C'era una Volta

I più grandi perdenti di successo (pt. 1)

All’alba della stagione 1999/2000 il Valencia si presenta come una big del calcio spagnolo in fase di rinascita poiché, dopo quasi venti anni dopo l’ultimo trofeo, la Coppa delle Coppe del 1980, nel maggio precedente era riuscito a vincere la Copa del Rey con un perentorio 3-0 contro l’Atletico Madrid. Il calciomercato estivo si dimostra focalizzato sul perfezionare la rosa più che sul sistemare le casse societarie: gli unici addii importanti sono quelli del centrocampista Schwarz e del centravanti italiano Cristiano Lucarelli, mentre giungono sulla sponda del Mediterraneo elementi importanti come i tre argentini Kily Gonzalez, esterno sinistro del Saragozza, Fernando Fagiani, terzino del Newell’s Old Boys e Mauricio Pellegrino, centrale del Velez. A questi si aggiungono anche la punta esperta del Celta Vigo, Juan Sanchez, e il giovane Lìbero Parri, subito ceduto in prestito. Il vero cambio importante avviene tuttavia in panchina, dove dopo un biennio se ne va il mister italiano Claudio Ranieri per far spazio all’argentino Hector Cúper, il quale aveva sfiorato l’impresa arrivando fino alla finale di Coppa delle Coppe col Maiorca, perdendo solo contro la temibile Lazio di Eriksson.

La dimostrazione che il lavoro sia stato svolto nel modo corretto si ha immediatamente, in quanto la Supercoppa Spagnola viene conquistata contro il Barcellona con una vittoria di misura all’Estadio Mestalla con gol dell’attaccante Claudio Lopez e un focoso 3-3 al Camp Nou. In campionato, nonostante un avvio disastroso con 4 sconfitte nelle prime 4 giornate, il risultato è soddisfacente, in quanto con 64 punti si posizionano al terzo posto a pari merito con i “Blaugrana” (i catalani guadagnano una posizione di vantaggio in virtù degli scontri diretti), e solamente sotto al miracoloso Deportivo la Coruña di Makaay e Pauleta. La coppa nazionale riserva solo amarezza, in quanto al primo turno non basta un 2-0 casalingo per rimontare il pesante passivo di tre gol subito in trasferta dall’Osasuna.

Per quanto riguarda le competizioni internazionali i “Che” si trovano a dover sostenere un turno preliminare di Champions League contro gli israeliani dell’Hapoel Haifa, battuti facilmente con un doppio 2-0. Nella prima fase a gironi si trovano sorteggiati nel gruppo F con i Glasgow Rangers, il PSV e il temibile Bayern Monaco. L’approccio è dei migliori, con una comoda imposizione contro gli scozzesi, ma subito dopo il Valencia incappa in tre pareggi consecutivi ad Eindhoven e nel doppio incrocio coi bavaresi. I pipistrelli tengono comunque il timone dritto e chiudono il raggruppamento al primo posto con 2 trionfi di misura contro olandesi e britannici. La strana formula del torneo a cavallo del cambio di millennio prevede una ulteriore fase a gironi, dunque i “blanquinegros” vengono pescati nel gruppo 2 insieme al Bordeaux, alla Fiorentina di Trapattoni e Batistuta ed ai campioni in carica, lo stellare Manchester United di Alex Ferguson. Di nuovo L’inizio è promettente, poiché gli spagnoli infliggono un netto 3-0 agli aquitani, ma lo stesso risultato, questa volta incassato, vale una tremenda sconfitta ad Old Trafford. Dopo una pausa di quasi 3 mesi riprendono i giochi a livello europeo, ma per i valenciani la storia riparte dove si era interrotta: i fiorentini vincono per 1-0 al Franchi, e questa sconfitta è la più umiliante possibile in quanto la rete arriva su un rigore realizzato dal serbo Mijatovic, ex idolo di Mestalla, considerato un traditore per via del passaggio al Real Madrid. Dopo le due batoste consecutive i ragazzi di Cuper tornano focalizzati per la corsa alla Coppa Campioni, battono per 2-0 i viola in casa, danno altri quattro gol ai francesi e pareggiano a reti bianche con i Red Devils, piazzandosi al secondo posto.

Ai quarti di finale “el hombre vertical”, soprannome attribuito all’allenatore sudamericano per indicare la sua rettitudine morale, ritrova dei volti familiari, i biancocelesti della Lazio che meno di un anno prima gli avevano strappato una coppa internazionale. Nonostante la formazione capitolina, pur non potendolo immaginare in quel momento, sia destinata a raggiungere il suo agognato secondo scudetto in quella stagione, il Valencia li strapazza all’andata con un 5-2 senza possibilità di replica firmato da una tripletta del trequartista Gerard. A ben poco serve, dunque, la rete all’Olimpico di Juan Sebastian Veron nel match di ritorno che decide l’indolore sconfitta per 1-0 che permette agli spagnoli di raggiungere la fase successiva. In semifinale va in scena un derby iberico, perché l’avversario designato è il Barcellona di Louis van Gaal proveniente da un sudatissimo doppio scontro con il Chelsea di Vialli. I “Che” non tremano davanti ad un club storicamente superiore e ripetono, così come contro gli aquilotti, una prestazione dinamitarda nella gara d’andata tra le mura amiche con un 4-1 spietato, aperto da una doppietta di Angulo e chiuso dal rigore di Gaizka Mendieta, regista e capitano della squadra, e dal sinistro velenoso del “piojo” (“pidocchio”) Lopez. Otto giorni dopo ci si sposta in Catalogna per il match di ritorno che i padroni di casa vincono per 2-1 senza avere però alcuna speranza, poiché gli olandesi De Boer e Cocu vanno in rete solo dopo il vantaggio ospite con un ennesimo centro del capitano.

L’incontro con un club spagnolo delle semifinali non è comunque l’ultimo, poiché nell’atto conclusivo della manifestazione il Valencia si trova di fronte il Real Madrid del presidente Lorenzo Sanz, posizionatosi solo quinto in Liga ma storicamente preparato alla massima competizione europea, aggiudicatasi la cifra record di 8 volte. Alle 20:45 del 24 maggio 2000 scendono in campo allo Stade de France di Saint Denise le due contendenti per la coppa dalle grandi orecchie, per la prima volta due compagini dello stesso paese. I “Blanquinegros”, vestiti a discapito del soprannome di un arancione sgargiante, si schierano con un 4-3-1-2: Cañizares; Angloma, Dukic, Pellegrino, Gerardo; Farinos, Mendieta, Kily Gonzalez; Gerard; Angulo, Claudio Lopez. Le “Merengues” di Vicente del Bosque, per l’occasione in tenuta nera, si presentano invece con un modulo 5-3-2 compatto dietro e ultra-offensivo davanti, con addirittura due fantasisti sulla linea di metà campo: Casillas; Salgado, Karanka, Helguera, Ivan Campo, Roberto Carlos; Redondo, McManaman, Raul; Morientes, Anelka. La prima frazione vede le due squadre equivalersi abbastanza a livello di occasioni, anche se i ragazzi di Cúper risultano imprecisi riuscendo a centrare lo specchio della porta solo con un tiro da fuori senza troppe pretese di Mendieta, mentre i madrileni vanno vicini al vantaggio con un destro di controbalzo da parte di Steve McManaman salvato all’angolino sinistro basso. Il vero punto di svolta arriva al 39′ minuto quando, su una punizione di Roberto Carlos rimpallata in area, Michel Salgado riesce ad addomesticare il pallone e, nonostante la trattenuta di Farinos, crossarlo in caduta sul secondo palo dove Fernando Morientes deve solo toccarla di testa per segnare l’1-0. La ripresa vede una netta differenza di condizione e mentalità: i pipistrelli praticamente non arrivano più al tiro, mentre i “Blancos” prima spaventano gli avversari con un pallonetto da lontano di Raul e poi trovano il raddoppio con il loro centrocampista inglese che nuovamente tira al volo da fuori area inquadrando la porta dal lato opposto e stavolta, a differenza dell’occasione precedente, trafigge Santi Cañizares per il raddoppio. Al minuto 75′, infine, da un corner per i valenciani nasce un micidiale contropiede del Madrid nel quale il numero 7 Raul Gonzalez Blanco corre indisturbato per tutta la sguarnita metà campo avversaria, affronta l’estremo difensore e lo scarta abilmente. Giunto ormai di fianco alla porta rimasta incustodita fa partire un morbido destro rasoterra sul quale si avventa il centrale serbo Miroslav Dukic, che non può comunque evitare che la palla entri in rete…3-0, game, set, match! Dopo un superfluo quarto d’ora si chiude la finale con il trofeo alzato al cielo dal Real Madrid per la seconda volta in tre anni ed il Valencia che, nonostante la triste sconfitta, viene acclamato dal suo popolo e da tutta Europa per le emozioni date in quella cavalcata storica, inconsapevoli che…la Storia a volte si ripete.

Samuele Bonino

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