J - Pensieri Sparsi

Max Allegri: 3 motivi per cui conviene riprenderlo e 3 per virare su altro

L’ombra del caro Max Allegri da Livorno non è mai andata via da Torino, rimanendo in voga tra giornali e tifosi.

Cinque anni, altrettanti scudetti, quattro Coppe Italia, due Supercoppe e due finali di Champions Legue e imperdibili conferenze. Fermo nelle ultime due stagioni, parliamo di un allenatore di alto livello che dopo due anni di pausa sta per rimettersi in gioco: Juve e Real Madrid le piste più quotate.

Il dibattito è presto acceso, ma quali sono i Pro e i Contro di un suo eventuale arrivo?

Pro

  1. Ambiente familiare e capacità di stare sotto pressione.

Allegri conosce già l’ambiente bianconero, dall’amicizia con Agnelli al rapporto con alcuni giocatori. Subirebbe poco la pressione nelle scelte e non avrebbe particolari problemi nella gestione della stampa, memorabili e magnetiche le sue conferenze, un grande comunicatore.

Allegri fa parte di quella categoria di allenatori che vive per il palcoscenico della conferenza stampa. Nello studio dello Sky Calcio Club, di fronte a cinque giornalisti che non vedevano l’ora di chiedergli praticamente qualsiasi cosa dopo quasi due anni di silenzio, sembrava un bambino in un negozio di caramelle. Quando poi l’intervista si è spostata sul rapporto (o conflitto) tra tecnica e tattica, o come si dice in Italia negli ultimi anni tra “risultatisti” e “giochisti”, Allegri aveva proprio la faccia di chi stava pensando “adesso vi faccio divertire”.

La Juventus è una società costantemente nel mirino, un club destinato a rimanere sempre al centro dell’attenzione, tra polemiche, complotti e attacchi vari; nessuno meglio di lui può reggere tutto questo.

2. Esperienza e doti di gestore.

Allena dal lontano 2003, con quasi 400 panchine in Serie A e 88 in Champions Legue. Nel corso della sua carriera ha avuto modo di gestire spogliatoi importanti e calciatori di caratura mondiale: da Tevez a Seedorf, da Ibra a Ronaldo, passando per Chiellini, Nesta e T.Silva.

Per Allegri il rapporto gerarchico tra allenatore e giocatori può essere addirittura ribaltato: non è cioè l’allenatore a insegnare ai giocatori ma talvolta è il contrario. Per esempio, nel suo intervento a Sky Calcio Club, dice di aver imparato molto da Dani Alves: «Eravamo a Napoli a giocare la semifinale di Coppa, dovevamo portare a casa la partita visto che mancava poco. Dani Alves mi disse che voleva andare a uomo su Insigne perché era l’unico azzurro che ci stava creando qualche problema. A quel punto gli ho dato il mio ok. Anche io ho imparato dai grandi giocatori. Quando giocammo col Barcellona andammo a uomo su Neymar ricordando questa esperienza».

Nei grandi club è fondamentale saper gestire l’aspetto umano e le relazioni con i senatori, lui si è dimostrato molto abile nella gestione delle risorse umane, da vero aziendalista.

3. Adattabilità.

Non è mai sembrato un allenatore dalle grandi pretese, si è sempre adattato al materiale e alle risorse che aveva a disposizione, senza pretendere campagne acquisti faraoniche. In questo momento è di vitale importanza valorizzare al meglio ciò che abbiamo limitando le spese.

Per intenderci, non è l’allenatore che chiedere l’acquisto da 100 milioni.

Contro

  1. Minestra riscaldata e voglia di volti nuovi.

ll calcio è pieno di seconde possibilità, a volte efficaci altre volte no, ma spesso poco gradite. Non andò bene al Milan, nel secondo matrimonio con due pezzi da novanta come Fabio Capello Arrigo Sacchi ha racimolato solo flop, idem il Napoli con Bianchi-bis del 1992/93 (dopo aver portato il Napoli di Maradona al double del 1986-87), la Sampdoria con il Boskov-bis del 1997-98 (dopo lo Scudetto con la Sampdoria di Vialli-Mancini nel 1990/91, condito da due Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e la finale di Coppa dei Campioni persa contro il Barcellona) che torna a Genova con un anonimo nono posto e Mancini nel 2014. Raramente il ritorno di fiamma dà gli effetti sperati.

In casa Juve, però, ci sono ben tre esempi positivi: il Lippi-bis del 2001-04 in cui arrivano due Scudetti, il Trapattoni-bis del 1991-94 in cui la Vecchia Signora conquista la Coppa Uefa e il Parola-bis del 1974.

Ma a volte forse serve cercare qualcosa di nuovo, specie in tempi di rivoluzione.

2. Sarà adatto ad una ricostruzione?

Il pregio principale del tecnico livornese è sempre stato relativo alla sua capacità di gestione, al rapporto che riusciva a costruire con i giocatori e lo spogliatoio (epiche le sfide con Pogba in allenamento).

Quella del Milan non fu proprio una squadra ricostruita, alla Juve trovò un’armata da governare con equilibrio e intelligenza, mai si è ritrovato a ripartire dalle fondamenta e a lavorare con giocatori non ancora pronti. Lui ama allenare i grandi campioni, parole sue. Non sono tanti i giovani lanciati, tolti De Sciglio ed El Shaarawy.

3. Il calcio sta cambiando.

Il caro Max di meriti ne ha avuti tanti, mostrando doti indiscutibili come la capacità di leggere le partite, oltre che una buonissima dialettica e tanto carisma. Il calcio moderno richiede però altre peculiarità e banalizzare sistematicamente e ridurre a chiacchiera da bar ogni principio di discussione su aspetti che una volta erano competenza solo degli allenatori è tremendamente sbagliato.

Allegri ha intrapreso una guerra di religione che nasconde i limiti atavici del nostro calcio ad uscire dal guscio e restare al passo coi tempi. Se Sarri e Pirlo hanno fallito, non è perché hanno provato e stanno provando a cambiare la mentalità della Juve, ma perché la Juve non ha fornito loro gli strumenti per portare avanti la rivoluzione. Il calcio è molto meno semplice di quanto voglia farlo apparire Allegri.

Ma non si tratta di “Bel gioco”, perchè è ovvio che non tutte le squadre possono essere l’Olanda di Cruijff, il Milan di Sacchi o il Barcellona di Guardiola, ogni squadra presenta caratteristiche differenti e la chiave è ottenere la massima efficacia. Tuttavia sembra evidente che nel calcio europeo a prevalere sono sempre più le squadre propositive, in grado di giocare ad alti ritmi e senza eccessivi tatticismi. Molti tifosi ricorderanno con il dente amaro alcune sue scelte.

Ma Allegri ha mostrato grande intelligenza e in questi due anni di pausa avrà avuto modo di seguire maggiormente il calcio da un’altra prospettiva.

Ben venga un allenatore della sua caratura, ben venga un allenatore intelligente e pronto per la Juve.

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