#RawDiamonds

#RawDiamonds: Jeremy Doku

Mi fa quasi strano venire a presentare Jeremy Doku. Il talentuoso esterno belga ha solo diciannove anni, eppure il suo nome circola da così tanto tempo fra gli appassionati che fatico a considerarlo un calciatore in ascesa.

Doku con la maglia del Belgio.

Non mi vergogno ad ammettere che la prima volta che mi trovai ad avere a che fare con il ragazzo di Anversa fu grazie a Football Manager, edizione 2019. Il mio Bristol City si era rivelato da subito una matricola terribile dopo la promozione in Premier League centrata ai playoff al primo anno, ma dopo due stagioni di apprendistato cercavo qualcuno che potesse portare estro e brillantezza al mio navigato 4-3-3. Strappare Doku alla concorrenza non fu facile, lo pagai caro e lo stipendio era più alto di quanto potessi permettermi, ma dopo un avvio di stagione complicato l’ala belga trascinò i Robins a suon di assist e gol, cogliendo un inatteso terzo posto in classifica e vincendo l’Europa League da Mvp alla pari con il centravanti brasiliano Igor Jesus.

Purtroppo la mia sfavillante carriera all’Ashton Gate Stadium si concluse precocemente a causa di un salvataggio danneggiato e ad oggi resta la mia ultima grande avventura nel mondo del miglior manageriale di calcio. Ciò che resta però, oltre alla simpatia per il Bristol City, è l’interesse per uno dei protagonisti di questa cavalcata digitale che oggi sta replicando nel mondo reale quanto di buono mostrato sul mio pc un paio di anni fa.

Biografia

Jeremy Doku nasce ad Anversa il 27 maggio 2002. Di origini ghanesi è il secondo dei quattro figli di David e Belinda, una coppia unita che cresce la propria famiglia nel quartiere di Borgerhout dove è immigrata nel 1993, a pochi minuti dal Bosouil Stadium, casa del club locale: il Royal Antwerp.

Il Bosouil Stadium

Sembra un segno del destino per il piccolo Jeremy passare l’infanzia con i cori e le grida del vicino campo da gioco a scandire il passare delle settimane, infatti sin da giovanissimo assieme al fratello maggiore Jefferson è fra i protagonisti delle sfide fra i ragazzini locali nei campetti del quartiere.

C’è da dire che il quartiere dove cresce la famiglia Doku non è fra i più turistici della città. Per i giovani c’è il forte di rischio di incamminarsi su cattivi sentieri, sopratutto negli anni dell’adolescenza.

Mamma Belinda e papà David sono consci dei problemi ambientali che potrebbero accadere, ma sono anche fiduciosi nel futuro dei figli. Jefferson e Jeremy sono eccellenti atleti, come il padre in gioventù, ma sopratutto amano il calcio che diventa la priorità dei due fratelli, levandogli dalla strada e mettendoli al riparo da molte delle tentazioni che un quartiere complicato come Borgerhout può riservare.

Per assecondare la passione di Jeremy per il calcio il padre David lo inscrive a sei anni alla squadra locale dei KVC Olympic Deurne. È un piccolo club, senza pretese, ma fa parte della rete del più grande e prestigioso Tubantia Borgerhout che dopo averlo visto all’opera con la filiale decide di farlo crescere nelle proprie fila.

Un giovanissimo Doku .

Purtroppo dopo solo un anno di attività con il Tubantia la società fallisce per debiti, lasciando il giovane Doku senza una squadra.

Un talento come il suo però non deve attendere molto perché qualcuno bussi alla porta.

I più veloci ed efficienti nel ottenere il tesseramento del figlio di David e Belinda sono i dirigenti della squadra meno nobile di Anversa: il Beerschot AC.

Jeremy trasforma il Beerschot.

Nel giro di poco Jeremy fiorisce e si impone fra i pari età come uno dei talenti più interessanti del paese. Trascina la società di Anversa in diverse competizioni giovanili, impressionando gli osservatori delle società più importanti del Belgio.

Il Beerschot è senza dubbio uno dei vivai più floridi dell’era recente: Alderweireled, Vertonghen, Mousa Dembelè, Wanyama e Nainggolan. Tutti grandi calciatori svezzati dalla società di Anversa, ma nonostante l’ammirazione di Jeremy per il Ninja risulta vana la resistenza dei Ratten, quando alla porta bussano i dirigenti dell’Anderlecht i Doku hanno già fatto la loro scelta. La società biancomalva ha sede a Bruxelles, oltre 50 kilometri da casa per Jeremy, ma oltre a poter contare su una delle società più forti e competitive del paese ha da tempo avviato una politica giovanile estremamente lungimirante.

Il cosiddetto programma Purple Talents rappresenta una innovazione nel mondo del calcio giovanile, che porta il settore giovanile della società di Bruxelles nel gotha del calcio degli under.

Jeremy Doku entra nel mondo Anderlecht.

Il programma prevede una formazione completa, tanto dal punto di vista calcistico che per quanto concerne i risultati accademici. Per la famiglia Doku questa è una occasione enorme per Jeremy ed insieme optano per il trasferimento del ragazzo nella capitale. È il 2012, Jeremy ha dieci anni e lascia casa per tentare la fortuna nel mondo del pallone.

Con il dovuto rispetto per il Beerschot una volta giunto all’Anderlecht il livello della competizione e dell’impegno si eleva ulteriormente. Sotto la guida del coach delle giovanili Stassin, Jeremy esegue un ulteriore balzo in avanti dimostrando qualità nel dribbling e a livello atletico inarrivabili per i pari età, portandolo regolarmente a presenziare fra le selezioni giovanili nazionali dei Diavolo Rossi, dall’U15 in avanti.

Doku si sente imbattibile, gioca con enorme fiducia e sicurezza nei propri mezzi tecnici e fisici, talvolta troppa. Inizia infatti a guadagnarsi soprannomi inquietanti, come il “re arrogante del dribbling “.

Doku debutta in prima squadra.

Durante le partite anziché puntare la porta e cercare la rete preferisce attendere il difensore avversario per cercare di superarlo con qualche gioco di prestigio o trucchetto. Un atteggiamento poco maturo, antisportivo e che stava iniziando a minare la possibile carriera del ragazzo, che si costruisce una pessima nomea di piantagrane e atleta poco serio.

Ancora una volta ad intervenire nel recupero di Jeremy è Stephane Stassin. Il coach delle giovanili marca stretto Doku, lo segue ovunque, me controlla rendimento scolastico e sportivo, riportando il figlio di David e Belinda finalmente sulla retta via. Dopo qualche stagione turbolenta Jeremy si mette in pari con gli obblighi scolastici, lima alcune intemperanze caratteriali e casualmente iniziano a fioccare gli interessamenti .

Nell’estate dei sedici anni di Doku saranno in molti a telefonare alla società belga chiedendo informazioni.

Chi si fa sotto con maggiore convinzione ed intensità è Jurgen Klopp.

Il tecnico dei Reds è fortemente intenzionato a portare il giovane belga a Liverpool, con l’intenzione di farne il prossimo Sadio Manè. Addirittura la famiglia Doku si reca al centro di allenamento per visitare e conoscere la realtà inglese, guidata da Klopp, Gerrard e con Mignolet, Origi e Winjaldum a fare da anfitrioni.

Anfield strega Jeremy e i suoi genitori.

Di fatto il trasferimento sembra quasi cosa fatta, con l’Anderlecht beffata visto che riceverà solo un piccolo compenso economico per uno dei migliori talenti passato dal vivaio belga.

La dirigenza belga però conosce bene Doku, sa che corde toccare e ha i mezzi per farlo. Contattano Romelu Lukaku, idolo di mezzo Belgio e prodotto del vivaio biancomalva.

Doku e Lukaku si conoscono da anni.

Big Rom invia un video messaggio a Doku, consigliando al ragazzo di attendere e di pensare a realizzarsi in patria prima di tentare il salto oltre confine.

Mossa un po’ sporca dei Paars-wit, ma in guerra, in amore e nel calciomercato tutto è concesso.

Ed il video dell’ex centravanti di Chelsea e Manchester United funziona, convincendo Jeremy più di Klopp e delle sterline.

Il premio per questa scelta è il primo contratto da professionista siglato al principio della stagione 19/20.

Contratto fino al 2022.

A 16 anni e 182 giorni diventa il terzo più giovane debuttante della storia del club, superato solo da Lukaku e Tielemans, nella dura sconfitta con il Sint-Truiden per 4-2.

Nella stagione 19/20 Doku entra a far parte in maniera stabile delle rotazioni di coach Kompany, 21 presenze condite da tre reti e tre assist non sono male per un ragazzo che spesso entra dalla panchina per manciate di minuti. L’impressione di tutti è che il ragazzo sia vicino all’esplosione, ma lo stop delle attività sportive causato dalla pandemia ne blocca lo sviluppo.

Da appena maggiorenne Doku domina la Jupiter League.

In effetti alla ripresa del campionato nella stagione 20/21 le prestazioni di Jeremy Doku si innalzano notevolmente per autorevolezza e maturità. Sette presenze da titolare, due reti e quattro assist, evidenziano un cambio di marcia da parte del ragazzo.

Tuttavia il calcio è reduce da uno scossone epocale dal punto di vista finanziario. La pandemia ha messo in ginocchio molto club, prosciugandone le casse e stravolgendo la pianificazione sportiva. Il contratto di Doku in scadenza nel 2022, le scarse risorse economiche per rinnovarlo e gli interessi sempre più concreti ed insistenti dall’ estero mettono l’Anderlecht in una scomoda situazione, con il rischio concreto di poter perdere a zero il talento più brillante della squadra allenata da Vincent Kompany.

Alla porta dei belgi bussa, un po’ a sorpresa, il Rennes.

I bretoni sono una compagine ambiziosa, forte di un talento forse generazionale come Camavinga in mediana, che sta cercando di costruirsi una solida reputazione da possibile “dark horse” della Ligue1.

La firma con il Rennes.

Non sarà il Liverpool, ma i rossoneri di Bretagna portano nelle casse dell’Anderlecht un assegno da 26 milioni di euro, offrono a Doku un posto da titolare in un club ambizioso in un campionato adatto alle sue caratteristiche e qualità.

Sembra un matrimonio perfetto, ma l’annata del Rennes si rivela piuttosto mediocre.

Camavinga e compagni disputano una annata ampiamente sotto le aspettative, concludendo con un sesto posto agguantato all’ultimo turno che salva un po’ le cose grazie alla qualificazione alla Europe Conference League. Se in Ligue1 le cose possono dirsi appena sufficienti è la campagna europea che risulta una Waterloo completa. 1 punto in tutto il girone di Champions, in un girone composto dal Chelsea balbettante di inizio stagione, Siviglia e il non irresistibile Krasnodar.

Annata non troppo felice per i rossoneri.

Doku soffre molto l’impatto con la nuova realtà.

Aveva lasciato il Belgio da protagonista del campionato, bagnando pure il debutto in nazionale con una rete all’Islanda l’otto settembre 2020, ma in terra di Francia sembra che tutto gli costi qualcosa di più.

Con il passare dei mesi però Doku sembra prendere confidenza e capirsi meglio con l’allenatore subentrato Bruno Genesio, che ha sostituito Julien Stephan a febbraio.

Nei mesi di aprile e maggio Jeremy eleva il livello delle prestazioni, dimostrando di valere il prezzo pagato dai bretoni per le sue prestazioni.

Questo rush finale di livello gli vale la convocazione a Euro2021. Il Belgio è la selezione numero 1 del Ranking Fifa, farne parte è senza dubbio un vanto e di certo da la misura del livello tecnico raggiunto.

Pronto per Euro2021.

Jeremy Doku si propone come uno dei potenziali outsider dell’estate, pronto a sfruttare ogni minuto possibile per mettersi in luce durante la rassegna continentale.

Non è stato un percorso facile, non lo è mai, ma il figlio di David e Belinda, partendo da Borgerhout è riuscito a farsi spazio fra i calciatori più importanti del mondo. Il futuro è tutto fa scrivere ed il tempo è dalla parte del giovane belga che però per mettere a frutto tutto il suo talento dovrà assolutamente evitare di ricadere nei peccato di gioventù di arroganza e spavalderia.

Caratteristiche tecniche

Jeremy Doku è un esterno offensivo di stampo classico. Ala destra, brevilinea, tutta dribbling e strappi nello stretto a velocità folle.

La classica virata.

173 centimetri di altezza, baricentro basso, grandissima capacità di accelerare e cambiare direzione. Brevilineo, ma massiccio.

Primo passo bruciante anche grazie ad una conformazione fisica già atleticamente matura, nonostante l’età ancora molto verde. Doku infatti non è un colosso in termini di altezza, ma possiede forza e fisicità tali che risulta un ottimo interprete nella protezione della palla anche spalle alla porta. Ovviamente non parliamo di un pivot, ma un suo movimento classico è la ricezione su passaggio lungo linea, controllo orientato in una direzione e cambio improvviso nell’altra a velocità supersonica. Una mossa semplice, ma che ha lasciato di sasso tanti terzini nell’ultima annata grazie alla tremenda velocità con cui viene eseguita. Jeremy si è fatto apprezzare come il migliore del campionato transalpino nel dribbling, superando a livello di statistiche gente del calibro di Neymar e Mbappè.

Rapporto fra dribbling e visione di gioco.

Tatticamente parlando Doku calca il terreno di gioco sopratutto lungo l’out di destra. Strettamente destrorso, non ama usare il mancino e questo lo limita in alcune fasi di gioco, sopratutto togliendo l’opzione di rientrare e cercare di essere pericoloso da zone più centrali del campo. Tuttavia anche quando in passato con la maglia dell’Anderlecht è stato schierato sull’out di sinistra, Doku ha mantenuto la posizione esterna, pestando più volentieri le linee laterali piuttosto che cercare il centro del campo. Senza dubbio una tendenza dovuta alle indicazioni tattiche di coach Kompany, ma anche ad un naturale istinto da ala.

Heatmap.

Sulle corsie esterne Doku si muove come un pesce nell’acqua. Estremamente conscio dello spazio, della presenza degli avversari e della posizione della palla ricerca con continuità maniacale una soluzione ad ogni situazione di gioco, con il dribbling come prima, e talvolta pure seconda opzione. Negli spazi stretti dove altri calciatori sarebbero in difficoltà Jeremy con grande sicurezza e decisione, affrontando con profitto duelli uno contro uno, come pure in inferiorità numerica.

Dove altri vedono il muro dei difensori avversari, Doku cerca il pertugio dove infilarsi che farà cadere il fortino difensivo nemico. Una volontà di dimostrare la propria qualità e capacità tecnica che sembra quasi fare a pugni con gli automatismi e le meccaniche programmate del calcio moderno, talvolta antitetiche rispetto all’anarchia del dribbling e alla casualità della superiorità numerica generata dal gesto tecnico.

Sgasata e tanti saluti.

Doku è un ala moderna e attuale per molti versi, ma spesso riporta indietro ad epoche passate, quelle semi leggendarie dei numeri 7 con una gamba più corta dell’altra, di George Best che inveisce contro Cruijff per la sua mancanza di tempo e di un calcio che sopravvive solo in minima parte ormai.

Dribbling negli ultimi 30 metri.

Negli ultimi mesi sta cercando di costruirsi un gioco anche interno, provando maggiormente a giocare a piede invertito, entrando dentro al campo per cercare maggiormente la conclusione, cosa che fa raramente per ora.

Ovviamente l’uno contro uno è l’arma principale dell’arsenale dell’ala belga. Impiegato come grimaldello in grado di generare superiorità in ogni situazione, anche se talvolta eccede nella ricerca della soluzione personale. Non siamo certo ai livelli della tarda adolescenza quando attendeva l’avversario per dribblarlo una seconda volta, ma a volte dovrebbe rammentare che esiste anche il pulsante X nel suo joypad calcistico, anche perché uno dei rovesci della medaglia di questo atteggiamento è rappresentato da una gran quantità di palloni persi, aspetto assolutamente da migliorare nello stare in campo di Doku.

Palle perse da Jeremy Doku

L’ala belga dribbla molto, ma talvolta è così focalizzato sul raggiungere il fondo che perde l’attimo per servire un compagno dopo il primo dribbling, sovente incartandosi di fronte ad un secondo avversario, troppo fiducioso nel poter dribblare più di un avversario.

La logica conseguenza di una gran quantità di dribbling ben fatti sulla fascia è una grande quantità di cross. Anche in questo fondamentale Doku si dimostra molto abile, ambizioso e accurato. Dalla destra è molto più preciso con il 45.9% dei tentativi che hanno trovato un compagno, mentre dall’out mancino questa percentuale si ferma al 32% (dati riferiti alla stagione scorsa), dimostrando ancora una volta che c’è da lavorare sul piede debole. La percentuale dalla destra invece è di ottimo livello, confermando le qualità del ragazzo in quella posizione, in cui si è ritagliato uno spazio da titolare prima in Belgio e poi con la maglia del Rennes.

Cross map.

A livello balistico possiede un tiro più che discreto anche se tende a non cercare quasi mai la conclusione da fuori preferendo andare in porta con la palla o quasi.

Tiri nell’ultima stagione.

Se il gioco “on the ball” é di ottimo livello, lo stesso si può dire della capacità di muoversi senza la palla di Doku, sebbene si tratti di qualità tendenzialmente meno evidenti all’osservatore meno attento.

Risulta infatti un elemento eccellente nella ricerca della profondità, nel leggere le intenzioni della difesa ed adattare il suo movimento. Sopratutto con molto campo davanti a se Doku è un calciatore estremamente pericoloso, essendo in grado di mangiare molto campo in pochissimo tempo e avendo un buon tempismo ed occhio per evitare la trappola del fuorigioco.

Per quanto concerne invece le combinazioni con i compagni in questo aspetto Jeremy potrebbe crescere. Tendenzialmente lavora molto nell’uno contro uno per arrivare al cross o ad essere pericoloso, senza cercare altro tipo di soluzioni.

La ricerca della profondità e uno stile di gioco piuttosto aggressivo anche senza palla lo rendono un calciatore che tende a non avere compagni più avanzati da servire e per attitudini mentali difficilmente sceglie di tornare indietro. Ne consegue che i suoi passaggi sono relativamente pochi, con limitate connessioni con i compagni per lo più raggiunte con il terzino alle sue spalle con cui ad onor del vero tende a collaborare con discreto profitto in catena.

Resta comunque un giocatore tendenzialmente poco associativo, in questo momento, che tende a vedere e servire poco il compagno se non nel terzo finale di campo dove la ricerca della rete diventa ossessione e priorità.

Per quanto concerne invece l’aspetto difensivo Jeremy si dimostra un profilo particolare. A differenza di molti dribblomani non è un cattivo difensore, anzi ha dimostrato di possedere qualità ed attitudini difensive insospettabili.

Insospettabile cagnaccio.

Attento sulle linee di passaggio, pronto ad aiutare il compagno nel raddoppio, discretamente efficace nei duelli e con uno spirito di sacrificio insospettabile potrebbe sembrare un elemento perfetto per le due fasi, purtroppo però l’ala del Rennes mette in campo queste sue qualità solo nella metà campo offensiva o poco più indietro, raramente inseguendo gli avversari nelle retrovie o abbassandosi a dare manforte ai suoi compagni.

In questo senso Doku è un calciatore che difende naturalmente in avanti con buona predisposizione e discreta efficacia, ma che di certo risulta insufficiente quando c’è da difendere bassi.

Inutile menzionare che vista la statura non è certo un portento nel gioco aereo, dove viene costantemente sovrastato tanto in fase offensiva che di non possesso.

Evoluzione

L’annata di Doku in Bretagna non è stata facile, ma credo che sia stata utile e costruttiva sotto molteplici aspetti per il giovane belga.

In Belgio era fuori scala.

Una delle grosse difficoltà per un qualsiasi “predestinato” nell’impatto con il calcio degli adulti, oltre alla nuova dimensione fisica, è senza dubbio capire che sta passando da un contesto dove risultava dominatore ad un livello superiore dove fare il bello e cattivo tempo non è assolutamente scontato.

L’ultimo anno a Bruxelles, ma sopratutto l’ultima stagione a Rennes hanno mostrato evidenti passi in avanti sotto il profilo delle responsabilità, del senso di squadra e della serietà da parte di Doku.

Molto meno primadonna esibizionista è sempre più professionista.

Maturazione.

Restano però molti altri ambiti in cui crescere. Una maggior cura del piede debole, che consentirebbe una maggiore imprevedibilità in fase offensiva, meno individualismo e maggiore connessione con i compagni, uno sforzo difensivo più continuo e meno localizzato. Tutti aspetti che permetterebbero a Jeremy di completare un bagaglio tecnico di ottimo livello e di potersi candidare al ruolo di esterno più interessante del continente, insediando profili già affermati come Jadson Sancho, giusto per citarne uno.

Benvienue En France.

Vestito in bianconero

Sull’out di destra offensivo il club torinese ha fatto un importante investimento puntando su Federico Chiesa, che sta dimostrando di poter essere un cardine della Juventus che verrà, sorprendendomi.

Esultanza.

Un grande club però ha bisogno di elementi di qualità sempre e comunque, sopratutto nel futuro prossimo dove la squadra di Agnelli di ridisegnerà con un grosso vuoto da riempire sull’esterno sinistro.

Doku è senza dubbio un calciatore di qualità, in grado di fare la differenza contro le difese schierate così come in transizione, con enormi margini di miglioramento a livello tecnico, tattico e pure caratteriale.

Uomo da una parte, palla dall’altra.

Personalmente credo che la prossima stagione, che sarà in maglia Rennes al 99%, ci dirà molto sul futuro dell’ala di Anversa. Una ulteriore crescita a livello di prestazioni e statistiche certificherebbe ulteriormente il potenziale da top nel ruolo che già ora si sospetta.

Conclusione

Jeremy Doku è un’esterno frizzante, ambizioso e dalle qualità fisiche e tecniche importanti. Non ha finito il suo percorso di crescita, ma già oggi a 19 anni è un fattore in una delle nazionali più quotate al mondo, inutile sottolineare come possa migliorare ancora tantissimo.

Tuttavia non vanno dimenticate alcune imperfezioni del suo gioco che dovrà per forza di cose sistemare per raggiungere i livelli più alti del football continentale.

Jeremy Doku.

Uno dei tecnici che hanno seguito Jeremy nel suo percorso giovanile ha dichiarato una cosa importante sul ragazzo, sottolineando come le sue enormi qualità siano sempre state supportate da una famiglia amorevole è presente, ma mai invadente in ambito sportivo, se seguirà su questi binari anche nella fase adulta della carriera nulla gli potrà impedire di diventare una vera e propria stella, ringraziando David e Belinda, i genitori, che lo hanno cresciuto con affetto e sacrificio.

Stefano Follador

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