Spazio Liga

SpazioLiga: Barcelona 21/22

La stagione passata

Non è un gran Barcelona il Barcelona in pieno psicodramma da addio di Leo Messi, concretizzatosi poi qualche giorno fa poi realmente, che si presenta ai nastri di partenza della Liga 20/21.

I blaugrana steccano a ripetizione e sembrano dire addio ai sogni di gloria precocemente.

Con il passare dei mesi però, vuoi per il braccino corto dell’Atleti o per le prestazioni sempre eccellenti di Leo Messi, i catalani riescono a rientrare in orbita titolo, salvo poi mollare mentalmente nelle ultime settimane di campionato.

Il terzo posto finale è più merito di qualità tecniche individuali che di un progetto tattico e tecnico preciso.

Koeman gode di credito dovuto al suo passato, ma ha avuto in più di una occasione un piede fuori dalla porta, salvatosi per mancanza di alternative forti, problemi economici e altri problemi ambientali più pressanti.

Entusiasmo ai minimi termini sulle Ramblas, nonostante la vittoria in coppa nazionale.

La Rosa

Dopo tanti rimbrotti siamo finalmente arrivati all’anno zero. Dopo diciassette anni i blaugrana si presentano per la prima volta privi di Leo Messi. Situazione sorprendente, troppo complessa per affrontare una analisi in queste poche righe.

Il Barça tuttavia doveva affrontare prima o poi questo dolore, resta però la recriminazione su come si sia giunti a questo punto.

Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno l’addio del fenomeno argentino toglie la “coperta di Linus” a molti elementi nella rosa. Se fino ad ora nei momenti di difficoltà la soluzione era semplice (palla a Leo e vediamo cosa inventa), ora tutti sono messi di fronte a nuove e maggiori responsabilità.

Primo fra tutto gli avanti.

Agüero si sa che era venuto in Catalogna proprio per fare da spalla all’amico di mille battaglie in nazionale, ma dovrà farsi passare l’arrabbiatura e dimostrare di non essere ancora pronto per la pensione (al momento di scrivere è giunta la notizia della lesione al polpaccio che terrà fermo 8 settimane l’argentino).

Dembelè dovrà cercare di frequentare più il Camp Nou e meno l’infermeria, spiegando a tutti perché è stato pagato una fortuna.

Ansu Fati è uno splendido progetto di giocatore e potrebbe riempire in parte il buco lasciato dallo storico 10, se la salute lo assisterà.

Depay arriva a Barcellona con voglia di riscatto e volontà di essere protagonista. Ci sono dei dubbi su di lui, ma tecnicamente e a livello caratteriale è quanto più vicino ad un leader abbiano a disposizione in Catalogna.

Infine Grizou, il francese non è riuscito ad entrare in sintonia con il mondo Barça se non a tratti. Il suo stipendio esagerato lo rende invendibile e continua ad essere un meraviglioso equivoco tattico che pochi si possono permettere.

A centrocampo i blaugrana dormono sogni tranquilli. Pedri, De Jong, Puig, Moriba, Busquets formano un reparto valido e con discreto equilibrio fra freschezza e esperienza.

Diverso il discorso in difesa dove più di qualche dubbio alberga.

Sulle fasce le batterie composte da Alba, Dest, Emerson e Sergi Roberto offrono tutto sommato discrete garanzie, ma in mezzo il reparto, nonostante l’abbondanza numerica, pare sottotono.

Pique è un veterano fin troppo stagionato, Eric Garcia fin troppo acerbo.

Araujo è in crescita costante, ma continua ad avere passaggi a vuoto, mentre Mingueza e Lenglet sembrano andare incontro a definitiva bocciatura.

Nemmeno nominiamo Umtiti, valido calciatore, ma dalla fragilità fisica preoccupante.

Fra i pali Ter Stegen resta un ottimo elemento, con l’ex Juve Neto da affidabile back up.

L’allenatore

Ronald Koeman si accinge alla seconda stagione alla guida del Barça.

Onestamente non avevo grandi speranze sulle fortune dell’ex centrocampista Oranje, ma Koeman ha avuto la capacità e la fortuna di riuscire a tenere la barra anche durante le tante tempeste della passata stagione.

Se vogliamo questa stagione sarà pure più difficile senza quel piccoletto di Rosario che poteva risolvere ogni gara con una magia, ma paradossalmente l’assenza della stella Argentina lascia al tecnico la possibilità di plasmare un Barça diverso, forse più operaio e meno snob, ma non per questo meno affascinante.

Non sarà un percorso facile sopratutto vista la costruzione della rosa piuttosto sbilanciata in alcuni reparti, ma se Koeman riesce a superare con successo l’impatto con la nuova stagione si potrebbe aprire un nuovo ciclo di calcio a Barcelona, per la prima volta senza la necessità di un Messi al centro dell’universo.

La stella

Era opinione di molti che l’Ajax semifinalista di Champions di tre stagioni fa fosse un mezzo miracolo fondato su due fuoriclasse (De Ligt e De Jong), un buon calciatore (Tadic) e degli ottimi mestieranti.

Con il senno di poi forse questa battuta non era così lontana dalla realtà.

Il Frenkie olandese in Catalogna ha saputo fare suo il centrocampo, diventando erede designato di un reparto leggendario, nonostante il contorto non sia sempre stato dei più favorevoli.

In grado di fare ogni cosa sul rettangolo verde sarà lui il nuovo faro per i compagni dopo l’addio di Messi. Dovrà fare uno step ulteriore in personalità e leadership, ma il numero 21 ha già ampiamente dimostrato che è fatto di altra pasta.

Il trono è libero, deve solo salire l’ultimo gradino e porsi la corona sul capo, è il momento giusto per farlo.

La sorpresa

La Masia ha negli anni saputo costruirsi la fama di istituzione in grado di creare dei mini talenti in erba cresciuti in ambiente catalano sin dalla più tenera età.

Ronald Araujo non è così.

La Masia l’ha assaggiata già da calciatore impostato, con alle spalle un campionato cadetto ed uno nella massima serie uruguaiana.

Il difensore centrale non è il tipico ragazzo modello di scuola barcelonista, ma forse è questa la sua forza.

Cresciuto nel Boston River uruguaiano, ha la garra tipica di quelle latitudini, un approccio aggressivo che unito ad una stazza notevole e a buoni piedi lo rende un elemento prezioso e dal grande potenziale.

Non ha saputo ancora conquistarsi il posto da titolare, ma le premesse per prendersi la zaga dei blaugrana ci sono tutte, sopratutto considerando la parabola discendente di Pique ed Umtiti.

Araujo non è esente da cali di concentrazione, ha iniziato a fare il difensore centrale solo una volta giunto a Barcelona, ma nel compassato reparto centrale catalano la sua energia potrà essere un elemento determinante.

Previsione piazzamento

Il monte ingaggi e la qualità di alcuni interpreti non dovrebbero lasciare spazio ad equivoci: il Barça deve lottare per il titolo.

In realtà lo shock emotivo per l’addio di Messi, i numerosi problemi societari che ancora si trascinano e le voci di problemi di spogliatoio non permettono di sparare alto.

La Champions deve essere conquistata senza se e senza ma, tuttavia a meno di esplosioni di entusiasmo e particolari congiunzioni astrali favorevoli meglio non puntare alla corona.

La ricostruzione per essere di successo e duratura deve poggiare su solide fondamenta, costruite con calma e a piccoli passi.

Il futuro non è così terribile vedendo la nidiata in arrivo dalla cantera, ma per ora può attendere.

Stefano Follador

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