#CheAriaTira

ADDIO, GIGI!

UN ULTIMO, DOVEROSO SALUTO A GIGI BUFFON.

Piccola premessa assolutamente necessaria: questo pezzo non vuole giudicare (solamente) Gigi Buffon sul campo, non pretende di giudicare se sia stato giusto il suo ritorno nè, tanto meno, se sia giusto andare ora.
Semplicemente in queste righe si vuole provare a raccontare cosa ha rappresentato Gigi per il sottoscritto e, probabilmente, per tanti altri.
Quindi sarà più un omaggio personale, che un vero e proprio articolo giornalistico.
Innanzitutto, siccome sono nato nel 2001, ho vissuto la mia infanzia sempre e soltanto con il portiere carrarese a difendere i nostri pali. Da quando ho memoria ricordo lui, come estremo difensore bianconero. Sportivamente parlando è stata una delle prime “cose” che ho visto e parlarne ancora, venti anni dopo, mi fa un certo effetto.
Buffon è stato una guida. Una guida per un bimbo che da piccolino guardava le partite con il babbo e non capiva molto di ciò che succedeva, anzi, quasi nulla. Però sentiva sempre citare, dai giornalisti e dai parenti-tifosi, certi nomi: Del Piero, Buffon, Camoranesi, Nedved, Trezeguet, Cannavaro, Ibrahimovic e pochi altri.
La squadra pareva una corazzata, infermabile. Tutti la lodavano, la esaltavano.
Anche con la nazionale si realizzava un’impresa: l’Italia era campione del mondo! Quel piccolo bimbo, in vacanza all’estero coi genitori durante quell’estate, comprendeva solo alcune briciole del mondiale: il telecronista tunisino che storpiava i nomi dei giocatori, la testata di Zidane a Materazzi e, soprattutto, un guardiano “dorato” che difendeva la porta in maniera perfetta,il cui nome era ancora una volta Gianluigi Buffon.
Poi, il buio.
Ovviamente era impossibile per me, come per chiunque altro ragazzo della mia età, comprendere all’epoca cosa fosse successo: avevo però intuito che qualcosa di grosso fosse accaduto e sentivo chiaramente che non era più tutto come prima.
Lo capivo dal campionato in cui giocavamo, dai nostri avversari, dalle facce dei giocatori, dall’entusiasmo della gente. Eppure in tutta questa confusione c’erano sempre loro, le mie certezze: i nomi dei vari Del Piero, Buffon, Camoranesi, Trezeguet. E “Cannavaro”? chiedevo a mio babbo. “È andato via, perché siamo andati in serie B. E così anche Ibra”. “Che strano”, mi dicevo. Ma avrei compreso bene più avanti.
Per il resto… Ho sempre seguito la Juve, sempre. L’ho amata e tifata quando è tornata in serie A. Ero deluso, ai tempi delle medie, quando arrivavamo settimi. Ma mi pareva di essere in un sogno, l’anno dopo, quando eravamo tornati sul tetto d’Italia,potendo finalmente gioire di un trofeo che non vedevo sollevare da tanto tempo.
E tutto ciò con la sicurezza che, là dietro, c’era Buffon tirare giù la saracinesca. Quando è andato via Alex ci sono rimasto malissimo, ma in fondo avevo speranza perché c’era ancora l’ultimo dei “simboli” della mia infanzia, che nel frattempo era divenuta giovinezza; cioè il portierone azzurro. Dopodiché ho affrontato le superiori, la mia squadra era tornata dominante e si conteneva il trono europeo, non più la polvere della B. E Buffon stupiva ancora tutti, come in quel Lione-Juve dove ha zittito le critiche di un paese che troppo spesso affossa i campioni per esaltare i mediocri. Sembrava eterno. Poi l’addio, il primo, che mi ha fatto male. Ma potevo comprendere, anche se ero certo avesse ancora qualcosa da dare alla vecchia signora. Ecco infatti che si è materializzato il ritorno, il capitolo conclusivo di una favola stupenda. La notizia dell’altro pomeriggio, del suo addio definitivo, mi ha comunque destabilizzato, anche se vociferata da mesi. E questo perché un ragazzo come me è nato con Buffon e ha vissuto la sua adolescenza con lui. Lo ha visto per la prima volta quando era nella culla e ora lo saluta, definitivamente, quando frequenta l’università o persino lavora. Allo stesso modo altri più grandi erano solo ragazzi quando Gigi è arrivato alla Juve e ora sono invece padri di diversi figli. O, allo stesso modo, chi era padre quando Gigi parò il rigore a Figo, ora è nonno.
Ecco perché l’addio di Buffon, per qualsiasi Juventino, è doloroso. Perché rappresenta il distaccamento da chi lo ha (sportivamente) accompagnato per vent’anni. E soprattutto la fine di un capitolo della sua vita.
Ciao Gigi 🖐️.

Simone Dall’Aglio

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