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RawDiamonds: Karim Adeyemi

L’epoca più felice della storia romana è senza dubbio il periodo del principato adottivo.

Per quasi un secolo i vari imperatori rinunciarono alla cessione del potere ad un figlio, per prediligere il benessere dello stato scegliendo il successore più adatto.

Sembra una scelta sensata, ma stranamente pressoché assente dalla storia dell’Impero, quasi sempre impegnato ad auto sabotarsi in lotte intestine e fratricide.

Dal 69, con Nerva, sino al 180 con la morte di Marco Aurelio i principi scelsero i propri eredi, con attenzione e raggiungendo risultati sorprendenti per lo stato romano.

La successione adottiva, soppiantava la miopia della linea dinastica, portando il benessere collettivo sopra ogni egoismo personale.

In questo senso il posto di centravanti dell’RB Salisburgo è un po’ un principato illuminato adottivo. Stessi salti culturali, la medesima discontinuità geografica, ma sopratutto una intelligente e lungimirante capacità di pianificazione e anticipare i tempi.

In principio fu Sadio Manè, la stella del Liverpool fece spazio a Jonathan Soriano, lo spagnolo poi lascio il posto al coreano Hwang Hee-Chan, seguito dall’israeliano Dabbur.

Toccò quindi all’orgoglio dello Zambia: Patson Daka.

Venne poi il momento del norvegese atomico Erling Braut Haaland, che dopo la sua furiosa manifestazione austriaca lascio nuovamente il trono a Daka, prima che questi salpasse alla volta di Leicester.

A questo punto il trono di Salisburgo è vuoto, pronto ad essere reclamato per il prossimo principe del gol della Bundesliga austriaca.

In realtà il successore designato ci è già noto dallo scorso anno.

Ancora una volta la dirigenza del gruppo RedBull ha lavorato egregiamente, svezzando in casa il virgulto che andrà a sostituire l’ennesima vendita profittevole per il club.

Si tratta ovviamente del tedesco di origine nigeriana-rumena Karim Adeyemi, top scorer e astro nascente del Salisburgo e della nazionale teutonica.

Biografia

Nato il 18 gennaio 2002 a Monaco di Baviera, figlio di padre nigeriano e di madre rumena Karim-David Adeyemi rappresenta benissimo la svolta multietnica e multiculturale della società tedesca.

È un bavarese, ma resta difficile immaginarlo con il Lederhose intonando i tipici canti regionali.

Adeyemi giovanissimo.

Risulta però molto più semplice oggi pensarlo con l’altro indumento tipico del sud della Germania: la divisa del Bayern Monaco. Sarà così, ma la storia prenderà una piega inattesa.

Irrequieto e pieno di energia sin dalla più tenera età viene indirizzati alla pratica dello sport più popolare al mondo: il calcio.

Il primo club di Karim è il locale TSV Forstenried, piccolo club di quartiere dove inizia a muovere i primi passi nel 2008.

Il piccolo però più che i primi passi inizia subito a correre, e a farsi notare.

Già un anno dopo le sue qualità fisiche e tecniche sono superiori ai compagni, tanto che proprio il gigante cittadino ne sonda la disponibilità.

Ovviamente il matrimonio si fa, d’altronde è il dannato Bayern!

Dopo due anni nelle fila dei MiaSanMia arriva però la doccia gelata: la dirigenza bavarese lo mette alla porta.

Un duro colpo, sopratutto per un bimbo di 9 anni. Secondo la società Karim non ha la mentalità e la disciplina necessarie per poter ambire ad un futuro da professionista.

Una bocciatura dura, severa, che certamente tocca nel profondo il piccolo Adeyemi.

Da avversario del Bayern.

Sentirsi dare dell’inadeguato, sottolineare i propri difetti e vedersi negare il sogno di vestire la maglia del club più importante del paese è stato un colpo duro certamente.

Karim si torna a rifugiare in casa, nel club dove aveva iniziato a giocare, TSV Forstenried. Nel giro di un anno Adeyemi ricostruisce la sua fiducia in se stesso e probabilmente riflette anche sui motivi che lo hanno portato ad essere escluso dal Bayern.

Dopo una stagione rigenerante sono gli scout di un club dell’Alta Baviera a notare il ragazzo.

Si tratta dell’Unterhaching, una società con un discreto trascorso nel sottobosco del calcio tedesco, condito da un paio di partecipazioni alla Bundesliga a inizio millennio.

Un inizio più morbido, un’ambiente meno costrittivo dell’esigente mondo Bayern, sicuramente più adatto all’indole caratteriale del giovane, che in rossoblu inizia a fiorire e costruirsi un bagaglio tecnico di tutto rispetto. Merito sopratutto della società che segue in maniera quasi familiare il ragazzo, con il presidente Manfred Schwabl che inizia una collaborazione continua con presidi ed insegnanti del ragazzo onde cercare di migliorarne disciplina e risultati scolastici.

Sorriso ritrovato.

Con il tempo Adeyemi cresce e matura, eliminando le intemperanze che ne avevano caratterizzato il percorso e occultato le virtù sportive.

D’altronde a Karim le qualità non erano mai mancate, piuttosto aveva bisogno di trovare l’approccio adatto al suo carattere.

Con l’approssimarsi dell’adolescenza iniziano a farsi vivi diversi grandi club europei.

In Baviera arrivano tanti emissari, quelli che bussano con maggiore insistenza alla porta dell’Unterhaching sono essenzialmente tre: Chelsea, Barcelona e RedBull Salisburgo.

Credo che ogni sedicenne avrebbe immediatamente scartato il club austriaco per fiondarsi in Catalogna o a Stamford Bridge. Non dimentichiamo però la scottatura presa a suo tempo da Karim in maglia Bayern.

I top club sono ambienti estremamente competitivi, dove la sottile linea fra successo e fallimento non è facile da tenere d’occhio. Un giovane deve essere in grado da non farsi ipnotizzare dalle luci del Camp Nou illuminato a giorno in una notte di Champions o dal ruggito del pubblico del Boxing Day e programmare lucidamente il suo futuro.

Adeyemi ci riesce.

Sceglie a lungo termine, scommette sul percorso graduale, non sull’immediato, scegli il RedBull.

Adeyemi alla firma con il Salzburg.

Nonostante le enormi polemiche etiche che hanno coinvolto la compagine, o per meglio dire il gruppo di compagini, facente capo alla azienda della nota bibita energetica, gli austriaci hanno ampiamente dimostrato una capacità eccezionale di crescere e sviluppare calciatori di ottimo profilo, assicurando una ottima carriera a ragazzi pescati in ogni angolo del globo, magari dopo che erano stati scartati da altri club.

La RedBull crede fortemente in Karim, ma non solo a parole.

Investe nel ragazzo 3.35 milioni di euro, che con i bonus potrebbero arrivare a 5.5 milioni. Un’incasso notevole per il club bavarese, abituato a galleggiare fra 3.Liga e Regionalliga.

Liefering gang.

D’altronde le cifre raccolte dal sedicenne sono di tutto rispetto, siglando 19 reti in 21 presenze con l’U17, ma anche andando a segno con l’U19 in uno dei sette spezzoni di gara disputati.

Il mondo RedBull può offrire a Karim la possibilità di pianificare un percorso di crescita graduale e definito, percorso che abbiamo visto fare a diversi calciatori di altissimo profilo.

L’arrivo nella città di Mozart coincide con un piano già definito. Il più delle volte i sedicenni vengono parcheggiati nel settore giovanile per abituarsi al nuovo ambiente, ma Karim dimostra di avere da subito una marcia in più, venendo spedito in prestito in quella che è de facto la squadra riserve del Salisburgo: l’FC Liefering.

In seconda divisione Adeyemi trova da subito un discreto spazio.

La stagione 18/19 farà registrare 6 reti in venti presenze per il tedesco, ma la novità è data anche dall’esordio in Europa League con la maglia del club ancestrale della galassia dei Tori Rossi.

Al Liefering Adeyemi trascorrerà in tutto diciotto mesi, alternandosi fra le altre cose anche con gli impegni in Youth League e con la nazionale tedesca.

Rigorista.

Alla fine della sua esperienza con il secondo club austriaco a marchio RedBull, Adeyemi avrà collezionato 35 presenze, con 15 reti e 12 assist, iniziando a far tintinnare più di qualche campanello in giro per il continente.

Se il Salisburgo ha una certa sicurezza nel percorso scelto assieme alla famiglia ed al giocatore, chi teme di vedersi scappare il calciatore è la selezione nazionale tedesca.

Gol al debutto.

Karim ha sempre vestito i colori de Die Mannshaft, ma anche Nigeria e Romania possono avanzare pretese sul virgulto bavarese. Difficile però che Adeyemi cambiasse idea. Con la Germania ha scalato le categorie giovanili, a partire dalla U16, passando per il titolo di campione d’Europa con la selezione U21.

Il 5 settembre 2021 è giunta la definitiva discesa in campo con la maglia della nazionale maggiore, nella gara vinta per 6-0 sulla selezione armena, dove Adeyemi si è tolto pure lo sfizio di mettere a segno il sesto gol, coronando il suo debutto con la rete.

Una presenza storica la sua, ad oggi già replicata altre due volte, infatti il bavarese è stato il primo rappresentante di un club austriaco a vestire la maglia della Germania dai tristi tempi del Terzo Reich e dell’annessione forzata dell’Austria alla Germania nazista.

Nel club viene inserito gradualmente nei meccanismi della prima squadra.

Nella stagione 19/20 debutta in Bundesliga con la maglia del Salisburgo, collezionando un gol e tre assist in 347 minuti di gioco, quasi sempre da subentrato.

Nell’annata seguente inizia a conquistare centralità nel progetto tattico, pur venendo impegnato nel ruolo di esterno offensivo più che da centravanti, vista la presenza di Patson Daka. Il suo contributo è decisivo per la vittoria del titolo nazionale. Sette reti e nove assist nelle 39 gare di campionato, più 5 presenze ed una rete nelle coppe europee ed altre due reti ed un assist in coppa nazionale.

Esultanza.

È chiaro a tutto il mondo pallonaro che il numero 27 è il prossimo in linea di successione al trono di centravanti titolare del Salisburgo, tanto che alcuni club cercano di anticipare i tenti e tentare di soffiare il tedesco già in estate.

Si parla di Liverpool, Inter, Bayern Monaco e Borussia Dortmund, club di prima fascia.

Ma Karim ringrazia e passa oltre. Sta costruendo un percorso lungimirante e sa che una stagione con i gradi da titolare è quello di cui ha bisogno ora.

I numeri fino ad ora danno ampia ragione a Adeyemi.

Sei centri nelle prime sei gare stagionali, per un totale di 14 fino ad ora, con due assist.

In Champions League ha faticato di più, ma è anche il suo futuro terreno di caccia.

Nelle prime quattro gare è già andato a segno tre volte, portando i suoi al comando del girone G, per ora.

Contro il Wolfsburg.

Ha saputo segnare due reti dal dischetto, fallendo il primo penalty a Sevilla, ma va fatto una impressione molto positiva per attitudine e movimenti, dimostrando di possedere un livello di gioco all’altezza della migliore competizione del pianeta.

Il destino di Adeyemi sembra scritto, questa stagione a Salisburgo, magari la prossima per poi sbarcare ad imporsi in uno dei migliori club del continente, magari la lasciando libero il trono per quello che molti hanno già individuato come il successore designato: Roko Simic.

Caratteristiche tecniche

Karim Adeyemi gioca come punta centrale in un attacco a due, sopratutto se accompagnato da un calciatore di maggiore stazza (Okafor nel RedBull), ma può disimpegnarsi sia come vertice centrale di un tridente o come attaccante esterno sinistro.

Potremo considerarlo una sorta di jolly offensivo, ma a prescindere dalla posizione occupata nominalmente Adeyemi si caratterizza per uno stare in campo in linea con la filosofia calcistica del suo club ed in parte della sua nazionale.

Progressione.

Le parole chiave sono energia, pressing, velocità ed elettricità.

Filo conduttore di una interpretazione del calcio vicina ai principi di gegenpressing e di football heavy metal molto applicati e ricercati dalla scuola tedesca.

La fisicità del giovane Karim riprende questi principi.

Non è un colosso, ma misura comunque circa 180 centimetri, non eccelle in forza fisica, ma può contare su una velocità eccellente, tanto in allungo, quanto nel breve, rafforzata da una capacità di cambiare direzione di livello superiore.

Estremamente dinamico, si rivela un moto perpetuo in entrambe le fasi di gioco, cercando spazi e cercando di prendere il tempo o la profondità ai difensori avversari con i suoi continui scatti ed accelerazioni sul filo del fuorigioco.

In Austria in campo aperto risulta pressoché impossibile da contenere, facendo a fette qualsiasi difesa gli conceda un minimo di profondità alle spalle. Ovviamente crescendo il livello tecnico crescono le difficoltà, ma si tratta comunque di un calciatore già pronto per competere anche al top dal punto di vista fisico.

Dribbling.

Se velocità, resistenza e agilità non gli fanno difetto, resta ancora sotto il par per quanto concerne la forza fisica.

Tende a faticare molto quando si trova spalle alla porta, non riuscendo a tenere la posizione contro la maggior parte dei difensori, in parte ciò si deve alla sua giovane età e ad una maturazione fisica ancora non completa.

Questo lo rende ad oggi un giocatore molto più efficace quando può guardare la porta, senza dover soffrire le angherie dei difensori alle spalle.

Riesce a nascondere piuttosto bene le difficoltà fisiche grazie ad una intensità di movimento che lo rende molto difficile da controllare.

Dal punto di vista tattico sa muoversi con estrema intelligenza fra le linee, galleggiando nelle aree grigie di competenza per poi schizzare via, creando quei due metri di separazione che gli consentono di girarsi e affrontare faccia a faccia la difesa.

Karim è un buon dribblatore, non particolarmente fantasioso o raffinato, ma dotato di una capacità di accelerazione e cambio di direzione molto interessante.

L’esplosività, unita a una notevole capacità di conduzione della sfera con entrambi i piedi lo rendono interessantissimo in situazioni dinamiche, dove da il meglio di se, anche se raddoppiato o messo alle strette.

Duello.

In un contesto tattico dove il recupero alto della sfera è molto importante, è chiaro che la capacità di improvvisare e prendere d’infilata la difesa in transizione sono armi molto importante per la fase offensiva del Salisburgo.

Dribbling e reti.

Una finezza tecnica da parte di Adeyemi in queste situazioni è rappresentata dalla sua capacità di ricevere palla già parzialmente scattando in avanti, a tre quarti potremo dire, proteggendo la ricezione con il corpo e proiettandosi verso la porta avversaria. Non molti attaccanti hanno la sicurezza per accettare questo tipo di ricezione, molti preferiscono una ricezione palla “piatta” in modo da poter assicurarsi più facilmente il possesso, perdendo però totalmente lo spunto e la possibilità di essere ancora in movimento.

Eccellente animale da transizione, ottimo nel trovare spazi fra le linee e in profondità, grazie ad una combinazione perfetta di intelligenza, letture, dinamismo, dribbling e conduzione della sfera Karim però si sta facendo notare sopratutto per le reti segnate.

Il suo tiro da fuori è certamente di ottimo livello, ma è dentro l’area che raccoglie la maggior parte delle soddisfazioni.

Non potendo contare su un fisico dominante predilige agire di astuzia e sfruttando la sua velocità, tagliando con ottimo tempismo sul primo palo o cercando la separazione con la difesa fintando l’affondo, per poi schizzare indietro verso il limite dell’area.

Contro Neuer.

Non teme di toccare la palla in area, sopratutto se confrontiamo il suo comportamento con quello di coetanei, smaniosi o impauriti che forzano la conclusione anche quando non è il caso. Karim invece pondera la situazione, scegliendo a seconda del caso soluzioni dirette e rapide, ma anche altre opzioni, ma sempre con una sensibilità squisita come testimoniano i numeri di reti rispetto agli xG durante tutta la carriera professionale di Adeyemi. La conversion rate pari a 24,5%, durante la stagione passata, evidenzia ancor di più la letalità davanti alla porta avversaria del bavarese.

Il rovescio della medaglia a livello offensivo risiede principalmente nel fatto che tutto questo enorme volume di lavoro sul fronte offensivo, ma anche in pressing, comporta spesso una perdita di lucidità nelle scelte operate.

Conclusione.

Karim registra diversi assist, è un calciatore associativo, riesce a mettere i compagni in condizione di essere pericolosi in maniera diretta, ma anche indiretta, ma allo stesso tempo questo volume generato implica una notevole mole di imperfezioni.

Passaggi sbagliati, per eccesso di ambizione o foga, scelte poco avvedute nella gestione della sfera, generano l’impressione che talvolta il cervello di Karim non riesca a star dietro alla sua velocità di esecuzione tecnica, portandolo a non valutare in tempo le spaziature e le scelte dei compagni.

Paradossalmente il ragazzo risulta un passatore migliore proprio nella situazione in cui tende a soffrire di più a causa della staticità obbligata quando riceve spalle alla porta. In queste situazioni quando riesce a tenere fisicamente il duello risulta abile nel trovare lo scarico o il suggerimento sugli esterni.

Solitamente quando passiamo all’aspetto difensivo parlando di un calciatore dalle caratteristiche tecniche e fisiche simili a quelle di Karim tendiamo a tagliare corto, per mancanza di situazioni da analizzare sopratutto.

In realtà il tedesco è una piacevole eccezione alla regola, sopratutto a causa dell’educazione ricevuta negli anni presso la causa RedBull.

Jesse Marsch, come tutti i tecnici di casa RB, è un allenatore molto attento alla fase di pressing, convinto sostenitore della riconquista alta ossessiva. La difesa comincia da dentro l’area avversaria e anche un attaccante come Adeyemi deve essere parte di questo assetto tattico.

In contrasto.

Il ruolo del ragazzo non è di riconquista della sfera, ma di sporcare la giocata, obbligando i difensori a cercare la palla lunga, anziché la costruzione dal basso.

In questo la velocità di piedi e di pensiero di Karim sono essenziali, risultando un temibile inseguitori per tutti i centrali della Bundesliga austriaca.

Heatmap (dati SofaScore)

Evoluzione

Già oggi a soli diciannove anni Karim Adeyemi è in grado di giocare ad altissimo livello, dimostrando di essere un calciatore di talento, con un potenziale da stella di prima grandezza.

Non è perfetto, sia ben chiaro, ma il suo percorso personale e tecnico sembra tracciato in maniera splendida.

I suoi difetti principali sono fisicità, nel ruolo di 9, e la rifinitura.

Per quanto concerne il primo è chiaro che Karim non sarà mai il 9 vecchio stile, il caro vecchio panzer teutonico, ma porta con se una interpretazione diversa del ruolo, dove non si parla più di sportellate e guerre di posizione tra giganti, ma di un attacco molto più incentrato sul dinamismo e l’energia.

Volare….

Se mi si consente un paragone bellico stiamo vivendo un periodo di grande mutamento, un po’ come passare dalla fanteria antica romano-imperiale agli arcieri Unni a cavallo proveniente dalla steppa. Due macchine da guerra di eguale capacità di conquista e devastazione, ma figlie di contesti diversi.

Oltretutto se non bastasse questo nuovo corso del calcio mondiale Adeyemi ha già dimostrato come possa rendere bene anche in un caro vecchio attacco a due punte, accanto ad un partner più prestante o dirottato verso l’esterno, anche se uno con il suo killer instict lo vorrei sempre vicino alla porta.

Per quanto concerne la capacità di ripulire i suoi passaggi, credo che sia solo questione di tempo ed esperienza. Adeyemi tecnicamente ha tutte le carte in regola per farsi valere anche in costruzione, deve solo imparare a gestire il ritmo di gara a magari conoscere meglio i compagni.

Sportellate.

Immagino sia il caso di considerare che fra cambi di casacca suoi e dei compagni di squadra il bavarese non ha avuto modo di sviluppare quel feeling naturale che dovrebbe esserci fra commilitoni.

Vestito in bianconero

Quando Agnelli parlava di acquistare il “Ronaldo di venticinque anni”, qualche tempo fa credo si riferisse a calciatori come il giovane Karim.

Sia ben chiaro non è detto che il nostro numero 27 sarà l’erede dell’alieno lusitano, ma è palese che fra i papabili protagonisti del calcio europeo del prossimo decennio ci sia anche Adeyemi.

Purtroppo la nostra situazione di bilancio non ci mette nelle condizioni di partecipare ad aste con le altre potenze del continente, meno ancora con quelle di oltremanica.

Sul bavarese spuntano voci quotidianamente di abboccamenti. È chiaro che per acquistarlo la concorrenza sarà terribile.

Dal punto di vista tecnico molto potrebbe dipendere dalla direzione che verrà impostata.

La mia idea è quella che punta verso un centravanti di maggiore prestanza fisica, che potrebbe mettere fine a certe endemiche problematiche bianconere di riempimento dell’area e di capacità di pungere anche quando gli avversari si arroccano.

Conduzione.

Adeyemi resta un profilo molto interessante; ma probabilmente in una veste da seconda punta o come esterno offensivo in un tridente.

Per forza di cose la presenza di Dybala sarebbe difficilmente conciliabile con quella del tedesco, anche in una rosa tatticamente disfunzionale come la nostra.

Conclusione

Se riuscirà a mantenere la sua incredibile carica di elettricità, intensità ed energia, Karim Adeyemi può puntare ad essere uno dei calciatori simbolo della generazione degli anni 2020, senza ombra di dubbio.

Giocatore del mese settembre 2021.

Figlio della nuova Europa, multietnica e multiculturale, Karim è l’immagine del calcio del futuro, dove i ruoli sono più compiti ed interpretazioni che copioni, dove la velocità di esecuzione vale più che la qualità stessa.

Il suo avvenire sarà ovviamente lontano dal lavoratorio RedBull di Salisburgo e sono convinto che avrà modo di scegliere con calma ed attenzione dove continuare il suo percorso sportivo, che sono abbastanza sicuro sarà interessantissimo e di successo.

Riassunto

Stefano Follador

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