Spazio Liga

SpazioLiga: il punto della situazione

Dopo un terzo di campionato c’è ancora tutto in gioco, ma è altrettanto vero che qualche indicazione la possiamo trarre da queste prime 13 giornate di calcio iberico.

La classifica

Le squadre

Real Sociedad

I baschi a sorpresa guidano il drappello. Sembrava una situazione provvisoria, ma i ragazzi di Imanol non incassano una sconfitta dal 15 agosto nella prima gara del campionato. Dimenticate però la Real tutta spumeggiante ed offensiva della scorsa stagione. Il primato è costruito sulla solidità difensiva e sulla fecondità del vivaio Txuri-Urdi.

La forza del gruppo

Oyarzabal, Elustondo, Gorasabel, Zaldua e Zubimendi sono tutti ragazzi fatti in casa e spina dorsale dei bianco azzurri.

In attesa di maggiore continuità da parte della stella Alexander Isak, finora molto intermittente, la squadra di San Sebastian si gode un primato meritato, ma difficilmente difendibile ancora a lungo.

Sognare non costa nulla, per cui tanto vale farlo.

Real Madrid

Il Real è sempre il Real. Ovvio che sia fra i favoriti per il titolo, anche a dispetto della perdita di un leader come Sergio Ramos e del suo scudiero Varane.

Carretto e Karim.

Il cavallo di ritorno Ancelotti sulla panchina della Casa Blanca ha portato la prevedibile tranquillità, ricostruendo, pur con alcune battute di arresto (Osasuna, Espanyol,Levante).

Benzema e Vinicius si trovano a meraviglia ed hanno iniziato la stagione con i botti. Alaba si è confermato un calciatore splendido.

La vecchia guardia si conferma ancora solida, nonostante gli anni che passano.

Fra i balbettìi dei campioni in carica dell’Atletico, le acerbe ambizioni di Real Sociedad e Sevilla i blancos paiono i candidati numero uno alla corona.

Sevilla

Gli andalusi sono appaiati al secondo posto e mai come quest’anno sembrano nutrire ambizioni di titolo.

Koundè e Lamela.

Squadra profonda, con impianto tattico solido e molte alternative, deve solo cercare di tenere il contatto con la testa della classifica e credere di poter fare l’upset.

Il rendimento difensivo molto positivo, le tante bocche da fuoco in avanti e una mediana profonda e con molteplici soluzioni danno a Lopetegui fiducia per il futuro, sempre e quando i sivigliani inizino ad evitare scivoloni come quelli di Maiorca o Granada.

Atletico Madrid

I campioni in carica nonostante i rinforzi estivi stanno dando l’impressione di un preoccupante auto sabotaggio.

Campeones 20/21

Sulla carta sono la squadra che si è maggiormente rinforzata, a fronte della cessione del solo Saul comunque fuori dalle dinamiche di squadra.

Il marchio di fabbrica storico del calcio di Simeone è stata sempre la difesa, ma le ultime uscite dipingono un quadro preoccupante per la retroguardia dei colchonero.

L’impressione è che dopo il titolo dello scorso anno al Wanda Metropolitano sia subentrato un po’ di appagamento, che mal si coniuga con la forte componente emotiva del calcio del Cholo.

Real Betis

I biancoverdi di Nevrion continuano il percorso intrapreso con la nomina di Pellegrini l’estate passata.

Fekir e Pellegrini.

Dopo un avvio a singhiozzo, 2 punti nelle prime tre gare, i betici hanno vinto tutte le partite alla loro portata, uscendo sconfitti solo nei confronti con le big del campionato. Certamente duole la sconfitta patita nel derby, ma nel complesso gli andalusi stanno affrontando bene la stagione.

Degni di nota il rendimento della mediana Carvalho-Rodriguez, ma anche i trequartisti Fekir e Canales. A loro devono molto El Panda Iglesias e Willian Josè.

Le ambizioni europee comunque sembrano più che giustificate.

Rayo Vallecano

Continua a stupire e stupirsi la compagine neopromossa di Madrid.

Dopo 13 giornate gli uomini di Iraola hanno collezionato ben 20 punti, avvicinandosi molto alla quota salvezza.

Esultanza.

Del Rayo protagonista di un sorprendente avvio di stagione abbiamo già parlato in un articolo dedicato che vi invito a recuperare.

Osasuna

Molto convincente anche l’avvio della banda di Arrasate, che però ha trovato quattro turni senza vittoria, pur strappando un punto pesante al Bernabeu.

Corsari a Maiorca.

Ad ogni modo il cammino dei Rojillos può dirsi positivo, ma se volete approfondire vi rimando anche qui all’articolo specifico.

Athletic

A Bilbao con l’arrivo di Marcelino è tornata la convinzione e si è scosso un ambiente talvolta troppo seduto e tranquillo.

Questo nuovo corso basco, più frizzante e voglioso, ha però il rovescio della medaglia dato da prestazioni molto irregolari.

Marcelino ed il suo duo.

Vittorie pesanti come quella di Villarreal fanno il paio con scivoloni inusitati come l’ultima gara casalinga contro il Cadiz.

Questa altalena pare far bene a Iker Muniain, da tempo non lo si vedeva così convinto e centrale nel progetto tecnico basco.

Bene anche Inaki Williams che sta dimostrando di poter essere la guida per la nuova generazione del vivaio biancorosso, con il fratello Nico in testa.

Barcelona

La zona Champions è a soli sei punti, ma non fa molta differenza. Paiono comunque anni luce.

Il club catalano pare investito da un vortice di negatività e cattive scelte, incapace di scrollarsi di dosso la fine del ciclo di successi.

L’assenza di Messi ha mostrato il re nudo.

Mancanze caratteriali più che tecniche hanno già fatto saltare la panchina di Koeman, in realtà colpevole solo di aver assecondato la società.

Depay ha avuto un ottimo impatto, Ansu Fati è il futuro, così come Frankie De Jong, ma attorno a loro ci sono molte macerie su cui ricostruire, sopratutto a livello mentale.

Xavi è una scelta romantica, ardita, ma anche un rischio che sarebbe stato meglio evitare.

Valencia

La squadra allenata da Bordalas era per me seria candidata ad un naufragio questa stagione ed invece los murcielagos si stanno dimostrando una compagine ostica per chiunque.

Merito del DT, bravo a ridare vita a gente del calibro di Gonçalo Guedes e a pescare bene dalla panchina.

Il faro del Valencia resta Carlos Soler, calciatore dall’enorme valore.

Affrontate tutte le big della Liga ora Los che possono vedere fino a che punto è lecito sperare per la squadra.

Espanyol

Los Pericos sono tornati in massima divisione e pare chiaro che ci vogliano restare.

Avvio di stagione positivo per i catalani, guidati da un eccellente Raul de Tomas, ma anche da un inossidabile Diego Lopez e dalla colonna portante della squadra formata da Cabrera ed Embarba.

RDT castiga l’ex club.

La vittoria sul Real Madrid è la ciliegina sulla torta del ritorno in Liga del club, ma c’è ancora un po’ di strada da fare prima di poter festeggiare la salvezza, visto che ad ora i biancoblu sembrano forse eccessivamente dipendenti dalla vena realizzativa del neo centravanti della nazionale RDT.

Villarreal

La maggiore delusione della stagione iberica finora sono senza dubbio i castigliani.

Un inizio zoppicante di campionato, troppi punti persi per poca lucidità e l’infortunio della stella Gerard Moreno hanno reso l’avvio del Sottomarino Giallo un mezzo incubo.

Delusione.

La luce in fondo al tunnel c’è, ma il ritardo per la zona Europa inizia ad essere importante.

Aggrappata alle buone prestazioni di Arnaut Danjuma e della linea difensiva, il Villarreal attende il ritorno del numero 7 come acqua nel deserto, viste le difficoltà delle alternative offensive.

Alcacer e Dia infatti ad oggi sono pesantemente bocciati.

Mallorca

Mao Zedong diceva che la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma nemmeno la salvezza, questo lo dico io però.

I diavoli rossi delle Baleari sono scesi in campo in Liga proprio con questa idea.

Combattivi, tignosi e concentrati, raggranellano punti quando non sembra possibile costringendo a soffrire tante compagini più quotate.

Sporchi e cattivi.

La squadra di Luis Garcia è un collettivo solido, difficilmente esce mentalmente dalla gara, tranne nel 6-1 patito al Bernabeu, e ci mette tutta la cattiveria e la fisicità possibile, come testimoniano i numerosi cartellini.

Dimenticate lo joga bonito, qua si va in trincea a lottare nel fango per ogni centimetro.

Le individualità da tenere d’occhio sono certamente Fer Niño, puntero con vibrazioni positive, ma anche Pablo Maffeo, ex bimbo prodigio, l’eterno Dani Rodriguez e nonno Salva Sevilla, in questo strano cocktail di veterani e sbarbati.

Deportivo Alaves

Venti giorni fa Javi Calleja era un morto che camminava.

Dopo la rocambolesca ed incredibile salvezza della passata stagione il tecnico aveva collezionato cinque sconfitte in fila a inizio stagione, battuto i campioni in carica collezionato ulteriori due sconfitte, per poi incassare dieci punti in quattro gare, compresa la trasferta al Camp Nou ed aggiustare la classifica momentaneamente.

LaGuardia castiga i campioni in carica.

L’Alaves ha una delle rose meno attrezzate del campionato, ma ha saputo approfittare di ogni occasione.

La stella e miglior calciatore della banda è il solito Joselu, che sembra aver metabolizzato l’addio del partner Lucas Perez.

La classifica oggi sorride, ma ci sarà da soffrire fino all’ultimo.

Celta Vigo

Dopo la magia dei primi mesi con Coudet in panchina i galiziani sono tornati agli errori di sempre.

Una partenza ad handicap, con un misero punto nelle prime cinque gare, occasioni buttate ed una spettacolare tendenza a complicarsi la vita da soli.

Aspas e Mina nel 3-0 al Getafe.

Il Celta ha le qualità e i valori per viaggiare a livello più alto in classifica, ma le incertezze dei Celesti sembrano essere più emotive che tecniche.

Va recuperato assolutamente Tapia, vero valore aggiunto della mediana e si spera nella eterna giovinezza di capitan Aspas.

Cadiz

Gli uomini di Cervera restano una compagine tosta da affrontare, ma era prevedibile che non potessero replicare l’avvio furioso di un anno fa.

I gaditani entrano al Ramon de Carranza

Gli andalusi non stanno offrendo un cattivo calcio, ma stanno faticando molto a raccogliere punti in casa. Fra le mura amiche infatti sono arrivati quattro pareggi e tre sconfitte, ruolino che pone i gialli in vista zona retrocessione.

Tra i nuovi acquisti solo il cileno Alarcon pare essere a proprio agio in Liga, mentre per gli altri arrivi stiamo vedendo una certa difficoltà.

Sempre affidabile Espino sull’out mancino, così come il capitano Alex Fernandez e bene anche Lozano in avanti, anche se serviranno più gol da parte dell’onduregno nel proseguo della stagione.

La salvezza pare più possibile, ma serve blindare il Ramon de Carranza quanto prima.

Granada

Gli andalusi biancorossi hanno perso il tecnico Diego Martinez, rimpiazzato da Robert Moreno. Hanno cambiato portiere titolare, acquistando l’ottimo Maximiano, ma la classifica messa in mostra è assolutamente deficitaria, d’altronde se il miglior calciatore della squadra è di gran lunga il portiere significa che le fragilità ci sono e sono chiare.

Robert Moreno è un tipo molto cool.

Il rischio di restare invischiati nella lotta per la salvezza è praticamente certo, un discreto passo indietro per una realtà che due anni fa conquistava l’Europa con solidità e qualità.

Mancano gol e creatività.

Bacca è un ex giocatore, ma gli è stato dato il ruolo di 9 titolare, Suarez e Machis sono più intermittenti delle luci di una disco anni 80.

Insomma urgono interventi.

Elche

I franjiverde sapevano a cosa andavano incontro.

Dopo la salvezza last minute, agevolata dal suicidio dell’Huesca, la compagine di Escribà era chiamata ad un’altro anno di sofferenza per conquistare la permanenza, previsione azzeccata.

Corazon Ilicitano.

Con undici punti occupano la terzultima piazza, ma la squadra pare essere enorme sul pezzo ad ogni gara, sembranti in grado di fare punti vin quasi ogni situazione.

L’attacco è estremamente buono per la zona retrocessione, il trio Benedetto, Boyè e Lucas Perez è roba da metà classifica comoda, peccato che a volte finiscano per pestarsi i piedi o restare isolati dal resto della squadra evidentemente priva di un “floor general”.

Doveva essere il ruolo di Javier Pastore, ma l’ex Roma ha ribadito come i problemi fisici abbiano da tempo preso il sopravvento sulla sua qualità tecnica.

Resta la rocciosa difesa su cui affidarsi, con gente che non va tanto per il sottile come Roco, Bigas e Verdù, ma che sa come si gioca per la salvezza.

Le carenze qualitative in mediana sono evidenti, ma a livello caratteriale l’Elche pare attrezzato. Sperando che bombe atomiche nello spogliatoio come il caso Marcone restino ancora silenti.

Levante

Nel giro di dodici mesi i valenciani hanno subito un tracollo leggendario.

Da squadra rivelazione, ostica e divertente grazie alle sgroppate dei suoi tre funamboli a cadavere letargico sul fondo della classifica.

Sei punti conquistati sono una miseria rispetto a quanto atteso, urge scossa anche perché la cacciata di Paco Lopez non sembra aver cambiato la rotta.

Per ulteriori dettagli vi consiglio di consultare l’articolo specifico di qualche settimana fa.

Getafe

La china discendente degli azulones non sembra volersi frenare.

Dopo la lenta agonia della fine del ciclo Bordalas, con evidente cambi di direzione a livello tecnico e concettuale, i madrileni languiscono all’ultimo posto, offendo settimana dopo settimana uno spettacolo piuttosto povero.

Macias disperato.

Non sono bastati i nuovi innesti in fase offensiva (JJ Macias e Sandro Ramirez), con la squadra che ha saputo mettere a segno solo sei reti finora, ma sopratutto il Getafe pare aver perso anche la grinta ed il carattere che lo avevano reso una delle squadre più interessanti da seguire negli scorsi anni.

Difficile vederli nuovamente in Liga a settembre.

Stefano Follador

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