Spazio Liga

SpazioLiga: lode a Karim Benzema

Si è da poco conclusa la sesta giornata di Liga.

Getafe ed Alaves languono a zero punti in fondo alla classifica, delude il Villarreal a metà, ma sopratutto il Barcelona è in enorme difficoltà, a soli nove punti nonostante un calendario piuttosto accessibile, in crisi di identità e di risultati.

Sorprendono Rayo e Valencia in zona europea, saranno dei fuochi di paglia, ma intanto si mette fieno in cascina per l’inverno.

Chi invece non sorprende è il Real Madrid.

Sedici punti su diciotto, ventuno gol messi a segno e l’impressione che i Blancos di Ancelotti giochino sul velluto, sicuri e contenti.

Al comando di questa festosa banda merengue un uomo solo.

La mano perennemente fasciata, il sorriso storto da capitano pirata algerino, il numero nove sulla schiena. Esattamente lui: Karim Benzema.

L’inizio di stagione

A Madrid si è parlato tantissimo dell’arrivo di Kylian Mbappè.

L’arrivo dell’astro nascente del calcio mondiale in maglia merengue pare essere solo rimandato alla stagione ventura quando dovrebbe salutare Parigi e i suoi sceicchi per accasarsi alla corte di Florentino Perez a parametro zero.

Dopo aver fatto coppia in blu, lo faranno anche in bianco?

Ad ogni modo i tifosi del Real, per quanto ansioso di fare proprio la stella parigina non si sono dovuti disperare per il mancato arrivo del francesino.

Prima si sono consolati con l’arrivo di un altro super talento transalpino come Eduardo Camavinga, ma sopratutto possono sempre contare su un fuoriclasse immarcescibile e che pare migliorare anno dopo anno: Karim Benzema.

L’inizio di stagione del lionese è stato fino ad ora da incorniciare.

Doppietta all’esordio sul campo dell’Alaves, doppio assist nel pareggio esterno con il Levante, assist decisivo nella vittoria sul Betis, tripletta con assist contro il Celta Vigo, piccola pausa scenica a San Siro contro l’Inter, per proseguire con assist e rete al Mestalla e doppietta di gol ed assist nella goleada contro il malcapitato Mallorca.

Se mettiamo le cose in prospettiva nelle prime sei gare di Liga Benzema ha messo a segno 8 reti e collezionato 7 assist vincenti, contribuendo ad una marcatura ogni 35 minuti. Numeri che si possono commentare da soli, visto che a superare i 200 gol in Liga non sono poi molti, Benzema è decimo in questa graduatoria, meno ancora in maglia merengue (solo Ronaldo, Raul e Di Stefano hanno segnato più di Karim).

Tuttavia ciò che ad oggi sorprende maggiormente del francese non sono solo le cifre, ma anche la capacità di essere uomo squadra, sia a livello tecnico che umano.

Pur avendo vinto tutto ciò che era possibile Karim non fa pesare ai compagni più giovani la sua grandezza, anzi pare aver accettato di buon grado la sua investitura non ufficiale a guida del nuovo corso madridista, premiando e talvolta tirando le orecchie alle nuove leve.

In quest’ottica credo che pochi avrebbero immaginato che il ragazzo che aveva rischiato la galera per quella brutta storia di ricatti e prostitute che lo coinvolse insieme a Valbuena si sarebbe trasformato in un buon uomo spogliatoio dal carisma da santone.

La forza tranquilla di questo Real e dei suoi due condottieri, Benzema ed Ancelotti, si andranno a contrapporre alla brutale energia di Simeone e Suarez, in una sorta di dicotomia interna alla cultura calcistica iberica.

Benzema vs Suarez è un classico nel Clasico.

Si preannuncia una stagione combattuta ed emozionante, con una sfida fra due compagini e due società spesso agli antipodi concettualmente, ma tremendamente vicine a livello geografico.

Benzema in questa disfida è forse ancora più importante che la controparte uruguaiana e da qui a fine stagione ne vedremo delle belle.

I dubbi

A vedere il palmares e le prestazioni di Benzema sembra impossibile, ma fino a qualche stagione fa il Bernabeu non amava troppo il franco algerino, anzi sovente era messo sulla graticola dalle critiche e dato per partente.

L’esigente pubblico iberico sognava con Lewandoski, Kane e tanti altri nomi ormai finito nel dimenticatoio, mal sopportando Karim, ritenuto a tratti inadeguato al ruolo di centravanti titolare del Real.

Eppure anche i tifosi più ciechi dovrebbero intuirlo. Non si resta numero nove del Real nel suo ciclo di vittorie migliore dall’epoca antica di Di Stefano senza delle enormi qualità, oltretutto per ben tredici stagioni.

Eppure non credo che siano passate più di quattro stagioni da quando finalmente il popolo madridista ha iniziato finalmente ad apprezzare il francese in maniera decisa. Prima dominavano i dubbi sulla sua continuità, sulla sua freddezza e sulla sua tenuta mentale.

L’evoluzione post CR7

È evidente che tutti gli interrogativi della tifoseria su Karim si siano sciolti come neve al sole una volta che Cristiano Ronaldo ha lasciato la capitale spagnola per accasarsi in bianconero.

Cr7 e Benzema agli Europei.

La coppia con il portoghese era fra le più letali della storia recente del calcio mondiale, ma sono sicuro che il matrimonio fosse molto più vantaggioso per il lusitano che per Benzema.

Il centravanti transalpino, con dedizione ed umiltà, si faceva carico di ciò che la stella di Madeira non riteneva degno delle sue qualità.

Karim cuciva il gioco, lasciva spazio in area e si allargava sulla fascia quando il Re lo chiedeva e a sua volta se c’era da fare a sportellate un mezzo in vece di CR7, Benzema era lì a disposizione.

Insomma uno Scottie Pippen perfetto per l’unico umano in grado di rivaleggiare con Michael a Jordan per ego e talento.

Quando Cristiano passò in bianconero credo che il buon Karim si sia dispiaciuto, ma che alla fine ne avesse le tasche piene di fare da Robin al Batman con il 7.

In effetti a mente lucida potremo dire che una parte del successo di Cristiano Ronaldo si dovrebbe ascrivere anche a Benzema.

Nessun attaccante di livello mondiale si sarebbe potuto accomodare meglio negli spazi lasciati dall’ingombrante fuoriclasse, nessuno avrebbe saputo esaltarne le qualità e nasconderne i difetti i maniera così chirurgica e sapiente come Karim.

Senza Benzema non credo avremo avuto questo CR7, probabilmente ne avremo visto uno forte, fortissimo, ma non al livello raggiunto in carriera.

Dall’estate 2018 la crescita tecnica, ma sopratutto emotiva di Benzema è stata travolgente.

Il titolo vinto nella stagione 19/20 di pura tensione emotiva e sapienza tecnica è stato la dimostrazione plastica del dominio della forza gentile del francese, sempre più padrone di Madrid.

L’eredità

Sebbene a trentaquattro anni Benzema paia tutto fuorché un calciatore vicino alla epilogò della sua carriera, bisogna comunque iniziare a vedere cosa potrà essere per il futuro.

Quattro volte campione d’Europa, tre volte vincitore della Liga e quattro della Ligue1, tre volte campione del mondo per club, più una miriade di trofei minori Benzema possiede un palmares invidiabile.

Stona che in nazionale non abbia mai saputo essere protagonista, aldilà di un Europeo U17, ma si sa che non ha mai avuto grande feeling con i blues.

Non sono però le vittorie la vera eredità del numero 9 del Real.

Prima di lui il centravanti era per lo più un bruto messo a fare a sportellate con i centrali avversari, con l’intento di essere sufficientemente grosso e forzuto per poter trovare lo spazio per battere a rete.

Ovviamente si tratta di una mera semplificazione, ma con l’avvento di calciatori dalle qualità di fraseggio e dalla cifra tecnica come quelle del francese è iniziato il declino del centravanti finalizzatore, oltre ovviamente all’effetto Tiki Taka.

Gente come Inzaghi o Trezeguet, goleador spietati in area di rigore, sono diventati nel giro di un decennio dei dinosauri a livello tecnico e tattico.

I Benzema, Higuain, Lewandoski, Suarez, Ibrahimovic hanno fatto evolvere il centravanti moderno in qualcosa di molto più versatile, inserito nei meccanismi di gioco come ingranaggio della squadra e non solo come bocca da fuoco, ma sopratutto in grado di rendere pericolosi anche i compagni.

Assist di tacco.

Nel furore del guardiolismo imperante sembrava che il numero 9 fosse al tramonto, ma in realtà sta vivendo una nuova era d’oro.

Il centravanti moderno come Benzema ha aperto alla nascita degli esterni alti a piede invertito, ad esempio Cristiano Ronaldo, un tempo mosche bianche ora soluzione tattica diffusissima, ma ha anche decretato la morte, momentanea, del ruolo di seconda punta dato che il nuovo centravanti assolve anche ai compiti di costruzione e di regia, mentre le seconde punte vengono dirottate a fare il trequartista, altro ruolo rinato dopo l’eclisse degli anni 90 e del 4-4-2, o il falso esterno in uno dei tanti tridenti pesanti seminati in giro per l’Europa.

Una cosa è certa, aldilà delle digressioni tattiche e filosofiche, un calciatore della classe e dell’eleganza di Benzema non è un qualcosa di comune, ma bensì uno di quegli atleti che potremo dire orgogliosi di aver visto all’opera, insieme a pochi altri.

Sempre lode al califfo Karim.

Stefano Follador

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