Spazio Liga

SpazioLiga: focus su Gerard Moreno

Chi è?

Gerard Moreno Balaguerò è il capitano e stella del Villarreal, protagonista degli ultimi anni del Submarino Amarillo, dove ha conquistato l’edizione 20/21 dell’Europa League ed un posto nella rosa della selezione iberica ad Euro 2021.

Classe 92, nato il 7 aprile a Santa Perpetua de Moguda, a due passi da Barcellona, inizia a tirare i primi calci nel settore giovanile del club più umile della città: l’Espanyol. È una seconda punta, si definisce infatti un mix fra il padre, numero 9 classico, ed il fratello trequartista.

Un giovane Moreno.

Con Los Pericos passo sei stagioni, dal 2001 al 2007, ma non godeva della considerazione dello staff tecnico che decise di lasciarlo libero di accasarsi altrove.

Ad accoglierlo c’è il CF Badalona.

Gerard Moreno in gol con la maglia del Badalona.

Con los escapulados Gerard resta tre stagioni, in cui cresce moltissimo tanto che chiude con ben 41 centri nell’ultima stagione.

Ad accorgersi del ragazzo è la Villarreal che si conferma realtà attenta nella programmazione e dalla notevole visione di insieme.

Ancora con il CF Badalona.

Moreno ha qualità, ma è ancora acerbo e non sembra aver il talento necessario per fare la differenza ai piani alti, ma la dirigenza gli dà fiducia con la terza squadra.

Con la Villarreal C è praticamente ingiocabile, mettendo a segno trenta reti stagionali.

Moreno torna in giallo.

Ciò gli vale la promozione alla squadra riserve dove debutta il 5 marzo 2011, nella sconfitta interna contro il Rayo Vallecano.

Gerard Moreno inizia a ritagliarsi un po’ di spazio con la squadra B e dopo un 2012/14 da tre reti in quattordici spezzoni di gara in Segunda Division la dirigenza gialla pensa che sia giunto il momento di vedere di che pasta è fatto il catalano.

L’occasione è una stagione a Maiorca in prestito alla squadra locale, anch’essa impegnata nel campionato di seconda divisione. La stagione 2013/14 sarà fondamentale per la carriera di Gerard.

Moreno esulta in maglia maiorquina.

Nelle Isole Baleari si converte a sorpresa in una delle stelle del club, mettendo a segno 12 reti stagionali e di fatto salvando gli isolani dalla retrocessione in terza serie.

La buona annata annata con il Mallorca gli apre le porte del club di Villarreal.

Di ritorno dal prestito si rende protagonista di una annata molto positiva. Sette centri in Liga, ma sopratutto 5 e 4 in Copa del Rey ed Europa League lo rendono un punto di forza del club castigliano.

Nonostante le buone prestazioni offerte la dirigenza decide di liberarsi del puntero catalano per una cifra tutto sommato povera: 1.5 milioni di euro. Pagheranno caro questo errore.

A goderne sarà L’Espanyol.

De vuelta en casa.

Dopo quasi un decennio Moreno torna a Barcelona, con la maglia con cui è cresciuto da bambino.

Sembra la trama di un film, ma invece è la realtà e la realtà è meno facile che la finzione.

Nella sua prima stagione di ritorno a Cornellà Moreno non rende come si attendeva la tifoseria, complici anche le difficoltà tecniche del club.

Moreno vs Athletic.

Le sette reti messe a segno sono un magro bottino.

Tuttavia le cose cambiano velocemente con l’arrivo sulla panchina biancoazzurra di Quique Sanchez Flores.

Sanchez Flores e Moreno.

Il noto tecnico madrileno cambiò la carriera di Moreno. Da uomo d’area lo trasforma in punta di raccordo, facendo sì che il ragazzo trovi risorse tecniche e tattiche che probabilmente non sapeva nemmeno di possedere.

A fine stagione l’Espanyol raggiunge un ottimo ottavo posto, il miglior risultato della decade, e Moreno si dimostra elemento fondamentale dello scacchiere tattico e dello spogliatoio.

Per lui arriva la fascia di capitano del club e ripaga affetto e fiducia con una stagione da 13 reti e 4 assist, oltre che ad una leadership tecnica totale.

L’anno successivo è ancora più produttivo per la punta catalana: 16 gol.

Tuttavia in seguito ad una campagna piuttosto insipida le strade di Sanchez Flores e dell’Espanyol si separano, chiudendo di fatto il progetto tecnico di cui Moreno è protagonista.

Nell’estate del 2018 assistiamo al suo ritorno in Castiglia, tornando a vestire la maglia gialla.

Firma.

Sarà il primo passo di una ascesa vorticosa.

Il primo anno segna poco, ma le sue 8 reti permettono al Sottomarino Giallo di evitare una clamorosa retrocessione.

La stagione successiva invece la musica cambia notevolmente.

Si dimostra uno dei goleador più letali della Liga, mettendo a segno 18 reti, ma risulta anche un ottimo regista fornendo ben 6 assist.

Il club guidato da Javi Calleja risulta uno dei più divertenti della Liga, propositivo e gradevole sopratutto grazie alla presenza del numero 7 che conduce i castigliani alla qualificazione Uefa.

Il progetto del Villarreal prende forma ed ambizione attorno ai piedi di Moreno, l’arrivo di Unai Emery se possibile migliora ancor di più il gioco dell’attaccante e la stagione 20/21 sarà fantastica.

Gerard ed Unai

Trenta reti ed undici assist fra Liga e Europa League sono solo la punta dell’iceberg per il catalano ormai vero e proprio totem della manovra del Sottomarino Giallo e risorsa tattica di primissimo livello.

La conquista della coppa UEFA e l’ottimo campionato fanno si che Luis Enrique lo inserisca nella lista dei convocati per la spedizione europea spagnola, che terminerà solo sul rigore in surplace di Jorginho.

In azione contro la Polonia.

Gli ultimi mesi hanno però finalmente reso giustizia ad uno dei calciatori più sottovalutati del presente del calcio spagnolo. Gerard Moreno si è imposto in maniera definitiva come uno dei grandi protagonisti della Liga post duopolio Messi-Ronaldo.

Come gioca?

Nato come prima punta ha svoltato la sua carriera trasformandosi in attaccante di raccordo con enorme successo.

Preferisce giocare in una coppia offensiva con una punta di peso, come Bacca, Alcacer o il nuovo acquisto Dia.

Duo.

Liberato dalle incombenze più fisiche del 9 puro può dedicarsi ad altri compiti.

Fisico asciutto, volto quasi ordinario e carattere schivo e riservato. Gerard Moreno gioca esattamente come il suo aspetto. Essenziale, minimalista, pulito ed estremamente efficiente.

Caratteristiche che troviamo non solo nella finalizzazione dell’azione, ma anche in costruzione, dove è essenziale per la risalita della palla e la costruzione dell’azione.

In azione contro la Dinamo Kiev.

Moreno è instancabile nel suo ruolo di creatore di gioco, si abbassa, riceve fra linee, organizza e smista il gioco. Il tutto con naturalezza ed essenzialità quasi asettici.

La sua centralità nel progetto tattico del Villarreal è chiara, la sua assenza si rivela praticamente mortale per la pericolosità dei gialli.

Pulizia tecnica.

Nessuno nella rosa, ma forse anche nel campionato, può coniugare capacità di vedere il gioco e di creare volume di gioco con la sua pulizia a livello di finalizzazione.

Perché seguirlo?

Ci sono diversi motivi per cui innamorarsi di Gerard Moreno.

In primis c’è la gavetta. Aver assaggiato la polvere dei campi scalcinati della periferia iberica prima di arrivare in nazionale lo rende senza dubbio un eroe popolare, un esempio di forza mentale e volontà.

Crescita provinciale.

Moreno poi piace perché torna sempre alle origini, ma non con il piglio romantico dell’amante riconciliato, piuttosto con la verve rabbiosa di The Punisher che vede la realizzazione personale come la vendetta perfetta contro coloro che non hanno creduto nelle sue qualità.

Ritorno a Cornellà da vincitore.

È successo all’Espanyol, che lo aveva scattato durante l’adolescenza per poi riprenderlo per vederlo esplodere.

È successo al Villarreal dove ha costretto la dirigenza a sborsare venti milioni di euro per riprenderlo dal club catalano dopo averne incassati dieci volte meno con la cessione di tre stagioni prima.

Protagonista.

Infine Moreno merita di essere seguito perché è un cortocircuito artistico.

Dalla Catalogna di Gaudì e delle contaminazioni esagerate fra barocco, moresco e gotico nasce un calciatore che non potrebbe essere più brutalista.

Scambio di opinioni.

Essenziale, quasi ruvido nella sua ricerca costante della giocata più efficace e minimalista, Moreno potrebbe essere tedesco, forse inglese, ma certamente non sembra un figlio della terra di Iberia per come sta in campo.

Questo contrasto stridente fra carattere personale e scuola di appartenenza crea un calciatore estremamente suggestivo e magnetico, capace di catalizzare attenzione ed affetto di tifosi e compagni.

Stefano Follador

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