#NonSoloJuve

#nonsolojuve Il Pagellone della serie A 2020-2021

La serie A 2020/2021 è andata in archivio da una ventina di giorni. Dal 19 settembre 2020 al 23 maggio 2021, 246 giorni di durata. In attesa delle imprese azzurre all’Europeo, una panoramica delle 20 che hanno animato l’ultimo campionato maggiore, giudizi, top e flop con un arrivederci al 21 agosto col nuovo torneo.

ATALANTA 7,5– Ancora una stagione ad alti livelli, con la terza qualificazione Champions consecutiva. Sono mancate ciliegine sulla torta gustose, come il secondo posto o la vittoria in Coppa Italia, ma resta un buon risultato, dopo qualche affanno verso ottobre/novembre (vedasi sconfitte con Napoli e Samp e pari a La Spezia). In Champions si è usciti con un certo Real. Unica con lo stesso punteggio e la stessa posizione dell’anno scorso. Chiude con l’ennesimo attacco atomico (90 gol all’attivo dopo i 98 della passata stagione) e con certezze consolidate, come l’esplosiva coppia d’attacco colombiana ZapataMuriel, giocatori di livello come Gosens (record di gol nuovamente battuto, da 9 ad 11), la mostruosa crescita di Malinovsky, la comunque eccellente stagione di De Roon e Freuler, la scoperta di Pessina come sostituto di Gomez ed il buon inserimento di Miranchuk e Mahele. Tra i punti negativi, la rottura col Papu Gomez, che ha portato alla cessione al Siviglia a gennaio, le stagioni non esaltanti di Caldara e Lammers e la scommessa persa Kovalenko, nonchè la rinuncia in inverno a Piccini (arrivato con molte aspettative) e Depaoli.

BOLOGNA 6– Una salvezza tranquilla, raggiunta senza troppi patemi, il massimo che si poteva fare col dodicesimo posto finale. Mai veramente coinvolta nelle zone basse. Superlativo Soriano, stagione sufficiente per Orsolini e Barrow, Palacio è andato a sprazzi, come con la tripletta alla Fiorentina, sufficienti anche Svanberg e Vignato. Saldo negativo, ancorta per Skov-Olsen, anche da Sansone ci si aspettava di più.

BENEVENTO 5,5– Come tre stagioni fa, la seconda avventura in serie A si è conclusa dopo una sola stagione. Stavolta al contrario, rispetto all’annata 2017/18: dopo un buon girone d’andata con gli acuti in casa di Sampdoria, Fiorentina ed Udinese ed i successi negli scontri interni con Bologna e Genoa, ed i pareggi interni con Juve e Lazio, è arrivato un girone di ritorno non all’altezza, con soli 11 punti, vanificando l’impresa in casa della Juve, unico successo della seconda parte. Da salvare la discreta stagione di Caprari e Lapadula, il buon girone d’andata di Letizia, l’affidabilità di Glik e Viola, e la scoperta a metà di Gaich. Bocciato l’innesto di Iago Falque.

CAGLIARI 6– Un’annata sofferta, conclusa con una salvezza al penultimo turno, dopo aver rischiato per gran parte della stagione. Alla fine positivo il cambio allenatore Di Francesco-Semplici. Joao Pedro è calato come quota gol rispetto all’anno scorso, ma è rimasto decisivo, positivo anche il Cholito Simeone, mentre è tornato dopo l’infortunio lunghissimo Pavoletti, che si è rivelato un’arma in più. Buono anche l’innesto di Marin, mentre Sottil va rivisto. Positivo anche l’esordiente Zappa. Tra i flop, bocciatura in toto per Ounas, tanto che a gennaio è stato rispedito al Napoli, anche Nainngolan, tornato a gennaio, non è stato importante come l’anno prima. Negativo anche Rog, Godin ha mostrato diversi limiti. Poco anche da Cerri, a parter il gol all’ultimissimo minuto al Parma.

CROTONE 5– Mai veramente in lotta per la salvezza, sempre rilegato nei bassifondi, e retrocessione inevitabile, galvanizzata solo da qualche buon riusultato interno, come i poker a Benevento, Spezia e Torino ed i pareggi con Juve ed Udinese, ed il dignitoso finale, grazie alla chiamata di Cosmi per Stroppa, che ha almeno evitato l’ultimo posto. Resta comunque l’eccellente stagione di Simy, giocatore d’altra categoria, ed anche la rivelazione Messias, soprattutto all’andata. Anche Ounas, arrivato a gennaio, ha fatto bene, nei limiti del possibile. Resta poco sopra la media, tra i flop assoluti Riviere, in gol alla prima giornata, poi eclissatosi, ed anche Siligardi è stato inutile, tanto che a gennaio è stato rimandato indietro. Non memorabile l’innesto invernale di Di Carmine.

FIORENTINA 5,5– Nessun miglioramento rispetto all’anno scorso, solito balletto di allenatori (Iachini, Prandelli, ancora Iachini), ed una salvezza nelle ultime giornate, vivendo di acuti importanti (come il successo in casa della Juve, o quella sulla Lazio) e prestazioni discontinue. Alla fine la stagione monstre di Vlahovic è stato un punto cardine della stagione: senza il serbo sarebbe stato difficile. Buona anche l’annata di Castrovilli, che avrebbe meritato l’Europeo, e bene anche Milenkovic e Pezzella. Flop clamoroso di Callejon, un solo gol stagionale in Coppa Italia al Padova, così come Kokorin, mai sceso in campo, ed anche Kouamè e Malcuit.

GENOA 6– Dopo le difficoltà iniziali, la squadra si è ripresa bene, dopo il richiamo di Ballardini, che ha portato la squadra alla salvezza, scoprendo anche Scamacca e Shomurodov, primo uzbeko in gol nel nostro compionato. Ballardini ha rilanciato un gruppo, in cui Destro ha disputato una delle sue migliori stagioni, Pandev ha fatto comunque il suo, e Zappacosta si è avvicinato alla nazionale con prestazioni convincenti. Nessuno è stato un vero flop, forse Pjaca poteva offrire di più in zona rete,e Criscito non è stato decisivo come gli anni scorsi.

INTER 8– E’ stata la dominatrice del campionato, la squadra di Conte, anche se è uscita alla distanza, dopo l’uscita dalle coppe a febbraio, mostrando una continuità impressionante, con 11 successi di fila ed una serie utile di 20 gare, unica a vincere le prime 11 gare del girone di ritorno, e tutte le 19 avversarie sconfitte almeno una volta. . Uno scudetto vinto nettamente grazie alla potenza del due d’attacco LaukakuMartinez, agli inseimenti di Barella, Hakimi, e Brozovic a centrocampo, di Darmian, D’Ambrosio, Skriniar e la rivelazione Bastoni in difesa, e della duttilità di rincalzi utili quando chiamati in causa, come Perisic e Sanchez. il risveglio di Eriksen nella seconda fase della stagione. Tra i punti negativi, l’innesto di Vidal, qualche papera di Handanovic, ed un Kolarov meno esplosivo, i continui acciacchi di Sensi.

JUVENTUS 6– Dopo 9 stagioni ha interrotto il lunghissimo dominio italiano sul campionato, al termine di una stagione altalenante, in cui sono arrivati comunque Coppa Italia e Supercoppa Italiana, con qualificazione alla Champions strappata in extremis. Pesa la prematura uscita dalla Champions col non irresistibile Porto. Comunque si ritrova un Ronaldo capocannoniere, tutto sommato postivo il ritorno di Morata, e comunque buona stagione di Chiesa e De Ligt, sicuramente le pietre angolari da cui ricostruire il futuro. A sprazzi, ma cominque buono, l’innesto di McKennie, bene Danilo, eppur in un ruolo non suo, si è sentita l’assenza di Cuadrado, quando era fuori per infortuni e Covid, mentre Rabiot è uscito nel finale. Tra i flop, la stagione non eccelsa di Dybala e Ramsey, la solita incognita Bernardeschi, i vuoti di Bonucci e la poca concretezza di Arthur. L’azzardo Pirlo ha fatto meno danni che si temeva. Il giudizio tiene conto della qualificazione alla Champions: senza sarebbe stato insufficiente.

LAZIO 6,5– Mai in lotta per lo scudetto, mai realmente in corsa per la Champions, si è accontentata dell’Europa League, dopo essere stata l’unica italiana imbattuta nei gironi di Champions ed essere uscita col peggior avversario, il Bayern Monaco. La Lazio pimpante sembra essere rimasta al marzo 2020. Troppa discontinuità generale, da quì i 10 punti in meno dell’anno scorso. Comunque solito peso in attacco di Immobile, supportato da Caicedo (soprattutto noto per i gol nel finale da subentrato), Correa, Milinkovic-Savic e Luis Alberto,bene Lazzari, Acerbi e Parolo, tra i flop, Muriqi, decisivo solo nelle gare bergamasche di gennaio, Escalante ed il ritorno inutile di Hoedt.

MILAN 7,5– Per due terzi di stagione è stato primo in classifica, continuando sull’onda dell’estate, in cui la squadra rossonera fu la migliore per rendimento. Poi la flessione da gennaio, il sorpasso dell’Inter ed il rischio pure di perdere la Champions, con la grande ripresa finale ed il secondo posto, che è valso il ritorno nella massima competizione europea dopo 7 anni. Campionato double face: devastante in trasferta (ben 16 vittorie) e deficitario in casa, in cuio i successi sono stati la metà. Determinante anche il record di rigori a favore, ben 20. Buona stagione di Ibrahimovic, nonostante i numerosi acciacchi, uscito nel finale Rebic, mentre solita costanza di Leao, Hernandez e Kessie. Buono l’inseriemento di Tomori. Brutto flop quello di Mandzukic, cinque mesi anonimi, neppure Meitè si è inserito bene. In Europa League si è fermato col Manchester United

NAPOLI 7– Partenza di stagione difficile, lontano dalla zona Champions, poi il grande girone di ritorno e sembrava tutto fatto negli ultimi turni, prima della stecca col Verona che ha vanificato tutto e costretto i partenopei ad una nuova partecipazione all’Europa League, trofeo che hanno perso in malo modo uscendo col Granada. E’ arrivato subito anche il benservito a Gattuso: dalla prossima stagione siederà Spalletti sulla panchina napoletana. Ottima scoperta di Osimhen, gol e spettacolo da Insigne e Mertens, bene Lozano, a centrocampo bene Zielinski, Elmas e Demme, completata la maturazione di Politano. Ha piazzato quattro giocatori in doppia cifra nuovamente. Tra i punti negativi, un po’ in ombra Petagna, balletto portieri tra Ospina e Meret, e Rrhamani, a parte il gol speranza all’ex Verona all’ultima, non ha inciso molto.

PARMA 4,5– Una stagione più disastrosa non poteva esserci: mai veramente in lotta per la salvezza, nonostante sia riuscita a rimanere imbattuta nelle sue trasferte milanesi ed abbia sconfitto la Roma: un finale pessimo, con otto sconfitte e lo scivolamento fino all’ultimo posto. Poco da salvare: Hernani, Gervinho, Kucka, ed a sprazzi, Karamoh, Man e Mihaila. Fallito il ritorno di Pellè, unico acuto il gol in rovesciata al Genoa, in involuzione Cornelius, autore di un solo gol stagionale, inutili gli innesti di Conti e Bani, degli stranieri arrivati a settembre, si salva forse solo Brunetta. In serie B si ripartirà da Enzo Maresca.

ROMA 5,5– Una stagione a due facce: deludente in Italia, buona in Europa, in cui è stata l’unica italiana sopravvissuta ed è arrivata fino alle semifinali di Europa League. Alla fine è arrivato un sofferto settimo posto, che è valsa la qualificazione alla neonata Conference League, strappandola al Sassuolo solo per differenza reti. In Coppa Italia l’uscita già agli ottavi con lo Spezia, con annesso pasticcio sostituziuoni, dopo che la stagione era iniziata con un ko a tavolino per il caso della posizione di Diawara. Fonseca, già licenziato virtualmente a maggio per essere sostituito da Mourinho, ha comunque finito la stagione dignitosamente. Tutto grazie all’ottima stagione del romeno Mykhtaryan, autore di 13 gol e capocannoniere della squadra. Bene anche Pedro, anche se non eccezionale in zona gol, e Borja Mayoral, meno incisivo Dzeko, al record minimo di reti in campionato. Buona stagione di Mancini, Spinazzola e Kumbulla, da rivedere Reynolds, discreto, ma non più di tanto Villar. Flop El Shaarawi: solo un gol in campionato per il Faraone e niente Europeo.

SAMPDORIA 6,5– Una buona stagione sotto la guida di Ranieri, lo testimonia il nono posto finale, sempre lontana dalle zone calde della classifica. Con i soli Quagliarella e Candreva come nomi di un certo sperssore, in cui si sono distinti gli scandinavi Damsgaard, Askildsen e Thorsby, l’esterno Verre (che era sovrannumero, ed ha finito con l’essere tra i più importanti), poi Audero, Jankto ed Ekdal tra le sicurezze. Buon apporto di Keita, a sprazzi Gabbiadini, mentre tra i flop rientrano La Gumina e Torregrossa, arrivato a gennaio dal Brescia col misero contributo di un gol. Anche Adrien Silva non ha regalato una stagione memorabile.

SASSUOLO 7– Una buona stagione, in cui è rimasto costantemente nella zona sinistra della classifica. Dopo aver assaporato la zona Champions nelle prime giornate, si è assestato verso il centroclassifica, risalendo fino all’ottavo posto e riuscendo a recuperare ben dieci punti alla Roma ed agganciandola, sfiorando la qualificazione alla Conference League, sfuggita per la differenza reti. Tra i top, Berardi, Caputo, Locatelli, e la rivelazione Raspadori (storica la sua doppietta al Milan a San Siro). Boga è stato frenato a lungo dal Covid, mentre Defrel si è accontentato di un ruolo da rincalzo. Difficile tirare fuori alcunoi tra i “non migliori”. Il vate De Zerbi ha lasciato per andare allo Zenit, al suo posto Giampaolo.

SPEZIA 6,5– L’esordiente è stata l’unica tra le neopromosse a salvarsi: merito di alcune buone partite, come l’impresa sul Milan, il pari con l’Inter ed il colpo ad Udine, dovendo pure giocare le prime partite casaligne a Cesena per l’adeguamento del Picco alla serie A. In generale una permanenza comunque meritata. Ci si attendeva molto da Galabinov, invece il bulgaro, dopo 4 reti nelle prime tre giornate, è sparito, ed ad emergere è stato Nzola, vero protagonista della salvezza, insieme a Pobega, Piccoli, Gyasi, Maggiore, Erlic e Terzi. Non disprezzabile l’annata di Agudelo e Farias, bene Saponara, tra i portieri Provedel ha preso il posto del flop Zoet.

TORINO 5,5– Stagione molto sofferta, caratterizzata dal cambio GiampaoloNicola, dalle rimonte subìte e dal rischio concreto di una retrocessione. Le cose sono migliorate nella seconda parte della stagione, centrando il traguardo minimo pur senza brillare (vedasi i tonfi nel finale con Milan e Spezia). Han deciso soprattutto gli azzeccati inserimenti invernali di Sanabria e Mandragora. Buona stagione di Belotti, Zaza, Bremer ed Ansaldi, discreto Linetty, al di sotto delle attese Bonazzoli, non certo una stagione da ricordare. Molti punti salvezza garantiti da Sirigu. Ora si riparte da Juric.

UDINESE 6,5– Tutto sommato una stagione ai livelli della sufficienza piena per il club allenato da Gotti, che ha raggiunto la salvezza con diverse giornate d’anticipo, senza mai soffrire veramente, ed attestandosi su posizioni di metà classifica. Egregia stagione di De Paul, buon rientro di Pussetto, discreti Nestorovsky ed Okaka, mentre ci si aspettava di più da Forestieri e Deulofeu. Ha pesato la cessione di Lasagna, anche perchè Llorente ha deluso le attese, con un solo gol. Bene anche la scoperta di Arslan.

VERONA 6– Una buona prima parte di stagione, anche con ambizioni da Europa League, poi il rilassamento nella parte finale, senza obiettivi, adagiandosi su un decimo posto senza puntare più in alto. Tra i top, la buona stagione di Barak, Dimarco, Zaccagni e Faraoni, autore del gol che ha tolto la Champions al Napoli. E’ mancato l’attacco, in realtà, visto che hanno deluso Kalinic, Favilli, Salcedo e pure Lasagna all’arrivo a gennaio non è stato un satanasso. Qualche spunto dagli acerbi Colley e Tameze. Anche l’inserimento di Sturaro non è stato convincente.

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