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#RawDiamonds: Cristoph Baumgartner

Dietmar Hopp è il presidente dell’Hoffenheim 1899 FC.

Mi correggo, Dietmar Hopp è l’Hoffenhein 1899 FC.

Herr Hopp.

Dietmar Hopp è però anche l’uomo più odiato del calcio tedesco, un po’ meno al centro del mirino solo grazie all’avvento del babau RedBull.

Dietmar Hopp ha fondato la SAP, importantissima azienda tedesca che opera nel campo dell’informatica. Ha 13 miliardi di euro di capitale personale stimato e anni fa si è voluto fare un regalo di pensionamento: si è comprato il vecchio club di paese dove aveva militato in gioventù.

Il problema è che Hopp è tedesco, ma tedesco verace. Quando fa le cose, le fa a modo.

In nove anni porta una scalcagnata banda di periferia dai bassifondi del calcio teutonico alla Bundesliga, grazie ad investimenti, ma sopratutto a competenza e programmazione esemplare.

Qui però iniziano i problemi.

Tifosi del Bayern contro Hopp e Bundesliga.

In Bundesliga vige la famosa regola del 50+1, che consentiva l’ingresso di capitali privati nelle società calcistiche, gestite storicamente come enti no profit, ma garantendo ai tifosi il controllo sulla maggioranza delle quote. Questa legge è un caposaldo della cultura calcistica germanica, derogata solo per realtà come Wolfsburg e Bayer Leverkusen squadre nate come emanazione diretta di una azienda privata e eccezioni de facto.

Ovviamente l’Hoffenheim non risponde a questi requisiti essendo proprietà totale di herr Hopp. La Bundesliga promette ai tifosi di risolvere la situazione in breve, ma dal 2008, anno della promozione della squadra del Baden-Württemberg la Federcalcio tedesca ha concesso deroghe annuali al miliardario fino a che nel 2014, ha de facto accorpato l’Hoffenheim a Wolfsburg e Leverkusen, applicando la regola ad hoc per squadre nate da situazioni aziendali e in cui per vent’anni un investitore privato sia stato socio principale.

Una soluzione piuttosto controversa, direi molto all’italiana, che in altri paesi forse sarebbe passata in cavalleria e magari dimenticata, ma non in Germania.

Nonostante gli anni che passano, la buona gestione e la professionalità dimostrata dalla gestione Hopp i tifosi tedeschi non dimenticano e continuano la loro lotta contro il magnate e la federazione in modo anche appariscente e rumoroso, basti pensare alla doppia sospensione nella gara contro il Bayern di due anni fa.

Va da se che essere un calciatore dell’Hoffenheim può diventare difficile.

La società è preparata, coraggiosa e senza dubbio innovatrice (Rangnick e Nagelsmann sono cresciuti qui), ma i calciatori del TSG devono scendere in campo in ambienti spesso infuocati, dove i tifosi avversari non lesinano insulti e provocazioni.

Insomma quasi come essere alla Juventus, ma senza la secolare storia di successi.

In questo contesto poco amichevole le capacità della dirigenza di scovare talenti in maniera poco convenzionale (Roberto Firmino) e sopratutto di programmare con capacità il futuro ha rappresentato la chiave per mantenere la rotta.

Cristoph Baumgartner rappresenta alla grande la qualità del progetto tecnico di questo club. Un ragazzo acquistato giovanissimo, cresciuto in casa e reso mano a mano protagonista con la maglia della prima squadra, un esempio di gestione esemplare e di visione chiara da parte della dirigenza, qualità che troppo spesso latitano nel football di casa nostra.

Cristoph Baumgartner

Biografia

Cristoph Baumgartner nasce a Horn il primo agosto 1999.

Di famiglia sportiva, il fratello maggiore Dominik milita nelle fila del Wolfsberger, in prestito dal Bochum, il cugino Stefan Freitag è punta nella squadra riserve dell’Austria Vienna, mentre il padre Alfons è stato un centrocampista nel sottobosco del football austriaco, inizia precocemente il suo percorso nel mondo del calcio entrando nel settore giovanile della squadra locale, l’SV Horn.

Un giovane Baumi con la maglia del SV Horn.

I biancoblu, di cui oggi l’ex calciatore Keisuke Honda è presidente e proprietario, hanno conquistato la Coppa d’Austria 07/08, sono una istituzione in ascesa, ma restano ancora un ambiente relativamente poco competitivo, in cui crescere senza preoccupazioni, ma senza nemmeno grandi ambizioni.

Per coltivare questi sogni di gloria la soluzione è lasciare la natia Horn e fare rotta verso la capitale della regione Niederösterreich: Sankt Polten.

Cristoph viene aggregato alle giovanili dei rossoblu nel 12/13, dove entra a far parte dell’U15.

Nelle giovanili dell’AKA Baumi cresce e migliora, ma vuoi per la zona poco battuta dagli scout, vuoi per la crescita incompleta del ragazzo non viene notato da compagini più blasonate.

Aiuta però la presenza del ragazzo in tutte le nazionali giovanili austriache a partire dalla U15.

Baumgartner con la nazionale asburgica.

Le cose cambiano con la stagione 17/18 quando proprio la squadra del Baden-Württemberg offre un contratto al giovane austriaco per accasarsi al TSG Hoffenheim.

Cristoph lascia l’Austria nordoccidentale per mettersi in gioco in un contesto decisamente più competitivo che le giovanili di un club di seconda divisione asburgica, andando ad arricchire le fila della squadra U19.

È un trionfo.

Baumgartner colleziona 7 reti e 13 assist in 23 presenze in campionato e si dimostra molto più pronto e reattivo di quanto gli stessi dirigenti tedeschi si aspettassero.

L’ottimo impatto gli vale la promozione nella squadra B, ma sopratutto l’attenzione di Julian Nagelsmann, talentuoso allenatore, ben felice di scovare un talentino in erba fra le fila del vivaio.

Nagelsmann e Baumgartner

Il re dei laptop trainer concede anche l’esordio in Bundesliga a Baumi. È un grande momento, ma il ragazzo è ancora molto acerbo. Lo dimostra la sua prima espulsione giunta per somma di ammonizioni all’esordio da titolare contro il Mainz. Coach Nagelsmann però la prende nella maniera giusta, dichiarando pubblicamente che la crescita passa attraverso errori e cadute che devono essere superate per forgiare il carattere.

La stagione seguente, nonostante l’addio di Nagelsmann, Baumgartner si guadagna un posto stabile nella rosa dell’Hoffenheim.

Nella prima metà di stagione però l’austriaco fa molta fatica. Ha spazio e minuti, ma le prestazioni sono opache, tanto da portarlo a disputare qualche gara nuovamente nella squadra B per ritrovare fiducia.

Il 2019 non finisce bene.

Sarà il 2020 l’anno della definitiva svolta per Cristoph. Con il nuovo anno le prestazioni del numero 14 iniziano a migliorare, caratterizzate da maggiore concretezza in zona gol ed assist che lo portano anche ad assumere un ruolo via via più centrale tanto nel club quanto nella selezione nazionale.

L’annata 19/20 si conclude con 26 presenze in campionato, 7 reti e 4 assist, che aiutano l’Hoffenheim a qualificarsi per la Uefa Europa League, grazie al sesto posto finale.

La stagione scorsa prosegue sulla falsariga del 2020. Cristoph si dimostra un elemento prezioso dello scacchiere tattico della squadra del Baden-Württemberg, in grado di coniugare qualità e quantità, grazie ad un gioco completo e poliedrico per compiti e posizioni occupate.

L’annata per il club di Dietmar Hopp non è particolarmente scintillante, con un mesto undicesimo posto finale, oltre all’eliminazione in coppa contro un non irresistibile Molde.

Baumgartner però è senza dubbio fra i migliori sia per produzione offensiva (6 reti e 5 assist in Bundesliga e 3 reti con 2 assist in EL), ma sopratutto per piglio e carisma, dimostrando una notevole crescita dal punto di vista della personalità.

Contro i campioni del Bayern.

In estate Baumi é fra i protagonisti dell’avventura dell’Austria all’Europeo, che pur eliminata agli ottavi di finale dall’Italia, desta tutto sommato una buona impressione.

Schierato nel ruolo di seconda punta fatica più del dovuto con Olanda e Macedonia del Nord, faticando a trovare il giusto posto in campo. Decisamente meglio nella gara contro l’ostica Ucraina in cui è il game winner, regalando la seconda piazza nel girone agli asburgici.

L’eliminazione agli ottavi contro la nostra selezione arriva dopo una gara di sacrificio e resistenza, qualità che unite alle doti tecniche del ragazzo portano più club ad interessarsi ad un suo possibile trasferimento.

Liverpool e Manchester United stanno certamente osservandone le gesta da vicino, ma non sono sole.

Si tratta di maglie blasonate, pesanti, che comportano grandi pressioni per chi le veste, anche se anche crescere e diventare calciatore con la maglia che rappresenta l’uomo più odiato di Germania è quasi allo stesso livello di difficolta.

Caratteristiche tecniche

La definizione tecnica di Cristoph Baumgartner risulta onestamente complessa.

Si tratta di un calciatore estremamente versatile, ma sopratutto in constante e tumultuosa evoluzione. Basta leggere i report di dodici mesi fa per rendersi conto che l’austriaco ha evoluto in maniera repentina il suo bagaglio tecnico tattico.

In gol con la maglia della nazionale.

Una buona via per la comprensione del calciatore Baumgartner è rappresentata dalla sua scuola e dall’influenza del calcio di Nagelsmann nella sua affermazione in maglia Hoffenheim.

Formatosi fra Sankt Polten e appunto la sua squadra attuale Cristoph è un degno rappresentante della scuola calcistica germanica, dove i centrocampisti ed i trequartisti sono sempre più completi dal punto di vista tecnico, sempre più preparati tatticamente ed in grado di leggere ed occupare gli spazi tanto offensivamente che a livello difensivo e di gestione del pressing, magari perdendo qualcosa dal punto di vista della fantasia e dell’inventiva, ma diventando molto più facilmente integrabili in un contesto di squadra.

Caratteristiche mutuate dal calcio secondo i cosiddetti “laptop trainer”, la nouvelle vogue del calcio europeo che tramite i dettami di allenatori come Julian Nagelsmann sta portando il calcio continentale fuori dall’era del tiki taka e del juego de posición verso un futuro di gegenpressing e calcio ad altissima intensità.

Dal punto di vista storico il profilo tecnico tattico di Baumgartner è figlio di questa scuola di pensiero, a cui ovviamente aggiunge il proprio tocco personale.

Heatmap stagionale (dati SofaScore)

Parlando nello specifico Baumi è un atleta di circa 180 centimetri, non particolarmente sviluppato a livello muscolare, ma certamente non minuto. Dotato di baricentro piuttosto basso, gambe forti e buoni polmoni, sa essere un fattore anche nel gioco aereo grazie ad un ottimo stacco da terra ed un tempismo spiccato, basti vedere la rete siglata agli Europei all’Ucraina dove prende il tempo alla difesa e insacca in acrobazia, evidenziando una buonissima coordinazione. Il colpo di testa di Baumgartner si dimostra un’arma tattica interessante per l’Hoffenheim, a livello di conclusioni certamente, ma anche nella risalita del campo dove viene spesso cercato come appoggio dai compagni.

Un’atleta completo, magari non uno specialista del gioco fisico, ma perfettamente in grado di gestire pressoché ogni situazione di campo.

Non è però la parte fisica ciò che interessa più dello stare in campo di Baumgartner.

Come anticipato parliamo di un profilo dalla spiccata versatilità tattica.

Viene schierato come trequartista nominalmente, ma è molto distante dallo stereotipo del numero 10 dal passo sincopato e dagli estemporanei colpi di genio. Cristoph è un trequartista d’assalto, in costante ed infinito movimento fra le linee, pronto a offrire opzioni per il passaggio e ad occupare gli half Spaces per sbilanciare la difesa avversaria. Non è solito indugiare nella conduzione di palla o nel tocco fine a se stesso, piuttosto preferisce un’appoggio semplice per cercare di creare tramite il movimento pericoli e spazi per i compagni. Baumgartner non è il trequartista che crea occasioni da rete tramite il suo estro creativo e tecnico, anche se dotato da questo punto di vista, ma si tratta di un profilo in grado di essere molto più efficace quando in grado di gestire e manipolare gli spazi sia per se che per i compagni. Questo aspetto del gioco ricorda un po’ il bavarese Thomas Müller, capostipite di una nuova tipologia di centrocampisti offesivi. Il numero 25 dei Miasanmia non sarà bellissimo da vedere, ma nell’ultimo decennio i calciatori di pari efficacia è successo sono molto pochi.

Escapologia

Baumgartner difficilmente riuscirà a replicare la carriera straordinaria di Müller, ma può dire già oggi di essere un calciatore più elegante e meno “caratteristico”.

A livello tecnico infatti il ragazzo di Horn si presenta decisamente completo ad un ottimo livello.

Ottimo piede destro, da migliorare senza dubbio il sinistro, ma grande confidenza e controllo della sfera in ogni situazione di gioco.

Spicca per qualità il suo primo controllo con il quale sa addomesticare palloni complessi con apparente semplicità, il tocco vellutato ed in costante controllo è un marchio di fabbrica che gli consente un dribbling efficace nello stretto, dove sa andare via molto bene, anche se ad onor del vero tende ed evitare questa soluzione. Probabilmente le scelte tattiche dell’Hoffenheim prevedono una prominenza degli scambi tramite passaggi piuttosto che la ricerca dell’uno contro uno, fatto sta che Baumi tende a dribblare poco, per lo più in campo aperto, anche se con ottime percentuali, nonostante abbia le qualità fisiche, tecniche e la creatività per essere ben più pericoloso palla al piede.

Negli ottavi contro l’Italia.

La reticenza nel dribbling non credo sia da considerarsi una pecca caratteriale, dato che Cristoph nonostante la giovane età si può già definire una colonna del club e della nazionale, sempre in primo piano e pronto a prendersi le proprie responsabilità.

Responsabilità che fa proprie molto volentieri sopratutto in zona gol.

Intenso, sempre in movimento, attento alla posizione della difesa ed intelligente. Sono caratteristiche perfette per una mezzala/trequartista che fa dell’inserimento senza palla uno dei suoi cavalli di battaglia. Basta vedere una delle classiche compilation delle reti su YouTube per rendersi conto della varietà e dell’intelligenza dei movimento dell’austriaco in area di rigore, abile tagliante, malizioso incursore o paziente rimorchio, sono tutte soluzioni che Baumgartner adotta con profitto alla ora di cercare la rete.

Esultanza.

C’è da dire che non è un tiratore eccezionale, tende a cercare la potenza più che la precisione, infatti da fuori non è molto efficace, ma negli ultimi sedici metri possiede la capacità di prendere il tempo a difensori e portiere con grande efficacia.

Shot chart di Baumgartner.

A livello assist mette insieme numeri positivi, ma come risulta poco coinvolto nella costruzione bassa lo è pure nella fase di rifinitura sebbene nell’ultima stagione abbia fatto passi da gigante nel volume e nella qualità di gioco creato, anche se resta un tratto del suo gioco da migliorare rendere più performante.

Sorprendentemente per un giocatore di ruolo offensivo la fase di non possesso è un territorio in cui l’austriaco eccelle e si esalta.

Giocatore di gamba, intensità e letture veloci Baumgartner non si tira certo indietro se c’è da pressare con ferocia o andare a contrastare duro, anzi talvolta proprio questo eccesso di agonismo gli porta in dote cartellini gialli evitabili.

In contrasto su Immobile.

Prezioso in ripiegamento, utile nei raddoppi e nell’aiuto al compagno ha dalla sua una grande volontà di aiutare la squadra e risulta senza dubbio un eccelso uomo da pressing, buon recuperatore di palloni e nei contrasti aerei. Talvolta pecca di inesperienza e tende a gettarsi in scivolata in modo poco avveduto, rischiando da un lato provvedimenti disciplinari e dall’altro di “bucare” l’intervento, aprendo di fatto ampie porzioni di campo agli avversari.

Baumgartner è un profilo difensivo adatto a squadre che cerchino la pressione alta ad ogni costo, anche correndo verso qualche rischio, pur di riprendere il possesso quanto prima, gli insegnamenti di Nagelsmann hanno di fatto forgiato un calciatore molto dedito a questa fase del gioco e estremamente interessante per tutti i tecnici che si ispirino a questi principi.

Evoluzione

Poche volte in questa rubrica abbiamo trattato calciatori con cosi variegate possibilità di sviluppo.

Quale sarà il futuro?

A 21 anni Cristoph può giostrare con abilità nello slot di trequartista, mezzala, talvolta addirittura seconda punta.

Fiuto del gol, intensità, letture difensive ed offensive, ma anche scarsa presenza nelle trame del gioco, poca attitudine a giocare con la palla. Insomma il profilo di Baumgartner risulta estremamente particolare.

Onestamente la sua evoluzione tattica credo sia semplicemente continuare a giocare come sta giocando ora, magari limando poco a poco le pecche del suo bagaglio tecnico e cercando di risultare meno monotematico in costruzione e nelle scelte di gioco.

La posizione giusta arriverà o sarà in grado di trovarla da solo se troverà sulla sua strada tecnici capaci come successo finora, anche se nel mio piccolo credo che con un eventuale arretramento a mezzala classica il numero 14 potrebbe giocare in maniera più adatta al suo stile, diretto e intenso, senza dover portare su di se il peso della creatività della squadra.

Lo abbiamo già detto la scuola teutonica sta esprimendo diversi elementi di qualità fra centrocampo e trequarti riconducibili in qualche modo a Baumi.

Ci sono le leggende viventi come Müller, giovani in rampa di lancio come Wirtz, elementi dal sicuro talento come Kai Havertz, ma il capostipite di tutti essi forse può essere considerato Michael Ballack.

L’ex Leverkusen è il calciatore a cui viene spesso associato Baumgartner come possibilità di evoluzione, ma onestamente credo che le differenze fra il calcio attuale e quello di inizio millennio rendono poco avveduti paragoni simili.

La cosa importante è che l’ex Sankt Polten abbia una guida tecnica di livello adeguato, perché le sue qualità sono tali da potersi affermare ad alto livello, sopratutto grazie ad una strana e inconsueta combinazione di qualità ed agonismo, che devono essere per forza di cose inquadrate in un contesto adeguato e per fare ciò è necessario un ottimo allenatore.

Vestito in bianconero

In tempi non sospetti un articolo di un noto blog descriveva Baumgartner come il potenziale upgrade da ricercare nella rosa juventina. La sua intensità con e senza palla, la capacità di pressing e di inserimento sarebbero state caratteristiche perfette nello scacchiere tattico imbastito da Pirlo, un miglioramento evidente rispetto al troppo fragile ed atleticamente depresso Ramsey.

Intensità.

Oggi siamo all’alba di una nuova Juventus, ma continuo personalmente ad essere d’accordo con quell’articolo.

Baumgartner può portare alla Juventus qualità che da troppo tempo mancano alla mediana bianconera, ad un prezzo ancora tutto sommato accessibile a differenza di altri profili più chiacchierati.

Ovviamente difficilmente potrà arrivare, ma sarebbe saggio monitorarne la crescita in quel di Hoffenheim per il futuro, sempre e quando si qualcuno di più coraggioso o in una situazione economica più stabile decida di presentare un offerta al signor Hopp.

Conclusione

Cristoph Baumgartner ha tutte le caratteristiche che mi piacerebbe vedere in un centrocampista della mia squadra e può crescere notevolmente sotto molti punti di vista.

Non è un fuoriclasse, non è un fenomeno da pallone d’oro e dubito che lo diventerà, ma si presenta già come un calciatore completo, abituati alla titolarità in un campionato di livello come la Bundesliga.

Fiuto per la rete.

Certamente deve continuare a limare diverse asperità del suo calcio, ma l’elettricità, l’intensità, la costante attenzione e ricerca della miglior posizione tanto in attacco come in difesa e la generosità lo rendono senza dubbio un calciatore che vorrei sempre avere nella mia rosa.

Stefano Follador

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