#NonSoloJuve

Intervista a Simone Salvador

L’evoluzione della narrazione sportiva, l’avvento della Pay-Tv sino alle nuove piattaforme streaming. Sono alcuni dei temi di “Decoder. Storia decriptata della Pay-Tv sportiva in Italia” di Simone Salvador, che Juvengers ha avuto la grande opportunità di intervistare. Un libro che è una miniera di informazioni, aneddoti ed analisi della storia della TV a pagamento e della sua funzione di diffusione degli eventi sportivi. E’ una Bibbia del settore. Ogni pagina va letta e riletta, per scoprirne la moltitudine di dettagli che contiene. Vi sono libri che possono essere sfogliati ed altri di cui è delittuoso perdere una sola virgola. Barrare seconda opzione in questo caso. Vi proponiamo il corposo dialogo con il competentissimo autore, che ringraziamo per la cortese disponibilità e l’occasione che ha concesso al nostro progetto editoriale 
(Teniamo a precisare che l’intervista e le analisi che contiene sono antecedenti all’illusione della SuperLega, che seppur momentaneamente accontonata, potrà modificare radicalmente o in parte il mercato dei diritti tv).

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DAZN ha acquisito i diritti tv dell’intera Serie A. Ricorsi di Sky ed Antitrust permettendo, siamo di fronte ad una rivoluzione epocale.

Sicuramente. Il campionato di Serie A visibile solo via streaming apre una nuova era video-televisiva. Me lo sarei aspettato per il triennio successivo, quando, si spera, copertura internet e velocità di connessione saranno più performanti. Dopo la fase pionieristica di Tele+ e Stream (‪1993-2003‬), quella in cui Sky ha preso il controllo della situazione, nonostante diversi tentativi concorrenziali (‪2003-2021‬), a partire dal prossimo agosto dovrebbe aprirsi l’epoca dello streaming. Uso il condizionale perché ho l’impressione che nelle prossime settimane alcune cose potranno cambiare. Al di là di questo, comunque, il lavoro di DAZN e TIM potrebbe favorire una maggior e miglior diffusione dei servizi internet su tutto il territorio nazionale. Pochi eventi come la Serie A di calcio riescono a smuovere le persone anche dal punto di vista dell’aggiornamento tecnologico.

                                                                                                                                                                                                   ***

Il nostro Paese è nelle condizioni tecnologiche adeguate per la diffusione di contenuti sportivi esclusivamente in streaming?

Pur non essendo un tecnico e nonostante qualche dichiarazione rivedibile (vedi), la mia risposta è: al momento no. È lo stesso ministro dell’innovazione e transizione digitale Colao a dirlo chiaramente (vedi). Mancano infrastrutture e copertura capillare su un territorio particolare e complicato come quello italiano. In più, ma questo è un altro discorso, ci sono anche delle resistenze dal punto di vista culturale verso le nuove tecnologie. Dico questo a prescindere dai problemi avuti da DAZN durante Inter-Cagliari ed Hellas Verona-Lazio. Concretamente, un conto è trasmettere via streaming dei contenuti precaricati come fanno Netflix o Disney+, un altro è trasmettere eventi sportivi in diretta. Fin qui i big match mandati in onda da DAZN sono stati suddivisi tra visione via satellite (209 di Sky) e APP. Avere dei picchi da 3-4 milioni di telespettatori collegati contemporaneamente solo sull’APP potrebbe creare molti problemi. Del resto, la stessa DAZN sta studiando una soluzione tecnica di backup via digitale terrestre, in caso di problemi o connessione lenta.

                                                                                                                                                                                                      ***

In concreto, non tutti siamo Bill Gates. La platea dei telespettatori è composta anche e soprattutto da Over 60. Al fine di facilitare il loro acceso alla visione, non è più logica anche una via tradizionale come un canale dtt, in abbinamento ad una banale card prepagata, in aggiunta alla proposta web?

Questa sarebbe una soluzione comoda per i telespettatori, ma complicata a livello di gestione e di costi per i broadcaster. In tal senso, al netto delle differenze d’epoca e di modello di business, si possono ricordare i precedenti di La7 Cartapiù e Mediaset Premium. Il discorso per gli over 60 è delicato. Da un lato è corretto pensare anche alle fasce di popolazione più in difficoltà con le nuove tecnologie, dall’altro il processo di innovazione deve proseguire. In quest’ottica, un elemento poco considerato è il secondo switch-off che nei prossimi mesi porterà milioni di italiani a cambiare il televisore di casa. In moltissime case entreranno delle Smart Tv già predisposte alla visione di app e contenuti in streaming e ciò avvicinerà molti italiani a questo tipo di servizi. Tornando alla tua domanda, resto convinto che la miglior soluzione di backup, tenendo presenti le peculiarità del territorio italiano, sia il satellite. Non è un caso se attualmente siano attive circa 6 milioni di tessere a Tivùsat, la piattaforma satellitare che permette la visione dei canali dtt nei luoghi non raggiunti dal segnale terrestre.

                                                                                                                                                                                                       ***


Parallelamente ai vari sistemi di trasmissione si è diffuso il fenomeno della pirateria. Vi è la volontà di combatterla? Quali sono i mezzi più concreti, se ne esistono, per contrastarla?

Nel libro ho dedicato un intero capitolo alla questione. La pirateria è come il doping nello sport: esiste da sempre e si affina sempre più. Sicuramente negli anni sono stati fatti alcuni passi in avanti e sono state adottate alcune misure legislative per frenarla. Il problema principale, tuttavia, è legato a due elementi. Il primo è tecnico-legale: non è facile bloccare tempestivamente i canali pirata o scovare le centrali dei famosi pezzotti. Meglio, si può anche fare, ma occorrono risorse economiche, persone e supporto dell’autorità giudiziaria e delle società Tlc. L’altro elemento è culturale, di approccio alla Pay-Tv. Anche se costasse meno ci sarebbero comunque centinaia di migliaia di persone che cercherebbero di vedere l’evento gratis (le scuse per non pagare sono spesso esilaranti e tirano in ballo anche l’antipatia per questo o quel telecronista). La Pay-Tv, come da definizione di Rino Tommasi, non è altro che la prosecuzione delle arene sportive. Piratare un evento sportivo corrisponde a entrare allo stadio senza biglietto. La Pay-Tv non è un diritto sancito in Costituzione, ma un bene/servizio voluttuario che le persone decidono liberamente – in base a priorità, interessi e disponibilità economica – di possedere o meno. Piratare un evento corrisponde ad evadere le tasse, con la differenza che nel primo caso si danneggia lo stesso mondo sportivo di cui si è appassionati, oltre che tutto l’indotto.
                                                                                                                                                                                                         ***

DAZN ha una narrazione essenziale dell’evento sportivo. Format senza prepartita, niente studio post gara. Domande agli allenatori, analisi basiche. Il trend per il futuro vedrà un racconto sportivo più asciutto?

Penso che la direzione sia quella, soprattutto tenendo conto del modo di vivere ai tempi dei social. Voglio dire che la fruizione di contenuti è sempre più veloce e “distratta”. Consumiamo tutto in modo vorace, passando da una chat a un social, da un video a una notizia. Così, venendo all’ambito sportivo, sono ormai superati i tempi degli approfondimenti domenicali post-partita (tipo Controcampo vs Domenica Sportiva). Un po’ per il campionato sempre più diluito tra venerdì e lunedì, ma soprattutto perché le persone preferiscono interagire direttamente, dire la loro su Twitter, Facebook, Twitch, ecc. Anche chi produce contenuti video-televisivi si sta adeguando a questa tendenza, anche se esistono ancora programmi di approfondimento in grado di catturare l’attenzione del pubblico, soprattutto se gli ospiti sono percepiti come autorevoli. Penso ad esempio ad alcuni post-partita di Sky che, tra l’altro, ottengono anche buoni dati a livello di ascolti. DAZN ha scelto una strada diversa, molto asciutta ed essenziale, creando dei format in stile “social” durante la settimana. Non mi dispiace, anche se a volte sarebbe bello approfondire maggiormente alcuni aspetti tecnico-tattici, considerata anche la preparazione di alcuni commentatori (Balzaretti, Cravero, Guidolin, Tiribocchi, Marcolin per citare i primi che mi vengono in mente).

                                                                                                                                                                                                           ***

Amazon con la Champions League si è affacciata allo sport in diretta. Dobbiamo pensare che nuovi soggetti si inseriranno a fianco dei broadcaster puri? Netflix vorrà partecipare alla golosa fetta dei ricavi da sport?

Qui dobbiamo ragionare in termini più “alti” rispetto a quelli meramente sportivi, che ci interessano direttamente. Colossi mondiali come Amazon, Netflix, Disney guardano allo sport in diretta come potenziale strumento di arricchimento della loro offerta e non come business primario (come ad esempio DAZN). La stessa Amazon Prime utilizza determinati eventi sportivi – diversi in base a gusti e seguito nei diversi Paesi – ai fini del suo core business. Non a caso in Inghilterra, Amazon ha registrato il più elevato tasso di crescita delle iscrizioni al servizio Prime in occasione della trasmissione in esclusiva del Boxing Day 2019. Penso che anche altri operatori OTT non prettamente sportivi potranno investire nel calcio o in altri eventi sportivi, ma in modo mirato e opportunistico. Questo, in realtà, potrebbe complicare ulteriormente le cose agli appassionati tele-dipendenti, costretti a sottoscrivere diversi mini-abbonamenti per vedere i vari eventi sportivi.

                                                                                                                                                                                                           ***

La Rai si è aggiudicata il Mondiale invernale nel 2022. Ad oggi in esclusiva. Come si inserisce nel discorso della specializzazione e delle nuove frontiere una tv di Stato, che pare essere modello antico nella proposta giornalistica e nel mezzo del digitale terrestre?

Il discorso Rai & sport meriterebbe una risposta molto lunga. Mi limito a dire che, purtroppo, fino a quando la Rai sarà soggetta alle influenze della politica e non sarà una vera e propria società video-televisiva privata, difficilmente vedremo dei miglioramenti, anche in ambito sportivo. Le uniche novità di rilievo degli ultimi anni riguardano Rai.tv, un servizio talvolta sottovalutato ma ricchissimo di contenuti grazie al fantastico archivio di cui dispone la Rai. A livello sportivo il canale 57 è rimasto immutato nel tempo, poco riconoscibile, con un palinsesto non certo accattivante. Lo sport sui canali generalisti è come sempre compresso dalla poca flessibilità dei palinsesti e anche a livello giornalistico non ci sono state novità significative. Si è parlato molto di questi diritti di Qatar 2022, ma in linea di massima, con l’Italia che dovrebbe qualificarsi senza problemi, la Tv di Stato è in pratica obbligata ad acquistare i diritti della competizione (le partite dell’Italia ai Mondiali devono andare in chiaro per legge). Dopodiché, per rientrare dall’investimento, Viale Mazzini cederà molto probabilmente i diritti delle partite considerate “seconde scelte” alla miglior offerente in ambito pay. In generale, al netto dei limiti “politici” di cui sopra, mi auguro un grande progetto di cambiamento e innovazione nel medio periodo in vista di Milano-Cortina 2026: idee chiare sui diritti, valorizzazione in chiave sportiva dello streaming Rai.Tv e del canale 57, maggior presenza dello sport sui canali generalisti, svecchiamento dei format a livello giornalistico.

                                                                                                                                                                                                            ***

In Italia i canali tematici delle squadre di calcio non hanno riscosso consensi e grandi cifre di abbonati. L’unico è probabilmente Milan Channel. Quali sono le cause? Proposte modeste o pubblico italiano non adatto a certi tipi di reti?

Effettivamente, andando a ripercorrere la storia dei canali tematici a pagamento, nessuno ha mai ottenuto risultati di rilievo e praticamente tutti, nel corso degli anni, hanno cambiato impostazione, tipo di distribuzione e tecnologia (canale free, opzionale, via satellite, via dtt, web-tv). Il caso della Juventus è emblematico delle diverse strade adottate. Il problema secondo me è che ai tifosi interessa principalmente la partita, mentre tutti i contenuti di contorno (interviste, approfondimenti, analisi) sono presenti in modo massiccio sulle Tv private locali o su siti e canali social. Per questo, la fascia di contenuti premium che può offrire un canale tematico è limitata (filmati storici, qualche allenamento non top-secret, qualche intervista esclusiva che, tuttavia, nel giro di pochi minuti è già rilanciata da siti e social) e il numero di tifosi disposti a pagare un extra per questi servizi è inevitabilmente ridotto. Dopodiché, ogni realtà calcistica, anche in base alle caratteristiche dell’ambiente e al bacino di tifosi, è diversa e di conseguenza ogni canale tematico presenta delle caratteristiche peculiari. Ti posso fare l’esempio di Udinese Tv che negli anni è passata da web-tv a canale tematico sportivo sul digitale terrestre a, ed è la situazione attuale, canale “generalista” che oltre alle vicende della squadra friulana si occupa in modo ampio di informazione locale, con una redazione ad hoc.
                                                                                                                                                                                                                ***
Una collaborazione DAZN Sky, alcune partite in condivisione, o un concambio parziale o totale, Champions per campionato, è da escludere?

Al momento appare molto difficile, anche tenendo conto del recente ricorso presentato da Sky in Tribunale contro l’assegnazione dei diritti a DAZN. Occorrerà vedere anche come evolverà la situazione in Lega (ci sono forti tensioni sulla figura del presidente Dal Pino), come andrà a finire il secondo bando riguardanti le 3 partite rimanenti e capire se DAZN riuscirà a garantire una copertura senza intoppi da qui ad agosto. Sky sta ridimensionando il proprio organico e con i soldi risparmiati per i diritti Serie A potrebbe comunque essere l’operatore pay di riferimento, soprattutto in chiave “aggregatore di contenuti sportivi”. Il problema riguarda quanti abbonati perderà senza la Serie A in esclusiva. Da qui a luglio, quando i broadcaster presenteranno le loro offerte commerciali, la strada è ancora lunga e il mio consiglio a tutti gli appassionati è di aspettare il periodo estivo per capire come si concluderà questa partita.

                                                                                                                                                                                                                 ***

Terminiamo più prosaicamente con la vil moneta. L’offerta economica di DAZN è adeguata al valore attuale del nostro campionato? Seppur coadiuvati da Tim, siamo certi di non cadere nel flop come MediaPro in Francia? Il popolo delle tv, in base al nulla, ha già emesso il verdetto che 29,90 sarà il prezzo base per la Serie A. Non abbiamo la palla di vetro e non siamo il loro amministratore delegato ma la possiamo ritenere una tariffa verosimile?

Difficile dire se via sia corrispondenza tra valore della Serie A e offerta DAZN-TIM. Spesso siamo i primi critici del nostro campionato, a volte anche in modo eccessivo, però i numeri di Sky, DAZN e del calcio in chiaro dimostrano come il calcio sia sempre molto seguito, al netto di problemi atavici e gioco non sempre spettacolare (in questo senso sarebbe bello che gli arbitri lasciassero maggiormente correre i contatti e che i giocatori la smettessero con finti infortuni e scene che interrompono ritmo e gioco). Il paragone con quanto successo con MediaPro in Francia è calzante e, se mi permetti, i padroni del calcio italiano, volendo massimizzare al solito le entrate da diritti televisivi, non si interessano troppo dei loro primi “clienti”, cioè noi appassionati e tifosi. Per quanto riguarda il prezzo dell’abbonamento a DAZN per la prossima stagione, diciamo che il popolo delle Tv non è andato lontano dalla realtà delle cose. Il costo di 29,99€ al mese per la Serie A è quello suggerito dalla stessa Lega A per non vedere “svalutato” il suo prodotto. È una cifra che compare, nero su bianco, nelle linee guida del bando dei diritti Tv. Alla fine, grazie a offerte e promozioni, potrebbe essere leggermente inferiore, ma non di molto. Insomma, il calcio in esclusiva via streaming non costerà molto meno di quello via satellite o via dtt, anzi. Anche perché, per chi desidererà seguire tutte le competizioni calcistiche, a questo abbonamento sarà necessario aggiungerne un secondo (Amazon Prime e Sky o Mediaset che si è assicurata i diritti streaming della Champions).

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