Tactical Point

LA SINDROME “DI PENELOPE” DA ELIMINARE

Bentornato Campionato di Serie A, bentornato pubblico sugli spalti, bentornato Mister Allegri sulla panchina della Juventus. Di solito una “réunion” simile porterebbe con sé l’aria della festa, ed in effetti per 50 minuti della partita di Udine è stato così: purtroppo però si sono ripresentati “personaggi non invitati” e tristemente noti nella storia recente juventina, capaci di distruggere quanto creato fino a quel punto: un certo lassismo mentale, che ha portato un lassismo tecnico, che ha prodotto veri e propri orrori tecnici da parte dei singoli fino a partorire l’inopinato pareggio in extremis dell’Udinese.

A poco possono valere le recriminazioni sui due pali colpiti, sul cm di fuorigioco sanzionato dal VAR a CR7 (non è che possa andare sempre bene il colpo di coda al 95°..), quando la serie di errori vista nel secondo tempo del Friuli ha lentamente fatto scivolare la squadra fuori dalla partita, fino al patatrac di Szczesny pressato non da uno bensì da due attaccanti e senza nessun appoggio sicuro.

Eppure la Juventus vista in campo nel primo tempo ha fornito molte sensazioni positive, confermando quanto di buono si era potuto vedere nell’ultima amichevole con l’Atalanta. Diciamolo subito: la strada da percorrere è tanta, veramente tanta, però è saltato subito agli occhi come le idee di gioco Allegriane stiano “spazzando” via i progetti precedenti del duo Sarri / Pirlo, nell’ottica di “restaurare” la tipologia di gioco che ha caratterizzato il quinquennio 2014-2019.

Del resto gli appassionati bianconeri già conoscono i dogmi di Max: sulla lavagna si può disegnare una difesa a 4, con davanti una mediana a 3 e in attacco un trio di guastatori che può variare il modo di giocare, ma si sa che con Allegri i numeri sono una opinione. In fase di non possesso infatti la squadra si dispone con un 4-4-1-1 molto stretto e coperto, rinunciando al pressing sistematico, mentre in fase di attacco spesso si vede la formazione di un 3-5-2 con ali molto larghe. Ma, come dicevamo, questi sono solo numeri: ciò che è radicalmente cambiato nella Juventus è la concezione della manovra e del suo sviluppo. A partire dalle mezz’ali, l’inserimento è preferito al possesso palla, i movimenti sono preferiti al passaggio sui piedi e soprattutto si sono visti moltissimi cambi di gioco oltre i 25-30mt, al posto del reticolato stretto di passaggi nella zona mediana.

Elementi che sembrano in grado di sfruttare meglio le caratteristiche degli uomini in rosa, molti dei quali nel recente passato soffrivano molto l’essere ingabbiati in schemi ripetuti e in spazi ristretti, e che hanno prodotto un eloquente 0-2 all’intervallo della partita di ieri. Quello che non ci saremmo attesi da una squadra allenata da Allegri è il riemergere della “sindrome di Penelope” nella ripresa, in cui lentamente si è smontato tutto quanto costruito nel primo tempo in maniera quasi pervicace, il tutto condito da errori tecnici e di concetto che sarebbero mal sopportati persino nei campi del calcio dilettantistico, figurarsi in Serie A.

Sarebbe fin troppo facile riassumere tutto negli orrori compiuti da Szczesny, costati entrambi i gol subiti, ma per una valutazione completa non si può tacere la palla persa da Morata nella trequarti difensiva da cui è scaturita l’azione del rigore, né dei continui passaggi all’indietro che hanno portato una palla gestita a centrocampo fino alla nostra area piccola dove infine Tek ha completato la frittata..

Ecco, la giornata di Udine ci ha insegnato una cosa fondamentale: il compito di Allegri in questa stagione sarà ovviamente tecnico, atletico e tattico, ma soprattutto dovrà funzionare dal punto di vista mentale, per non smontare quanto costruito e far riacquisire al gruppo Juventus quella consapevolezza e sicurezza che sono state spazzate via nell’ultimo biennio, e che certamente non torneranno con uno schiocco di dita. #finoallafine

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