#CheAriaTira

LE CONTRADDIZIONI DEL PERCORSO

Daniele Adani, noto opinionista calcistico, ha recentemente fatto intendere che nutre più di qualche riserva riguardo al ritorno di Allegri sulla panchina della Juventus. Motivazioni che possono essere più che lecite; andiamo però ad analizzare in queste poche righe perché il ragionamento dell’ex difensore ha diverse criticità logiche.

Necessaria premessa: questo articolo non vuole né esaltare né tantomeno denigrare Adani. Ha il solo scopo di prendere in esame un suo pensiero sottolineandone, però, alcune mancanze abbastanza evidenti. Ma, si ribadisce, nessuno vuole esprimere un giudizio sulle sue competenze o sulla sua persona.

Detto ciò, cominciamo. Per l’opinionista di Sky Sport la scelta della Juve di richiamare Allegri è un clamoroso autogol. Questo, sostanzialmente, per via della rinuncia ad un percorso intrapreso dalla società con l’esonero del tecnico livornese e l’acquisto di Maurizio Sarri prima ed Andrea Pirlo poi. Infatti la Juventus, che aveva dimostrato di poter dominare in Italia, non era riuscita a fare lo stesso in Europa, pur sfiorando per ben due volte il trofeo più ambito nell’arco di tre anni. Per Adani con il ritorno di Massimiliano la Juventus è praticamente obbligata a vincere la coppa dalle grandi orecchie. Altrimenti sarebbe fallimento. Il perché? Per via del fatto che (testuali parole) vincere in Italia per la Juventus è la normalità, è prassi. Ora serve fare di più. Ecco però che qui il buon Lele si inciampa per la prima volta: innanzitutto vincere è difficilissimo. È difficilissimo perché non c’è solo la Juve che gioca, ma anche altre 19 squadre. E non può essere la normalità vincere in Italia, soprattutto vincere 5 scudetti a fila, 4 coppe Italia e svariate Supercoppe perché, chi lo ha succeduto, non ha fatto altrettanto. Anzi. Quindi se vincere campionato, Coppa Italia e raggiungere la finale di Champions è un fallimento, arrivare quarti non può certamente essere considerato un trionfo.

Ma facciamo un passo indietro.
Adani è un grandissimo estimatore (giustamente) di squadre quali il Sassuolo di De Zerbi (ormai dell’ex De Zerbi), dell’Atalanta e del City di Guardiola. Compagini che secondo lui esprimono veramente un bel gioco, incarnando totalmente i principi del calcio totale.
Ed è diventata proverbiale la sua frase sulla squadra emiliana “Il Sassuolo non perde mai: o vince o lascia punti per strada“.
Ma evidenziato ciò e alla luce dei più recenti avvenimenti calcistici, come può Lele affermare che il primo ciclo di Allegri sia stato “normalità” (e il suo ritorno un autogol) mentre queste squadre siano stratosferiche? Per giudicare la Juve si è ovviamente basato sui trofei. Allora facciamo lo stesso anche con le tre squadre sopra citate. Il Sassuolo con De Zerbi ha vinto zero trofei, mancando anche la qualificazione alla Conference League. L’Atalanta ha trovato tre meravigliose qualificazioni di fila alla Champions League. Ma, di contro, ha perso due finali su due giocate di Coppa Italia, portandosi a casa zero trofei. E Guardiola? Guardiola ha fatto incetta di campionati (vincendo però 3 Premier League su 5 disputate e non cinque su cinque come Allegri) e coppe nazionali. Ma, nell’unica finale di Champions raggiunta, ha perso. Quindi? Guardiola al City è un fallimento al pari di Allegri alla Juve se non persino peggiore, visto anche il miliardo e passa di euro investiti dal Manchester? No, ovviamente. Guardiola rimane (anche legittimamente) un genio assoluto, intoccabile ed incriticabile nell’operato, secondo Adani. La cruda verità che emerge però dal ragionamento dell’opinionista, utilizzando il suo metro di giudizio, è che Allegri ha fatto meglio nei numeri sia di Guardiola al City, sia ovviamente di Sassuolo ed Atalanta. Però, appellandosi a non ben definiti sistemi di bel giuoco, calcio vero e fùtbol, vuole sovvertire questo verdetto. Ecco quindi perché ritengo che il pensiero di Adani su questa vicenda sia errato; ma proprio a livello logico, dal momento che non si rispetta minimamente il metro di giudizio deciso a priori proprio dal noto commentatore.

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