#CheAriaTira

FALSA PARTENZA

Così si potrebbe riassumere l’avvio di campionato dei bianconeri che, dopo le prime tre partite di campionato, hanno racimolato appena un punto.

Non è un buon inizio e, questo, è un dato di fatto. Un pareggio e due sconfitte nelle prime tre è una media da squadra che lotta per la salvezza, non certo per un posto in Champions o qualcosina di più.
Alla prima fuoricasa con l’Udinese la prestazione non è stata neanche malaccio: ci hanno castigato gli episodi (i centimetri di fuorigioco del goal di Cr7) e il nostro stesso portiere.
Con l’Empoli, invece, non si salva probabilmente niente. Nell’ultima uscita con il Napoli invece non abbiamo fatto una grande partita, ma va, per onor di cronaca, evidenziato il fatto che a Max Allegri mancasse mezza squadra. Per il materiale che aveva a disposizione era difficile attendersi una prestazione differente e anche al Maradona, ancora una volta, ci siamo puniti da soli. Prima Szczesny compie un altro errore grossolano, poi Kean incorna nella porta sbagliata. Questo è il riassunto di quanto accaduto fino a qui.
E proprio da ciò sorge spontanea una domanda: qual è, allora, il problema della Juve?
In un primo momento viene facile prendersela con il portiere polacco, con De Ligt che ha avuto un inizio di stagione sottotono, con gli attaccanti che non segnano o, più in generale, con i giocatori. E di qui, spesso, comincia la risalita della “piramide” delle gerarchie alla ricerca del colpevole. Solitamente si passa ad accusare anche l’allenatore, reo di non essere stato tatticamente al livello del mister avversario. Come se in campo ora scendessero direttamente gli allenatori stessi e il calcio fosse una partita a scacchi o una battaglia navale, in cui conta solamente saper muovere i propri “burattini” secondo schemi predefiniti e non vi fosse alcunché di imponderabile. Dopodiché è il turno della dirigenza, quella nuova, incapace di saper concludere un affare di mercato ed addirittura criticata per le tempistiche dell’affare Locatelli, quando in realtà formula e cifre giocano assolutamente a vantaggio della Juve. Inoltre, nelle (spesso pesanti) accuse mosse contro Cherubini, Arrivabene e company, non viene per nulla tenuto conto delle condizioni in cui hanno dovuto operare. Cioè una società con un bilancio pesantemente in rosso, con le mani legate sul mercato in entrata ed anche in uscita, per via degli ingaggi troppo alti di giocatori quasi fuori dal progetto ma con contratti pluriennali. Ed ecco che all’improvviso Paratici, la cui testa veniva richiesta a gran voce fino a pochissimi mesi fa da quasi tutta la tifoseria, diventa un inconsolabile rimpianto. Infine si giunge alla sommità della piramide gerarchica, cioè il presidente Agnelli. Che da visionario, da rivoluzionario, da infallibile vincente (perché sotto la sua guida abbiamo conquistato per nove anni, NOVE, lo scudetto consecutivamente ed è un decennio che aggiungiamo almeno un trofeo in bacheca a fine stagione) è diventato l’ultimo stupido ed un cronico assenteista, indaffarato nei suoi piani per rovinare il calcio con la Superlega e totalmente disinteressato degli affari presenti, tanto da non voler più investire nella Juventus.
La verità è che questa non è una analisi della situazione della nostra società,ma è una una sconsiderata caccia alle streghe che non può portare nulla di buono. Eppure è la versione che va per la maggiore tra i tifosi bianconeri.
Personalmente, da tifoso ed appassionato, senza alcuna pretesa di avere la verità in mano, ma con un’opinione costruita nel corso dei mesi e degli anni seguendo assiduamente la Juventus, credo che il problema principale sia questo: quella programmazione lungimirante e quel DNA Juve incarnato da tutti, partendo dal presidente ed arrivando fino ai giocatori in campo, che sono stati i principali fautori dei successi della Juventus negli ultimi dieci anni, non ci sono più, al momento, all’interno della nostra società. O quantomeno, se sono presenti, non si colgono affatto. Per esempio, a livello di mercato, sono anni che non si cerca di programmare una strategia a medio-lungo termine, ma si interviene con nomi (magari nemmeno effettivamente utili alla rosa) e tappabuchi. Così come non siamo più squadra da svariati anni ormai. Ma la cosa che è necessaria capire è che non sono problemi di adesso questi. Ora ne stiamo semplicemente pagando le conseguenze, ma credo che le prime crepe fossero ben evidenti dall’ultimo anno di Allegri, in particolare dalla eliminazione in Champions con l’Ajax.
Nonostante tutto questo, però, non è neanche giusto piangersi addosso e vedere tutto nero: la stagione, che certamente è iniziata nel peggiore dei modi, è veramente agli albori ancora e tutto può succedere. Lo sport poi, in particolare il calcio, offre immediate possibilità di rivalsa e già da stasera sarà importante iniziare col piede giusto la Champions League. Alziamo la testa e, ora più che mai, forza Juve!

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