Entre Rios.

Biografia

Martin Ezequiel Ojeda nasce il 27 novembre 1998 nella città di Gualeguaychú.

Carnevale locale.

Nella città del Carnaval del Pais, il terzo più importante al mondo secondo gli organizzatori, il giovane Tincho cresce in un ambiente familiare umile.

La provincia di Entre Rios non è fra le più ricche del paese nonostante una storia lunga e articolata che risale alla prima colonizzazione da parte spagnola.

Molti caudillos della regione ebbero un ruolo prominente nella storia del paese, basti pensare a Urquiza, ma Entre Rios resta una regione strettamente legata all’agricoltura e alle attività ad essa collaterali, eccezion fatta per il turismo e la famosa cartiera che pochi anni fa generò una singolare crisi diplomatica tra Argentina e il confinante Uruguay.

Tornando al nostro Tincho, come ogni ragazzino sotto il sole latinoamericano anche lui ha una viscerale passione per il futbol.

La zona di Gualeguaychú resta però periferica per il mondo del calcio argentino, con pochi scout che la battono e poche realtà professionali di livello.

Lo stadio del Patronato, unica realtà rilevante della provincia.

Non c’è da stupirsi che tutti i grandi atleti della provincia abbiano dovuto emigrare verso Buenos Aires per avere successo. Basti pensare a gente come Roberto Ayala, Burruchaga, Chamot, Heinze, Pekerman, Roncaglia e Willy Caballero, atleti poi divenuti nazionali argentini, ma certamente non dei profeti nella patria regionale.

Ojeda non è una eccezione alla regola.

La sua fortuna ha nome e cognome, si tratta dell’allenatore italoargentino Marcelo Broggi.

Il vulcanico Broggi.

Anch’egli nativo della città del carnevale Broggi è uno di quei vecchi volponi del calcio di provincia. È abituato a lavorare di fantasia a zero budget, anche quando è al comando di istituzioni di grande popolarità e seguito come il Ferro.

Il Club Ferro Carril Oeste è un club legato alle fasce popolari del conurbano bonaerense, oltre che ovviamente al mondo delle antiche ferrovie argentine.

Logo del club verdolaga.

Pochi acuti negli anni a livello sportivo, ma una tifoseria da grande club.

Anche a inizio anni 10 la gloria dei titoli degli anni 80 sembra lontana, con il club invischiato nella Primera B Nacional.

Broggi ha a che fare con aspettative ed ambizioni da club di livello nazionale, ma le risorse sono quelle di un club de barrio, poco più.

Una delle idee del tecnico è quella di lavorare di fantasia, fuori dagli schemi, volgendo l’occhio proprio a nord verso il Rio Paranà e la sua provincia natia.

Broggi percorre la provincia alla ricerca di talenti a basso costo per la sua avventura nella capitale ed e li che si imbatte in Martin.

Ojeda con la maglia lechuguita

Ojeda colpisce il tecnico, il suo livello tecnico e la sua malizia sono da giocatore valido e in men che non si dica Tincho è diretto a vestire la maglia verdolaga.

Ad essere onesti i tecnici delle giovanili non sono molto convinti delle capacità del ragazzino di Entre Rios. Lo provano un po’ in tutti i ruoli del fronte offensivo, senza però dargli una collocazione stabile.

Alla fine a prendere il toro per le corna è ancora il rustico Broggi. Chiamato a colloquio giocatore e allenatore delle giovanili sentenzia che Ojeda giocherà tutta la stagione 2015 come mezzala sinistra.

Manco a dirlo il tecnico ci vede giustissimo.

Esultanza peculiare.

Nelle giovanili dei lechuguitas, letteralmente le lattughine, mette insieme numeri da PlayStation. Nell’ultimo semestre del Juvenil A 2015 Martin mette a segno 23 reti in 18 partite. Risultato pazzesco per un centravanti, figuriamoci per una mezzala sebbene aiutata dal livello minore a cui si muovono le giovanili del club di Barrio Caballito.

Ovviamente dopo un exploit del genere si aprono le porte della prima squadra per Ojeda, dove l’onnipresente Broggi lo rende una parte fondamentale del club a partire dal debutto.

La prima presenza fra i pro, in Primera Nacional B, è un pareggio per 1-1 contro L’Atletico Paranà, il 30 gennaio 2016. Tincho va a rete nella prima gara con Ferro, dimostrando di possedere qualità interessanti sotto molteplici punti di vista.

Bastano undici presenze, condite da due reti che a bussare alle porte del Ricardo Etcheverri si presenta una delle compagini storiche del futbol albiceleste: il Racing.

I bianco azzurri mettono sul piatto un assegno da mezzo milione di euro per i servigi dell’ala di Entre Rios e sono certi di aver portato a casa un futuro crack.

Al debutto con l’Academia.

Purtroppo però le previsioni dei dirigenti della AKD non sono così perfette.

Il contratto di quattro anni e l’investimento fatto vorrebbero Ojeda come pezzo fondamentale del nuovo corso del Racing, ma il ragazzo fatica molto a trovare spazio. Tincho soffre la pressione della grande piazza e nelle poche occasioni che riesce a raccattare finisce per deludere, complici alcuni fastidiosi problemi muscolari.

Alle 14 presenze, molti spezzoni di gara, della stagione 17/18 fanno seguito le zero apparizioni nel campionato successivo vinto dal Racing, pur scendendo in campo per qualche minuti sia in Copa Libertadores che in Copa Sudamericana.

Insomma una bocciatura su tutta la linea per il ragazzo che dopo il biennio terribile in maglia biancoazzurra deve ricostruire da zero la propria carriera.

Una chance gli viene fornita dall’Huracan.

Con la maglia del Globo

El Globo cerca di aggiungere al suo organico estro e creatività con l’esterno offensivo di Gualeguaychú, ma purtroppo proprio nel momento in cui Tincho sembrava iniziare a carburare la pandemia obbliga la AFA a sospendere il torneo in atto.

Per Ojeda arrivano i primi successi da professionista, trovando la prima rete in Primera Division, ma sopratutto mostrando lampi di qualità e classe, che comunque non gli bastano per una conferma al Racing.

Ormai il feeling con la AKD sembra rotto, i bonaerensi trovano l’occasione di sbolognare l’ormai scomodo talento al Godoy Cruz di Mendoza, club dell’Interior senza le problematiche di pressione della capitale.

Presentazione mendocina.

Il Martin Ojeda che giunge nella terra del sole e del buon vino, non è il ragazzo entusiasta uscito dalle giovanili del Ferro, ma un ragazzo da ricostruire a livello caratteriale e di fiducia dopo la strapazzata presa al Racing.

Il club di Avellaneda concede senza problemi condizioni di acquisto molto vantaggiose al Bodeguero. Due anni di prestito, con opzione di riscatto a 420mila euro. Cifra importante nell’economia di un club medio piccolo come El Tomba, ma che si rivelerà molto ben spesa.

Intervista.

Arrivato ai piedi delle Ande Martin spende la prima stagione a riprendere ritmo di gioco e fiducia. Inizia a lavorare in maniera molto specifica sui suoi difetti a livello tecnico, ma sopratutto per quanto concerne le letture e la tenuta mentale, trasformandosi poco a poco in un atleta più completo e solido.

La prima stagione si chiude con numeri che ne evidenziano la netta crescita.

Superando il portiere

Quattro assist e sette reti in trenta gare complessive sono un discreto bottino per un calciatore che fino ad ora aveva deluso le aspettative fra i professionisti.

Inoltre la stabilità nell’impiego da titolare, nonostante i cambiamenti sulla panchina del Tomba, rappresenta un importante rafforzamento dell’autostima del ragazzo, ancora a bassi livelli dopo la precedente esperienza deludente.

Racing ferita ancora aperta.

Proprio questa umiltà e questa feroce determinazione a non passare una seconda volta per una pessima esperienza come quella racinguista sembrano un combustibile importante per la fiamma dell’agonismo di Tincho Ojeda.

La seconda stagione è un crescendo individuale di notevole intensità.

Ad oggi secondo miglior giocatore per media voto, secondo solo a Julian Alvarez.

Quarto miglior marcatore del campionato con 12 reti, alle quali si aggiungono anche tre assist.

Il Racing si mangia le mani per aver mollato il calciatore per poco più di quattrocentomila euro, il Godoy Cruz si gode il gioiellino e trascinatore dell’equipo tombino attendendo di incassare l’assegno più importante da molto tempo a gennaio o in estate.

Orgullo mendocino.

Le qualità tecniche e l’insospettabile, almeno fino a qualche mese fa, carattere da trascinatore, uniti a uno spazio di crescita tattica importante sono argomenti che interessano e non poco i diversi scout del Vecchio Continente e anche dal ricco e anche competente Nordamerica.

In visita al sindaco di Gualeguaychú.

Non sarà un condottiero come il general San Martin, ma anche Martin ha saputo crescere e migliorare il proprio bagaglio professionale nella città di Mendoza, palestra di vita a misura d’uomo e di crescita.

Caratteristiche tecniche

Come anticipato Martin Ojeda è un esterno offensivo prevalentemente di fascia sinistra, ma è un calciatore che può ricoprire più posizioni, visto il passato da mezzala nel settore giovanile e da trequartista, oltre che l’impiego da esterno a piede invertito, soluzione tattica che non ama particolarmente, ma usata con frequenza.

Heatmap stagionale (dati SofaScore)

180 centimetri circa, forse un soffio in meno, fisico potente e compatto.

Leve corte, baricentro basso, ma buonissima frequenza di passo. Martin rappresenta un profilo di ala di discreta potenza fisica, esplosività e buon cambio di passo e di direzione.

Vs Huracan.

Questa sua fisicità viene fuori soprattutto nella gestione dell’uno contro uno.

Ojeda infatti cerca ed accetta il contatto con l’avversario grazie ad una capacità di protezione della palla e ad un uso del corpo di ottimo livello. Difficilmente si lascia dominare dai difensori, anche se paga dazio a livello di tonnellaggio.

Nella sua esperienza mendocina Martin ha costruito una fiducia via via maggiore nei suoi mezzi tecnici, ma sopratutto fisici.

Un carattere più solido e battagliero, una maggiore volontà di essere protagonista, senza mollare un centimetro.

Rabona.

Le qualità sera ragazzo sono sempre state presenti, ma solo ora il ragazzo di Gualeguaychú sembra aver trovato il click giusto per farle venire fuori sul campo da gioco.

Dal punto di vista tecnico il profilo del numero 11 dell’Expreso Bodeeguero è di buonissimo livello.

Mancino educato, abile in conduzione è sempre in controllo della sfera che mantiene a corta distanza dal corpo, sempre a disposizione.

Questa ottima gestione del pallone è una arma molto efficace, che unita al quasi ambidestrismo rende Ojeda estremamente difficile da fermare. Creativo, ambidestro, ambizioso e fisicamente ben costruito, è chiaro che Martin è un elemento con notevoli potenzialità, che finalmente ha iniziato a tradurre in risultati concreti, grazie al percorso con la maglia del Godoy Cruz.

In questa stagione sta dimostrando un feeling con la porta notevole, grazie ad una conclusione mancina secca e potente, anche se è in grado di percorrere più vie per trovare la porta, dalle soluzioni di potenza pura a quelle più creative.

In rete contro il River.

La sua capacità di calcio è importante con ambi i piedi, anche da distanza notevole o su palla inattiva e Martin è cosciente delle proprie qualità.

Risulta infatti il calciatore nel campionato argentino che più cerca la porta, talvolta in maniera eccessivamente caparbia.

Non pensiamo però che sia un calciatore egoista o un semplice bombardiere.

Ojeda svolge il suo ruolo di esterno alto in maniera molto generosa, tanto nella gestione della sfera (secondo per KeyPasses nella Liga Argentina), quanto nei movimenti senza palla.

Rara incursione aerea.

Il suo taglio da sinistra verso il centro si sta trasformando in un marchio di fabbrica, infatti questo movimento in diagonale verso l’area ha permesso all’entrerriano di convertirsi in un finalizzatore di livello, ma al contempo facilitando il gioco della squadra, aprendo le difese avversarie grazie a dinamismo ed intelligenza tattica.

Puntando.

La sua ricerca della profondità alle spalle della difesa è senza dubbio una caratteristica interessante. Dotato di sufficiente tempismo e potenza atletica per lavorare sul filo del fuorigioco costringe la difesa a preoccuparsi della sua posizione anche quando in possesso di palla, obbligando il terzino dirimpettaio ad un’atteggiamento più prudente e guardingo, dato che quando può prendere campo, tanto palla al piede che senza, può diventare estremamente pericoloso.

L’abilità tecnica in gestione della sfera si traduce in un dribbling quasi d’altri tempi, secco e senza fronzoli, facilitato dal baricentro basso e dalla capacità di cambiare direzione.

Ancora contro il River Plate.

In sintesi parliamo di un ragazzo in grado di portare pericoli alla porta avversaria in maniera variegata, magari senza una specializzazione vera e propria, ma con un ventaglio di opzioni corposo.

Pur essendo un buon passatore e crossatore talvolta indugia troppo nell’azione personale, cercando la giocata più complessa. Ovviamente quando riesce è uno spettacolo, ma nonostante la splendida annata più di qualche volta i tifosi del Malvinas Argentinas si sono sentiti rumoreggiare a causa di scelte rivedibili.

Difensivamente offre un contributo sufficiente, ma rincorrere gli avversari non è quanto gli viene richiesto. Ha certamente una buona attitudine al sacrificio e al ripiegamento, ma talvolta pare mancare dei mezzi tecnici per andare a contrastare o lavorare difensivamente in un sistema collettivo.

Contrasto.

Per quanto concerne il carattere nelle ultime campagne con la maglia del Tomba Ojeda si è rivelato un calciatore diverso da quanto visto in precedenza. Molto più trascinatore, più sicuro e fiducioso, senza il timore scenico osservato ai tempi del Racing.

Colpisce la “garra” che dimostra in campo, non scontata per un calciatore del suo livello tecnico, ma decisamente interessante anche in ottica di uno sbarco nel calcio europeo.

Non a caso si inizia a parlare con maggiore frequenza di una sua convocazione nella nazionale albiceleste, meritata per quanto espresso sul campo da gioco negli ultimi mesi che lo hanno posto sotto la lente di diversi club del Vecchio Continente.

Una chiamata da parte di Scaloni sarebbe un segnale importante per un calciatore che ha faticato molto per risalire il sottobosco del futbol argentino, partendo dalla dimenticata Gualeguaychú, passando per le giovanili di un club popolare come il Ferro, ma anche attraversando un mezzo fallimento come l’esperienza con la maglia del Racing. Non è facile per nessuno arrivare al top del mondo del pallone, a maggior ragione quando la salita inizia così distante dalla cima.

Evoluzione

Giunto all’esplosione tecnica definitiva a 23 anni ora Martin Ojeda guarda al futuro con attenzione ed un pizzico di impazienza.

Il Godoy Cruz lo riscatterà, ma dubito che il ragazzo preveda di passare un’altra estate fra Malbec ed empanadas ai piedi delle Ande.

Sulle sue tracce diversi club si muovono, si parla del River Plate di Gallardo, di diversi club messicani, così come della MLS, ma sopratutto si parla di Europa e di Italia.

In fuga.

Il passaporto comunitario (italiano) in possesso dell’esterno tombino, unito ovviamente ad un profilo tecnico di livello, fa gola a molti club del bel paese. Udinese, Fiorentina e Napoli sono già da settimane sulle tracce del ragazzo, ma ad oggi nulla è scritto.

L’impressione è che la precedente esperienza in maglia Racing abbia toccato nel profondo il calciatore, portandolo a ponderare molto più attentamente le mosse a seguire per la sua carriera.

Dal punto di vista tecnico sembra più che adatto e pronto al salto europeo, magari in un contesto “morbido” dove poter avere un percorso meno brutale nell’adattamento.

Godoy Cruz gruppo solido.

Ovviamente Tincho potrebbe optare per un percorso meno impegnativo ed ugualmente remunerativo come quello nel calcio statunitense o messicano, ma da quanto traspare dalle sue dichiarazioni la volontà è quella di puntare ad una carriera di livello, prima che ad un conto corrente ipertrofico.

Versatile, con buona tecnica, qualità atletica e creatività, visto anche il costo probabilmente contenuto, si parla di una cifra attorno ai dieci milioni di euro, può essere un investimento appetibile per molte realtà del Vecchio Continente, tanto come futura stella che come utile e versatile rincalzo.

Vestito in bianconero

In un passato non molto lontano in bianconero immaginavamo solo il meglio sulla piazza, i giocatori più famosi e costosi, senza grosse preoccupazioni di denari.

Purtroppo la pandemia, ma sopratutto una gestione societaria discutibile negli ultimi anni hanno riportato l’orologio societario ai bui anni ante 2012.

C’è una enorme necessità di cambiamento, di far circolare l’aria nelle stanze della Continassa, ma anche i volti, cercando di snellire il monte ingaggi e restare competitivi in una Serie A sempre più complessa da affrontare, pur nel suo declino.

Ojeda non è oggi un calciatore da top club. È un ragazzo nel mezzo di un percorso di crescita con potenzialità importanti, ma già oggi in grado di fare e dare molto alla causa a cui aderirà. Vederlo in maglia bianconera sarebbe inconsueto, per tipologia e cinetica d’acquisto, ma si tratterebbe di una eventuale scelta nel solco del ridimensionamento dei costi e del ritorno ad uno scouting più profondo, con un mercato legato più alle necessità tecniche e meno alle occasioni economiche.

Sorvegliato a vista.

Ojeda può fornire un contributo paragonabile a quanto svolto da Bernardeschi, calciatore che pare avviato verso l’uscita da Vinovo, ma che nella Juve odierna ha spazio, grazie a versatilità tattica, capacità di corsa e teoricamente anche di andare a cercare la rete. L’argentino per molti versi può porsi come una versione di maggior carattere e pericolosità offensiva del campione d’Europa, pur senza la stessa esperienza a livello europeo e con una fisicità differente.

Lavoratore.

Ojeda andrebbe ovviamente provato in un contesto nuovo come quello torinese, ma dopo una fisiologica fase di adattamento non credo farebbe peggio del carrarese, ad un costo annuo notevolmente minore.

Tincho non è il talento generazionale che tutti anelano vedere con la maglia del proprio club, ma non sottovalutiamo l’importanza di elementi umili e specializzati nelle dinamiche di una squadra, sopratutto quando portano in dote fuoco agonistico e creatività ad una rosa con recidenti problemi di fantasia e carattere.

Tornare sui propri passi non sempre è negativo, anzi per la Juventus rinnegare il modello “Galacticos” e tornare ad abbracciare un altro modo di fare mercato potrebbe essere la salvezza e fare il bene della società, prendendo nuovo slancio verso il futuro.

Conclusione

La parabola sportiva di Martin Ojeda è di grande interesse a mio modo di vedere.

Si tratta di un tuffo nel futbol argentino profondo, lontano dai riflettori e dalle frammentarie notizie che arrivano in Europa al pubblico generalista.

Un cammino legato a doppio filo con la storia stessa del paese che rende l’esterno entrerriano ancor più peculiare nel suo sviluppo.

Non parliamo più di un teenager da costruire, ma di un giovane uomo già padre di famiglia che è riuscito ad emergere e trovare la sua dimensione sportiva ed umana ed ora ha tutte le capacità e le qualità per mettersi alla prova ad un livello superiore.

Esultanza.

Non è un crack assoluto, probabilmente non lo diventerà, ma ha qualità sotto il punto di vista tecnico, fisico e tattico, enfatizzate da un rinnovato carisma e furore agonistico.

Facendo riferimento al mondo bianconero Ricostruire un club passa anche da acquisti come Ojeda, umili, proletari e concreti, che forse stonano con un recente passato speso alla ricerca di top players, ma che al contempo fanno parte del dna di una società da sempre più avvezza a costruire in casa i propri campioni anziché pagarli profumatamente.

Riassunto

Stefano Follador

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