#RawDiamonds

#RawDiamonds: Agustin Alvarez

Mi perdonerete il peccato di Adanismo, ma quando si parla di Uruguay e di uruguaiani nel mondo del calcio è impossibile non cadere nell’iperbole e nella retorica.

Pensatelo a mente fredda, un territorio compresso fra il gigante verdeoro a nord ed il titano albiceleste a sud, lambito dalle grandi acque del Rio de La Plata, del Rio Uruguay e del Rio Negro, un bassopiano di 176mila kilometri quadrati con poco più di tre milioni e mezzo di abitanti, i bovini sono 12 milioni per dire, che a dispetto della statistica e delle probabilità continua a sfornare talenti uno dopo l’altro.

Per comprendere il perché dell’improbabile successo della Celeste è necessario conoscere e frequentare il popolo Uruguayo. Gente tosta, fiera, orgogliosa, umile, di cuore, testarda, dalla volontà di acciaio e generosa in ogni aspetto della vita e dello sport, tutte qualità che spesso vediamo scendere in campo sopratutto quando gioca la Seleccion.

Seleccion che però non è solo garra charrua e tigna, anzi negli anni la squadra della Banda Oriental ha saputo esprimere una qualità altissima di interpreti sopratutto nel reparto offensivo: Recoba, Fonseca, Oliveira, Zalayeta, Forlan, Suarez e Cavani, solo per citare gli ultimi vent’anni.

Questi sono nomi che hanno scandito la storia del calcio charrua negli ultimi vent’anni, a testimonianza della generosità dei vivai uruguaiani e della loro tradizione.

A Raccogliere la pesante eredità di questi mostri sacri però non c’è il solo Darwin Nuñez, ma a dar manforte all’artillero del Benfica sta sorgendo negli ultimi mesi una stellina molto interessante e dalla caratteristiche peculiari, che con il 9 ex Almeria promette di andare a riproporre una dupla d’attacco molto vicina per caratteristiche al tandem Suarez-Cavani. Stiamo parlando di Agustin Álvarez Martinez detto El Canario, centravanti del Peñarol che sta facendo impazzire la tifoseria del Carbonero con frotte di gol e con uno stile di gioco profondamente charrua.

Augustin Alvarez Martinez.

Biografia

Agustin Álvarez Martinez nasce a San Bautista, un piccolo centro del dipartimento di Canelones, il 19 maggio del 2001.

San Bautista è la capitale dell’avicoltura del paese, con l’industria del pollame che riveste un ruolo centrale nella vita delle circa 2000 persone che vivono in questo paesino a una sessantina di kilometri da Montevideo. Se passate di la dicono che la annuale “Fiera del Pollo y de la Gallina” valga la pena di una visita.

L’infanzia di Agustin trascorre nella maniera più classica possibile. La scuola, il gruppo di amici, gli infiniti pomeriggi in giro per le strade del paese sempre con lo stesso inseparabile gruppo di amici sono ricordi preziosi e affettuosi del ragazzo per la sua terra natia.

La vita inizia a cambiare presto per Agustin. A sei anni il fratello maggiore inizia a frequentare una scuola calcio, con il piccoletto di tre anni più piccolo che bazzica i campi riservati ai più grandi. Non passa molto che il piccolo Agustin inizi a mettersi in luce, iniziando ad andare in rete con frequenza nonostante l’età inferiore al fratello e ai compagni di gioco.

Un giovane Agustin con Toni Pacheco, leggenda del Campeon del Siglo.

Álvarez è di un altro pianeta. Gioca ad un livello naturalmente superiore per tecnica, astuzia ed intelligenza. Ovviamente quando qualcuno presenta queste caratteristiche in Uruguay si alzano velocemente molte antenne, ma quando chiama il Peñarol nessuno può dire di no.

Alla tenera età di dieci anni Agustin entra nel prestigioso vivaio aurinegro, facendo la spola quotidianamente da San Bautista al Centro de Alto Rendimiento di Montevideo.

Un capelluto Alvarez da bambino.

Sono ritmi pesanti per il ragazzino, con la sveglia che suona presto la mattina per compiere con gli obblighi scolastici e il pullman che parte immediatamente dopo l’uscita dall’Istituto per percorre i sessantacinque kilometri.

Se all’andata Agustin approfitta del viaggio per recuperare un po’ di sonno, al ritorno l’adrenalina e l’emozione lo mantengono costantemente sveglio, sognando ad occhi aperti il suo futuro con la maglia del Manya, con il 9 del Manya, maglia che ha un peso ed un prestigio che poche altre possiedo in Latinoamerica.

Alvarez nel vivaio del Peñarol

Nel settore giovanile Álvarez è senza dubbio una delle gemme della galassia aurinegro, ma il percorso per giungere al successo non sarà semplice.

A sedici anni Agustin diventa padre di una bimba, Julia, certamente una grande gioia, ma anche uno stravolgimento notevole nella vita di un adolescente, a livello mentale, ma sopratutto economico.

Il rischio di dover lasciare il sogno del futbol per doversi occupare di incombenze più pressanti è concreto, ma il supporto della famiglia e della società sono fondamentali.

Agustin può quindi proseguire la sua rincorsa al successo con la camiseta aurinegra.

113 reti in 170 presenze con le giovanili del Peñarol sono uno score notevole, che lo pongono fra i profili più interessanti del paese, con diverse apparizioni anche nelle giovanili della Celeste.

C’è da dire che nel suo percorso tecnico ci sono stati tentativi di cambiare il ruolo di Álvarez. El Tato Martin Garcia, tecnico delle giovanili, provò a lungo a convincere Agustin di provare a scendere in campo come “volante” per sfruttarne la tecnica e la visione di gioco come costruttore di gioco.

El Canario però è innamorato del gol, innamorato dell’idea di essere il centravanti del Peñarol e declinerà più volte le insistenze dell’allenatore.

Rápidamente Agustin si va avvicinando alla prima squadra, ma un grosso stop alla sua apparentemente inarrestabile crescita avviene quando sulla panchina del carbonero si insedia la leggenda del futbol charrua Diego Forlan.

Forlan da allenatore.

El Cachavacha non avrà una esperienza particolarmente felice sulla panchina del Peñarol e non sarà un periodo felice nemmeno per Agustin.

Da elemento aggregato alla prima squadra viene retrocesso a Tercera, senza avere nemmeno una opportunità in amichevole di dimostrare il proprio valore. È un bruttissimo colpo per Álvarez, il morale è a terra e i nervi a fior di pelle.

In questo contesto la famiglia, con la compagna e la piccola Julia in testa, è l’ancora di salvezza del ragazzo supportandolo e convincendolo a ricorrere ad un aiuto professionale psicologico. Agustin si affida alla psicologa specializzata nel mondo dello sport Grisel Marachlian, fra l’altro madre del calciatore del Los Angeles FC. Con il supporto necessario El Canario si rimette in carreggiata, migliorando il rendimento in allenamento e ritrovando la serenità giusta per mettersi a disposizione del Peñarol.

Finalmente la fortuna smette di voltare le spalle all’attuale numero 19 carbonero.

Diego Forlan viene esonerato e al suo posto subentra Mario Saralegui che decide di incorporare nuovamente alla rosa Alvarez.

Nel giro di una settimana il mondo di Agustin fa un giro di 360 gradi.

Il 13 settembre 2020 viene convocato e si accomoda in panchina nella gara casalinga contro il Montevideo City Torque. Le assenze e l’infortunio dell’unico attaccante presente rendono obbligatorio il suo utilizzo. Nervoso e teso Alvarez debutta entrando in campo al minuto 25. Sarà uno 0-0 scialbo al Campeon del Siglo, ma il ragazzo offre una prestazione buona, che replica tre giorni dopo a Santiago del Chile sul campo del Colo Colo dove però El Manya viene sconfitto per 2-1.

Il ghiaccio viene rotto definitivamente la domenica successiva, con il Peñarol che fa visita al Plaza Colonia. Si tratta di una vittoria per 1-3 dove Alvarez è protagonista assoluto, andando in rete e fornendo un assist al difensore Kagelmacher.

La prima rete da professionista.

È l’inizio dell’ascesa del Canario.

Purtroppo l’inizio di carriera del ragazzo coincide con una delle stagioni peggiori degli aurinegros. Eliminati ai gironi di Copa Libertadores, ripescati in Copa Sudamericana, ma sconfitti al primo turno dal Velez Sarsfield e sopratutto battuti sonoramente dai rivali del Nacional nel campionato di casa, dove non riescono nemmeno a difendere il secondo posto dal Liverpool de Montevideo.

Insomma una annata da dimenticare, tranne per la consacrazione di questo ragazzo del vivaio che a fine stagione può contare con 10 reti in 24 presenze, con sessanta minuti di media a gara. Un bottino considerevole per un ragazzo alla prima esperienza professionale, ma non è che l’inizio.

Nella stagione 2021, partita poche settimane fa, Agustin Alvarez si sta dimostrando un cannoniere ancor più implacabile, trascinando di forza il club uruguaiano in cima al girone della Copa Sudamericana, grazie a 8 reti in sette gare che hanno decretato l’eliminazione dalla coppa di un club prestigioso come il Corinthians, a causa della clamorosa tripletta rifilata al Timao nel perentorio 4-0 di Montevideo per la gioia del nuovo mentore Larreira.

Il tecnico aurinegro Larreira.

Augustin a dispetto del successo resta un ragazzo con i piedi per terra, legatissimo alla sua terra ed al club natale.

Ha firmato un importante rinnovo pochi mesi fa, con scadenza 2024 e clausola da venti milioni di dollari, proprio per confermare il suo legame con il club che ama e per poter dare ossigeno alle casse del Peñarol quando sarà il momento di rompere gli indugi e raggiungere tanti dei suoi amici oltreoceano.

Alvarez infatti è una persona con molti legami nel mondo del futbol uruguaiano. Ragazzi come Facundo Pellistri, ora in prestito all’Alaves, ma di proprietà Manchester United ed ex gioiello del vivaio aurinegro, Darwin Nuñez centravanti del Benfica e ex Peñarol anch’egli o Bryan Rodríguez, ora all’Almeria, ma con un passato carbonero sono gli amici più vicini di Agustin nel mondo del futbol. Amici che segue con costanza ed attenzione, attraverso il teleschermo.

Alvarez infatti confessa di essere totalmente dipendente dal calcio, quando non è sul rettangolo verde, ha comunque il bisogno di parlare, osservare ed imparare, magari guardando tonnellate di gare alla televisione, per la gioia della compagna e della figlia. Segue gli amici, certamente, ma sopratutto cerca di rubare con l’occhio ai grandi campioni.

Molti lo hanno paragonato alla leggenda Luis Suarez, per fisicità, fame e cattiveria negli ultimi sedici metri, ma è un paragone che Agustin non può accettare. Suarez infatti è idolo del Nacional, acerrimo nemico del Peñarol, ed un aurinegro autentico non vorrebbe mai venir associato a uno del Bolso.

Pellistri, Alvarez e Rodriguez con l’Uruguay giovanile.

Il calciatore che più ammira Alvarez è il madridista Benzema, ma ha avuto parole di elogio anche per Mbappè e Neymar, oltre che i classici omaggi a Messi e Cristiano.

A vent’anni ancora da compiere Agustin Alvarez ha ancora molta strada da fare, ma ha tutte le qualità per percorrere un lungo cammino di successo.

D’altronde ormai è cosa nota, gli Uruguaiani hanno un cuore differente.

Caratteristiche tecniche

Agustin Alvarez Martinez è un centravanti di movimento dalle caratteristiche molto classiche, ma al contempo estremamente attuale nella maniera di stare in campo e di interagire con la squadra.

180 centimetri di statura, fisico già piuttosto sviluppato, con gambe forti e baricentro basso, pecca qualcosa a livello strutturale nel tronco, ma anche grazie alle doti caratteriali solitamente non paga dazio con i difensori.

Atleticamente dotato, per forza, elevazione, energia e capacità di corsa.

Nel breve possiede una frequenza di passo temibile, che gli permette di prendere un vantaggio iniziale sul difensore che poi può proteggere con il corpo, fondamentale in cui è bravo e astuto, ma che deve ancora rifinire a livello tecnico per potersi definire uno specialista. Infatti talvolta il movimento risulta troppo meccanico, peccando in agilità e fluidità durante la virata, dettagli che fanno la differenza.

Protezione della sfera.

Certamente l’aspetto prominente del gioco di Agustin è rappresentato dalla sua enorme confidenza con l’area di rigore, una “fox in the box” come dicono gli inglesi.

Possiede un istinto innato per muoversi in maniera sempre pericolosa e velenosa negli ultimi sedici metri, dove interpreta molto bene i movimenti dei compagni e della difesa per reagire di conseguenza, gol di rapina, tap in, errori dei difensori: sono tutti pane per i suoi denti.

Ama particolarmente sfruttare gli angoli ciechi dei difensori avversari, sfruttando con profitto le zone d’ombra.

Un movimento tipico è la finta chiamata di un taglio per poi fermarsi e retrocedere, creando separazione con la difesa e angolo per il passaggio dalle fasce, che alterna spesso con l’attacco al primo palo.

Uno dei gol rifilati al Timão.

Se il movimento nelle zone calde risulta continuo ed efficace, non è lo stesso lontano dall’area dove tende a ricevere in maniera più statica, abbassandosi fra le linee. Non possiede un grande istinto però per la costruzione di giuoco, sovente la ricezione si accompagna ad una perdita di tempo di gioco poco funzionale a difesa schierata. Meglio in transizione dove può agire in maniera più istintiva, risultando molto più pericoloso.

Dimostra tuttavia una discreta capacità di aiutare i compagni, offrendo spesso linee di passaggio pulite, per far avanzare la sfera ed alzare il baricentro della squadra.

L’attitudine al sacrificio e l’attenzione per i compagni si evidenzia anche in fase di non possesso. Alvarez, da buona scuola Uruguay, non si tira certo indietro quando c’è da pressare o recuperare la sfera, anzi. Difficilmente lo si vede passeggiare dopo una palla persa, tutt’altro lo vive come un affronto personale e rende spesso molto complessa la vita dei difensori e centrocampisti avversari in fase di impostazione.

Tecnicamente possiede un bagaglio ben fornito. Da del tu al pallone con il piede forte, il destro, ma deve raffinare il tocco del mancino.

Non è calciatore da giochetti o inutili arabeschi, non perché non sia in grado di farli, ma perché il suo stile di gioco è all’insegna della semplicità e della massima efficacia e concretezza.

Basta un tocco.

Ciò si nota nelle reti messe a segno, tocchi diretti, puliti e risolutivi, senza tanti fronzoli, ma con tanta sostanza. Esattamente nello stile della Celeste.

Evoluzione

La tipologia di calciatore che sarà Agustin Alvarez è piuttosto definita. Stiamo parlando di un centravanti mobile, estremamente pericoloso per istinto, rapidità e concentrazione in area di rigore. Con buona tecnica di base e discreta comprensione del gioco.

Non ha la stazza di un gigante, qualche centimetro in più avrebbe fatto comodo, ma ha carattere, personalità ed è letale negli ultimi sedici metri.

Sta crescendo dal punto di vista associativo come confermato dai compagni Torres e Cepellini ed in effetti la sua carriera dipenderà molto dalla capacità di limare qualche difetto che oggi ne pregiudica il gioco.

Non è un nove vecchio stile che toccava la palla solo per ultimare l’azione, ma la parte attiva nella costruzione della manovra deve essere migliorata, in pulizia tecnica, nei tempi di gioco e nelle scelte, che non possono essere sempre la ricerca della verticalità o lo scarico scolastico sulla fascia, ma crescere per opzioni e qualità di esecuzione.

La connessione con Facundo Torres

Altro punto essenziale è rappresentato dalla crescita nel gioco spalle alla porta, dove può migliorare in efficacia e qualità della gestione della palla, sopratutto con il piede debole.

In ottica futura credo possa essere un fattore positivo la capacità che ha dimostrato di poter far tandem con un altra punta, magari fisicamente più importante.

Alvarez è un appassionato tifoso del Manya.

Vestito in bianconero

La Juventus cerca una punta non è un mistero.

La Juventus ha storicamente un feeling naturale con i calciatori dell’Uruguay e nemmeno questo è un mistero.

Resta invece un mistero, almeno per ora, chi sarà alla guida tecnica e dirigenziale del club bianconero l’anno venturo.

Il recente rinnovo allontana le ipotesi di trasferimento.

Giusto per essere chiari non esiste ad oggi una trattativa che colleghi il club torinese, anche perché Agustin ha reso abbondantemente chiaro che vuole fortemente conquistare almeno un alloro con il suo amato Peñarol prima di tentare il salto dall’altra parte dell’Atlantico.

Tatticamente la Juventus ha bisogno di riempire l’area, di energia e di carattere, doti proprie del giovane charrua.

Da un punto di vista puramente ipotetico credo che il momento attuale di forma molto buona di Alvarez stia facendo impazzire le sue quotazioni, ma personalmente ritengo più opportuno usare prudenza. La teoria dei goal e del ketchup è sempre valida e il ragazzo va valutato nel lungo periodo, non solamente dopo un paio di mesi ad alto livello.

Credo che un approccio graduale al calcio europeo possa rivelarsi più adatto a Agustin, magari passando per un campionato di seconda fascia o per un club più piccolo per acclimatarsi e poi in un secondo momento cercare di fare uno step in più verso una big come la Juve.

Conclusione

Deve ammettere che il background culturale e storico di Alvarez ha un certo ascendente su di me.

Agustin Alvarez.

La sua storia, il suo modo di stare in campo e la maglia aurinegra gridano tutte a piena voce Sudamerica, trasportandomi in quelle affascinanti e lontane atmosfere del continente dimenticato.

Difficile scindere le analisi tecniche da quelle emozionali.

Resta la speranza e l’augurio per Alvarez di poter percorrer un percorso tecnico di successo e all’altezza delle sue qualità.

Il titolo di erede di Luis Suarez è forse pesante, cerchiamo di essere un po’ più realisti e forse possiamo immaginare per Agustin una carriera più vicina a quella di Lisandro Lopez, giocatore vicino per caratteristiche a lungo protagonista in Europa con le maglie di Benfica e Olympique Lyon.

Nel frattempo possiamo goderci l’avventura di questo ragazzo di campagna, divenuto padre giovanissimo e che sta realizzando il suo sogno di vestire la maglia della sua squadra del cuore nel ruolo di punta titolare.

Stefano Follador

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