#RawDiamonds

#RawDiamonds: Kamaldeen Sulemana

Mi piace pensare allo sport e di conseguenza al calcio come un tratto culturale di ogni nazione. Certo, si tratta di una narrazione per forza di cose limitata, Legata probabilmente a stereotipi e facili generalizzazioni, ma è comunque una interessante chiave di lettura.

Noi italiani siamo maestri nell’arte di arrangiarsi, ci esaltiamo nelle difficoltà e nella resistenza e il nostro calcio a vocazione difensiva e catenacciara lo conferma in un certo modo.

Gli spagnoli sono passionali, ma cerimoniosi e flemmatici, trasposizione futbolistica di corrida e flamenco nel calcio del juego di posicion e dei falsi nueve.

I tedeschi sono il popolo della meccanica, del rigore fisico e della matematica ed il loro football rispecchia l’anima pragmatica ed analitica dei teutonici.

Così via per tutte le grandi scuole tradizionali.

Gli energetici e diretti britannici, i geniali, ma incostanti e bizzosi slavi, il joga bonito brasiliano, la garra charrua Uruguaya…

E per quanto riguarda invece il nuovo mondo calcistico?

In Africa sub sahariana per esempio, pur considerando e tenendo presenti le differenze fra singole regioni e nazioni, a livello popolare il calcio è una religione come accade in Europa. Un rito collettivo, catalizzatore di politica, società e costume che ricopre un’importanza culturale centrale.

La cosa curiosa è che nel Continente Nero il risultato delle gare, pur essendo di importanza centrale talvolta passa in secondo piano. Questo succede quando nella gara fa capolino l’arte degli “skiller”.

Si tratta di giovani calciatori il cui obiettivo più che la rete è l’umiliazione dell’avversario tramite l’esibizione delle loro qualità tecniche in dribbling, finte ed evoluzioni con la palla che sembrano quasi una sorta di anello di congiunzione fra football, breakdancing e la provocazione bella e buona.

Gli skiller sono una parte importante della cultura calcistica dell’Africa sub sahariana, sopratutto nei paesi dove il calcio è più diffuso e praticato.

Nigeria, Ghana, Senegal, Costa d’Avorio, Congo…

Tutti questi paesi hanno una tradizione consolidata nello sport della pedata, ma hanno saputo creare una propria chiave di lettura alla disciplina, aggiungendo alla componente meramente sportiva un nuovo livello di esibizione e di intrattenimento.

Danza, trash talking, irriverenza e strafottenza tutto si fonde in un humus culturale ricco e vivace, quasi gioioso nella sua anarchia e nella sua mancanza di codici e punteggi.

Questo è il background del ragazzo che andiamo ad analizzare oggi, definito da molti la risposta del Ghana alla modernità nel football: Kamaldeen Sulemana.

Contro il PSG.

Biografia

Kamaldeen Sulemana nasce il 15 febbraio 2002 a Techiman, nodo commerciale nella parte occidentale del Ghana.

Sin dalla più tenera età è un appassionato giocatore di calcio, che pratica tanto in via informale con gli amici di infanzia che con la squadra locale il Techiman Liberty FC.

Si rivela da subito un talento naturale, tanto abile con la palla fra i piedi quanto imprendibile in velocità.

A notare le sue qualità sono in molti, ma Kamaldeen viene convinto ad unirsi all’accademia Right to Dream.

In maglia Right to Dream

Right to Dream è uno dei migliori centri per lo sviluppo di giovani calciatori al mondo.

Fu fondata da Tom Vernon, ed scout del Manchester United, nel 1999, indipendente da ogni club professionistico sino al 2015 quando la proprietà è passata al club danese Nordsjælland, che ha ceduto poi l’accademia al gruppo Mansour nel 2021 che ha investito ben 120 milioni di dollari nel rilevare e ingrandire la realtà ghanese.

Tom Vernon, ora presidente del Nordsjælland.

Il progetto Right to Dream nasce dalla mente di Vernon, convinto che il potenziale sportivo della zona non fosse minimamente sfruttato, ma sopratutto per la volontà di offrire programmi di istruzione e sostegno ai tanti ragazzi ghanesi che tentavano la via del calcio professionistico senza purtroppo crearsi alternative.

Negli anni la Right to Dream è passata da un manipolo di ragazzi ospitati a casa dell’ex scout a venir considerata la quindicesima Accademia al mondo per qualità dei propri fuoriusciti. Un progetto che si è dimostrato vincente grazie al reclutamento di giovani talenti, ma anche grazie all’instaurarsi di connessioni forti con federazioni sportive (US Soccer è un partner) e realtà istituzionali.

Il primo logo della Right to Dream

Dal 99 l’accademia ha prodotto 144 diplomati, dal 2007 oltre venti dei diplomati è riuscito ad approdare in un campionato professionistico europeo e dal 2013 oltre 30 dei ragazzi dell’Accademia hanno ottenuto l’accesso all’educazione secondaria ed universitaria di alto livello in Europa o Stati Uniti.

Insomma per dirla in poche parole Kamaldeen si trovava nel posto giusto dove far fiorire il proprio talento.

La Right to Dream Accademy però è un posto rigoroso, dove lo studio e la disciplina hanno la precedenza anche sul talento puro.

Il ragazzo è indisciplinato, turbolento e fatica ad adattarsi alle richieste accademiche. La lontananza dalla famiglia poi è un peso difficile da sopportare per Kamaldeen.

Fortunatamente per lui nella capitale, dopo le difficoltà di adattamento iniziali, troverà una nuova famiglia, formata dai ragazzi con cui condivide lo spogliatoio e il convitto.

Resterà Mugun Yaro, ovvero cattivo ragazzo in lingua Hausa, ma solo nel soprannome. Con il tempo e l’aiuto dei compagni e dello staff Sulemana è riuscito a trovare la propria dimensione all’interno della accademia di Accra, riuscendo a coniugare il talento e la crescita sul campo di gioco, con buoni risultati scolastici.

Già nella media adolescenza è chiaro che Kamaldeen è con tutta probabilità il talento più puro mai allevato dalla Right to Dream, ed è solo questione di tempo che dalla casa madre danese giunga la chiamata.

Chiamata che puntualmente arriva nel gennaio 2020.

Dal Ghana alla Danimarca e ritorno.

Il Nordsjælland si sa è una delle realtà sportive più particolari del vecchio continente. Strettamente legata alla formazione di giovani talenti, si è saputa costruire un forte legame con il calcio africano e ghanese.

Nonostante l’enorme distanza geografica, culturale e climatica Kamaldeen si è trovato a meraviglia a Farum, grazie ad un ambiente molto rispettoso ed amichevole, composto da ragazzi simili per percorso, età e provenienza. Come Kudus, ottimo amico di Sulemana e ora accasatosi all’Ajax.

Nato pronto.

In maglia giallorossa il nostro giovane esterno non ci mette molto a farsi notare e a diventare una delle stelle delle Tigrene.

Il primo assaggio di Superligaen arriva il 22 febbraio contro il SonderjyskE, la prima rete invece il 29 maggio al Silkeborg.

La stagione 19/20 si chiude con quattro centri in 13 scampoli di gara, con l’impressione che nell’annata a venire si moltiplicheranno le visite degli scout a Farum.

Infatti nonostante la pandemia e la relativa crisi economica per il calcio continentale al Nordsjælland arriveranno molte proposte per il talento ghanese, ma la dirigenza Tigrene tiene duro, anche perché il giovane Kamaldeen, pur ambizioso e scalpitante, si dimostra molto pragmatico e attento nel pianificare il proprio sviluppo, cosciente delle proprie qualità, ma anche dei propri limiti e spazi di crescita.

Un altro anno in Danimarca, dove prendere sulle proprie spalle il peso offensivo della squadra e dove migliorare tecnicamente e tatticamente è la scelta giusta, anche perché a 18 anni di età c’è ancora tempo per pensare al salto in un campionato top.

Leader.

La stagione 20/21 sarà trionfale per il mago di Techiman.

Un dominio quasi imbarazzante sul campionato danese, dove sembra poter fare letteralmente ciò che vuole anche quando affronta team quotati come Midtjylland e Copenhagen.

I dieci gol e nove assist in 29 presenze non rendono giustizia al livello di controllo del gioco da parte del numero 10 giallorosso, che su consiglio di Michael Essien, mentore e membro dello staff del Nordsjælland, decide che è giunto il momento di salutare la Danimarca per mettersi alla prova ad un livello calcistico maggiore.

Essien e Sulemana

In soli diciotto mesi Sulemana si è già imposto come uno dei talenti più cristallini del paese e giustamente cerca una nuova sfida e opportunità di crescita.

Si tratta di una delle caratteristiche principali del Kamaldeen pensiero. Mettersi costantemente alla prova, cercare di crescere nelle difficoltà, in una fuga continua dalla comfort zone. C’è un bel documentario riguardo il suo percorso che vi consiglio di recuperare su YouTube.

In questo senso la Right to Dream Accademy si è rivelata una palestra di crescita incredibile.

Il ragazzino indisciplinato e bizzoso arrivato ad Accra si è trasformato in un giovane uomo ambizioso, appassionato e dalla viva e curiosa intelligenza.

Non sono molto infatti i non ancora ventenni che si cimentano nel proprio Match Analysis, come giudice severo di se stesso dopo ogni gara.

In conduzione.

Questo atteggiamento votato alla crescita personale, unito a quanto dimostrato in campo hanno reso Kamaldeen uno dei pezzi pregiati dell’estate 2021.

Sulle sue tracce si sono lanciati nell’ordine Manchester United, Liverpool, Ajax e Bayer Leverkusen, ma a grande sorpresa di tutti a spuntarla è stato il Rennes di Bruno Genesio.

Merito della felice tradizione dei ghanesi Britannia, con i felici precedenti di John Mensah, Asamoah Gyan e John Boyè, ma sopratutto dei buoni risultati raggiunti da due giovani talenti lanciati dai rossoneri come Ousmane Dembelè ed Eduardo Camavinga, in forza ora a Barcelona e Real Madrid.

Firma con il Rennes.

I bretoni versano 15 milioni di euro nelle casse del Nordsjaelland e Sulemana vestirà la maglia rossonera numero 18, poi 10 dopo la cessione last minute di Camavinga.

La scelta del numero non è casuale. Nonostante la giovane età i propositi di Kamaldeen sono chiari. Prendersi la leadership tecnica e carismatica del Rennes con l’obbiettivo ultimo di potersi sedere al tavolo dei grandi assi del Psg degli sceicchi a parlare la stessa lingua tecnica.

Le premesse in questi primi mesi di calcio francese sono molto molto buone.

Dopo un inizio interlocutorio Kamaldeen sta salendo di tono partita dopo partita.

Ad oggi nelle sette presenze dall’inizio, più altri tre spezzoni di gara, il numero dieci ha collezionato quattro reti ed un assist, ma ancora una volta questi numeri non rendono giustizia allo stato di ansia e pressione perenne in cui il ghanese pone le difese avversarie, compreso il Psg, battuto 2-0 in Bretagna.

Per prendersi la Danimarca Kamaldeen ha avuto bisogno di una stagione e mezza, vedremo quando la Ligue1 si arrenderà al suo talento.

In patria nel frattempo c’è grande attesa per lui, grande talento che il paese attende per riportare le Black Stars ai livelli di inizio millennio, dopo qualche anno di appannamento.

In allenamento con la nazionale.

Ad onor del vero ad oggi Kamaldeen non è riuscito a rendere in nazionale allo stesso modo dei club. Il debutto è stato il 25 settembre 2020 in una dura sconfitta per 0-3 ad opera del Mali. Ha fatto seguito una seconda apparizione in amichevole contro Qatar (5-1 per gli africani), per poi dover attendere le gare di settembre ed ottobre 2021 per tornare a vestire la maglia del Ghana, senza ancora riuscire ad andare in rete.

Caratteristiche tecniche

Kamaldeen Sulemana è un’attaccante esterno brevilineo, dotato di un dribbling e di una accelerazione assolutamente fuori dal comune, oltre ad una buonissima capacità di conduzione e controllo della sfera.

Sintesi statistico di Kamaldeen.

174 centimetri di statura, non un colosso a livello muscolare, ma dotato di gambe molto forti e baricentro basso. Ciò lo rende praticamente imprendibile nel breve, la sua frequenza di passo è fuori dal mondo, difficilissimo da gestire nei cambi di direzione e complesso da gestire per i difensori grazie ad una esplosività in possesso di pochi.

Statistiche (fonte TotalFootballAnalysis)

Ovviamente per la sua struttura fisica può essere sovrastato nel gioco aereo e nelle situazioni più fisiche, sebbene si sappia difendere con ferocia anche nei duelli spalla a spalla.

Difficilmente si lascia sopraffare senza lottare, anche a causa di un carattere piuttosto orgoglioso ed allergico alla sconfitta.

Sulle distanze più lunghe perde qualcosa nello scatto, ma nei primi 20 metri è quasi ingiocabile.

Heatmap stagionale (dati SofaScore)

Tende a gravitare più volentieri sulla fascia sinistra, da dove ama rientrare verso la porta per cercare di fare male con il tiro o cercando la penetrazione in area, ma si disimpegna bene anche da ala pura sull’out di destra sebbene i suoi allenatori hanno percorso meno spesso questa via.

A dispetto della statura talvolta si propone come riferimento centrale, una sorta di nove atipico che manda spesso in confusione le difese avversarie, sopratutto nella ultima stagione in Danimarca.

Dribbling secco.

A livello tecnico stiamo parlando di un profilo molto interessante.

Abbiamo nominato gli “skillers” africani all’inizio dell’articolo, ma ad onor del vero la qualità palla al piede di Kamaldeen non è fatta di arabeschi e virtuosismi, sebbene sia in grado di prodursi anche in queste spacconate e provocazioni bonarie.

Sulemana è estremamente diretto nel suo gioco, con pochi tocchi molto precisi ed intelligenti per risolvere anche le situazioni più ingarbugliate.

Kamaldeen è un giocatore di enorme volume offensivo.

Riceve palla in diversi modi, quasi senza sforzo, grazie ad una ottima varietà di movimenti senza palla e un ottimo istinto per la posizione. Una volta controllata la sfera quasi sempre con un primo tocco orientato l’idea è quella di andare in porta nel minor tempo possibile.

Sulemana #10

Per i terzini e per i centrali Kamaldeen è un martello. Un’incubo razzente che possesso dopo possesso li punta e cerca di superarli per andare in porta, con discreta efficacia.

Durante la scorsa stagione in Danimarca Sulemana ha registrato 0.45 g+A/90 minuti, con 19.57 duelli offensivi a partita e 11.16 dribbling riusciti. Con percentuali prima 42% e 49%.

Giocatore del mese di aprile 2021.

Questi dati ci confermano l’idea di un Kamaldeen intraprendente, sfacciato e senza paura, abile nel guadagnare campo (4.15 corse progressive/90 minuti), nel tenere in apprensione costante e bassa la difesa avversaria vestendo i panni della minaccia psicologica per i difensori.

Nonostante la stazza contenuta il ghanese funziona come un’ariete per le difese avversarie per costanza e continuità della minaccia portata, demolendo l’avversario sia direttamente con i suoi movimenti e la velocità, sia indirettamente mettendolo costantemente sotto pressione e provocandone gli errori.

Tuttavia offensivamente Kamaldeen talvolta sembra quasi agire per proprio conto, con il resto della squadra in difficoltà nel tenerne il ritmo e comprenderne le idee. La cosa si è attenuata con la crescita del livello tecnico a Rennes, ma il numero 10 tende ancora ad essere un giocatore poco associativo, partecipando poco ed in maniera non troppo convinta al gioco di squadra.

Keypasses stagione 20/21

Sulemana infatti non è un granché di passatore, preferisce andare sul semplice quando viene costretto a ripiegare sul passaggio piuttosto che sulla corsa palla al piede. La precisione dei suoi passaggi è nella media per il ruolo, ma si tratta di un aspetto del gioco in cui dovrà lavorare abbastanza per mettersi in pari con i top europei con i quali ambisce condividere la scena.

Per quanto concerne i suoi movimenti senza palla c’è poco da correggergli. È molto abile nel proporsi per la ricezione fra le linee, usando molto bene il corpo per proteggere la sfera e prepararsi alla giocata. Quando non viene incontro e cerca la profondità è pericolosissimo, anche se il lancio non è perfetto. Andando a rivedere i suoi highlights infatti ci si rende conto di come nei primi metri dello scatto sia imprendibile, ed anzi sia in grado di recuperare il marcatore partito in anticipo per poi superarlo.

Se riesce a ricevere lanciato verso la porta sono dolori per gli avversari che possono solo sperare di abbatterlo.

Parlando di conclusioni Kamaldeen si conferma ancora una volta un calciatore di grande volume. Prende molto sul serio l’idea di essere la minaccia offensiva numero uno per gli avversari e talvolta tende a tirare anche in condizioni poco favorevoli, dimenticando di avere dei compagni. Se andiamo a vedere i grafici delle sue conclusioni nella scorsa stagione con il Nordsjælland si evince come il ragazzo dia il meglio di se quando può piazzare la palla negli angoli bassi, grazie ad un piede rapido e sensibile che non ha bisogno della potenza per andare in rete.

Conclusioni stagione 20/21.

Dalla distanza ha certamente un buon tiro, ma le scelte risultando un po’ troppo egoistiche.

Grafico conclusioni stagione 20/21.

In fase di non possesso risulta piuttosto inconcludente, ma la sua utilità maggiore è da ricercarsi nella capacità di aggredire la profondità perfettamente obbligando gli avversari a restare più bassi con la linea difensiva di quanto vorrebbero, onde evitare venir presi in infilata dalla sua velocità e dalla sua abilità di danzare sulla linea del fuorigioco.

Contro Messi ed Hakimi.

Nonostante la nomea di Bad Boy e di ragazzo sopra le righe per alcuni suoi atteggiamenti provocatori in campo, tutti descrivono Sulemana come una presenza molto positiva in spogliatoio, carismatica è dotata di discreta leadership.

Inoltre nonostante quello che può trasparire dal suo calcio molto frenetico e quasi di strada nella sua ricerca ossessiva dell’uno contro uno, Kamaldeen è un’appassionato di match analysis, come detto poco sopra, e lavora moltissimo per migliorare e ampliare il suo repertorio individuale.

Acrobazia.

Evoluzione

La velocità è il filo conduttore di un po’ tutta la carriera di Kamaldeen Sulemana finora.

Velocità.

Veloce ad imporsi, veloce in campo, veloce ad adattarsi alle nuove realtà.

Paradossalmente la sua evoluzione dipenderà proprio dalla sua capacità di utilizzare e modulare la sua velocità in modo sempre più costruttivo e corale.

Il calciatore che più ricorda Kamaldeen e che può essere un ottimo modello di sviluppo per il ragazzo è certamente il senegalese Sadio Manè, stella del Liverpool che non a caso aveva inquadrato Sulemana come possibile sostituto per il suo attaccante.

Alcuni lo paragonano a Neymar, opinione fomentata proprio dal tecnico del Nordajælland Flemming Pedersen che lo comparava al funambolo brasiliano per abilità e atteggiamento scanzonato e provocatorio rispetto agli avversari.

Il preferito del Rennes.

Ritengo personalmente l’accostamento con il Red più centrato, sia per il percorso di vita e di storia professionale che per le qualità messe in mostra in campo.

Tanto Manè quanto Sulemana hanno assaggiato l’Europa minore prima di sbarcare in un grande campionato, Austria per il primo e Danimarca per il secondo, entrambi hanno proseguito la loro carriera in club di fascia media, Southampton e Rennes, prima di spiccare il volo verso una big.

Manè ha avuto il talento e la fortuna di trovare un uomo come Klopp a formarlo ed educarlo come sportivo, rendendolo un calciatore molto più completo rispetto a quanto avesse dimostrato nelle fasi precedenti della sua carriera.

In gol.

Kamaldeen parte da una base di talento puro probabilmente più alta che Sadio, dimostrando giornata dopo giornata di essere un rebus dalla difficile soluzione per le difese transalpine. Tuttavia può e deve crescere molto se il suo obiettivo, che ritengo raggiungibile, è quello di diventare uno dei migliori dieci calciatori al mondo.

Innanzitutto come diceva John Donne: “Nessun uomo è un’isola” e meno ancora un calciatore mi permetto di aggiungere, per cui credo che sia necessario che Sulemana inizi a migliorare la sua capacità di stare all’interno di un contesto costruttivo di squadra, aiutando la manovra, connettendo maggiormente con i compagni e affidandosi un po’ meno ed in maniera più selezionata al suo eccellente dribbling.

Puntando l’avversario.

Tatticamente Kamaldeen è un ottimo elemento se parliamo di movimenti individuali e gestione della propria posizione, ma pecca di connessione con i compagni di reparto e con il resto della squadra, rispetto alla quale a volte sembra un corpo avulso.

Si tratta di un qualcosa su cui sta lavorando, sopratutto se confrontiamo il giocatore odierno con quello di un anno fa, ma è un’aspetto da migliorare certamente.

In nazionale.

Essere consci del proprio talento è un bene, la consapevolezza è la via per la grandezza, ma è altrettanto vero che limitare le soluzioni personali, i tiri velleitari e pretenziosi è una ottima maniera per far rendere al meglio la macchina offensiva di squadra.

Sono soluzioni che sembrano una limitazione al talento del giovane ghanese, ma che in realtà tracciano una via verso una migliore efficenza e un calcio meno prevedibile e monocorde, facendo diventare di conseguenza migliore anche Kamaldeen.

Vestito in bianconero

Immaginare le ali della Vecchia Signora con Federico Chiesa a destra e Kamaldeen Sulemana a sinistra, magari in appoggio ad un giovane centravanti di alto livello sarebbe un sogno ad occhi aperti per il prossimo futuro bianconero.

A livello tecnico non vedo controindicazioni sul numero 10 del Rennes. Si tratta di un talento destinato a diventare uno dei calciatori più pericolosi del continente nel giro di un paio di stagioni, se confermerà la crescita vertiginosa anche a livello tattico.

Esultanza.

Purtroppo il Rennes è stato abile e veloce nell’anticipare gli altri club e già si frega le mani pensando alla cifra che andrà ad incassare fra un paio di stagioni, certamente ben superiore ai 15 milioni versati.

Sulemana ha già gli occhi della Premier dei super ricchi addosso e scontrarsi con il loro strapotere economico sarà tutt’altro che una passeggiata.

On the ball.

Conclusione

Insieme al compatriota e grande amico Kudus, Sulemana è senza dubbio uno dei talenti più fulgidi del Ghana e del continente africano.

La sua abilità palla al piede, il dribbling tagliente e la sua capacità di creare situazioni di pericolo per la difesa avversaria sono di primissimo livello.

Kamaldeen vs Messi.

Ovviamente a diciannove anni non possiamo dire di essere davanti ad un calciatore completo, anzi.

Ciò che intriga maggiormente in Kamaldeen è proprio quello che ancora non c’è.

Il ghanese sta migliorando mese dopo mese ed ha ambizione, arroganza e fame agonistica per non adagiarsi sugli allori al primo contratto importante.

Da anni si dice che il futuro del calcio è l’Africa, forse Kamaldeen può essere il portabandiera di questa nuova generazione che proverà a interrompere la centenaria diarchia europea e sudamericana nel calcio.

Riassunto

Stefano Follador

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