#RawDiamonds

RawDiamonds: Nicolas Dominguez

Spesso l’europeo immagina il Sudamerica come un blocco unico granitico, dalle foreste pluviali della Colombia fino ai ghiacci eterni della Patagonia. Sembra che ci sia una unica umanità che abbraccia oltre quattrocento milioni di persone. Diciamo che la possiamo vedere come una assurdità.

Un po’ come considerare tutti gli europei appartenenti alla stessa cultura.

Ovviamente una base comune c’è, sopratutto a livello linguistico e di percorso storico coloniale e post coloniale, ma le differenze fra i vari paesi sono notabili.

Come sono pesanti le differenze anche tra singole regioni.

Pensiamo all’Argentina. Essere porteño o dell’Interior fa tutta la differenza del mondo.

All’interno di queste due macrodivisioni poi esistono altre identità regionali molto forti e caratteristiche.

Nell’Interior troviamo mendocinos, tucumanos, patagonicos, santafecinos, rosarinos, pampeanos, sanjuaninos, jujeños e via dicendo.

Essere porteño invece è molto più ristretto, significa essere di Buenos Aires.

Il problema si pone però quando bisogna decidere dove finisce la capitale.

Chiusa su due lati dal Rio de La Plata (nord ed est) e dal Riachuelo a sud, la grande città ha trovato modo di sfogare la sua rabbiosa crescita demografica solamente verso occidente, mangiando un poco alla volta la pianura alle spalle di Baires.

L’Oeste bonaerense si converte così in una sorta di frontiera, un non luogo, serbatoio laborale della città, dormitorio e luogo di passaggio, svuotato della propria identità originaria e asservito al leviatano amministrativo, burocratico ed economico capitolino.

Non più Pampa, non più punto di partenza della importante ferrovia per l’interno del paese e le sue ricchezze, ma nemmeno parte della città.

Centri importanti come Moron, San Justo, Moreno, Merlo, Haedo e Tristan Suarez sono sospesi in questo limbo, con gli abitanti a metà fra la città e le pianure pampeane, senza una vera e propria identità comune ben definita.

La ferrovia innevata ad Haedo.

Probabilmente è questo che rende il futbol di questa parte di Argentina così passionale.

Non sto ad elencare i club del cono urbano occidentale, ma sicuramente essi hanno il merito di rappresentare e identificare la gente di questa fetta di Argentina, donando terreno comune a queste persone dalle origini più disparate.

Il più importante di questi è con probabilità il Velez Sarafield, ubicato nel barrio di Liniers, proprio a cavallo fra la Ciudad Autonoma de Buenos Aires e l’Oeste.

Estadio Josè Amalfitani.

Un club spesso canzonato per la poca frequentazione dello stadio da parte dell’hinchada, ma con una storia molto importante a livello di trofei e campioni.

Los Italianos, soprannome del club che vestiva il tricolore poi abbandonato per ragioni politiche, sono l’anima e l’identità di questa parte di paese.

Camiseta italiana del Velez, una tradizione del club.

Velez è la dimostrazione che anche questi ragazzi considerati stranieri dalla città e cittadini dalle campagne possono volare alto, raggiungendo traguardi storici, sino a venir considerato il “Sexto Grande”, alle spalle dei cinque giganti del paese (River, Boca, Racing, Independiente e San Lorenzo).

El Fortin ha radici profonde nella sua gente e non è un mistero che il legame con i ragazzi del vivaio sia uno dei motivi della grandezza del club.

Il vivaio italiano è senza dubbio florido, fra i migliori cinque del Sudamerica a livello statistico, senza andar lontano da Torino basta pensare al nostro Matias Soulè.

Soulè in maglia fortinera.

Al principio fu Mauro Zarate, idolo prima e traditore poi. Poi arrivò una nidiata di grandi talenti.

Vergini, Tobio, Canteros, Desabato, Peruzzi, Giannetti, Lucas Romero, Braian Cufrè un gruppo di talento, ma quello che doveva arrivare si dimostrerà ancora più dotato.

Almada, Robertone, Matias Vargas, Francisco Ortega, Maxi Romero e Nicolás Dominguez.

Tutti calciatori con i prodromi della grandezza.

Proprio quest’ultimo è il calciatore che andremo ad analizzare oggi, visto che dopo un anno e mezzo di apprendistato sembra in rampa di lancio dopo aver conquistato la Copa America e la titolarità con il Bologna.

Biografia

Nicolás Martin Domínguez, per tutti Nico o Ojos de Cielo, nasce a Haedo il 28 giugno 1998.

Entra da giovanissimo a far parte del mondo Velez Sarafield, infatti inizia da piccolissimo a frequentare il baby futbol in una delle palestre gestite dal club di Liniers, Il Club Fragio, l’istituzione in cui mosse i primi passi, salvo venire prelevato dalla casa madre velezana già a sette anni.

Nico ha scelto questa foto per salutare il Velez.

Il piccolo Nico ha il calcio nel sangue.

Diventa praticamente da subito il capitano di ciascuna delle rappresentative giovanili in cui si disimpegna, per qualità tecnica, carisma e spirito combattivo.

Si tratta di un vero e proprio fanatico del Fortin, con un amore viscerale per i colori del Velez.

Contrasto energico.

Nel fecondo vivaio del Josè Amalfitani nascono tanti ottimi giocatori, alcuni potenzialmente grandi, ma nessuno pare avere il fuoco dentro come questo giovane centrocampista dagli occhi angelici, ma spietato come un’assassino quando entra in tackle.

Infatti come predetto da tutti Nico non ci metterà molto a trovare l’esordio con la sua squadra del cuore.

Una sfida del 2014 con le giovanili del River Plate.

Scende in campo agli ordini di Omar De Felippe nel 3-2 sull’Estudiantes de La Plata, sarà la prima delle dodici presenze per il centrocampista di Haedo, che impreziosirà la sua stagione 16/17 con una rete nel 3-0 sul Tigre nella ventottesima giornata.

Un’ottima inizio, che non passa inosservato.

Si dice infatti che Walter Sabatini poche settimane dopo il suo esordio con la maglia del Velez fosse già a Liniers per convincere la società dell’Oeste bonaerense a cedere il ragazzo. Vedremo che chi l’ha dura, la vince.

La stagione successiva su rivela essere addirittura migliore di quella d’esordio.

Heinze e Dominguez con Gallardo sfocato.

Sulla panchina de los italianos arriva una vecchia conoscenza del nostro calcio: Gabriel “El gringo” Heinz. L’ex difensore di Manchester United e Roma reimposta El Fortin secondo i dettami bielsisti ed affida le chiavi del centrocampo a Nico che risponde in maniera sensazionale, prendendosi la ribalta con prestazioni convincenti di tecnica e carattere.

Schierato nel 4-1-4-1 o nell’eterodosso 3-3-1-3, sia come volante che come mezzala si fa notare per un gioco molto coraggioso, fatto di scivolate e fiammate che fomentano il pubblico del Fortin.

La crescita che non si arresta, infatti nella sua seconda stagione pare aggiungere al repertorio una maggiore propensione offensiva, arrivando a mettere a segno tre reti e portando due assist vincenti nelle 25 presenze.

Nico Dominguez.

Heinze è un tecnico esigente, che sa trarre il meglio dal ragazzo di Haedo, facendo leva sulle sue qualità di dinamismo, aggressività e facilità di andare in verticale.

Ormai è senza dubbio uno degli elementi di maggiore talento ed affidabilità della Liga Argentina. Ha vent’anni da poco eppure da due stagioni guida la mediana di una delle compagini di maggior valore. Il salto per l’Europa è solo questione di tempo e di tempismo, per gli acquirenti.

La terza stagione sotto la guida di Heinze inizia con i fuochi di artificio per Ojos de Cielo.

Cinque reti nell’avvio del campionato, controllo tecnico e caratteriale totale in campo, vero e proprio braccio armato del tecnico Heinze sulla mediana. Dominguez migliora a vista d’occhio, sebbene la sua veloce crescita non sia del tutto armonica, ma le sue qualità e la sua situazione contrattuale fanno preoccupare la dirigenza del Josè Amalfitani.

Una delle sue ultime esultanze velezane.

La scadenza del vincolo con il club sempre più vicina, la scarsezza di risorse e la necessità di monetizzare la cessione di uno dei talenti più cristallini cresciuti in seno al Fortin spingono la società a pensare ad una uscita anticipata, onde tutelarsi da eventuali scippi europei.

Manco a dirlo Walter Sabatini è presente.

Walter Sabatini a Bologna.

Dopo averlo rincorso per anni il dirigente ex Roma può finalmente chiudere l’acquisto del centrocampista argentino per conto del Bologna.

I felsinei anticipano diversi grandi club europei e scommettono molto forte su Nico.

Al Velez vanno quasi 9 milioni di euro per il 75% del cartellino di Dominguez, il quale però può restare in Argentina altri sei mesi in prestito, con il Bologna che lo accoglierà solo durante il mercato invernale 2020.

L’approdo a Bologna non è facile.

Foto di rito.

Ci sono molte attese sul calciatore. L’investimento è stato corposo, considerato il blasone del club emiliano, ma al contempo i rossoblu cercano stabilità sopratutto considerando la sciagurata gestione Inzaghi appena conclusa.

Mister Mihajlovic stima molto il giovane argentino, ma non può ancora affidarsi ciecamente a lui.

Il campionato italiano è complesso, estremamente punitivo con i giovani e il rischio “bruciatura” è altissimo.

I primi sei mesi sono una sorta di apprendistato, reso ancora più difficile dalla pandemia e dai lunghi mesi di incertezza ed inattività lontano da casa.

Dominguez con Marco Di Vaio, capo osservatore del Bologna ed ex centravanti.

Dominguez mette a referto sedici presenze, ma si tratta per lo più di spezzoni di gara, nei quali passa abbastanza inosservato, nonostante negli ambienti più nerd ci fosse un discreto hype per il nuovo numero 8 bolognese.

All’inizio della sua seconda stagione italiana da interessante promessa è già quasi passato ad oggetto misterioso.

Con l’addio di Sabatini, suo fervente ammiratore, sembra che a Bologna sia ormai fatto il suo tempo.

Mihajlovic però lo conosciamo bene. Ha molti difetti, non è il massimo della simpatia, ma di giovani calciatori e di talento pare capirne.

Nico e Sinisa.

Un po’ a sorpresa Domínguez diventa un elemento importante dell’undici rossoblu, occupando un posto nella mediana a due quasi sempre da titolare.

Cresce il minutaggio, le responsabilità e cresce anche il livello delle prestazioni di Nico.

Certo non siamo ancora ai livelli degli anni in maglia Velez, ma il giovane centrocampista ha compreso il nuovo ambiente e contesto tattico, interpretandolo al meglio. Certamente alcune sbavature ci sono ancora: i cartellini sono ancora tanti e mal spesi, il contributo offensivo continua ad essere esiguo e la continuità non è un marchio di fabbrica.

Eppure Nico continua a rubare l’occhio, a piacere agli addetti ai lavori tanto per quello che mostra sul campo che per quello che potrebbe mostrare.

Esultanza dopo la prima rete rossoblu.

Il 20/21 vede un Domínguez molto più inserito, molto più protagonista. Arriva la prima rete, contro lo Spezia, ma sopratutto arriva una insperata convocazione per l’evento più atteso dell’estate latinoamericana: la Copa America.

Messi e Dominguez.

Non è il suo debutto, avvenuto già nel 2019, con già 8 presenze ed una rete con la Albiceleste.

Il resto della storia lo conoscete già.

Dopo un digiuno di ventotto anni la nazionale argentina torna a a sollevare un trofeo, rompendo un sortilegio lunghissimo e levando dalle spalle del suo numero 10 Leo Messi un fardello ormai insopportabile.

La Copa arriva con un gruppo molto meno talentuoso che in passato, ma molto più unito e funzionale.

Lionel Scaloni dopo tanti fallimenti da parte dei tecnici della Albiceleste è riuscito a trovare la chiave di volta per liberare Messi dal dovere di trascinare il gruppo è il gruppo dal fardello di supportare Messi.

Nico e i compagni passeranno assieme 45 giorni prima di poter rivedere le famiglie, sarà una tappa fondamentale per la maturazione del ragazzo.

Esultanza albiceleste.

Non è però il titolo ciò che cambia Dominguez, ma l’esperienza. Condividere lo spogliatoio con tanti esperti campioni, con ragazzi che hanno vinto tutto, ma anche con i più umili, con i portatori d’acqua. Ottenere questa coppa così desiderata, rincorsa e tante volte sfuggita.

Scatta qualcosa nella mente di Nicolas e le prime partite della stagione lo possono confermare.

Anche nelle sconfitte brutali con Ternana, Inter ed Empoli Nico si dimostra il migliore dei suoi, non molla, resiste, restando preciso, ordinato e stoico.

Leader.

Titolare ormai indiscutibile sta crescendo non qualità e continuità come forse molti non speravano più.

Se questo è il trend temo per gli amici di Bologna che presto dovranno salutare il nazionale argentino, che sta crescendo più rapidamente della squadra che lo ospita, destinato ad una dimensione europea più elevata che il rossoblu ora pare non poter garantire.

Caratteristiche tecniche

Nico Domínguez è un centrocampista centrale versatile per posizionamento e compiti.

180 centimetri di statura, corporatura abbastanza esile, dotato di un buon motore atletico e un buon dinamismo, sopratutto se consideriamo agilità e rapidità nel breve. Instancabile in pressing e nei movimenti senza palla, può coprire ampie porzioni di campo, pur non avendo la pura potenza muscolare di altri pari ruolo.

Ordine e controllo.

Agile e coordinato, è dotato di buon tempismo e reattività.

Da sempre abituato a giostrare sulla mediana può interpretare vari ruoli.

Con la maglia del Bologna ha giocato prevalentemente come elemento di destra in una mediana a due, sobbarcandosi compiti di copertura e di regia.

In patria ha spesso rivestito compiti più offensivi, proponendosi come mezzala destra, trequartista, ma anche arretrando nelle veste di regista vero e proprio.

In nazionale durante la Copa America ha svolto le veci di Rodrigo De Paul quando impiegato, fra l’altro conquistando il primato di unico calciatore della manifestazione a realizzare il 100% dei passaggi.

La gamba la mette.

Ciò che sicuramente colpisce di Nico è la sua capacità di coniugare una buonissima tecnica di base e capacità di costruzione, con un forte spirito di sacrificio ed un’indole difensiva combattiva molto spiccata. Talvolta troppo vista la frequenza con cui si vede sventolare il giallo in viso.

Partendo proprio dall’aspetto difensivo è bene evidenziare come sia cresciuto in giudizio e capacità di scelta il giovane centrocampista.

Infatti nella sua esperienza bolognese ha mitigato la sua animosità in campo, che lo portava a rincorrere ed intervenire anche duramente sul portatore di palla, senza prestare troppa attenzione ai dettagli tattici, alla disposizione dei compagni o agli eventuali provvedimenti disciplinari.

Sia ben chiaro Nico resta uno che la gamba non la tira via, anzi proprio la sua capacità di affondare il tackle scivolato è fra le sue migliori qualità, sopratutto ora che dopo un po’ di assestamento pare aver finalmente trovato la calibrazione con il metro arbitrale italiano.

A caccia del pallone.

La scorsa stagione si è dimostrato il migliore per tackle portati della rosa bolognese, secondo per pressioni con successo ed il migliore per tiri bloccati a partita, ben 5.

Merito di una volontà di acciaio nel recupero palla, piedi veloci, concentrazione e qualità atletica eccellenti.

Nico permette sovente la ricezione al calciatore avversario, per poi accorciare rapidamente cercando di rubare palla. Ciò è possibile per una ottima capacità di lettura della gestualità avversaria che consente a Domínguez di prevedere ed anticipare le mosse avversarie leggendo direzione e forza di passaggio e successivo controllo.

Medel e Dominguez

Anche quando si vede costretto a rinculare verso la difesa per proteggere la porta, con il passaggio al 3-5-2 con Medel centrale ha il compito di aiutare il cileno nel gioco aereo, mantiene l’atteggiamento stoico e paziente opponendosi con coraggio alle conclusioni avversarie.

In fase di non possesso sa rendersi molto utile anche quando non difende direttamente sulla sfera. Ama infatti nascondersi fra le maglie avversarie per poi sbucare dal nulla e sradicare la palla dai piedi dell’altra squadra. Spesso in queste situazioni soleva usare il tackle in scivolata, una mossa spettacolare, ma anche piuttosto rischiosa per la squadra. Negli anni ha saputo dosare questa aggressività, restando comunque abile a prendere alla sprovvista l’avversario è rubare palla, sopratutto giungendo in raddoppio o sfruttando gli angoli ciechi del portatore di palla.

Protezione palla.

In fase di non possesso ha quindi un ottimo atteggiamento per volontà, ma sopratutto per efficacia delle sue azioni in fase di contrasto, intercetto e recupero.

Nico tuttavia si è dimostrato assolutamente interessante non solo distruggendo il gioco avversario, ma anche in fase di costruzione e di gestione della sfera, con potenzialità per essere anche maggiormente incisivo negli ultimi venti/trenta metri di campo.

Nico ormai è adattato al calcio italiano.

Se in patria gli venivano assegnati compiti di maggiore propensione offensiva, nella sua avventura bolognese la copertura e la costruzione bassa sono stati i focus principali su cui si è concentrato, permettendo al collettivo di Sinisa Mihajlovic di potersi permettere un 4-2-3-1 piuttosto sbilanciato in avanti.

Diversi analisti pensavano che in maglia rossoblu potesse trovare un impiego stabile nel ruolo di trequartista lievemente atipico, dando maggiore equilibrio allo scacchiere felsineo. Così non è stato, ma le doti tecniche e tattiche di Nico sono balzate all’occhio anche in mediana.

Praticamente ambidestro, dotato di un bagaglio tecnico di livello superiore El Principe, soprannome non troppo originale donatogli dalla curva bolognese, sa gestire molto bene la sfera, sia in fase di passaggio dove non ha particolari problemi nel giocare sul lungo o sul corto, anzi alterna le soluzioni con piacevole varietà, sia per quanto concerne il dribbling.

Esultanza di Ojos de Cielo, cosa farà oggi.

Tuttavia sebbene l’argentino si sia dimostrato dotato nel primo controllo, nella protezione palla e nel superare l’avversario da fermo è chiaro che Dominguez non si fidi completamente della sua capacità di portare palla e mangiare campo con degli strappi palla al piede. La verticalità del suo gioco è legata sopratutto alla sua capacità di trovare il compagno oltre la linea di pressione avversaria con il passaggio, nella celerità con cui fa viaggiare la palla quando la riceve o nella abilità nel farsi trovare nella posizione corretta per una ricezione libera, leggendo bene i movimenti delle linee difensive avversarie e sfruttandone gli angoli ciechi, sopratutto quando gli viene concessa una maggiore libertà offensiva nel ruolo di mezzala piuttosto che di volante.

Una delle caratteristiche chiave di Nico che lo hanno reso di fatto insostituibile nel gioco del Bologna è data dalla sua qualità non solo nella costruzione bassa e nel far viaggiare la sfera, ma anche da un naturale istinto e capacità di giocare sulle cosiddette seconde palle.

Spiace Cris…

Nonostante la statura buona Dominguez non è un marcantonio alla Sergej Milinkovic-Savic per cui tende ad evitare duelli fisici statici e diretti, dove la sua forza fisica può essere insufficiente, in compenso è abilissimo ed astuto a sfruttare situazioni maggiormente dinamiche, di palle vaganti o sporche, ribattute male dalla difesa o lanci lunghi per il 9 felsineo (Arnautovic quest’anno) che non sono controllati da nessuna delle parti in causa. In questo aspetto del gioco Ojos de Cielo ha una energia ed una voracità insospettabili, aiutando moltissimo la squadra ad alzare il baricentro, a non gettare al vento palloni preziosi, senza concedere recuperi palla facili alla controparte, fastidioso come una zanzara settembrina.

The struggle Is Real.

Risalendo il campo lungo questa analisi vediamo come il contributo in zona gol ed assist di Dominguez sia stato probabilmente inferiore alle aspettative in questo anno e mezzo in Serie A.

In buona parte lo possiamo considerare uno scotto da pagare dovuto alla posizione occupata.

Da centrocampista centrale Dominguez ha avuto una buona dose di minuti, ma compiti di copertura più pesanti che in passato. Certamente occupasse lo slot di mezzala in una mediana a tre o addirittura di trequartista in vece del compagno Soriano sarebbe probabile che i numeri messi assieme dal ragazzo potessero trasformarsi in qualcosa di più impressionante, qualità di calcio e creatività ci sono, ma sono solo state spostate più a sud lungo la “cancha”.

A livello caratteriale credo che traspaia molto della personalità di Dominguez da come sa stare in campo.

A differenza di tanti buoni calciatori dal punto di vista tecnico Nico sa mettersi nei panni del gregario, del portatore d’acqua con sorprendente umiltà, mettendo il bene collettivo al di sopra delle sue ambizioni personali.

Come dimostrato nei club, ma sopratutto in estate con la Albiceleste non teme di inserirsi anche in uno spogliatoio di campioni esperti e navigati, pur senza perdere l’entusiasmo e la faccia tosta della sua ancora giovane età.

Ilic e Dominguez, due centrocampisti in rampa di lancio.

In campo è in pratica un secondo allenatore, organizza e fa partire in prima persona il pressing, richiama e guida i compagni, con ottimo senso pratico e leadership.

In sintesi dal Velez è uscito un ottimo progetto di calciatore, a Bologna lo hanno rivisto, modificato e plasmato sulle esigenze di squadra donando più solidità e struttura ad un calciatore che aveva bisogno di trovare una maggiore definizione di se stesso. Alla terza stagione in Italia Dominguez è un calciatore oramai completo, pronto a compiere l’ultimo step per potersi definire uno degli elementi più interessanti del campionato che ancora non militi in una big.

Evoluzione

Nico Dominguez a differenza degli ultimi profilo trattati nella rubrica non è più un teenager, ma a ventitré anni lo si può definire un giovane uomo già quasi completamente formato.

In trasferta a Bergamo.

L’esperienza bolognese lo sta aiutando tantissimo a terminare la sua crescita e la sua definizione tattica e tecnica, portando a termine una maturazione forse un pelo tardiva, ma completa e solida.

Per molti versi il suo percorso di crescita personale può ricordare quello di alcuni compatrioti come Paredes, ora al Psg, ma cresciuto fra Empoli e Roma, o Lo Celso, in forza al Tottenham dopo una crescita più lenta e graduale del previsto.

Il tratto comune fra i tre è il progressivo allontanamento dalla trequarti per prendere il controllo della mediana grazie a qualità tecniche e caratteriali indiscutibili.

La carriera di Nico Domínguez può in effetti procedere sulla falsariga dei due sopra citati, con le dovute differenze personali ovviamente.

Qualora lo sviluppo dell’ex fortinero continuasse alla stregua di quanto visto negli ultimi diciotto mesi dubito di poter dire che all’avvio della prossima Serie A egli vestirà ancora la maglia rossoblu, che onestamente inizia a stargli stretta.

In campo a La Paz.

Il prossimo step dell’evoluzione del ragazzo passa sicuramente dall’aggiunta di maggiore costanza alle sue prestazioni e di un ritrovare il mordente in fase di conclusione.

La stagione scorsa il numero otto alternava partite splendide ad esibizioni scialbe o mediocri, con pause mentali anche interne alla partita. Il primo assaggio di campionato ci ha consegnato un ragazzo molto più attento e costante da questo punto di vista e l’augurio è che sia questo il viatico.

In effetti Nico è un centrocampista pressoché completo, forse poco pungente in inserimento ed in area avversaria nel contesto tattico attuale, ma dalla grande utilità tattica e generosità.

Scendere in campo al massimo delle sue possibilità ogni volta è ciò che gli può far compiere un ulteriore passo in avanti nel suo sviluppo personale, così come limitare i provvedimenti disciplinari a suo carico, senza dimenticare comunque che parliamo di un ragazzo già campione continentale con l’Argentina, non certo uno degli ultimi arrivati.

Dominguez vs Joao Pedro

Vestito in bianconero

Ai tempi del Velez Sarsfield il buon Nico Domínguez era stato accostato ai colori bianconeri assieme al compagno Almada.

Passato e futuro?

Passati due anni Almada, nonostante un talento fra i più cristallini in circolazione, continua a giocare con alterne fortune in Argentina, mentre Dominguez, più solido e concreto, è ormai stabilmente titolare in una realtà discretamente importante come quella bolognese.

In quest’ottica credo che il tempo abbia dato ragione al nativo di Haedo, che ha saputo lasciare con il giusto tempismo la casa madre per poter crescere come calciatore e come professionista.

Aria di derby.

La titolarità conquistata con merito sul campo, la nazionale e l’impressione che forse il ruolo di mediano gli stia un po’ stretto, limitando una parte importante del suo gioco sono tutti elementi che fanno propendere verso l’idea che Nico sia un calciatore già solido ed efficace, ma con un buon margine di crescita ulteriore.

Fare una valutazione economica per il suo acquisto oggi è difficile, ma se ne può ragionare dal punto di vista tecnico.

Non è un mistero che la causa bianconera abbia difficoltà nel reparto mediano, dove manca il centesimo per fare la lira in diversi degli interpreti presenti in rosa.

Dominguez in quest’ottica potrebbe essere un piccolo upgrade di diversi elementi già presenti in società, ma a costi di ingaggio notevolmente inferiori.

Elegante.

Parliamoci chiaro. Non si tratta del califfo del centrocampo di cui aneliamo la presenza, non è la mezzala dominante a livello fisico e tecnico che cambierebbe il volto al centrocampo juventino, ma possiede doti tecniche e sopratutto caratteriali che i nostri ragazzi sembrano aver smarrito.

Si tratterebbe di un acquisto molto Marottiano (ricordate Asamoah e Pereyra da Udine?), un calciatore già svezzato per l’italia, abbordabile economicamente, sufficientemente giovane e talentuoso per poter generare una plusvalenza qualora servisse, con una cessione dolorosa, ma non troppo.

In contrasto su Lautaro.

Non ci sono indizi di mercato che legano Dominguez alla Juventus, ma una sua acquisizione potrebbe rivelarsi una mossa logica e razionale, magari prendendo il posto di un più costoso Ramsey o Bentancur, riportando la Juventus sulla strada imboccata oltre dieci anni e poi abbandonata nell’illusione Ronaldesca di grandezza post Cardiff.

Conclusione

Qualità atletiche, tecniche e caratteriali.

Nico Dominguez le possiede tutte.

Ha esperienza in Serie A, ma l’impressione generale è che dobbiamo ancora vedere il meglio del suo repertorio, sopratutto offensivo.

In contrasto sul folletto Maxime Lopez.

Ha vinto una Copa America, diventando parte del drappello di eroi che finalmente hanno aiutato Messi a portare in patria in trofeo.

Il ragazzo cresciuto nella cantera de Los Italianos deve rifinire un paio di questioni in questa sua terza stagione bolognese per poter fare un ulteriore salto di qualità.

Maggior peso offensivo, maggiore continuità di prestazioni e migliorare dal punto di vista disciplinare.

Se Nico “Ojos de Cielo” si dimostrerà in grado di sistemare questi dettagli potrà ambire alle chiavi del centrocampo della Seleccion Albiceleste per il prossimo lustro e sicuramente anche a quelle di un club di caratura europea.

Riassunto

Stefano Follador

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