Tactical Point

I dilemmi tattici di Max

Con la stagione che si appresta ad iniziare non è ancora chiaro come verrà messa in campo la nostra Juve: 4-3-3 o 4-2-3-1?

Premettendo che il calcio non è matematica e i moduli non sono rigidi postulati, d’altronde c’è chi allena per schemi e chi per principi, non sarà facile per Allegri trovare lo schieramento migliore, complice le caratteristiche di alcuni giocatori in rosa, non proprio universali, e l’abbondanza numerica di alcuni reparti.

“Voi giornalisti siete fissati con ‘sta storia dei moduli”

Le tre amichevoli estive farebbero pensare ad un centrocampo a tre ma Allegri ha dimostrato di poter cambiare anche a stagione in corso.

Nella stagione 2017-18 Wyscout analizzò gli schieramenti della Juve e rilevò che in 10 partite giocate nelle varie competizioni, da quella col Sassuolo a quella con la Spal, la Juve ha giocato per il 26,2% dei minuti col 4-3-3 (in 4 occasioni scelto come schema iniziale), per il 20.5% del tempo con il 4-4-1-1 (in 2 circostanze modulo di partenza), per l’11,6% col 4-1-4-1 con Pjanic davanti alla difesa (mai dall’inizio) e per il 10.5% dei minuti col 4-2-3-1 tanto in voga nella seconda metà dell’anno scorso, in un’occasione scelto all’inizio. Se allarghiamo il campo di ricerca a tutta la stagione, ecco che spuntano delle spruzzate di 3-5-2 e alcuni brevissimi spezzoni di partita all’insegna del 3-4-3 (il finale di Reggio col Sassuolo, per citare una partita) e di 5-4-1, quando c’è da blindare il risultato. Questo certifica la flessibilità di Allegri, ma la rosa oggi è ben diversa.

Ci sono momenti nella storia del calcio, periodi in una stagione, situazioni nel corso di una partita dove il cambiamento fa la fortuna di allenatori, calciatori e società. Il cambiamento è un’arma a doppio taglio, può avere risvolti positivi, ma allo stesso tempo negativi, la bravura sta nel trovare il giusto equilibrio. Nella stagione 2016/2017 ciò è avvenuto alla 2°giornata di ritorno, si gioca Juventus-Lazio e Allegri decide di schierare la Juve con un inedito 4-2-3-1:

Lazio-Juventus, 22 gennaio 2017

Pertanto non sorprenderebbe una modifica dopo anche 20 partite stagionali.

Lasciando un attimo da parte i moduli, questa squadra lo scorso anno ha dimostrato di poter essere efficace quando può ripartire con tanto campo davanti, molti giocatori in rosa danno il meglio in campo aperto: Chiesa, Kulusevski, Morata, Rabiot e Cuadrado per citarne alcuni.

É plausibile pensare che si farà spesso ricorso al contropiede per sfruttare le abilità degli elementi ma è anche vero che una squadra come la Juve spesso si trova a giocare contro avversari chiusi nella propria metà campo con pochi spazi liberi. Allo stesso tempo le indicazioni date nelle amichevoli fanno pensare che voglia vedere una squadra più verticale e più rapida nelle transizioni, mentre è ancora da capire l’altezza della linea difensiva.

Ritornando invece ai moduli, partiamo dal classico centrocampo a tre con il tridente offensivo.

Questo modulo sicuramente valorizza giocatori come McKennie e Rabiot, consentendogli maggiori inserimenti, a cui lo stesso Allegri ha chiesto di segnare più gol; cambierebbe poco per un eventuale Locatelli, che sa giocare sia a due che a tre, idem Arthur e Bentancur (purché gli venga negato il permesso di impostare). Ramsey troverebbe spazio sul centro destra, in attesa di saperne di più sul suo possibile utilizzo da play e sul suo futuro in rosa.

McKennie risulta essere un giocatore molto versatile abile sia a difendere, grazie alla sua dinamicità e un buon fisico, che ad offendere, per merito di una buona tecnica di base e grandi capacità di movimento senza palla. Allo Schalke ha giocato ovunque: mediano, sul centro destra, trequartista, esterno destro di fascia, terzino destro e difensore centrale. Ora potrebbe specializzarsi in un ruolo più specifico, riscoprendosi più goleador ( 6 reti nella passata stagione, 5 in totale allo Schalke). Sarà un jolly molto prezioso per Max.

Che dire invece di Rabiot?

Dopo un inizio in ombra, nella sua seconda stagione a Torino si sono viste le sue qualità fisiche e tattiche e nella Francia ha mostrato di poter giocare ad alti livelli, riuscendo a far cambiare idea a buona parte della tifoseria. In carriera ha giocato sia mediano che mezzala, nella passata stagione ha realizzato 5 reti in 3252 minuti, 5 reti anche nella stagione con maggior presenze nel PSG (2017-18), in 3645 minuti. La sensazione è che potrebbe maggiormente sfruttare le sue doti fisiche e balistiche in zona gol, anche sui calci piazzati. Nella Francia ha giocato più largo, di fatti nella scorsa primavera Deschamps dichiarò:

Rabiot può giocare a sinistra, sapevo di questa sua capacità, l’ha dimostrato contro il Portogallo, è probabile che continui in questa posizione nonostante alla Juventus non venga così utilizzato. Ha una capacità importante di proiettarsi in avanti, una caratteristica molto interessante”.

I dilemmi sorgono nel reparto offensivo.

Chiesa e Kulusevski giocano indistintamente a destra e a sinistra, lo svedese meglio a destra. Federico, fresco di medaglia europea, a destra dà più ampiezza e assist, a sinistra taglia con più frequenza in area di rigore e tende forse a segnare di più; lo stesso vale per Dejan a fasce invertite.

Al giovane svedese Allegri ha chiesto più cattiveria e probabilmente anche maggiore copertura (“Sto imparando tanto con Allegri, soprattutto nella fase difensiva“) e nelle amichevoli lo abbiamo visto giocare anche in una posizione più centrale.

Il tridente è poi l’habitat naturale di Cristiano Ronaldo. Come al solito parte da sinistra per poi accentrarsi alla ricerca della conclusione o inserendosi per finalizzare gli assist dei compagni di squadra. Negli ultimi anni ha perso efficacia da esterno d’attacco, di fatti la maggior parte dei gol è arrivata quando si limitava a finalizzare senza condurre il pallone dalla fascia al centro dell’area; parliamo però di una macchina da gol, imprescindibile considerando i suoi numeri realizzativi. Con Chiesa a destra a seminare il panico e Morata al centro per fare il lavoro sporco, CR7 riesce a segnare con continuità nonostante l’età, rimembrando i 36 gol della passata stagione e i 101 del suo triennio.

In questo caso il sacrificato è Paulo Dybala, grande assente dell’ultima stagione ma MVP dell’ultimo scudetto conquistato. Negli anni ha confermato una certa difficoltà di collocazione nel tridente, dimostrando spesso di non avere nelle corde le caratteristiche da esterno d’attacco. Potrebbe però crearsi una certa sintonia con Weston McKennie, l’argentino si accentra e l’americano si inserisce dalla destra o viceversa, in memore del gol siglato al Ferraris dall’argentino su sponda di testa del texano.

In un ipotetico tridente, ragionevolmente, i titolari risponderebbero al nome di Chiesa, Morata e Ronaldo. Per caratteristiche e attitudini anche Kulusevski sarebbe più idoneo a tale ruolo, senza mettere in dubbio le qualità immense della Joya.

Qui sta uno dei problemi.

Che giochi nel 4-3-3 o nel 4-2-3-1, Dybala tende sempre e comunque a ricoprire le stesse zone di campo, a cambiare può essere la ricettività alle contingenze richieste dalla partita e dall’allenatore, oltre alla capacità di farsi coinvolgere nello sviluppo della manovra. Parliamo di un giocatore difficile da inquadrare tatticamente, una via di mezzo tra un trequartista e una mezza punta.

Ovviamente le caratteristiche di Paulino sono molto differenti da quelle di Chiesa, un po’ più simili ma comunque diverse anche da Kulusevski, come vediamo dall’heatmap.

Gli altri giocatori in rosa, Cuadrado(se spostato in avanti) e Bernardeschi non hanno invece particolari problemi, sia nel 4-3-3 che nel 4-2-3-1, ma non è da escludere un loro utilizzo nel ruolo di mezzala.

Inoltre, questo schieramento sfrutta le palle alte grazie agli inserimenti dei centrocampisti McKennie e Rabiot, oltre a Morata; un 4-2-3-1 con CR7 punta atipica, Weston e Adrien mediani perderebbe questa soluzione, poiché tra Chiesa, Dybala, Kulusevski e Ronaldo nessuno è bravo sulle palle alte. Giocando a due sarebbero più limitati gli inserimenti dei due mediani.

Attenzione: Ronaldo in area di rigore è letale di testa, ma in area! Raramente salta di spalle alla porta fuori dall’area.

Passiamo al 4-2-3-1, lo schieramento della stagione 2016/17, terminata con la tragica finale di Cardiff.

All’epoca avevamo Mandzukic sulla sinistra ad attaccare il secondo palo, a giocare sporco, di sponda e a rientrare in copertura; Cuadrado o Dani Alves a destra per dare ampiezza, cross e superiorità numerica; un attaccante completo come Higuain in area di rigore, bravo nel finalizzare ma anche nella gestione della sfera; infine Dybala, posizionato da mezza punta dietro al suo connazionale, il collocamento dove sembra poter rendere di più, nonostante la grande stagione 2019/2020 giocata nel tridente “sarriano”.

Higuain, Dani Alves e Dybala celebrano la vittoria contro il Monaco.
Juventus Stadium, 9 Maggio 2017. [ANSA/ANDREA DI MARCO]

Come allora, oggi Dybala avrebbe il compito di andare in sostegno alla punta centrale, verticalizzare sull’esterno, cercare la profondità della punta e/o inter-scambiarsi con essa(ma anche con l’esterno, ad esempio quando Chiesa taglia dentro), o più sinteticamente può rifinire il gioco scegliendo la migliore soluzione che gli si prospetta davanti. In entrambi i casi, tridente o doppia mediana, Dybala si muoverebbe tra le linee, anche arretrando per la ricezione come spesso tende a fare. Tuttavia non c’è più Higuain che, in assenza di altri riferimenti credibili sulla trequarti, si sobbarca un lavoro di cucitura gravoso e particolarmente dispendioso a livello fisico e mentale, così come non c’è più un Mandzukic che fa a sportellate con i centrali avversari per favorire l’attacco delle seconde palle e l’inserimento dal lato debole: Ronaldo è un giocatore che, nella seconda fase di carriera, ha imparato ad attaccare ossessivamente la profondità per scardinare le rotazioni difensive altrui e mettersi nelle condizioni ideali per l’ingresso in area (per quanto in questa sua esperienza bianconera abbia ripreso a svariare sul fronte offensivo anche in ampiezza), in ossequio a una sapiente gestione delle energie. In un contesto simile Dybala deve imparare a stare più vicino al portoghese in modo da far valere le sue doti di stoccatore sfruttando i varchi aperti da un compagno raddoppiato se non addirittura triplicato. Toccherà ad Allegri (ri)collocare degnamente uno dei giocatori di maggior talento a sua disposizione, ma è anche vero che spetta a Dybala mettersi in condizione di diventare il top player che ha già dimostrato di poter essere. Nulla da dire invece sul neo-acquisto Kaio Jorge, con il tempo ci sarà modo di vederlo in azione per scoprirlo meglio.

Questa soluzione di gioco è compatibilissima anche con Chiesa, Kulusevski, Cuadrado e Bernardeschi. Nessun problema per Morata, citando proprio Allegri.

Morata è uno dei pochi giocatori al mondo che può giocare con tutti gli attaccanti, può giocare con una prima punta e con una seconda”.

McKennie e Rabiot in questo caso sarebbero un po’ penalizzati, dovendo garantire più copertura e meno inserimenti, ma il tutto rimane comunque nelle loro attitudini, idem per gli altri centrocampisti in rosa, a parte Ramsey che dovrebbe garantire una certa sostanza in una doppia mediana.

Le corsie esterne sono presidiate da 2 uomini per lato (il terzino e l’ala, che in questo caso è più un attaccante che un centrocampista) a discapito di quanto accade in zona centrale, dove, soprattutto in fase difensiva, il lavoro grava di fatto sulle spalle di due soli elementi (i mediani). In tal caso andrebbe distinto il caso in cui gioca Cuadrado terzino da quello in cui invece gioca Danilo. Solitamente in fase difensiva lo schema si trasforma in un 4-4-1-1, proteggendo i due difensori centrali con l’arretramento dei due mediani a ridosso della difesa e coi rientri delle due ali per impedire situazioni di soprannumero nei confronti dei propri terzini; ma può essere anche un ibrido tra il 4-2-3-1 e il 4-3-3 in base ai componenti in campo.

In fase offensiva, importante è la sovrapposizione di Sandro(o quanto meno del vecchio Alex Sandro), Cuadrado e Danilo , perché la mancanza di un elemento in grado di sfruttare la sovrapposizione determina talvolta una certa orizzontalità e dunque prevedibilità della manovra. Proprio la sovrapposizione del terzino, infatti, è una giocata determinante per creare superiorità sull’esterno e arrivare più facilmente al cross. La tendenza è poi che l’ala più vicina si accentri liberando lo spazio al terzino, mentre l’ala opposta rimane piuttosto larga (ma non eccessivamente, per non rimanere fuori dal gioco).

Il giocatore penalizzato stavolta è Ronaldo. Un ruolo che sarebbe stato perfetto fino a qualche anno fa, ricordando come giocava a Manchester in gioventù e quello che riusciva ad esprimere a Madrid, saltando sistematicamente mezzo mondo per arrivare al tiro, partendo dalla linea laterale. Questa posizione oggi può essere problematica per lui, per ovvie ragioni fisiche(età) e tattiche, vista la richiesta di stamina, sacrificio e dialogo continuo con il terzino.

Cristiano oggi non può impersonare Mandzukic, nemmeno Eto’o, ma neanche Robben o Ribery di diversi anni fa, è evidente.

Ovviamente non si può snaturare un giocatore più di tanto, specie quando parliamo di campioni di questo tipo.

Vediamo il confronto con l’heatmap di Mandzukic nel 4-2-3-1 del 2016-17:

Heatmap Mario Mandzukic, Serie A 2016-17 [Sofascore.com]

Ronaldo svaria di più lungo tutto il fronte offensivo e arretra meno, il croato spesso si esaltava in recuperi palla anche nella propria metà campo (occupando meno l’area però), anche per questo motivo Max stravedeva per Mario.

E se Ronaldo si reinventasse punta?

Parliamo di un giocatore eccezionale che fa della coordinazione motoria e l’elevazione una delle sue più grandi qualità, il che lo rende letale quando riceve palla in area di rigore o al limite.

Eppure l’attaccante tipo di Allegri sembra avere altre peculiarità: una maggiore predisposizione al gioco di sponda, sacrificio, riempimento dell’area e tanto dialogo con i compagni. Cristiano in fase di non possesso rimane piuttosto statico, tende a non presidiare l’area e non ama certo “fare a botte con i difensori avversari”, piuttosto predilige l’azione personale e si aspetta di ricevere palla in una situazione di semi-monopolio. Cristiano non ha mai fatto la punta, a Madrid sfruttava i movimenti di un fenomenale Benzema (con cui si trovava a meraviglia) per finalizzare da attaccante centrale, ma di fatti partiva esterno dal centro-sinistra, potendo scegliere di occupare l’area tagliando verso il centro dal lato debole o associandosi con Karim, dotato di abilità da rifinitore fuori dal comune per un attaccante centrale.

Nelle ultime due stagioni in Spagna ha mostrato però una vocazione più da attaccante rispetto al passato; allo stesso tempo quelle sono le stagioni in cui ha giocato meno partite di campionato, dosato intelligentemente da Zidane: 2544 minuti nel 2016-17, appena 2297 nel 2017-18. In Coppa del Re giocò solamente 298 minuti in due stagioni, a Torino 360 nel 2019-20. Alla Juve 2689, 2919 e 2803 minuti nelle tre stagioni, nonostante la presenza di partite più ravvicinante delle ultime due stagioni (Covid19).

In ogni caso, al Real Madrid era più giovane, aveva uno scatto migliore e una squadra differente, ben più forte e completa della Juve attuale.

Ricorderete che Allegri, per metterlo nelle migliori condizioni, esordì contro il Chievo nell’agosto del 2018 con un 4-2-3-1 ultraoffensivo: Cuadrado-Dybala-Douglas Costa ad agire alle spalle del portoghese; partendo da questa disposizione in campo, la Juventus tentò un’inedita esplorazione dei principi dell’attacco posizionale, con la ricerca dell’ampiezza alternata all’occupazione degli spazi intermedi da parte dei trequartisti alle spalle delle prime due linee di pressione avversaria.

Però l’estrema porosità e l’eccessiva distanza tra i reparti in fase di non possesso spinsero Max a passare ad un 4-3-3 in cui Mandzukic era il compagno di linea di Ronaldo. Il croato, però, era anche l’equilibratore dell’intera fase offensiva, infatti era chiamato a un duplice sforzo: tenere impegnati i centrali avversari per permettere al portoghese di tagliare da sinistra verso il centro palla al piede, e poi surrogarsi le mansioni di esterno “tattico” affinché la relativa passività di CR7 nel pressing non creasse eccessivi scompensi in fase di non possesso. Eppure quella fu la stagione peggiore dal punto di vista realizzativo per Ronaldo.

Questo compito non può essere assegnato a nessuno dell’attuale rosa, pur avendo Morata ben disposto al ruolo di scudiero ma senza possedere i tratti di Marione.

Con l’arrivo di Sarri invece viene confezionato un ruolo alla Isco per Dybala, con ampia libertà d’azione tra le linee, mentre compiti e funzioni di Benzema vengono assegnati a Higuaín, tecnicamente più adatto di Mandzukic nel mettersi a disposizione di Ronaldo con una certa dimensione creativa, tuttavia l’argentino non sempre riusciva a garantire una certa forma fisica.

Dybala riuscì ad orchestrare un buon feeling con Ronaldo, nel 4-3-3 mascherato da 4-4-2, con Bernardeschi o Douglas Costa terzo d’attacco o quarto di centrocampo e la coppia Ronaldo-Dybala davanti a creare le connessioni per lo sviluppo della manovra tanto in ampiezza quanto in profondità. Durante tutte e tre le stagioni però il pensiero è stato costantemente rivolto alla necessità di un “centravanti d’area” come partner d’attacco per CR7: non a caso volevano prendere Dzeko. Ma viene da chiedersi se non sia il caso di lavorare su un sistema (ma quale?) in grado di sfruttare al massimo le qualità del Ronaldo 36enne a prescindere da chi sarà chiamato a giocare con e per lui, perché di Benzema ce n’è uno solo e al contempo bisogna ottimizzare il rendimento degli altri.

É difficile immaginarlo come punta della nuova Juventus e di certo in questi tre anni non è sembrato molto disponibile in tal senso, anche se le cose possono sempre cambiare. Non è facile convincere un calciatore (in particolar modo Ronaldo) che, mediamente, realizza più di 30 gol a stagione, e che arriva a fare quei gol proprio grazie ai suoi movimenti, a cambiare stile e posizione di gioco.

Ovviamente, da punta atipica, non sfigurerebbe di certo, parliamo pur sempre di un campione di livello eccelso; magari, con l’età che avanza, potrebbe maturare in favore di un gioco e un atteggiamento più altruista e a servizio della squadra, sotto certi aspetti simile all’evoluzione di Ibra, portando anche a compimento la richiesta di Allegri:

Allegri nella sua prima conferenza stampa della stagione 2021-2022.

«È un grandissimo campione, un giocatore straordinario e un ragazzo intelligente. Ieri è tornato, abbiamo parlato come ho fatto con gli altri. Gli ho detto che quest’anno è un anno importante e che sono contento di ritrovarlo. Ma gli ho anche detto che ha una responsabilità maggiore rispetto a tre anni fa perché avevamo una squadra molto esperta con giocatori diversi come esperienza, rispetto a quest’anno. Ha una responsabilità maggiore, oltre a mettere in campo le sue qualità di goleador perché i numeri parlano per lui, ha fatto 130 gol con la Juve, da lui mi aspetto molto anche sul piano di responsabilità da uomo qual è perché ha 36 anni. E’ tornato con grande motivazione e molti stimoli e sono contento. Poi durante l’anno, come tutti gli anni e in tutte le squadre, giocando ogni tre giorni, ci sarà una gestione per tutti i giocatori. Si dovranno gestire le partite, e vale anche per lui. Sarà un anno importante anche per Dybala che ho trovato in grande forma ed è un valore aggiunto».

Allegri potrebbe anche optare per qualcosa di ibrido piuttosto che una soluzione fissa, dosando maggiormente Ronaldo rispetto alle passate stagioni e cambiando alternando i due schemi in base alle necessità, all’avversario e alle condizioni dei giocatori.

Fortunatamente questo dilemma affligge lui e non noi, troverà una soluzione.

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