#RawDiamonds

#RawDiamonds: Piero Hincapiè

In questa rubrica abbiamo trattato più volte di Sudamerica, e questa storia che vi porto oggi è profondamente latinoamericana, nei suoi due volti: Ecuador e Cordoba (Argentina).

Abbiamo parlato di Brasile ovviamente, di Argentina altrettanto ovviamente, qualcosa dell’Uruguay, ma immediatamente dopo questi tre storici giganti calcistici da sempre produttori di talenti abbiamo notato come nell’area COMEBOL si stia affermando un’altra scuola, quella ecuadoriana.

Piero Hincapiè

Il paese andino non è certamente uno dei luoghi storici del calcio latino, ma negli ultimi anni la rivoluzione tecnica guidata dal club Independiente del Valle sta portando il futbol tricolor a risultati mai raggiunti.

Il club nerazzurro produce ed esporta talento, vince e convince in patria e fuori, con il piglio metodico e scientifico proprio del grande calcio europeo.

IDV Campeon de America.

Dopo la Copa Sudamericana del 2019 tutti si sono resi conto dello spettacolare progetto di crescita del club di proprietà della famiglia Deller e molti club europei e hanno iniziato a seguire i gioielli. Abbiamo già parlato in questa rubrica di Moisés Caicedo, passato in inverno al Brighton.

L’altra parte della storia di oggi riguarda invece un altro club, il Talleres di Cordoba.

Di Cordoba si parla spesso. Una delle città più importanti dell’Argentina, con vivai floridi e da qualche tempo anche con un club estremamente ben gestito, a differenza di molte società del paese, come la T.

Talleres non è fra le grandi società del paese, anzi probabilmente non è nemmeno fra le prime sue squadre della città, dove Instituto e Belgrano raccolgono maggiore popolarità. È un club senza particolare peso politico e santi in paradiso, per cui per restare a galla ha una sola strada: fare le cose per bene.

Cosa centrano Ecuador, Independiente del Valle e Talleres de Cordoba? Il trait d’union di questa storia è un diciannovenne che buona parte di noi ha già visto nominato più volte in questo avvio di calciomercato.

Un ragazzo semplice, quasi terra terra, ma che sul campo da gioco si trasforma in un difensore centrale dalle qualità oltremodo interessanti.

Andiamo quindi a conoscere Piero Hincapiè.

Biografia

Piero Martin Hincapiè Reyna nasce il 9 gennaio dell’anno 2002, presso la splendida città di Esmeraldas, adagiata sulla costa pacifica nella parte settentrionale del paese. Figlio di Jesus Hincapiè Granja e Mayra Reyna Farias vede la luce in questo piccolo paradiso terrestre, protagonista di una storia eccezionale che vi invito ad approfondire.

Le spiagge di Esmeraldas

La storia di Esmeraldas e della relativa provincia infatti affonda le sue radici nel periodo coloniale spagnolo. Fondata da Bartolomé Ruiz nel 1526 si trasformò per oltre un secolo in un territorio indipendente dalla corona iberica, grazie alla ribellione di un carico di schiavi africani che si organizzarono in collaborazione con i nativi per restare indipendenti dagli europei. Alla fine del diciassettesimo secolo solo l’azione dei missionari cattolici e i contrasti fra le differenti etnie portano al ritorno dell’egemonia spagnola sulla provincia, ma gli esmeraldini hanno dimostrato coraggio ed iniziativa, come testimoniato dal lemma cittadino: “Libre por rebelde y por rebelde, grande!”

Questo sentimento di forte indipendenza e coraggio pare essere parte dell’animo dei cittadini della provincia verde che per prima si sollevò contro la corona spagnola, guadagnando l’indipendenza prima di tutti gli altri distretti del paese.

È facile vedere un filo conduttore in questi eventi, una comunanza di carattere propria del luogo, che possiamo lasciarci suggestionare dicendo che sia proprio anche di Piero.

Appassionato di pallone come tutti i coetanei, Hincapiè ha qualcosa di più. Magari non tanto a livello fisico e tecnico, ma di volontà, di dedizione e sopratutto di coraggio.

Non è da tutti infatti imboccare un percorso professionale ed umano così incerto come quello del calciatore già in tenerissima età.

Hincapiè infatti dopo aver fatto parte di alcune squadra locali come Escuela Rafineria, Barcelona e Emelec (le rappresentative locali dei colossi di Guayaquil), firma per il sopracitato Independiente del Valle.

A soli dieci anni quindi lascia la famiglia per intraprendere un viaggio di circa 600 km che lo porterà nella cantera più innovativa del paese.

Piero Hincapiè il giorno del diploma.

Il vivaio dell’IDV però è diverso. Ricorda un po’ per struttura e principi i grandi progetti europei di Ajax e Barcelona, con il voler ricreare uno stile di squadra e nel voler dare ai propri giovani calciatori una formazione completa anche fuori dal rettangolo verde.

Il progetto della famiglia Deller sappiamo essere di successo. La finale di Libertadores del 2016, la Copa Sudamericana del 2019 sono testimonianze del grande lavoro svolto. Così come il successo di calciatori come Alan Franco e Moisés Caicedo.

Piero a dispetto della giovane età non incontra grosse difficoltà nell’abituarsi alla nuova situazione.

Anzi possiamo dire che la lontananza da casa lo motiva e ne fa accelerare il processo di crescita. Campione nazionale U14, campione nazionale U16, campione nazionale U18, fulcro delle selezioni giovanili ecuadoriane, con prestazioni di altissimo livello sopratutto nel Sudamericano U17 disputato in Argentina.

L’ascesa del ragazzo di San Mateo de Las Esmeraldas è verticale.

Nell’agosto 2019 esordisce in Liga Pro Serie A contro il Mushuc Runa, collezionando i primi 90 minuti da professionista.

Piero con la Libertadores

La stagione successiva conquista la Libertadores U20 con il club Independiente del Valle da protagonista assoluto e viene schierato in campo per altre due occasioni nella massima serie del paese.

Saranno le ultime apparizioni con la maglia nerazzurra dell’IDV per Hincapiè.

Il futbol tricolor è certamente in ascesa, sopratutto a livello di selezione nazionale, ma il campionato ecuadoriano resta di secondo se non terzo piano rispetto a realtà come Argentina e Brasile.

Quando il 25 agosto 2020, in piena pandemia e con il problema finanziari che ne derivano, sopratutto in un paese falcidiato dal COVID-19 come l’Ecuador, arriva un’offerta da un milione di dollari per metà del cartellino del calciatore, di comune accordo IDV e Hincapiè decidono di salutarsi, pur con dispiacere ed affetto.

Un po’ a sorpresa a investire questa considerevole somma sul centrale appena maggiorenne non è un top club brasiliano o argentino, ma una società meno blasonata e nota: Talleres de Cordoba.

Il club de Barrio Jardín non avrà il blasone dei grandi del paese, ma negli ultimi anni si è reso protagonista di ottime campagne, caratterizzate da una gestione intelligente, oculata e lungimirante, cosa purtroppo insolita in Latinoamerica.

Alla T Piero trova inizialmente qualche difficoltà ad inserirsi.

Il DT Medina viene da una stagione di buonissimi risultati affidando la linea difensiva al colombiano Perez e all’ex Boca, che forse conoscerete dall’affare Tevez, Komar.

Medina sulla panchina della T.

Dopo un paio di mesi di panchina l’ecuadoriano conquista la titolarità levando il posto proprio al centrale argentino tanto dedito alla politica e alle lotte civili. Non uscirà più dal campo, occupando il ruolo di centrale di sinistra nello scacchiere tattico cordobese, un 4-2-3-1 dinamico e moderno.

Talleres concluderà una ottima campagna nel torneo nazionale, classificandosi al quarto posto nel girone B della Copa de la Liga Profesional, trovando l’eliminazione ai calci di rigore contro i futuri campioni del Colòn.

Hincapiè nella sfida contro Colòn.

Risultato importante per il club che però non riesce a risultare altrettanto convincente in Copa Sudamericana, ma nonostante questo le prestazioni di Hincapiè si mantengono ad un ottimo livello, garantendogli un posto nella rosa scelta da Gustavo Alvaro per affrontare la Copa America 2021.

Alvaro durante la Copa America 2021.

Piero è già molto noto in Ecuador. Molte speranze riguardanti il futuro calcistico del paese sono riposte in lui e non è una sorpresa quando gli viene affidata la maglia da titolare.

La sorpresa forse è la incredibile personalità con cui Piero affronta la kermesse continentale. Certo l’Ecuador non è una corazzata, chiude al quarto posto su cinque con tre punti e l’uscita con l’Argentina di Messi è stata perentoria e senza appello, condita anche dall’espulsione di Hincapiè.

Il ragazzo di Esmeraldas però risulta costantemente fra i migliori dei suoi, dimostrando qualità tecniche, fisiche e caratteriali di primo livello.

Hincapiè affronta Messi nell’ottavo di finale.

Inutile sottolineare come le voci di mercato si siano moltiplicate. Roma, Lazio, Napoli, Shaktar, Celtic, Betis, Lens, Atletico Madrid, Bayern e PSG sono state date sulle tracce del centrale del Talleres, oggetto pregiato e dal grande potenziale futuro.

Caratteristiche tecniche

Piero Hincapiè lo abbiamo già capito è un centrale difensivo di stampo moderno.

Mancino, quindi più adatto a coprire il centrosinistra dello schieramento, in una linea a tre o a quattro, sebbene sia stato quasi sempre impiegato in quest’ultima situazione.

Heatmap stagionale (dati SofaScore)

Fisicamente ed atleticamente si presenta già dotato e pronto. 184 centimetri, buonissima elevazione e velocità, sia nello stretto che in allungo, può forse crescere dal punto di vista della forza muscolare nella parte alta del corpo dove tende a soffrire attaccanti più fisici. Elegante e ben coordinato Hincapiè possiede il physique di rol del grande difensore.

In maglia Ecuador.

Da sempre leader e capitano delle squadre dove ha militato, Piero dimostra carisma e personalità anche ora che è in azione con professionisti dieci anni e più vecchi di lui. Ha coraggio, fiducia in se stesso e durezza mentale per non abbattersi dopo gli errori, che saranno rari, ma che ci sono, anche a causa di una incostanza tipica dell’età e di alcuni aspetti della tecnica e del posizionamento che hanno bisogno di essere perfezionati, sopratutto in ottica europea.

Mancino puro, molto a proprio agio con la palla fra i piedi Hincapiè risulta una risorsa importante alla ora di pensare la costruzione dal basso.

Dal tocco sensibile, non si fa problemi ad affrontare il pressing avversario, restando in apparente controllo anche in situazioni spinose, senza sparacchiare la palla in tribuna per togliersi dagli impicci.

Abile passatore, sia quando gioca su appoggi semplici che quando cerca il filtrante a superare le linee avversarie, cerca sempre soluzioni ad alto tasso di successo, perdendo molto raramente la sfera.

Impostando con la maglia Talleres.

Possiede tuttavia un ottimo lancio lungo, arma tattica che sfrutta con buona frequenza, leggendo discretamente bene i movimenti della difesa e i tagli dei propri compagni. Difficilmente manda il compagno in porta, ma le sue ampie aperture riescono a muovere la difesa avversaria e scompigliarla, creando un ovvio vantaggio ai suoi.

I piedi più da centrocampista che da stopper si notano anche in altri aspetti. Conduzione di palla sicura, condita anche da cavalcate a spezzare le linee del pressing avversario e scarico per il compagno sempre preciso ed intelligente. Da questo punto di vista è un piacere vedergli impostare, togliendo parte del peso della costruzione al reparto di mezzo.

Con la Mini Tricolor

Ovviamente però parliamo di un difensore, onde per cui sarebbe assurdo considerare prominente la parte offensiva a discapito di quella di non possesso.

Anche nei fondamentali difensivi Piero si dimostra un talento evidente.

Se con la sfera in possesso sa essere elegante e quasi nobiliare nella gestione, in difesa è prontissimo a cambiare atteggiamento, divenendo molto più aggressivo e dedito alla lotta.

Molto competitivo e attento nel gioco aereo, contrasta con efficacia le palle lunghe avversarie, anche senza la malizia dei vecchi marinai della difesa. Risulta infatti molto pulito nei suoi interventi, raramente allarga i gomiti o si lascia andare in furbizie, a voi il giudizio se ciò sia un bene o un male.

Capace in chiusura, sia in aiuto che sul proprio uomo, risulta un pessimo cliente nell’uno contro uno viste le ottime qualità fisiche e l’attenzione che mette in marcatura.

Ha già conosciuto Juan Cuadrado.

Calciatore che si esalta negli interventi difensivi, non teme di metterci il corpo, anzi pare trarre giovamento da contrasti e tiri bloccati.

Il rovescio della medaglia sono però dei periodici eccessi di foga che possono portare a sanzioni. Questo tratto del carattere e del gioco di Piero però si è notevolmente mitigato negli ultimi mesi grazie al grande lavoro del tecnico del Talleres Medina che ha aiutato molto la crescita del ragazzo.

Attento marcatore, ma anche ottima guida della linea difensiva coordina e si fa sentire fungendo un po’ da allenatore in campo. Caratteristica che ci da l’idea della fiducia che staff e compagni possano avere in Piero, facendo sì che a poco più di diciotto anni sia lui a valutare e far da coordinatore del reparto, anche se formato da gente ben più esperta dell’esmeraldino.

In contenimento.

Sorprende ancora una volta per capacità di lettura dell’attacco. Riesce a scegliere con perizia quando affondare il contrasto o temporeggiare. Quando cercare l’anticipo, cosa che fa ottimamente, o quando permettere la ricezione e contenere l’attaccante. Certo pecca di ambizione e a volte la fiducia nei propri mezzi è un po’ eccessiva, ma ne ha ben donde, sopratutto vista la giovane età.

Una analisi statistica dettagliata.

Evoluzione

Hincapiè si presenta come un centrale completo con sorprendenti abilità tecniche e fisiche. Non gli manca carattere e carisma, oltre che una decente comprensione del gioco, ma è ancora da svezzare in più di qualche aspetto, nonostante una Copa America da fenomeno.

Con la nazionale si esalta.

Giusto per fare il punto della situazione durante il torneo continentale Piero è risultato: primo difensore centrale in dribbling completati(6), conduzioni positive palla al piede (7), secondo per duelli aerei vinti (11), terzo contrasti vinti (6), 27 palle recuperate, 28 azioni difensive vincenti e 13 intercetti. Numeri importantissimi, a cui aggiungiamo la superba prestazione contro la Colombia in cui ha dominato l’Atalantino Zapata.

Sappiamo però che i numeri estivi sono traditori, per cui forse è meglio valutare nel complesso il percorso del numero 3 della Tricolor.

Per competere in Europa serve di più.

Il percorso di crescita muscolare impostato da Medina sta dando i suoi frutti. 7/8 kg di muscoli guadagnati negli ultimi sei mesi lo hanno reso senza dubbio un calciatore migliore, più solido e più pronto ai grandi 9.

Serve certamente calmierare il temperamento, limitare alcuni eccessi di irruenza, ma possiamo dire che ciò è già in atto e il cambiamento è stato tangibile, anche perché altrimenti Hincapiè difficilmente avrebbe potuto panchinare calciatori solidi, anche se un po’ compassati come Komar e Arreaga.

Calma ed attenzione.

Ulteriore step di crescita deve venire da una maggiore cura dei dettagli, se mi si passa un paragone edilizio il centrale delle T oggi è già un bell’edificio, ma ancora al grezzo, mancano finiture di pregio, dettagli piccoli ma che fanno la differenza, sopratutto quando il livello tecnico si alzerà. Non parliamo di grandi cose, piccolezze come la posizione del corpo al ricevere un passaggio, l’uso delle braccia nel tenere il contatto con l’avversario o evitare una scivolata spettacolare per un più composto, ma anonimo accompagnamento dell’attaccante verso il fondo.

Curate queste minuzie ci sono le qualità per diventare una eccellenza nel ruolo, sopratutto se troverà il contesto tattico e il compagno di reparto con cui integrarsi al meglio.

Vestito in bianconero

Dopo un paio di annate in sordina il binomio Bonucci-Chiellini è tornato prepotentemente a ruggire grazie ad un’Europeo stratosferico.

Purtroppo però dovremo essere realistici, gli anni passano e i nostri due eroi di Wembley non ringiovaniranno.

La carta di identità e la storia clinica del Giorgione nazionale non lasciano spazio a grandi margini di manovra: serve un erede di King Kong quanto prima, mentre Bonucci sembra ancora poter garantire qualche stagione a pieno regime.

Nella nostra rosa abbiamo la fortuna di avere già un campione generazionale come Matthijs De Ligt, che per qualità non può dirsi secondo a nessuno fra i difensori centrali del pianeta. Il difficile sarà trovargli un complemento di qualità per poter creare una dupla performante e solida per gli anni a venire.

Bocciato Rugani, con più di qualche dubbio su Demiral, valutare l’acquisto di un centrale mancino sarebbe opportuno per la nuova dirigenza, anche se è pur vero che le priorità sono altre, viste le ristrettezze economiche e la presenza di un totem come Chiello.

In quest’ottica Piero Hincapiè rappresenta a mio modesto avviso una interessante opportunità.

Contrasto.

Giovane di grande qualità, ad un prezzo ancora tutto sommato accessibile (8/10 milioni di euro), l’Ecuadoriano potrebbe essere in ottica futura un ottimo partner per De Ligt, coprendo il lato sinistro della difesa.

Certo non ha l’indole da trincea di Chiellini, ne la sua ineguagliabile esperienza e potenza, ma potrebbe portare le sue capacità di impostazione e costruzione, liberando l’olandese da certi compiti e crescere sotto tutti i punti di vista, sia se mandato in prestito a fare esperienza che se tenuto in rosa ad imparare dai più esperti centrali bianconeri.

Contro il Godoy Cruz.

Conclusione

Non esistono, salvo rare eccezioni, calciatori che vanno acquistati ad ogni costo, ma esistono occasioni che vanno colte il prima possibile.

Ritengo personalmente Hincapiè una di queste.

Il centrale del Talleres de Cordoba è sul mercato ad una cifra ancora abbordabile, ha dimostrato di valere i palcoscenici internazionali, sebbene debba ovviamente ancora migliorare e crescere in diversi aspetti del suo gioco, ma l’Ecuadoriano possiede una serie di qualità fisiche, tecniche e caratteriali che mi portano a definirlo come un potenziale difensore di livello da grande calcio europeo.

Hincapiè vs Tevez.

Il mancino educato e pulito, il carisma, la precocità, il piacere chiellinesco nel difendere sull’uomo e il suo atletismo sono tutti indizi che potrebbero definire un luminoso futuro.

Certo il salto oltreoceano è sempre denso di problematiche ed imprevisti, con grandi promesse che si perdono nella traversata atlantica o nei meandri del football europeo, ma come dice il saggio non si può vincere la lotteria senza comprare i biglietti.

Stefano Follador

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