#RawDiamonds

#RawDiamonds: Facundo Farias

Santa Fe è famosa per varie cose.

Gli alfajores, dolci tipici argentini al dulce de leche che fanno salire la glicemia solo alla lettura degli ingredienti.

Un clima tropicale ed umido, gentile omaggio del Rio Paranà, che al confronto passare agosto nelle campagne emiliane pare un piacevole soggiorno sulle Alpi.

La firma della Costituzione Argentina e teatro delle lotte contro il Virrey spagnolo e poi delle lotte intestine tra governo centrale e caudillos locali.

Tuttavia per noi amanti del futbol latinoamericano Santa Fe significa sopratutto El Sabalero e il mitologico Cementerio de los Elefantes, lo stadio che ha visto giorni di gloria nel suo passato.

El Cementerio de los Elefantes.

Qui cadde il Santos di Pelè nel 1964, dopo una serie di 43 gare da imbattuto e due titoli di campione Intercontinentale. Cadde la nazionale argentina nello stesso anno e poi Peñarol (campione intercontinentale 66), Millonarios, Universidad de Chile, Alianza Lima, Olimpia, Atletico Mineiro e tanti altri ancora.

Al vecchio Brigadier General Estanislao Lopez non passava nessuno.

Le soddisfazioni però per i rossoneri del Club Atletico Colòn non sono mai arrivate sotto forma di trofei.

Quest’anno però il decennale digiuno del Sabalero sembra aver qualche chance di terminare.

Nella complessa formula di Copa de la Liga professional Argentina (ex Copa Diego Armando Maradona, poi rinominata a causa delle dispute ereditarie fra le figlie del Diez) i rossoneri sono stati capaci di classificarsi al primo posto della Zona A, mettendo in fila istituzioni blasonate come Estudiantes, Racing e River Plate.

Il primato consente loro di affrontare il Talleres de Cordoba nei quarti di finale, che vedranno impegnate tutte le grandi del paese, con il Sabalero e la T da imbucati di lusso.

Merito di tutto ciò è sicuramente del DT Eduardo Dominguez, abile nello sfruttare al meglio le limitate risorse dei rossoneri che possono contare su un gruppo coeso di buoni mestieranti del pallone sudamericano, senza stelle.

Tranne una.

Una piccola stella in rapida scesa che sta facendo impazzire gli scout di molte squadre del Vecchio Continente: Facundo Farias.

Facundo Farias

Biografia

Facundo Hernan Farias nasce il 28 agosto 2002 a Santa Fe.

La sua casa è l’umile barrio de Los Hornos, quartiere popolare della città dove Facundo cresce praticamente per tutta la vita e dove tutti lo conoscono come “El chico que anda con ropa de Colòn”, visto che la sua passione per la Sangre y Luto lo portava a vestire quanto più possibile i colori del club.

Ad accompagnarlo sono il padre, la nonna, uno zio e la sorellina, non la madre che il ragazzino perderà da giovanissimo, un lutto tremendo che ovviamente ne segna l’infanzia.

Facundo con la madre.

Ovviamente come ogni ragazzino argentino il calcio risulta essere la sua grande passione, quasi una malattia.

Facundo è un assiduo frequentatore dei “potreros” campaci spelacchiati dove si sfidano i ragazzi del quartiere in sfide infinite, sulla terra nuda, senza lussi come erba o delimitazioni del campo.

Il suo calcio nasce così, primitivo, originario ed istintivo.

L’inizio del percorso sportivo ufficiale di Facundo avviene sui campi dell’Istituto Don Bosco, con la divisa dell’Escuela de Futbol UNL. Una bella esperienza che però si conclude presto, visto che con la nascita della Liga de Santa Fe, un circuito giovanile della città, nascono nuove associazioni ambiziose che cooptano i migliori talenti.

Facundo è fra questo e viene convinto a vestire la maglia del Corinthians Santa Fe, chiaro omaggio allo storico club.

Farias contro l’Union, i nemici di sempre.

Farias passa tre anni con questo club, ma in seguito a problemi finanziari il Corinthians santafesino cessa di esistere. Purtroppo per il ragazzo non è l’unica cosa che perde in quel periodo. Muore infatti la madre di Facundo, inaspettatamente, lasciando un grande vuoto ed un grande dolore.

Tuttavia anche in un momento così nero la vita può riservare inattese opportunità.

Dario Duarte era il coordinatore delle giovanili del Corinthians e con lo scioglimento del club viene assunto dal Colòn, deciso a sfruttare le conoscenze del dirigente.

Sulla lista di Duarte il primo nome appuntato è quello di Farias.

Facundo però, nonostante il fanatismo per i colori del Sabalero, sta vivendo un momento complesso. La morte della madre lo ha svuotato e il calcio non sembra più una cosa così importante. Duarte però sta vivendo un dolore molto simile a quello di Facundo, un figlio morto a 18 anni per un incidente stradale. Il lutto unisce questa strana coppia sotto i colori rossoneri. È il 2015 e Farias inizia il suo percorso a Ciudad Futbol.

La firma del contratto a febbraio 2020.

Ad onor del vero il settore giovanile Sabalero non brilla per produzione di stelle. Lucas Alario nasce qui, ma diventa grande al River Plate del Muñeco Gallardo, stesso percorso impostato da Alex Vigo, laterale destro ora in forza alla Banda.

Farias sembra essere il miglior calciatore prodotto dal club di Santa Fe in decenni, anche secondo quanto riportano molti addetti ai lavori.

Merito del talento senza dubbio, ma anche di buoni maestri, tanto in campo quanto fuori.

Infatti il DT del Colòn Eduardo “El Barba” Dominguez ha ribadito l’importanza della famiglia Farias nel percorso di crescita di Facundo. A dispetto di una situazione economica non facile i Farias non hanno accettato o fatto pressioni per accelerare l’avvento del professionismo e del flusso di denaro che esso comporta, permettendo al numero 35 di poter crescere come persona e calciatore con i propri tempi, che restano comunque piuttosto precoci.

Il 2 novembre 2019 a poco più di diciassette anni Facundo Farias scende in campo per la prima volta con la maglia del Club Atletico Colòn in una gara di campionato casalinga contro l’Atletico Tucuman.

Il gioiello della società rossonera inizia a brillare e giustamente pochi mesi dopo arriva il primo contratto da professionista. Il rappresentante di Farias, il peculiare Martin Sendoa, noto come El Ninja, negozia un contratto con scadenza 2022 ed una clausola rescissoria pari a 10 milioni di dollari, non male considerando che solo qualche anno prima Facundo calcava più campi di terra battuta che altro.

La pandemia blocca per lunghi mesi il calcio argentino e nel frattempo acquiesce le già croniche difficoltà economiche di molti club. Il Colòn, sotto la guida di Dominguez, fa quello che molte altre società decidono di fare: puntare sul proprio settore giovanile, per abbattere i costi e per cercare di accrescere gli asset a disposizione della società.

Farias entra a far parte del gruppo squadra dopo che l’allenatore confessa di averne visionato le giocate durante tutto il lockdown, restando incantato dal talento del ragazzo de Los Hornos.

Con la stagione 20/21 Facundo ormai ha scavalcato giocatori ben più esperti di lui nelle graduatorie, nonostante un infortunio al piede che lo ha infastidito per un paio di mesi.

El Barba crede ciecamente nel ragazzo, ma sa dosare bene bastone e carota, fondamentali per educare e disciplinare un ragazzo entusiasta e lavoratore, ma talvolta poco responsabile.

Un’episodio recente, 13 febbraio, riguarda la trasferta a Cordoba del Sabalero per affrontare il Central Cordoba.

Farias viene da buone prestazioni, si rilassa e fallisce l’appuntamento con la bilancia settimanale, sforando gli obiettivi stabiliti. Per tutta risposta Dominguez lo fa letteralmente scendere dall’autobus societario in partenza, punizione umiliante e vecchia scuola, ma forse necessaria per risvegliare il ragazzo.

Eduardo “El Barba” Dominguez.

Infatti dopo qualche panchina punitiva nel mese di marzo Facundo cambia marcia e contribuisce in maniera decisiva al primato del Colòn, club che solitamente langue nelle zone meno nobili della classifica.

Nel frattempo a Santa Fe iniziano a circolare le prime voci di interessamenti da Buenos Aires, da oltre confine e da oltreoceano.

River, Racing, Boca e Talleres de Cordoba si interessano alle situazione del trequartista, ma la dirigenza Sangre y Luto risponde mostrando la proibitiva clausola rescissoria da 10 “palos verdes”.

Anche dal più ricco Brasile Flamengo e sopratutto il campione continentale Palmeiras si dimostrano interessati ed economicamente disponibili, ma in questo caso è Facundo a rifiutare il trasferimento nemmeno paese carioca, timoroso di restare imprigionato nella gabbia dorata del Brasilerao, come già accaduto in passato ad altri talenti albicelesti.

Dalla lista degli ammiratori europei è interminabile. Udinese, Villarreal, Spartak Mosca, il Manchester City tramite la sua filiale di New York, e poi Roma e Lille. Tuttavia le due società più interessate secondo i media argentini sono la Juventus e L’Atletico Madrid, con i colchoneros già avvezzi a questo tipo di operazioni come con Aguero e Correa.

Quando girano questi fotomontaggi la cosa è seria.

Con tutti questi occhi addosso non deve essere facile mantenere la concentrazione, ma Farias è un tipo tosto e risponde sul campo, magari senza brillare, ma condizionando il risultato.

Come nell’ultimo Clasico Santafesino dove a dispetto di una gara caratterizzata da una prova incolore è riuscito a servire comunque l’assist decisivo per il pari di Delgado.

Con l’avvento della fase a eliminazione diretta della Copa de la Liga Profesional Argentina Facundo è chiamato ad elevare il proprio rendimento e a far sognare il club di cui è da sempre tifoso.

Ad oggi in neanche 600 minuti in dieci gare ha saputo due volte in rete e servire quattro assist vincenti, il sogno è di poter replicare l’epica cavalcata della Copa Sudamericana 2019 dove El Sabalero si dovette arrendere solo all’Independiente del Valle in una epica finale in Paraguay che vide l’esodo massiccio di buona parte della città.

Sognare è possibile, e vedere El Sabalero trionfare è il sogno di ogni hincha, come Facundo. Che non potrebbe programmare un’addio più dolce alla sua città che lasciarla con la coppa in mano.

Farias con la maglia della U17 Argentina

Caratteristiche tecniche

Facundo Farias rappresenta una curiosa eccezione. In un football sempre più standardizzato, preciso, robotico e asettico, dove schemi e statistiche dominano sulla fantasia e sulla tecnica il numero 35 del Colòn sembra una splendida e antiquata eccezione.

Numero 10 classico, enganche tipicamente argentino, nel suo calcio traspare completamente il “potrero”, sebbene sia stato impegnato abbastanza frequentemente nei panni della seconda punta o della mezzala nel 3-5-2 di Dominguez.

Cifra tecnica di livello, ricerca continua del dribbling, del colpo ad effetto, con coraggio, faccia tosta e con l’impressione che divertirsi e divertire sia quasi più importante del risultato stesso.

Distribuzione tocchi (dati Footdata)

Di piede destro, molto abile nella ricerca del suggerimento in profondità e nella ricerca della palla filtrante, sa colpire anche dalla distanza verso la porta grazie ad un calcio potente e preciso, ma è chiaro che deve migliorare la mira in situazioni dinamiche di fronte al portiere avversario, troppe volte graziato dalla sua mira manchevole.

Giocatore estremamente associativo, abile nel tessere trame di gioco anche abbassandosi alla bisogna, sebbene la sua creatività e inventiva lo renda pericoloso sopratutto nell’ultimo terzo di campo.

Protezione palla da manuale.

Fisicamente si presenta come un profilo mesomorfo. 175 centimetri, già discretamente sviluppato a livello muscolare ed in grado sin da oggi di tenere benino i duelli fisico, anche se può crescere dal punto di vista atletico. Si distingue per una grande capacità di incassare i colpi, cosa necessaria quando sei un artista in un campionato ruvido come quello argentino.

Non possiede doti aerobiche o atletiche di spicco, pur non essendo deficitario nello specifico. Deve crescere per quanto riguarda la resistenza, dato che sovente è costretto ad uscire dal campo prima della fine per mancanza di “benzina” nel motore.

Sa creare gli spazi adatti a ricevere e trasformarsi in una minaccia per la difesa, leggendo abbastanza bene i movimenti della difesa e muovendosi con grande intuito, sopratutto fra le linee.

Difensivamente possiede una discreta garra, anche se va disciplinato visto che tende a finire troppo spesso sul taccuino dei cattivi, condizionandone il rendimento. Resta comunque un calciatore tendenzialmente molto istintivo e che fatica ad agire in un contesto molto strutturato e schematico, sopratutto nella fase di non possesso, nonostante lo spirito di sacrificio.

In azione contro il Godoy Cruz a Mendoza.

Evoluzione

Facundo Farias sta crescendo nel solco della tradizione dei grandi dieci del calcio argentino.

Il River ne vuole far l’erede di Quintero, il Boca di Tevez.

Tuttavia è lecito chiedersi se nel calcio moderno sopratutto europeo ci sia ancora spazio per il trequartista classico o se forse sarebbe più utile per il santafesino un adattamento di ruolo avanzando o retrocedendo di qualche metro.

Da seconda punta ha già disputato diverse gare, con riscontri positivi per quanto concerne le prestazioni, ma non sembra del tutto a suo agio, schiacciato contro la linea difensiva, senza poter dar sfogo alla propria verve creativa, sebbene reti ed assist non siano mancati in questo ruolo.

Farias è stato dominante nella sfida al Monumental.

Più probabile e forse preferibile una evoluzione sulla falsariga di Lo Celso, Paredes e anche il nostro Bentacur i quali da trequartisti si sono via via reinventati centrocampisti, mezzali e sopratutto “doble 5”, con un più che discreto successo.

Farias tuttavia sembra possedere una scintilla differente, un carattere umile, lavoratore e attento, ma anche orgoglioso e molto legato al proprio status.

Essere un “diez” in Argentina è un vero e proprio punto d’orgoglio, che per alcuni vale più che un contratto europeo.

Dovrà capire cosa voler fare da grande e a che livello, perché il tempo corre e sebbene oggi sia solo un diciottenne ormai il mercato europeo non attende più che i prospetti latino americani abbiano un paio di stagioni sotto la cintura per portarli da questa parte dell’Atlantico, ma preme per formare questi ragazzi sin da subito.

Le grandi qualità in creazione, i passaggi mortiferi in profondità, la capacità di tenere palla e di orchestrare il gioco sono sicuramente gli elementi migliori del gioco di Farias che non credo possano venire frustrati da un arretramento, sopratutto se ciò avviene nel corretto contesto tattico.

Vestito in bianconero

I notiziari argentini danno la Juventus molto forte sul ragazzo di Los Hornos. Un’interesse senza dubbio comprensibile vista la lunga lista di pretendenti per un ragazzo che ha mostrato lampi di grandezza intermittente.

Sorrido alla firma del contratto.

Il costo ancora accessibile lo rende un possibile felice investimento, ma il passaporto extracomunitario rende più rischioso l’affare.

L’estate scorsa insegna che giocarsi uno slot extracomunitari non è cosa da fare a cuor leggero e credo che la Vecchia Signora pondererà bene se dedicarlo per contrattare un talento interessante, ma ancora molto acerbo come Facundo.

Oltretutto Farias ha estremo bisogno di accumulare minuti, cosa difficile in un club come la Juventus anche per talenti più affermati, sarebbe poco conveniente acquistarlo per relegarlo alla panchina o peggio alla squadra B.

Acquistare Facundo significa progettare un qualcosa di serio per il futuro del ragazzo a medio termine. Ora come ora il salto dal Funebrero alla Vecchia Signora pare rischioso, ma potrebbe portare dividendi interessanti qualora si trattasse di una mossa all’interno di una programmazione più ampia.

Farias e Pierotti, frutti del vivaio del Colòn.

Conclusione

Al Cementerio de Los Elefantes si esibisce quello che pare essere un dinosauro, il cui nome è Facundo Farias, numero 35 del Funebrero, che nonostante il suo talento e il suo modo di stare in campo non rispecchino più il calcio attuale sta facendo impazzire mezzo continente.

È un dinosauro, ma al contempo è una creatura fragile e delicata. Un vero 10, un 10 da strada, non quelli ripuliti che siamo abituati a vedere. Stiamo attenti a non rompere questo delicato incantesimo e che il ragazzo possa crescere fino a quando la sua natura possa essere compresa ed accettata come ha saputo fare il suo patrigno calcistico El Barba Dominguez.

Facundo Farias.

Per altre analisi ci sarà tempo, ma nel mentre godiamoci ancora un po’ questo modo antico di giocare a calcio, chi lo sa quando lo potremo ammirare di nuovo?

Stefano Follador

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