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RawDiamonds: Matias Soulè

Mar del Plata è una città strana.

Innanzitutto è per noi europei una cosa assurda conoscere il giorno esatto di nascita di una città. MdP viene fondata il 10 febbraio 1874, da un certo Patricio Peralta Ramos.

A Mar del Plata ci sono i leoni marini che girano indisturbati per le zone antistanti il porto, a due passi da centri commerciali ed hotel, come fosse normale.

Scena normale a MdP.

Mar del Plata è una specie di Riccione dopo una prepotente cura a base di testosterone ed ormone della crescita. Culla del divertimento nazional popolare, parte integrante della cultura e della società albiceleste la città costiera è de facto la versione estiva di Buenos Aires, dato che moltissimi porteños scelgono di passare le vacanze in questa città a qualche ora di macchina dalla Capital Federal. La popolazione durante il verano australe arriva ad aumentare del 300%, in larga parte giovani e famiglie che vogliono godersi i divertimenti, le spiagge e il mare, lottando con i leoni marini e le raffiche di vento che spesso provocano spettacolari voli di ombrelloni.

La costa marplatense.

Mardel poi è la sola città Argentina dove il primato del futbol sia messo a repentaglio dalla presenza di un altro sport. El baloncesto infatti è la disciplina principe in riva all’Atlantico e la sola presenza dell’icona per eccellenza del basket argentino nella regione, ovviamente Manu Ginobili nativo di Bahia Blanca, dovrebbe far capire il peso specifico di questo sport in questa zona, seconda solo alla provincia di Santa Fe per cestisti prodotti.

Un contesto strano, particolare, quasi sospeso fra un’estate e la successiva in un tempo immobile e ciclico allo stesso tempo. In una città così se ha del talento in qualsiasi disciplina, per forza di cose sei destinato a NON essere uno dei tanti.

Facundo Campazzo non è normale.

Guardate Facundo Campazzo, nativo di Mar del Plata.

Arrivato in NBA dopo le ottime esperienze europee, ma praticamente sconosciuto al pubblico ed a molti addetti ai lavori statunitensi, si è rivelato un ottimo cestista anche per l’NBA grazie a qualità impossibili da replicare per chiunque altro.

Intendiamoci, ci sono state moltissime guardie più forti, ma se alcuni giocatori possono in qualche modo venire imitati, ci sono altri che hanno un dono così unico, una comprensione del gioco così raffinata che non è possibile farlo. Campazzo è inimitabile, perché giocava in maniera così naturale che solo El Facu può fare e pensare quello che fa Campazzo.

Dribbling.

Osservando negli ultimi anni Matias Soulè mi sono sempre chiesto se questa inimitabilità non sia una cosa propria dei nati in questa città in riva all’oceano.

Soulè non è il più atletico, non è il veloce, forse non è nemmeno così tecnico come altro trequartisti, eppure in lui, nel suo stare in campo c’è una naturalezza e una qualità del gesto tecnico che lo rende magnetico per gli appassionati di calcio.

Oggi Matias è l’uomo del momento, al centro delle cronache per la sorprendente chiamata in nazionale, ma credo che non potremo parlare di Soulè senza parlare di Mar del Plata.

Un luogo dal carattere pungente, che entra dentro e trasforma.

Biografia

Matias Soulè Malvano nasce a Mar del Plata il 15 aprile 2003.

Il giovane mancino ha il cuore nel pallone sin dalla più tenerissima età.

A soli tre anni e mezzo inizia a correre dietro ad un pallone con la maglia del Club Argentinos del Sur, a sei le sue qualità sono già evidenti e passa ad un nuovo club che si muove a livello più alto: il Kimberley.

Foto di repertorio.

Man mano che cresce sono sempre più gli osservatori dei grandi club della capitale che vengono a visitare la Perla dell’Atlantico. Niente foto con i leoni marini per loro però, ma frequenti visite a prendere appunti su quel ragazzino magrolino che fa parlare di se nelle leghe giovanili locali.

Il sogno della famiglia Soulè è il rosso dell’Independiente, in famiglia sono tutti del Rojo, ma l’offerta giusta non è quella dei diavoletti, ma quella con il colore blu del cielo di Liniers.

Papà Nestor, Matias ed un giovanissimo Aguero.

Ad aggiudicarsi i servigi dell’undicenne platense è infatti il Velez Sarsfield.

El Fortin ha una forte reputazione in patria ed all’estero di società solida, sana, abile nello sviluppo del talento.

L’Estadio Amalfitani è si nella capitale argentina, centrico e facile da raggiungere per operatori di mercato, osservatori e faccendieri, ma anche sufficientemente appartato dal centro città per regalare ai giovani talenti uno spazio di crescita e sviluppo più riservato e tranquillo, dove ovviamente la competizione c’è, ma nel rispetto di dinamiche di crescita che vanno oltre al mero risultato sportivo.

Soulè con la mitica V.

Il Velez deve produrre calciatori, ma anche uomini ed il suo convitto e istituto è certamente uno dei migliori del continente.

Matias con gli Italianos si trova a meraviglia.

Da mite ragazzo di provincia si trasforma stagione dopo stagione in stellina di un vivaio abituato a produrre uno dopo l’altro talenti interessantissimi.

Thiago Almada, Nico Dominguez, Lucas Robertone, Maxi Romero e Matias Vargas sono solo alcuni dei prospetti usciti dal club di Liniers negli ultimi anni, non tutti fortunati a livello di carriera, ma tutti estremamente dotati.

Soulè è già chiacchierato in ottica europea. Lo seguono tutti i grandi club: Real Madrid, Barcellona, Monaco, Atletico Madrid ed ovviamente la Juventus.

C’è ancora un vincolo giovanile ed il Velez è piuttosto sicuro di poter convincere con facilità i Soulè a legarsi al Fortin a condizioni ritenute vantaggiose per il club, tanto che la società non ritiene necessario andare a mettere sul tavolo un’offerta prima della scadenza.

Soulè filiforme.

Il club però si vede preso alla sprovvista quando fa capolino una nuova possibilità. Seconda la legge Argentina qualora non esistesse un vincolo legale fra il club ed il minore di natura professionale, questi sarebbe libero di cambiare casacca senza la necessità del pagamento di un risarcimento qualora la famiglia di traferisse all’estero. La cosiddetta Legge di Patria Podestà è un grimaldello legale inattaccabile e molto forte, che rende di fatto le famiglie proprietarie dei cartellini in molti casi, per lo meno fino alla firma di un accordo professionale.

Proprio per evitare occhi indiscreti su Soulè e poter meglio curare i propri interessi il Velez compie un errore grave.

Con Matias in partenza per la Francia, dove avrebbe dovuto disputare un torneo U16 e dove sicuramente la sua situazione contrattuale avrebbe risvegliato un certo interesse, il club decide di sabotarne la convocazione, facendo sì che venisse escluso dalla spedizione albiceleste.

Soulè in allenamento con la nazionale.

Nel più classico degli scarica barile federazione e club si incolparono vicendevolmente, ma nessuno seppe dare delle spiegazione al ragazzo che giunse giustamente ad una rottura con il club, stufo dei sotterfugi e delle bugie.

Lo scontro divenne molto mediatico, con risvolti anche piuttosto gravi.

Accuse di avidità, di volersi arricchire alle spalle degli sforzi formativi dell’istituzione e più beceramente di non amare la maglia furono lanciate verso il povero Matias, all’epoca sedicenne.

Il ragazzo iniziò a ricevere minacce dalle frange più violente dell’hinchada fortinera, fu costretto prima a rinchiudersi nel convitto del club e poi a riparare a Mar del Plata, vista l’insostenibilità della situazione.

In una manciata di mesi Soulè era passato da essere presentato come futura stella del club e della Seleccion a mercenario arrivista, quando la probabile realtà dei fatti fu che il Velez non fu in grado di offrire al ragazzo ed alla sua famiglia garanzie sufficienti dal punto di vista tecnico, ma al contempo voleva rimpinguare le casse societarie con la vendita del cartellino del calciatore.

Il presunto contratto offerto a Matias in realtà non fu mai recapitato al diretto interessato, ormai sempre più distante dal mondo Velez.

Ad inizio 2020 finalmente dopo qualche mese di empasse, Matias Soulè lasciò l’Argentina per volare a Torino, grazie alla legge di patria potestà, e firmare un contratto con la Juventus a parametro zero.

Matias Soulè firma con la Juventus.

Il club piemontese cercò comunque di offrire al Velez un compenso simbolico per la formazione del ragazzo, nell’ottica di mantenere i club in buoni rapporti, ma l’importante è che il ragazzo vesta il bianconero.

Ovviamente la pandemia ne ha rallentato il percorso agonistico, ma i mesi passati a Torino hanno permesso all’argentino di calarsi meglio nella realtà italiana, a livello culturale e linguistico.

La prima vera stagione con i colori della Vecchia Signora è stata la scorsa, dove ha dato buona prova di se, collezionando 5 reti e 5 assist in campionato e dando l’impressione di avere una marcia in più rispetto ai pati età.

Esultanza bianconera

Impressione che tutto il mondo juventino ha confermato in occasione del precampionato 21/22.

Aggregato alla prima squadra in ritiro Soulè ha trovato molto spazio nelle consuete amichevoli estive, dove ha dimostrato personalità e tecnica, ma sopratutto una tenuta atletica e fisica molto migliorata rispetto all’anno precedente.

In questo avvio di stagione Matias ha continuato ad accendersi, regalando sprazzi di pura classe, pur con le ormai croniche pause di rendimento di tutti il mondo Juve annata 21/22.

Soulè in Juventus vs Cesena.

La notizia più fresca è ovviamente la sorprendente convocazione da parte del CT Scaloni nella rosa dell’Argentina.

Un premio al talento del platense senza dubbio, ma anche una mossa di interesse da parte della federazione sudamericana.

La AFA infatti fece da sponda al Velez, nel braccio di ferro fra Soulè e la società fortinera, in maniera nemmeno troppo velata. Questa convocazione è una specie di ramoscello di ulivo atto a sistemare i rapporti fra Matias e la federazione, che ovviamente ci tiene a mantenere felice una delle sue stelle del futuro, mentre si assicura che dall’altro lato dell’oceano non si verifichino strani movimenti dalle parti di Coverciano, la doppia cittadinanza Italo Argentina infatti permetterebbe a Soulè di rispondere anche alla chiamata di Mancini, eventualmente.

Matias contro i pari età olandesi.

Caratteristiche tecniche

Matias Soulè riveste il ruolo di enganche classico latinoamericano in maniera molto personale. Mancino purissimo, purtroppo ancora piuttosto monopiede, tende a gravitare sull’out di destra per poter rientrare in mezzo al campo per creare pericoli.

Soulè al tiro

Fisicamente essendo un classe 2003 risulta ancora piuttosto acerbo, ma sopratutto in precampionato ha dimostrato grossi passi in avanti per quanto riguarda la struttura fisica e la solidità.

I suoi 176 centimetri non sono quelli di una torre, ma non è nemmeno un tappo.

Ovviamente per quanto sia chiara la necessità di una maggiore fisicità, Matias deve stare molto attento a mettere su troppa massa, andando incontro a possibili infortuni muscolari, ma sopratutto perdendo la sua agilità e coordinazione.

Brevilineo, con tendenza al normotipo, è dotato di ottimo controllo del corpo, molto mobile e dinamico sa essere estremamente pericoloso negli spazi stretti per la rapidità di piedi e la fantasia. In allungo tende a soffrire avversari più prestanti, ma non è di certo uno che si lascia abbattere facilmente, anzi è encomiabile come stia affrontando la Serie C italiana con la giusta tempra e grinta. Un campionato come la C se non preso nella giusta maniera può distruggere, basti pensare che è opinione comune che la durezza ed il logorio mentale della terza divisione non siano inferiori a quelli della massima serie.

Duello vinto nel Trofeo Berlusconi

Dal punto di vista tecnico c’è veramente poco da rimproverargli, dato che possiede un mancino sinfonico. Il cruccio è non sapere come sia il piede destro, dato che Matias tende ad utilizzarlo con estrema parsimonia.

È dotato di grande controllo, primo tocco sensibilissimo e ottima capacità di gestione della sfera, che sembra quasi incollata al mancino. Sa usare bene il tronco e le braccia per tenere lontani gli avversari, anche se ovviamente non può metterla sul piano della forza bruta.

Conduzione di esterno perfetta.

Sebbene vesta la numero 10 e per tutta la vita sia stato una stellina Soulè risulta piacevolmente associativo. Ama toccare molto la palla, essere coinvolto nel gioco continuamente, ma al contempo vive per la ricerca dello scambio con il compagno.

Un tratto distintivo è la ricerca continua degli uni-due o scambi stretti ad effetto per superare la difesa, talvolta esagerando un poco.

Eyes on the prize

Molto interessante la sua visione di gioco e capacità di lancio, caratteristiche che gli consentono spesso di mandare in porta i compagni.

Una singolarità che ritroviamo spesso nel suo calcio e la ricerca del colpo ad effetto, prediligendo una soluzione più scenografica a a quelle più semplici. Certo far venir giù lo stadio con una finezza tecnica o un l’assaggio visionario è prerogativa dei grandi talenti, ma talvolta il minimalismo può essere altrettanto, se non più, efficace.

La ricerca dell’assist, la fantasia e l’altruismo lo caratterizzano, anche quando sarebbe richiesta maggior cattiveria davanti alla porta. Dovrà crescere nella finalizzazione e nell’eccesso e in generosità con i compagni.

Si tratta comunque di un difetto positivo, figlio di un ottimo spirito di squadra e di un ego non dominante.

La battuta a rete è molto interessante, non potentissima, ma di grande precisione.

La capacità di calcio è altissima, sopratutto sui piazzati.

Pronti a festeggiare?

Ottimo calciante di punizioni sia dirette che indirette, può inserirsi nella lunga dinastia di calciatori di punizione in bianconero viste le reti su palla inattiva già raccolte nella sua breve esperienza bianconera.

Il mancino educato viene fuori anche quando cerca il cross, una delle “signature move” di Soulè è proprio il traversone tagliato, a cadere alle spalle della linea difensiva sul palo lungo, in una zona di campo critica per le uscite del portiere è di difficile copertura per la difesa. Si tratta di una soluzione che richiede una grande sensibilità tecnica, apparentemente semplice, ma ad altissimo coefficiente di difficoltà, che Matias propone solitamente dopo un elegantissimo controllo sur place a creare la giusta separazione dal difensore avversario.

L’altro lato della medaglia dell’eleganza e della raffinatezza tecnica è ovviamente una certa difficoltà riguardo la fase difensiva, dove purtroppo paga ancora dazio dal punto di vista fisico ed aereo, nonostante stia dimostrando di avere la volontà e l’ambizione di crescere anche in fase di non possesso, mettendoci senza dubbio la malizia e replicando il buon uso del corpo visto in fase di protezione della sfera. Matias infatti, da buon trequartista, subisce molti contatti, ma ha anche imparato a farli notare quando necessario al direttore di gara.

In slalom contro il Brasile

Soulè è descritto come un ragazzo dal carattere mite, un bonaccione, che sa farsi amare nello spogliatoio, ma anche un lavoratore diligente e con una spiccata volontà di crescita. Ama le sfide e racconta con orgoglio di aver scelto la Juventus proprio perché è uno dei palcoscenici più difficili in cui avere successo, visto il livello altissimo richiesto, ma anche perché colpito dalla veste estremamente professionale e seria del club.

Dybala & Soulè

Senza dubbio la forza mentale al ragazzo non manca. A sedici anni arrivare ad uno scontro così duro con un’istituzione come il Velez non è da tutti, ma sopratutto sembra non dimostrare timori reverenziali anche quando si affaccia in prima squadra, pur essendo comunque evidentemente rispettoso delle gerarchie dello spogliatoio.

A livello tattico sta crescendo molto. Al suo arrivo a Torino era evidente che era abituato a dominare i pari età con la tecnica e che l’aspetto tattico e le scelte di gioco erano lasciate all’istinto più che ad uno studio dedicato.

In bianconero Matias ha dovuto mettersi al passo da questo punto di vista, migliorando le letture offensive palla al piede o lontano dalla palla, riuscendo a migliorare discretamente, sebbene ogni tanto torni a cadere nei peccati di anarchia.

In quest’ottica credo che rimanere in società, con l’Under23, sia importante per poterne seguire la crescita più da vicino e con maggiore attenzione.

Evoluzione

Pur risultando evidente la qualità del calciatore, il numero dieci della Juve B è ancora lontano da potersi definire un calciatore completo.

Soulè nel Campionato Primavera

Sono molti gli aspetti in cui ci si attende una sua crescita, ma è anche vero che ha dimostrato fino ad ora di saper rispondere presente a tutte le sfide che gli si sono proposte.

Il gioco delle somiglianze è partito ben prima della sua convocazione in nazionale.

La versatilità offensiva, il fisico slanciato, la ricerca dell’assist hanno portato molti addetti ai lavori a paragonarlo a El Fideo Di Maria.

Personalmente non è un paragone che mi trovi particolarmente d’accordo.

Soulè è un calciatore molto particolare, che trovo abbia più punti in comune con un altro esterno/trequartista mancino, abituato a giostrare sull’out opposto per sfruttare creatività e capacità di calcio. Uno che in carriera ha raccolto molto meno di quanto il suo talento potesse far immaginare, per lo più a causa di infortuni e scelte rivedibili a livello di club.

Stiamo parlando del Coco Lamela, ora in forza al Sevilla, in cui Soulè si può rivedere per posizione, ibrida fra l’esterno e la trequarti, e per caratteristiche tecniche, scelte ambiziose e qualità di tocco.

La crescita di Matias passa però attraverso l’esperienza.

Certamente qualche kilo in più farebbe bene, L’uso più naturale del piede destro farebbe piacere, una maggiore sagacia tattica sarebbe benvenuta, ma si tratta di miglioramenti vani se non vengono messi alla prova del fuoco della competizione agonistica.

Spalla a spalle

Paradossalmente un talento cristallino come il suo può trovare maggiori difficoltà nella Serie C, dove si affrontano calciatori di livello inferiore e dalle maniere molto più spicce e ruvide, che in Serie A dove tutto sommato esiste una maggior tutela.

La Serie A però va conquistata giorno dopo giorno sul campo di allenamento, provando a mister Allegri che in prospettiva Soulè può dare molto alla causa bianconera.

Vestito in bianconero

Il buon Matias veste ormai il bianconero da quasi due anni, dimostrando che il contenzioso aperto con il Velez Sarsfield alla fine valeva la pena per portare a casa un talento veramente stuzzicante.

Bisogna essere onesti però, Soulè non è il calciatore dominante che molti media stanno dipingendo.

Un Youth League

La convocazione con l’Argentina rischia di rivelarsi un pericoloso boomerang per il talento di Mar del Plata.

Le aspettative infatti sono in procinto di impennarsi così come le attenzioni degli avversari e le difficoltà che saranno molto più alte dopo la chiamata di Scaloni.

Quanto meglio può fare ora il ragazzo è seguire lavorando con diligenza e rimettersi alla protezione mediatica della società, storicamente molto abile nello smorzare i toni riguardo i propri tesserati.

Transizione

Dal punto di vista tecnico credo che questa stagione vada vissuta nel segno della continuità con la seconda squadra, magari con qualche comparsata con i grandi in qualche gara più abbordabile, utile a prendere confidenza con l’ambiente e il gruppo.

Realisticamente però è improbabile vedere Soulè avere un impatto reale a breve sul mondo Juventus.

La sua posizione prediletta di gioco è piuttosto peculiare e coincide con gli spazi occupati dai giocatori di maggior talento della rosa.

Dybala, Kulusevski, in parte Chiesa e Cuadrado, tutti amano frequentare la parte destra dello schieramento offensivo e mi pare evidente che, almeno nel breve periodo, sarà molto dura per il concittadino di Facundo Campazzo.

Conclusione

La convocazione a sorpresa con la nazionale può far illudere i meno attenti che la carriera di Soulè sia sul punto di diventare quella di una stella internazionale.

Osservando

In realtà la strada del giovane argentino è solo all’inizio, con una bella salita davanti.

Certamente siamo di fronte ad un talento cristallino, fra i più interessanti che abbiano frequentato le nostre giovanili negli ultimi anni, ma come sempre passare da un grande potenziale a una grande realtà è un percorso arduo, dove abnegazione e fortuna sono fondamentali.

Con l’Albiceleste

Personalmente ritengo che Matias abbia le qualità per poter diventare un elemento della rosa della nostra prima squadra, ma la società dovrà avere la lucidità di proteggere e far crescere questo talento tanto unico quanto fragile.

I rischi nel crescere nel settore giovanile bianconero sono molti, le opportunità sono poche e vanno colte al volo.

Duello.

D’altronde lo stesso Matias lo ha detto, ha scelto il bianconero proprio perché si tratta della sfida più grande, della più difficile.

Ma se Facundo Campazzo può andare a dirne quattro a muso duro contro DeAndre Jordan, non vedo perché Matias Soulè non dovrebbe vestire il bianconero ancora a lungo. O per lo meno questo è il mio augurio.

Riassunto

Stefano Follador

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