#JuveFinanza

Un sistema alla deriva: la FICG e la ricerca di sostenibilità nel calcio

Il sistema calcio sta crollando.

Sta crollando per negligenze passate, per debiti troppo grandi, per gli effetti della pandemia e per gestioni andate a male. Nello scorso luglio, con un comunicato, la Lega Serie A ha chiesto esplicitamente aiuto al governo:

“Tale incontro si rende necessario per trovare, di concerto con il Governo, idonee soluzioni per il danno da 1 miliardo e 200 milioni di euro subito finora dai Club a causa della pandemia e stabilire, al contempo, le modalità per favorire il totale ritorno del pubblico sugli spalti sin dalla prima giornata della prossima stagione, in piena sicurezza per i tifosi e contemplando l’utilizzo del passaporto vaccinale. [..]  Le società di Serie A, riunitesi oggi in Assemblea, lamentano uno stato di crisi non più sopportabile causato, in particolar modo, dalle perdite economiche subite per l’assenza degli spettatori negli stadi nelle ultime due stagioni sportive. Per far partire il prossimo campionato, e non disattendere il desiderio di 38 milioni di appassionati, i Club di A, all’unanimità, richiedono con la massima urgenza un incontro con il Presidente del Consiglio Mario Draghi, con il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e con il Sottosegretario allo Sport Valentina Vezzali”.

Per quanto riguarda gli stadi qualcosa poi si è mosso, e a breve la capienza potrebbe essere incrementata fino al 75% o addirittura fino al 100% entro la fine del 2021, salvo spiacevoli sorprese.

In un momento storico particolarmente difficile per il calcio italiano, europeo ed internazionale, acquisisce sempre più valore il concetto di “sostenibilità”, economica in questo caso. Un settore ormai alla deriva finanziaria che cerca di aggrapparsi un po’ ovunque per far entrare qualche spicciolo in cassa.

A ciò si aggiunge una base strutturale carente che non può contare su centri sportivi e stadi all’avanguardia e che anzi, a volte, rischiano di cadere a pezzi, fatta eccezione per qualche piccolo esempio come il nostro.

Come si evince dall’ultimo report annuale della Figc e di Pwc (Disponibile quisul calcio italiano professionistico (serie A B e C), nelle 5 annate che vanno dal 2014 al 2019, quindi pre-Covid, le perdite cumulate sono state di 1,6 miliardi! L’ultima annata, il 2018-2019, ha visto perdite per le tre serie professionistiche di 395 milioni su ricavi totali di 3,85 miliardi.

Come riportato da Affari italiani, ogni 100 euro incassati 10 diventano perdite secche. Solo gli stipendi si mangiano il 60% dei ricavi, e gli ammortamenti annui dei calciatori rappresentano costi per quasi un miliardo. Dai diritti Tv arriva il grosso del fatturato di circa 1,4 miliardi l’anno,  con i ricavi da biglietti che anche in era pre-Covid valgono ormai meno del 10% delle entrate, infatti la medaglia d’argento dei ricavi dopo i diritti televisivi va proprio alle plusvalenze da calciomercato, che solo nel 2018-2019 sono state di ben 753 milioni. Spesso sono solo numeri contabili, dato che spesso si tratta di incroci di scambio tra club su valori artificiosi; soldi veri in cassa non ne entrano, sono solamente numeri scritti a bilancio, smentendo la famosa e quanto vera legge del “Cash Is King”. Transazioni figurative che gonfiano i ricavi, quel tanto che basta a evitare una Caporetto definitiva.

Senza quei ricavi aggiuntivi lo sprofondo del calcio italiano varrebbe ogni anno oltre un miliardo di euro, rendendo la situazione debitoria ancora più grave. Già oggi i debiti cumulati, saliti a quota 4,6 miliardisuperano ampiamente i ricavi complessivi. Poche aziende si possono permettere debiti superiori ai fatturati senza fallire. Per il calcio questa regola pare non valere. Alla faccia di qualsiasi fair play finanziario(anch’esso sulla via del fallimento) che prevede l’equilibrio di bilancio. Per il calcio una chimera.

“L’effetto combinato della contrazione dei ricavi e dell’aumento dei costi ha determinato il peggior risultato netto dalla nascita del ReportCalcio… oggi è più che mai urgente favorire l’introduzione di modelli e strumenti di sostenibilità economica e finanziaria che rimettano al centro dell’attenzione la crescita esponenziale dei costi di un sistema così complesso, ma anche le grandi opportunità di crescita dei ricavi che il futuro sembra offrire. […]”

Andrea Samaja – Partner, PwC Italy

Le mosse della FIGC

Tra le azioni più importanti si evidenzia l’approvazione dell’aggiornamento al Manuale delle Licenze Nazionali 2021/2022.

La FIGC spiega che “si è reso necessario contemperare l’esigenza di assicurare alla Federazione il monitoraggio dell’equilibrio economico e finanziario del calcio professionistico e di tenere, al contempo, in adeguata considerazione le conseguenze negative economiche derivanti dal perdurare dell’emergenza Coronavirus“.

Di fatti, per l’ottenimento della licenza 2021/22 è necessario il corretto adempimento dei seguenti :

  • debiti per trasferimenti internazionali di calciatori;
  • debiti tributari, tenendo conto dei provvedimenti agevolativi e della sospensione dell’invio delle comunicazioni d’irregolarità per l’anno d’imposta 2020;
  • debiti nei confronti dei tesserati e delle altre figure amministrative per emolumenti fino a maggio 2021 e delle relative ritenute fiscali sugli emolumenti fino alla mensilità di aprile e dei contributi previdenziali fino alla mensilità di maggio.

Inoltre, le società dovranno documentare l’avvenuto superamento di eventuali situazioni di deficit patrimoniale risultanti dalla situazione intermedia al 31 marzo 2021. Ma già diversi anni fa la Figc aveva introdotto alcuni parametri da rispettare, alcuni divenuti famosi sono negli ultimi mesi.

A partire dalla stagione 2016/17 furono introdotti tre parametri, presenti all’interno delle NOIF (Norme Organizzative Interne Federali) :

1)Indicatore di liquidità

Parametro è finalizzato a misurare l’equilibrio finanziario di breve termine, ovvero la capacità di una società di far fronte agli impegni finanziari con scadenza entro i 12 mesi. Viene calcolato sulla base delle risultanze del bilancio d’esercizio e della relazione semestrale, tenendo conto del rapporto tra le attività e le passività correnti. “In caso di mancato rispetto dell’indicatore di liquidità, la carenza finanziaria dovrà essere ripianata“. In pratica è il motivo per cui spesso sentiamo dire che “Prima si vende e poi si compra”. In pratica è un coefficiente che valuta la capacità finanziaria di un club di pagare i debiti con i suoi creditori. Per la stagione 2019/20 il rapporto massimo era fissato a 0,7, 0,8 per il 2020/21;  se si esce dal range occorre mettere soldi nelle casse della società per ripristinare il valore richiesto. In caso contrario si potranno acquisire calciatori solo se in precedenza se ne cedono altri, ammesso che non si proceda a ricapitalizzare la societàDue volte l’anno, il 31 marzo e il 30 settembre, la Co.Vi.So.C. verifica che i club stiano rispettando il valore e, in caso di mancato rispetto della misura minima, “la Co.Vi.So.C. dispone la non ammissione ad operazioni di acquisizione del diritto alle prestazioni dei calciatori rispettivamente per la sessione estiva e per la sessione invernale”, come si legge nel regolamento. In sostanza, blocca il calciomercato in entrata dei singoli club, ciò che è successo nei mesi scorsi alla Lazio per esempio. Il provvedimento però è revocabile in caso di intervento dell’azionista di maggioranza o degli azionisti in generale, che possono riportare in positivo l’indicatore di liquidità mettendo mano al portafoglio tramite: versamenti in conto futuro aumento di capitale; aumento di capitale integralmente sottoscritto e versato e da effettuarsi esclusivamente in denaro; finanziamenti postergati ed infruttiferi dei soci; versamenti in conto copertura perdite. Ovviamente è anche possibile rimediare mediante la cessione di un giocatore o con una riduzione del monte ingaggio(a breve termine, quindi anche in prestito, come fatto dalla Juve con Pjaca in questa sessione e De Sciglio in quella passata) abbastanza grande.

2)Indicatore di indebitamento(D/R)

Parametro finalizzato a misurare il grado complessivo di indebitamento della società in rapporto al valore della produzione e viene calcolato attraverso il rapporto tra i debiti (D) ed i ricavi (R).
I Debiti vengono calcolati sulla base delle risultanze del bilancio d’esercizio approvato, della relazione semestrale approvata e delle situazioni patrimoniali intermedie approvate, mentre i Ricavi sono dati dai loro valori medi degli ultimi tre bilanci d’esercizio approvati.
L’indicatore di Indebitamento, ove presenti un valore inferiore al livello-soglia stabilito, è utilizzato come indicatore correttivo al fine di ridurre, nella misura di 1/3, l’importo necessario per ripianare l’eventuale carenza finanziaria determinata dall’indicatore di Liquidità, di cui al comma 1, sub 1)“. Occorre precisare che le situazioni d’indebitamento non sono tutte uguali ma vanno valutate in base alla sostenibilità del debito e alla misura assoluta di esso.

3) Indicatore di costo del lavoro allargato(CLA/R)

Questo indicatore è calcolato attraverso il rapporto tra il Costo del Lavoro
Allargato (CLA) ed i Ricavi (R).
Come indicato dal piano dei conti della F.I.G.C:

Il CLA include i costi per il personale, comprensivi degli ammortamenti dei diritti alle prestazioni dei calciatori; I Ricavi includono i ricavi delle vendite e delle prestazioni, Contributi in conto esercizio, Proventi da sponsorizzazioni, Proventi pubblicitari, Proventi commerciali e royalties, Proventi da cessione diritti televisivi, Proventi vari, Ricavi da cessione temporanea prestazioni calciatori, al netto dei costi sopportati per il medesimo titolo, Altri proventi da gestione calciatori, al netto degli oneri sopportati per il medesimo titolo e Plusvalenze da cessione dei diritti alle prestazioni dei calciatori al netto delle relative Minusvalenze. Il Costo del Lavoro Allargato è il valore risultante dall’ultimo bilancio d’esercizio approvato, mentre i Ricavi sono dati dai loro valori medi degli ultimi tre bilanci d’esercizio approvati.

Infine, l’ultima e recente idea di Gravina riguarda la riduzione dei debiti e del monte ingaggi, che spinge le società a contenere il monte contrattuale sui valori attuali per la prossima stagione (e poi a scendere), impegnando gli azionisti di maggioranza a caricarsi le eventuali eccedenze.

Le società della Serie A dovranno contenere il monte ingaggi( non è chiaro se nel conto si calcoleranno, e quanto, pure i premi) delle loro squadre, mantenendosi al massimo valori attuali nella prima stagione(2021-2022), per poi scendere al 90% dei valori attuali nella stagione successiva (2022-2023), e, infine, scendere ulteriormente, attestandosi all’80% dei valori attuali nella terza stagione (2023-2024). Nel caso della Juve, la cifra da raggiungere per il 2022-2023 si attesta intorno ai 188 milioni di euro, ma considerando l’addio di CR7 non dovrebbero esserci problemi a riguardo.

Lo stesso discorso è da fare per i debiti, che non potranno essere superiori alla stagione precedente, per arrivare poi al 90% fra un anno e all’80% fra due. Altrimenti, niente mercato. A meno che non arrivi un aumento di capitale o una garanzia fideiussoria presentata dal socio di maggioranza.

Dovrebbero essere previste diverse scadenze temporali (la prima il 31 luglio) per verificare le violazioni della regola; in pratica, puoi spendere, ma senza fare debiti privi di specifiche garanzie. Inoltre, alla data del 15 febbraio 2022, i recidivi pagheranno una multa non inferiore al 20 per cento dell’«eccedenza» non garantita. Ci sono delle eccezioni: chi è promosso, dalla C alla B e dalla B in A, potrà alzare il massimale del 60% rispetto alle spese di questa stagione. Chi retrocede dovrà abbattere la cifra del 30% .

Non molti mesi fa, Gravina ha presentato una bozza di riforma del sistema ispirata a principi di sostenibilità e stabilitàNon ha voluto parlare di numeri, ovvero se la Serie A ridurrà le partecipanti a 18 ma ha spiegato che ci sarà un cambio non solo di format ma una vera e propria rivoluzione. “Tre livelli di professione non sono più sostenibili. Ho proposto una fusione tra la Serie B e la Serie C dal 2024/25 per arrivare a condizioni di sostenibilità migliori del sistema”. In poche parole si prevede anche, dalla stagione 2022/23, la creazione di una C Elité e di una D Elité.

Inutile girarci intorno, il calcio italiano è ben lontano da essere in salute e non può che subire in attesa di tempi migliori.

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