Spazio Liga

SpazioLiga: undici numeri 1

Si può essere soli in mezzo a centomila persone?

La solitudine del portiere è una cosa nota.

Uomini condannati ad essere parte di un collettivo, ma al contempo a fare storia a se.

Ogni errore pesa come un macigno, mesi di lavoro che svaniscono in pochi istanti per un’imperfezione.

Chi lo ha fatto conosce bene queste sensazioni: l’adrenalina dopo una parata a mano estesa, il senso di onnipotenza dopo un’uscita alta autorevole, la tensione prima del calcio di punizione o la rabbia dopo un’errore.

Non si può non empatizzare con questi atleti, condannati alla perfezione e all’ineluttabile fallimento, ed è giusto celebrarli con una top 11 dei miei portieri preferiti della Liga, non necessariamente i più forti, ma quelli che personalmente apprezzo.

Jan Oblak

L’arquero dei colchoneros è a mio avviso il numero uno dei numeri uno.

Da anni ha dimostrato una continuità e qualità di prestazioni impressionanti.

Straordinario fra i pali, autorevole, dominante a livello fisico e mentale, Jan Oblak non solo riesce a parare cose ai limiti del possibile, ma anche sembra in grado di entrare nella testa degli avversari instillando una sorta di timore reverenziale e si sa che la paura è un terribile compagno di squadra.

Portiere per molti versi vecchia scuola, poco incline agli arabeschi, tanto in campo quanto davanti ai microfoni, neanche fosse un novello Dino Zoff.

Solido.

Jeremias Ledesma

Se lo sloveno Oblak rappresenta la veste più seria e composta del ruolo del portiere Conan Ledesma è esattamente l’opposto.

Il nativo di Pergamino, Buenos Aires, è istrionico, spettacolare, istintivo e assolutamente alieno alla perfezione formale.

È sbocciato tardi Ledesma. Finalmente titolare nel suo Rosario Central solo a 25 anni, dopo la vittoria della Copa Argentina ha cercato di monetizzare le sue buone prestazioni cercando l’Europa.

Ad accoglierlo però ha trovato solo un piccolo club andalusi, il Cadiz.

È stato amore a prima vista e dopo una promozione ed una salvezza straordinarie in cui Conan è senza dubbio l’idolo dei gaditani e di tutti coloro che amano l’idea del portiere pazzo e sregolato.

Uscite spericolate, balzi teatrali, urla ed una presenza artistica notevole. Questo è Conan.

Sergio Herrera

Il guardameta rojillo non è uno di quelli a cui la carriera sia piovuta dal cielo.

Lunga gavetta, infortuni, ma sopratutto un calcio che cambia e che esige portieri che sappiano toccare la palla ed impostare, non solo evitare le reti avversarie.

Con umiltà ed enorme predisposizione al sacrificio Sergio si è trasformato passo dopo passo in uno dei migliori della Liga, non solo fra i pali, ma anche nella capacità di accorciare il campo e di giocare da libero alle spalle della linea difensiva.

Leader vocale dell’Osasuna di Jagoba Arrasate Herrera rappresenta un portiere classico che ha saputo e voluto fortemente evolversi, accettando i propri limiti, ma al contempo cosciente delle proprie qualità.

Thibaut Courtois

Con quella faccia un po’ così, da impiegato del catasto o ragioniere, non ti aspetteresti uno dei migliori portieri al mondo.

Invece il belga abbina ottime qualità con le mani e con i piedi oltre a una ottima capacità di guidare la difesa.

Non avrà l’hype di altri colleghi illustri, ma possiede una affidabilità ed una sicurezza che pochi possono vantare.

Probabilmente non sarà mai amato come i suoi predecessori in maglia merengue, ma la rinascita del Real post CR7 è passata anche dalle sue manone.

Marko Dmitrovic

Il portiere serbo trasferitosi in estate dall’Eibar al Sevilla non è un titolare in Andalusia, ma resta un elemento di grande valore.

Portiere coraggioso e di temperamento è stato per le ultime due stagioni uno dei maggiori fattori nella salvezza dei baschi, salvo capitolare nella scorsa stagione.

L’aspetto è quello di uno dei rapinatori della Casa de Papel e purtroppo a volte pure le decisioni sono allo stesso livello di lucidità, ma non quando Dmitrovic ha la giornata giusta non ce n’è per nessuno.

Aitor Fernandez

Se il Levante è una delle squadre più fastidiose da affrontare della Liga è anche grazie al numero tredici di Mondragone.

Il portiere dei Granotas è il perfetto esempio di un talento enorme non supportato da una statura all’altezza.

I suoi 182 centimetri sono pochini per un portiere del massimo campionato.

I suoi infortuni avrebbero dovuto frenarne la carriera anni fa.

Tutto questo Aitor lo sa, ma ha sempre risposto a modo suo, con coraggio, senza paura, gettandosi su ogni pallone come se da esso dipendesse la sua vita.

Temerario ai limiti dell’autolesionismo Fernandez è il perfetto esempio di come la testa e la voglia di arrivare possano far più di quanto ognuno di noi possa immaginare.

Giorgi Mamardashvili

La fortuna è quando il talento incontra l’opportunità.

Il ventenne georgiano era giunto a Valencia con altri piani. Preso per essere il titolare della formazione giovanile tarjona o il terzo della squadra titolare ha saputo approfittare del contemporaneo infortunio di Cillessen e Jaume Domenech.

Lo Steven Bradbury dei portieri della Liga ha saputo conquistare la fiducia di Josè Bordalas e ha ripagato il tecnico con prestazioni di altissimo livello, conquistandosi per ora la maglia da titolare, aiutando non poco il club valenciano in questo positivo avvio di stagione.

Il difficile però arriva ora per il portiere di Tbilisi. Dare continuità alle prestazioni super, ma sopratutto resistere alla carica dei colleghi più esperti.

Geronimo Rulli

Geronimo Rulli era additato come un predestinato, come uno di quei portieri che dovrebbero rappresentare il top della propria generazione.

Esordio con l’Estidiantes a diciotto anni e subito record storico di imbattibilità con il Pincharatas.

Gli occhi di mezza Europa addosso e la scelta discutibile di firmare con un fondo di investimento e passare così al famigerato Deportivo Maldonado.

Di lì è una girandola di prestiti, con ottime prestazioni ad onor del vero, sopratutto in maglia Real Sociedad.

Dopo due annate in giro per l’Europa lo riscatta il Manchester City. Sembra destinato alla maglia da titolare, viste anche le qualità, ma così non è ritorno a San Sebastian, dove ormai è di casa.

Una firma fisica non perfetta ed un feeling non perfetto con l’ambiente lo spinge via. Montpellier in prestito e poi lo scorso anno con l’ambizioso progetto Villarreal.

Divide la piazza da titolare con l’ottimo Sergio Asenjo, ma entra nella storia.

Il 26 maggio 2021 neutralizza il penalty di David De Gea, dopo aver messo a segno il proprio, regalando al Sottomarino Giallo l’Europa League.

Il primo alloro di una carriera che poteva essere grandissima, ma che ha pagato scelte sbagliate, poco tempismo e sfortuna negli infortuni.

Rulli resta uno dei portieri più moderni della Liga, abile con i piedi, intelligente e prestante. Ci sono ancora occasioni per raggiungere la grandezza.

Marc-Andre Ter Stegen

Devo essere sincero. Ter Stegen possiede quella antipatica prettamente teutonica di quelli che non solo nascono con il talento, ma che sanno pure coltivarlo e lavorare per migliorarsi. Questa fastidiosa dimostrazione di diligenza e perfezione che risulta indigesta spesso.

Tuttavia non si può restare ciechi di fronte alla parabola del portiere dì Moenchengladbach.

Numero uno titolare sin dai 19 anni non ha mai smesso di migliorare e crescere. Bagaglio tecnico da centrocampista, agilità da gatto e concentrazione da ninja.

Se non fosse per qualche infortunio di troppo qua e là che ne mina continuità e rendimento sarebbe difficile identificare più di tre estremi difensori indiscutibilmente migliori del numero uno catalano. D’altronde uno con queste qualità, può far a meno di essere simpatico.

Alex Remiro

Ogni storia ha bisogno di un cattivo.

Se esiste un “villain” fra i portieri della Liga è senza dubbio Alex Remiro.

Chiamatelo traditore, chiamatelo voltagabbana, tanto a lui poco importa, anzi. Il ragazzo è cresciuto nelle file dell’Athletic, ma con gusto ha aiutato il suo nuovo club, la Real Sociedad, ha battere la ex squadra nella finale di Copa del Rey dello scorso anno.

In molti hanno una certa repulsione per il buon Remiro, ma se vi fu tradimento fu mutuo. L’Athletic non volle rinnovare il portiere navarro, dopo avergli fatto intendere di avere un roseo futuro al San Mames, per ripicca, ma non solo, Alex scelse il rivale per eccellenza dei biancorossi, come pochi nella storia hanno avuto il coraggio di fare.

Coraggio, faccia tosta, solidità e il vizio dell’intrattenimento, queste sono le qualità di Alex fra i pali, portiere in notevole crescita di esperienza e prestazioni .

Unai Simon

Per un portiere che se ne va un po’ ripudiato dalla società del San Mames, un altro invece coccolato ed accudito.

Unai Simon è di certo un ragazzo divisivo. Sovente il suo talento e le sue prestazioni sono di livello grandioso, ma altrettanto si può dire delle sue cadute di tensioni epocali. Un portiere completo, meraviglioso da osservare per eleganza e qualità, ma che difficilmente vorrei avere fra i pali della mia squadra del cuore.

Stefano Follador

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