Tactical Point

L’APPRENDISTA STREGONE

Il titolo può essere forte, eppure ripassando a mente fredda i vari momenti della stagione juventina non si riesce a fare a meno di chiedersi, più e più volte: “ma perché?”.

Fin dall’annuncio della panchina a Mr. Pirlo, alla sua prima avventura in assoluto come allenatore, le domande sono state tante, tantissime, e di volta in volta accompagnate da stupore, curiosità, sorpresa (non necessariamente in quest’ordine). Un genere di sorprese che però dal mese di febbraio, ovvero quando le stagioni entrano nel vivo e i nodi vengono al pettine, si è trasformato in delusione, rabbia e senso di impotenza nel vedere prestazioni sconcertanti, spesso figlie di idee che non sono sembrate frutto di ragionamenti precisi, bensì figlie di “intuizioni” estemporanee.

L’ultima l’abbiamo osservata a Firenze, campo storicamente ostico per i colori bianconeri e dove si giungeva dopo la incredibile debacle prenatalizia. A distanza di 48 ore ancora riusciamo a trovare un motivo plausibile per aver scelto di stravolgere (per l’ennesima volta) la formazione iniziale: se il mese di aprile ci stava presentando che una Juventus disposta con un ordinato 4-4-2 aveva iniziato a prendere una certa forma, risulta incomprensibile il presentarsi al Franchi con un 3-4-1-2 che in un sol colpo cancellava quanto di buono visto prima, e per di più non aveva alcuna possibilità di proporre qualcosa di nuovo e interessante. Smontare la catena di destra Danilo-Cuadrado, proporre una mediana inedita e con Ramsey totalmente fuori ruolo (per l’ennesima volta, e ormai si può dire che il gallese è perso al pari di Bernardeschi), riproporre il duo-utopia Ronaldo/Dybala senza un riferimento davanti: tutte mosse azzardate e che, tutte assieme, hanno servito l’imbarazzante spettacolo del primo tempo.


Ci si chiede, a questo punto: ma l’idea di calcio di Andrea Pirlo, qual è? Qual è la formazione tipo di questa Juventus 2020-21? E soprattutto: si è riuscito a capire, plasmare e far rendere la rosa a disposizione? Più che le domande, si ha paura delle risposte, che purtroppo suonano come impietose per il tecnico bresciano.

Ora si va a Udine, campo di dolci ricordi di maggio, aggrappati all’ultimo vagone del treno Champions League: confidiamo certamente nel rientro di Chiesa dal primo minuto, nel recupero fisico dei vari Danilo e McKennie, ma soprattutto speriamo di vedere in campo una formazione figlia della logica consequenziale e non delle alchimie da apprendista stregone, che magari volevano accendere la scintilla della stagione juventina, ma ad oggi rischiano di bruciarla completamente.

 #finoallafine

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