#RawDiamonds

#RawDiamonds: Riqui Puig

Alcuni calciatori hanno bisogno di lunghe descrizioni per essere inquadrati e capiti. Altri invece hanno bisogno di poche frasi o concetti per avere una buona rappresentazione della realtà.

Per raccontarvi Riqui Puig potrei semplicemente dirvi di immaginare di condensare tutti gli stereotipi, tutta la narrativa e la veste romanzata che negli anni ci hanno propinato i media sul mondo del Barça in una persona e con buona probabilità avrei ottenuto di farvi capire in meno di trenta secondi di che calciatore stiamo parlando.

Ovviamente qui le cose si fanno per bene, con metodo scientifico, per cui procediamo a conoscere questo ragazzo ormai sulla breccia da qualche anno, nonostante la giovane età.

Biografia

Ricard Puig Martì nasce a Matadepera il 13 agosto 1999.

Catalano e fortemente legata alla sua terra, vive in infanzia differente a quella stereotipata dell’aspirante calciatore.

Riqui con il padre ed il fratello.

Non è la classica storia del ragazzino di umili origini che sfonda nel duro mondo del pallone la sua, anzi tutt’altro.

Matadepera è infatti il comune spagnolo con il reddito più alto del paese e il ragazzo cresce in un ambiente agiato e piuttosto comodo.

Figlio d’arte, il padre Carlos è stato terzino del Terrassa Futbol Club viene avviato da giovanissimo alla pratica sportiva, fra le fila Jabac Terrassa. Anche se in famiglia non si parla di solo futbol. Il fratello Ton è un promettente giocatore di hockey su prato e lo stesso Riqui si è diviso per qualche anno fra il campo da calcio e la terra rossa.

Puig al Terrassa.

Nel 2013 arriva la svolta.

La chiamata è quella che quasi tutti i ragazzini catalani sperano di ricevere. Dall’altro capo del telefono è il Barcelona. Hanno notato il ragazzo e lo vogliono incorporare alla prestigiosa Accademia blaugrana.

Puig con un tizio a caso.

Alla Masia la maturazione tecnica di Riqui è folgorante.

In breve il suo nome è sui taccuini di scout ed osservatori di tutta Europa, ma ovviamente il cuore di Puig è profondamente culè, come dimostrerà anche negli ultimi mesi.

Il percorso nelle giovanili catalane raggiunge il suo apice nella stagione 17/18, con il ragazzo di Matadepera protagonista assoluto nella Uefa Youth League conquistata dal Barça. Puig incanta a dispetto di una fisicità infantile e veste i panni di dominatore della manifestazione.

Campeones!

Con l’alloro continentale ed il contratto in scadenza Puig per la prima volta si trova a dover effettuare scelte importanti per il suo futuro. Sul centrocampista ci sono molte pretendenti, tutte big del continente come Manchester City e Psg, pronte a pagare profumatamente i servigi di Riqui.

Per il calciatore però il problema nemmeno si pone. Vuole continuare a vestire la camiseta blaugrana. Arriva così il rinnovo e l’inserimento nel Barça B, ma anche l’ingresso nel mondo della prima squadra.

Durante la preparazione estiva partecipa al tour USA dei catalani, scendendo in campo contro Tottenham, Roma e Milan.

Proprio contro i rossoneri disputa una gara di ottimo livello, meritandosi gli elogi del tecnico avversario Gattuso.

Nel corso della stagione 18/19 è titolare indiscutibile nel Barcelona B, 32 presenze, ma sopratutto inizia a respirare con continuità. Arriva l’esordio in Copa del Rey, 35 minuti contro il Cultural Leonesa in cui serve un assist a Denis Suarez per il 4-1 definitivo.

Il 13 aprile 2019 invece è la volta dell’esordio in Liga, da titolare, nella gara contro il Huesca, titolarità bissata la giornata successiva contro il Celta Vigo, con i blaugrana che alzano al cielo il titolo della Liga.

L’anno successivo è il 19/20, la discontinuità tecnica della gestione del club catalano non lo aiuta, ma sia con Valverde che con Setien entra nel giro della prima squadra. Scende in campo in più di qualche occasione, con quasi seicento minuti di gioco fra Liga e Copa del Rey.

Tutto sembra presupporre una stagione successiva da protagonista, con l’investitura ufficiale nella prima squadra con la maglia numero 12 e grandi lodi da parte di stampa e ambiente blaugrana.

In questa equazione però non si è considerato il fattore Ronald Koeman. Il rubizzo tecnico olandese non è un ammiratore del centrocampista catalano che viene messo ai margini.

A dicembre Koeman comunica a Puig che può iniziare a cercare una nuova sistemazione dato che non intende contare su di lui, ma che al contempo non ne vuole ostacolare la carriera.

Puig festeggia il suo primo gol con la maglia del Barça.

La risposta del ragazzo di Matadepera è quella che a inizio carriera molte stelle future diedero ai rispettivi allenatori: resto per conquistare uno spazio qui.

Puyol rifiutò il prestito a Malaga, Xavi stava per finire al Milan ad inizio carriera, Iniesta era uno scalda panchina a inizio carriera, Messi stava per passare alla Juventus (in prestito) nel 2005. Insomma a Barcelona sembra chiaro che per imporsi bisogna aver fiducia in se stessi e saper tenere duro.

Tuttavia la stagione di Riqui si dimostra ciò che Koeman aveva promesso: tanta dura panchina con qualche spezzone di gara qua e là.

Un peccato perché quando gioca Puig dimostra di sapersi accendere in un lampo, di dare velocità e imprevedibilità alla manovra catalana e di trovarsi piuttosto bene con i calciatori di grande valore tecnico in rosa. Non basta però a convincere Koeman delle sue qualità, nonostante quando scenda in campo siano evidenti impegno e qualità.

Questa sessione di mercato potrebbe essere cruciale per il futuro del numero 12 del Barça. Cercare nuove opportunità altrove o insistere nel cercare di trovare spazio con la maglia del suo cuore e per il club di cui le sue famiglia è orgogliosamente socia da numerosi anni?

Non esiste risposta corretta, solo il senno di poi.

Caratteristiche tecniche

Partiamo subito con il parlare del classico elefante nella stanza.

La prima cosa che salta all’occhio di Puig è senza dubbio la taglia. Statura e fisico preadolescenziali, 169 centimetri per 56 kg, muscolarmente inesistenti.

Un bimbo fra gli adulti

Imprendibile negli spazi brevi, rapido, agile ed in grado di cambiare direzione su una moneta, grazie a un baricentro basso e a piedi molto veloci, coronati da un dinamismo ed energia ottimi.

La fisicità è il grande dubbio che verte su un calciatore altrimenti interessantissimo.

Nasce nelle giovanili come falso nueve per poi venire retrocesso a trequartista, con qualche puntata sull’esterno sinistro e infine mezzala, nel classico 4-3-3 di scuola catalana.

Distrubuzione di tocchi in stagione (dati Footdata )

Tecnicamente eccellente, dotato di un destro fatato con cui fa ciò che vuole, usa raramente il mancino se non costretto dagli eventi.

La scatola dei trucchi è pressoché infinita. Nello stretto ha un controllo di primo livello, con un ventaglio di soluzioni palla al piede ampio. Suola, colpo di tacco, elastico, ruletas e chi più ne ha più ne metta. Negli spazi angusti è un artista dell’escapologia, un prestigiatore che nasconde e fa riapparire la sfera a piacimento, risultando tanto utile quanto divertente. Conduzione della sfera eccellente, protezione altrettanto con palla sempre attaccata ai piedi ed in controllo totale. A dispetto dell’aspetto da giocarsi le sue fiches anche in ricezione statica, magari con contatto dell’avversario grazie ad un buonissimo uso del corpo a fare da schermo. Non potrà vincere mai i duelli di forza pura, ma è molto abile nel mettersi in conduzione di forzare il fallo avversario.

Riqui Puig

Coraggioso, dinamico e instancabile nella ricerca della miglior posizione, Puig è il manifesto di ciò che si attende da un numero 8 di marca blaugrana.

Buon passatore, anche se tende a giocare molto più sul corto che sul lungo, per indole e per indottrinamento della Masia. Possiede buoni tempi di gioco e capacità di lettura. Ama tessere gioco alternando trame lunghe e pazienti tipiche del “juego de posición” a verticalizzazioni più taglienti e aggressive.

Visto il buon bagaglio tecnico possiede un discreto tiro da fuori, ma la battuta a rete non è quasi mai la prima scelta del ragazzo che tende a concludere in prima persona solo quando obbligato dalle circostanze.

In effetti in zona rete risulta quasi assente, tanto che la sua rete all’Elche di testa è stata definita surrealista dallo stesso Puig.

Griezzman osserva Puig svettare di testa.

Da buon studente della Masia ha una perfetta comprensione del gioco, ottime capacità di posizionamento ed è in movimento costante per ricevere palla o offrire spazi ed opzioni di passaggio ai compagni. Nelle giovanili si permetteva molti più inserimenti in area, cosa che tende ad effettuare meno ora fra i grandi, sia per i compiti tattici assegnati, più conservativi tendenzialmente, che per la presenza di elementi più abili in questo nella rosa del Barça. Resta comunque un buon lettore di spazi e tempi, tanto in proiezione offensiva che in fase di non possesso. Proprio la fase difensiva del centrocampista centrale risulta sorprendente per attenzione e qualità di interpretazione.

Heatmap stagionale (dati SofaScore)

Riqui non sta fermo un secondo, è in costante movimento, pronto e reattivo su linee di passaggio e seconde palle, ma anche disposto a ringhiare sull’uomo a dispetto di una stazza fisica tutt’altro che adatta allo scopo.

Tecnicamente e mentalmente é un giocatore di alto livello, pronto e adatto al calcio giocato da un top club, dove la proiezione offensiva risulta pressoché costante, come la necessità di sapersi destreggiare in piccole porzioni di campo e sfruttare al meglio i pertugi concessi dalla difesa avversaria.

Evoluzione

Gli ultimi mesi in maglia blaugrana non sono stati particolarmente brillanti. Le premesse di una carriera da stella sono al momento frustrate dalla considerazione del suo coach Koeman, la cui conferma ne allontana ancor più il destino dal Camp Nou.

Puig e Koeman

Riqui è stato per qualche anno la Next Big Thing del vivaio catalano, ma le sue evidenti difficoltà a livello fisico con l’impatto con il professionismo ne hanno fatto scendere drammaticamente le quotazioni.

Già negli ultimi anni di giovanili era stato dirottato sull’esterno per tutelarlo dalle tonnare del centrocampo, ma Puig aveva saputo adattarsi e diventare decisivo anche a dispetto della fisico da peso piuma.

Ecco il futuro del 12 blaugrana passa tutto da questo interrogativo: fino a che punto possono le qualità tecniche e tattiche di Puig sopperire alle due lacune fisiche?

C’è da dire che il piccolo catalano ha sempre fatto tutto quanto nelle sue capacità per sovvertire le opinioni negative dei cultori dei corazzieri della mediana.

Non è il classico folletto tutta tecnica, fumoso e poco concreto, ma anzi nei pochi spazi concessi da Koeman ha dimostrato di essere un calciatore estremamente concreto e pragmatico nelle scelte, in maniera quasi sorprendente.

In azione contro il Rayo Vallecano.

Ad oggi credo sia necessario per Puig cercare altrove i minuti che il tecnico olandese non sembra voler concedergli in Catalogna, perché la sua crescita passa per forza di cose da un maggiore impiego e responsabilizzazione.

Vestito in bianconero

Si è parlato nelle scorse settimane di un concreto interesse da parte della nuova Juventus targata Allegri-Cherubini per il giovane centrocampista iberico, che lascerebbe la casa madre senza eccessive resistenze da parte dello staff tecnico blaugrana.

Puig vs Rabiot

A mio modo di vedere un suo eventuale inserimento in bianconero potrebbe essere tanto rischioso quanto interessante.

Se da un lato potrebbe essere un mezzo doppione di Arthur per ruolo e stazza, con qualche tendenza tecnica in comune, dall’altro nessuno della nostra rosa sembra avere le doti tecniche e di palleggio veloce del catalano, senza parlare di intraprendenza e tocco.

Tuttavia vedo molto complesso per un team che punta a vincere sempre andare ad affidarsi ad un ragazzo che nelle ultime annate ha raccolto poco più di mille minuti fra i professionisti, senza riuscire a fare breccia nel cuore di Koeman che raramente si è sentito di fare affidamento al “pijo de la Masia”.

Puig in Champions

Evidentemente nonostante le qualità tecniche il rischio di venire soverchiato da pressoché ogni dirimpettaio è un qualcosa che gli allenatori non possono permettere. Ne a Barcellona ne a Torino.

In effetti in bianconero ricordiamo un altro numero 12 uscito dal vivaio con enormi aspettative, mai compiute, anche a causa di una fisicità sottodimensionata rispetto agli standard europei: Sebastian Giovinco.

Il rischio a mio avviso è lo stesso, per quanto le qualità di Riqui con il pallone fra i piedi siano stellari, qualsiasi mestierante di bassa serie A può metterlo in difficoltà con una sola spallata e sono molto pochi coloro che possono permettersi questo lusso.

Conclusione

È triste dover constatare che per quanto uno possa essere capace, impegnarsi e lavorare esistono limiti naturali che possono rivelarsi insuperabili.

Puig ha un talento cristallino, una capacità di giocare a calcio naturalmente intelligente e divertente, ma la sua stazza ci porta continuamente a dubitare di lui.

Ci sono tanti esempi di calciatori dalla corporatura diminuita che sono stati in grado di sovvertire i pronostici sulla loro carriera, ma personalmente nel calcio moderno, dove intensità e fisicità sono ormai requisiti essenziali mi risulta difficile ignorare le criticità fisiche di Riqui.

Però come diceva il grande Fabrizio De Andrè nella sua meravigliosa “Il Giudice” avere un metro e mezzo di statura può dotare un uomo della virtù meno apparente, che non è quella richiesta dalla irriverente ragazza citata nella canzone, ma la costanza, il coraggio e le capacità di saper soffrire e lavorare sodo onde andare oltre e ribaltare i pronostici sfavorevoli.

Puig a colloquio con un essere sovrumano.

Io, per ignorante che sia, conoscendo la statura di Dio (1.70 secondo Transfermarkt), non voglio dare un giudizio troppo severo sul futuro di Puig, ma di certo dovrà lavorare moltissimo e scegliere con attenzione le situazioni tecniche in cui andrà a cimentarsi perché non sarà facile far ricredere chi pensa che a calcio si giochi prima con i centimetri e poi con i piedi.

Stefano Follador

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