#CheAriaTira

LA RINASCITA AZZURRA

Dopo il fallimento del biennio sotto la guida di Ventura, l’Italia del Mancio è rinata dalle proprie ceneri come una fenice. Facciamo un breve recap di quanto visto sino ad ora e ipotizziamo fino a dove può arrivare in questo Europeo.

Partiamo subito con una considerazione, prima di scendere nei dettagli ed analizzare tutta la situazione: l’attuale nazionale rispecchia completamente il suo mister. La selezione azzurra è elegante, moderna, efficace e sicura di sé, con certi principi cardine che rimangono pur cambiando alcuni interpreti.

Mancini ha effettuato una rivoluzione, una cesura totale rispetto al percorso intrapreso dal precedente mister. Rivoluzione inevitabile dopo una caporetto come quella del novembre 2017. L’ex mister del City ha cambiato la maggior parte dei convocati e, conseguentemente, anche il sistema di gioco. Jorginho, bandito da Ventura, è diventato il perno del centrocampo azzurro. inoltre ha intelligentemente attinto fin da subito all’Under 21 azzurra, la quale 3 anni fa era satura di giocatori che sono poi esplosi e ora giocano in club affermati: Chiesa, Barella, Bastoni, Donnarumma, Locatelli, Bernardeschi, Di Lorenzo e molti altri. Mancini non ha mai avuto timore nello schierarli, conscio del fatto che dovessero ancora crescere calcisticamente ma intuendo le loro enormi potenzialità. E questo modus operandi continua tutt’ora con i vari Raspadori e Pessina, ad esempio.

Per quanto riguarda la parte tattica, il Mancio ha immediatamente abbandonato lo sterile 4-2-4 di Ventura per passare ad un più tradizionale 4-3-3 caratterizzato da grande qualità in mezzo al campo e costante spinta sulle fasce, con i due terzini spesso coinvolti nelle trame offensive. In realtà, prima di scegliere definitivamente il tridente offensivo Insigne-Immobile-Berardi (con un Chiesa sempre in agguato), il nostro mister aveva sperimentato per alcuni mesi un tridente senza un vero nove di riferimento, visto che più volte sono stati schierati assieme dal primo minuto Chiesa-Bernardeschi-Insigne, con Immobile utilizzato a gara in corso. La stagione 2019-2020 del bomber Napoletano però, il quale ha segnato 36 reti in campionato (vincendo la scarpa d’oro), ha convinto Mancini a puntare fermamente su di lui rendendolo un titolare pressoché inamovibile.

Un altro punto di forza della nostra nazionale è la mentalità: moderna e vincente, probabilmente ottenuta anche grazie al giusto mix tra giovani affamati e senatori con grande esperienza sulle spalle. Gli azzurri, indipendentemente dall’avversario che hanno di fronte, cercano di dominare il gioco avendo sempre il possesso del pallone. Questo però non viene fatto in maniera ossessiva e ripetitiva, ma tale principio di gioco viene rivisto di volta in volta e adattato a seconda dell’avversario che si affronta, cambiando anche alcuni interpreti se necessario. A tal proposito, credo che la recentissima partita con l’Austria possa esserci stata utilissima. Il match si è rivelato più complicato del previsto ma la squadra, anche in grande difficoltà in certi momenti, si è compattata, ha sofferto insieme e alla fine è riuscita ad approdare ai quarti. La classica esperienza che “tempra” anche i novellini.

Detto ciò, fino dove può spingersi questo bel gruppo? Difficile dirlo, visto che ora si tratta solo di partite secche, dove gli episodi (di qualsiasi genere e natura) hanno un peso specifico mostruoso e la condizione fisica può fare la differenza più di molti altri fattori. Il Belgio è un avversario ostico, ma credo che questi ragazzi non debbano avere paura di nessuno. Abbiamo 14-15 giocatori di alto livello che possono farci sognare in grande. Certo, nell’altra metà del tabellone saremmo stati ancora maggiormente padroni del nostro destino di quanto non lo siamo ora, ma tant’è. Tra tutti i nostri giocatori, di uno mi fido particolarmente: Federico Chiesa. Certamente il giocatore offensivo più forte e determinante dei 26, l’unico che ha certi spunti e certe giocate che possono cambiare l’esito di match complicati. Nell’ultima uscita contro l’Austria credo e spero abbia fatto capire a tutti che merita di partire titolare, in barba alla favola del “dalla panchina è più decisivo che dal primo minuto”. Certo, la sua presenza nei tre davanti rimescolerebbe le carte in tavola, visto che Mancini predilige giocare con i due esterni offensivi a piede invertito, mentre lui notoriamente rende di più a destra. Ma credo che l’Italia abbia la consapevolezza, la forza e la qualità per far fronte anche a dilemmi tattici del genere.

FORZA AZZURRI!

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