#CheAriaTira

FALLITA LA RIVOLUZIONE, È TEMPO DI RESTAURAZIONE

L’esperimento Sarri e l’azzardo Pirlo sono falliti. Ecco perché il ritorno di Allegri potrebbe essere una buona base da cui ripartire.

Un mito è stato sfatato. Quindi che “con quella squadra lì vincerei anche io” è assolutamente falso. Lo hanno dimostrato in casa nostra Allegri prima e Sarri poi. Lo sta facendo capire ora Zidane al Real Madrid. Ma cosa è andato storto dal post-Max ad oggi, per quanto riguarda (esclusivamente) la guida tecnica della Juve?

Per comprendere meglio tutto ciò credo sia necessario rifarsi alle dichiarazioni più e più volte rilasciate sia da Marotta che da Paratici: “La Juve è una squadra difficilmente migliorabile e gli acquisti che effettuiamo devono innalzare il livello della nostra squadra”. Discorso valido per i giocatori tanto quanto per l’allenatore, che nel calcio moderno sta assumendo sempre più un ruolo di primo piano. Guardando al nostro mister, ciò è stato fatto? La risposta è ovviamente no. Già il passaggio da Max a Sarri è stato, probabilmente, un piccolo passo indietro. È verosimile che durante quei mesi di trattative si sia tentato di arrivare a Guardiola che sarebbe stato un salto in avanti (ma avrebbe comunque necessitato di tempo per compiere il suo progetto). Sfumato Pep è arrivato Maurizio. L’operato del tecnico ex Napoli non è stato considerato sufficiente per una riconferma, ed ecco che ci si è giocati la carta-scommessa con Andrea Pirlo. Con tutto il bene che voglio al nostro attuale allenatore (che sono convinto possa in futuro diventare un grande allenatore), il confronto con Allegri e Sarri è impietoso. Anche per il semplice fatto che l’avventura da tecnico sulla nostra panchina sia la sua primissima in assoluto. Chiaramente la Juve ha tanti problemi, deve essere ricostruita e Pirlo non è il principale responsabile di questa stagione sottotono. Ma sono convinto che con un tecnico più esperto avremmo, almeno in campionato, dieci punti in più (ovvero quelli buttati nei doppi confronti con Fiorentina e Benevento) e, se proprio proprio avessimo deluso, saremmo arrivati secondi poco distanziati dall’Inter. Per concludere…. personalmente non ho mai voluto cacciare Max, ho riconosciuto il suo valore e la sua dedizione per la nostra causa. Credevo però fosse giusto cambiare (in meglio) perché ritenevo il suo ciclo concluso e il suo apporto alla Vecchia Signora oramai esiguo. Ma siccome, abbindolati da opinionisti-profeti del bel gioco, in questi due anni siamo evidentemente regrediti, ecco che forse mad Max può dare nuovamente tanto alla Juve. Anche perché ne incarna perfettamente i valori e ne comprende totalmente le necessità: non c’è tempo per sperimentare a Torino, servono trofei e risultati. E alla luce di quest’ultima stagione risuonano attualissime le sue parole “vincere non è facile o scontato. Ma è un qualcosa di straordinario”. Ecco che, fallita la rivoluzione, è tempo di restaurazione.

SIMONE DALL’AGLIO

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