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#JPostMatch, Chelsea-Juventus: che mazzata!

Chelsea-Juventus, 4-0

É proprio il caso di dirlo…che mazzata! La Juventus non perdeva 4-0 dal 2004 (Roma-Juventus), in Europa invece dal 2000 (Celta Vigo-Juventus); è capitato altre volte di subire quattro reti, come dimenticare la tragica finale di Cardiff o i brutti periodi posto Serie B con il 4-1 esterno a Londra, per merito del Fulham.

La Juve era già qualificata agli ottavi di Champions Legue, questo rende la sconfitta meno amara? No, o forse “Nì”. Perdere in questo modo non piace a nessuno, soprattutto se ti chiami Juventus; poi si può discutere sul fatto che è meglio aver perso ieri e non con Lazio o Atalanta (fra tre giorni).

Abbiamo subito una grossa lezione ma i più svegli (o i più realisti) erano già consapevoli dell’enorme distacco che c’è tra le due squadre, sotto tutti gli aspetti (tecnici, tattici, fisici, economici). Bisogna festeggiare per i tre punti conquistati all’andata, il vero valore delle squadre si è visto ieri sera. Dispiace per i tanti tifosi accorsi a Londra, non è stato certo un grande spettacolo, ma questo è lo sport, a volte si vince e altre volte si perde(anche malamente).

La Partita

Sulla partita c’è ben poco da dire, parla il risultato: primo tempo più equilibrato, poi il tracollo nella seconda frazione di gioco con una squadra che è scesa in campo. Ci sono alcune cose da dire: il mister ha scelto di scendere in campo con ben 4 centrocampisti centrali, due più larghi (Rabiot e McKennie) e due in mezzo al campo (Locatelli e Bentancur); Morata sempre solo in mezzo ad un paio di difensori avversari e Chiesa isolato sulla fascia e anche piuttosto spento. É lecito credere che a fine primo tempo sarebbe stato più logico cambiare qualcosa, visto che il piano del “stiamo arroccati e puntiamo al pareggio” è saltato dopo 25 minuti di gioco.

La Juventus per tutto il match si è ritrovata spesso schiacciata in area senza riuscire ad eludere il pressing degli inglesi, il Chelsea senza grossi problemi spostava il gioco da una fascia all’altra fino a trovare la giusta via con una diagonale sulla trequarti di campo. La velocità del Chelsea è stata evidente, la palla e i giocatori viaggiavano rapidamente, ed è risultata letale combinata con la capacità di creare gli spazi attirando il pressing avversario e liberando un altro uomo. Pressing e contropressing gestito egregiamente dalla squadra di Tuchel.

Questo dimostra che giocare in maniera più conservativa non sempre equivale a meno gol subiti, considerando che abbiamo subito 4 gol (e potevano essere di più). Se è vero che la sconfitta era nell’aria già prima del fischio d’inizio allora perché non tentare qualcosa di diverso rispetto all’andata? Le alternative erano poche in realtà, complici le assenze e l’assenza dalla lista Uefa di Pellegrini e Kaio Jorge.

Un 4-4-2 con Rabiot e Chiesa sulle fasce, Arthur e Locatelli in mezzo e due punte, Kean e Morata? O addirittura l’azzardo in difesa con il giovane De Winter al posto di Cuadrado e il colombiano avanzato sulla destra con Chiesa a sinistra e il solo Morata davanti, un 4-5-1 che almeno garantiva qualcosa sulle fasce. Ma è pur vero che commentare a fine gara o da esterno è una cosa, scegliere in prima persona è tutt’altra cosa; vogliamo comunque bene a Max Allegri, al netto delle differenze di rosa anche lui forse è consapevole di aver sbagliato.

La prestazione dei singoli

Si segnala l’ennesima pessima prova di Rodrigo Bentancur, un giocatore che ha l’innata capacità di sbagliare 8 volte su 10 ogni tipo di cosa. Corre tanto, si danna ma poi non rende e sbaglia le cose più semplici. L’avversario era forte sì, ma di prestazioni simili ne ricordiamo tantissime. Non certo meglio Alex Sandro, dalla sua parte James ha fatto festa e ha una sua disattenzione ha causato il 2-0: si è fatto attirare dalla palla e si è inutilmente accentrato lasciando solo l’esterno inglese, errore da matita rossa.

Gravemente insufficiente Rabiot, goffo, disattento e in balia degli avversari dopo una buonissima prova all’Olimpico. Si salvano sicuramente Szczesny e Locatelli, il primo ha salvato più di una volta il risultato, il secondo è stato l’unico sveglio in mezzo al campo; luci e ombre McKennie, bene fino all’errore finale che ha portato al gol del Chelsea. L’ingresso di Arthur e Dybala non ha cambiato le carte, partita ormai indirizzata verso il tracollo.

Evitiamo isterismi

Facile giungere a pessime conclusioni dopo un 4-0 ma era pur sempre la squadra campione d’Europa, avevamo poco da perdere e molti sono entrati in campo con l’atteggiamento sbagliato (nella ripresa) e il pensiero anche alla Dea, prossimo avversario. Le difficoltà del nostro centrocampo, la carenza creativa e tutti gli altri problemi c’erano già prima e non scompaiono di certo contro l’armata inglese, che non è la Lazio o il Torino, con tutto il rispetto per loro.

Il saluto della squadra ai tifosi bianconeri presenti a Londra. Foto: Juventus.com

Serve più qualità a centrocampo ? Sì. É una novità? No. Si lotterà per vincere la Champions? Assolutamente no. L’obiettivo era passare il girone ed è estato raggiunto in maniera ottimale dopo 4 giornate, ci sono tante squadre che per noi sono al momento ingiocabili (Psg, Bayern, M.City, Liverpool, Chelsea) e non è con loro che dobbiamo competere, ahimè. Inutile rispondere alle sconfitte con richieste di mercato (“Serve Vlahovic!1!!”, “Via Bentancur” , “non possiamo giocare con Alex Sandro”), questi ci sono e questi giocheranno da qui a giugno, bisogna valorizzare le risorse, piaccia o meno.

Si cercherà di fare il massimo agli ottavi, sperando di evitare i bavaresi, il Liverpool e uno tra Psg e City. Tuttavia, con Ajax, Lione e Porto la musica non è cambiata. Che si affronti un top team o meno ciò che conta è l’atteggiamento, la testa e le scelte che si fanno. Agli ottavi ci penseremo tra qualche mese, la priorità è battere l’Atalanta e fare bottino nelle seguenti partite di campionato, perché in Champions ti ci devi qualificare.

Le ripercussioni sul morale e gli interrogativi

Questa brutta sconfitta butterà a terra il morale della squadra o servirà da stimolo per andare in guerra contro l’Atalanta? Difficile dirlo, l’aspetto mentale è sempre difficile da comprendere per sua complessità e l’elevata varietà di reazioni. Sta ai giocatori riuscire ad agire trasformando la delusione in rabbia positiva, sta anche ad Allegri nel gestire la testa dei suoi giocatori.

Infine, gli interrogativi non legati solo a questa partita.

Prima o poi riusciremo a vedere Locatelli ed Arthur insieme? Il brasiliano non ha certo brillato fin ora a Torino ma merita di giocare con continuità per poterlo valutare, in questi anni sono state concesse tante chance a diversi giocatori, dunque perché non testare l’ex blaugrana? Lo stesso si può dire di Kulusevski, con l’esempio dell’esplosione istantanea di Leao al Milan, prima inguardabile e ora fondamentale. A prescindere da ciò che diventerà in futuro deve iniziare a giocare, specie se non vi sono alternative, sono innumerevoli le occasioni concesse a Bernardeschi in questi anni, concediamole anche allo svedese, almeno avremo la conferma di ciò che sarà di lui, in negativo o in positivo.

Per quanto riguarda il gioco, quali alternative riusciremo a crearci da qui a febbraio-marzo? Oggi questa squadra sa giocare solo in un modo, sappiamo tutti quale, non esiste un piano B e ce ne siamo accorti in diverse occasioni. L’allenatore deve essere lasciato lavorare, il suo contratto evidenzia un progetto che non è a breve termine.

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