#RawDiamonds

#RawDiamonds: Maarten Vandevoort

Maarten Vandevoort in Youth League.

Il talento è un qualcosa di affascinante e pauroso allo stesso tempo.

Se ci pensate bene ognuno di noi potrebbe avere nascosti all’interno di se geni che codificano una abilità superiore, ma che non conosciamo per il semplice fatto che non abbiamo mai coltivato, messo alla prova o anche solo utilizzato queste qualità.

Fra noi potrebbe nascondersi un piccolo genio degli origami, un golfista provetto o un talentuoso mastro birraio, ma costui potrebbe non saperlo mai.

Perché il talento prima che venire coltivato deve essere scovato, portato allo scoperto e cosa può funzionare meglio che l’esempio?

Ecco allora spiegati fenomeni assurdi come due dei centravanti più forti di questo inizio secolo nati nello stesso sperduto pueblo uruguayo.

Questo stesso esempio lo possiamo trovare nella storia che andiamo a conoscere oggi, quella di Maarten Vandevoort, giovanissimo portiere del Genk e vicino di casa di Simon Mignolet, portiere con una buona carriera alle spalle fra Belgio ed Inghilterra, dove ha vestito anche la maglia del Liverpool.

Quando il tuo vicino di casa è uno dei tuoi idoli può spronarti a raggiungere il massimo del tuo potenziale ed e questa la storia del numero 26 del Genk.

Biografia

Maarten Vandevoort nasce a Brustem, piccolo sobborgo di Sint Truiden nel Limburgo. Viene al mondo il 26 febbraio 2002.

Gonfalone di Sint Truiden.

Inizia a giocare da giovanissimo con il club locale il VV Brustem C. Successivamente si trasferisce in una società più grande, il Sint Truidense, dove viene messo sott’occhio dagli osservatori del Genk che lo ingaggiano nel 2011 a soli nove anni.

KRC Genk , soprannominati “I Puffi”.

I De Smurfen sono senza dubbio uno dei club più importanti del paese, con una solida tradizione a livello di vivaio. Basti pensare che negli ultimi anni dalla cantera del club dei puffi sono usciti calciatori del calibro di: De Bruyne, Courtois, Praet, Castagne, Benteke e Casteels.

L’attenzione al settore giovanile è decisamente uno dei tratti distintivi del club bianco azzurro dove infatti il talento di Maarten viene notato e posto sotto l’ala protettrice di Guy Martens, noto preparatore dei portieri che stravede per il ragazzo che nonostante i soli quindici anni di età non sfigura a fianco di portieri ultra trentenni.

È su suo suggerimento che l’allenatore Philippe Clement lo convoca per il ritiro invernale della prima squadra nel 2018, iniziando a far sentire aria di calcio dei grandi al giovane Vandervoort.

Non passerà molto tempo che il ragazzo di Brustem inizi ad assaggiare il campo con la prima squadra.

Vandevoort festeggia il titolo nazionale 18/19.

Il 24 settembre 2019 scende in campo da titolare contro il Ksk Renaix, nella gara vinta 0-3 nella Coppa del Belgio.

Il piano probabilmente è quello di far scendere in campo il giovane portiere in qualche sfida di contorno in coppa e campionato, per temprarlo poco a poco, ma l’infortunio del titolare Vukovic rende il posto da portiere vacante in una fase delicata della stagione, con grossi problemi di risultati. L’allenatore, il tedesco Wolf, però compie una scelta controcorrente.

Non manda in campo il dodicesimo uomo, ma punta su Vandevoort sia nella delicata sfida di campionato con il Cercle Bruges che nella gara di Champions League in casa del Napoli.

La sfida della Pro League viene vinta dal Genk per 2-1, ma a Napoli le cose non finiscono così bene.

Maarten scende in campo dal primo minuto al San Paolo, stabilendo il record di precocità per la competizione, ma il risultato è una Caporetto.

Un perentorio 4-0 dei partenopei lascia pochi dubbi sulla differenza di valori fra le due compagini, ma Vandevoort non aiuta di certo i belgi con un pachidermico errore che sblocca la gara.

Vandevoort esce in ritardo su Callejón causando il rigore del 3-0.

Il giovane portiere tenta una improbabile dribbling su Mertens e Milik, con il polacco che insacca facilmente. Non finisce qui la serata nera perché Milik avrà pure l’opportunità di mettere a segno la sua tripletta grazie ad un rigore provocato dall’estremo difensore belga su Callejón, a causa di una uscita incerta.

Insomma un contraccolpo emotivo in diretta mondiale da stendere un cavallo, vista la pessima prestazione all’esordio nel massimo palcoscenico continentale.

Invece Maarten viene protetto dalla società che lo affida un portiere esperto come l’australiano Vukovic, cercando di dissipare la pressione sul ragazzo.

Vandevoort risponde in maniera esemplare.

Abbassa la testa e si concentra sul lavoro in allenamento, dimostrando netti miglioramenti nei fondamentali ed una ritrovata serenità e concentrazione.

A gennaio 2021 la società lascia scadere il contratto del numero 1 australiano preso per fare da tutor al nativo di Brustem e si affida in maniera definitiva al 26 dalla chioma fluente.

Maarten Vandevoort.

Le risposte sono più che positive, con buone prestazioni ed una sicurezza che riportano il livello di attenzione sul portierino ai livelli precedenti l’incidente del San Paolo.

In effetti negli ultimi mesi le voci di interesse da parte di club di alto livello come Liverpool, Roma e anche la Juventus.

A quanto pare Vandevoort rappresenta l’erede della solida tradizione belga in materia di portieri, collezionando già svariate presenze fra le selezioni giovanili, con U15, U16, U17 e U19.

Un giovanissimo Vandevoort con la maglia del Belgio.

Caratteristiche tecniche

Portiere di buona struttura fisica, 189 centimetri, anche se muscolarmente ancora leggero, Maarten non ha la potenza fisica di altri colleghi, anche a causa della giovane età, anche se può contare su una eccellente reattività, tanto di piedi che di mani.

La prontezza e la capacità di scendere bene a terra a dispetto della stazza con velocità sono caratteristiche eccellenti e prominenti del numero 26 del Genk.

Maarten scende a terra molto velocemente,nonostante la statura.

Questi tratti, uniti ad un certo coraggio, lo rendono un ottimo portiere nel fondamentale delle uscite a terra, dove eccelle, e dell’uno contro uno con gli avanti nemici, situazione agonistica in chi si esprime con ottime capacità.

Se nelle uscite basse sa essere un fattore importante, deve crescere nelle uscite alte in cui pecca per tempismo, tecnica e scelte, tendendo ad essere eccessivamente prudente e conservativo, sebbene siano evidenti i miglioramenti nelle ultime due stagioni.

Fra i pali è reattivo, in grado di rispondere rapidamente a quanto accade in campo, anche se talvolta pare poco presente a quanto succede sul campo di gioco, recuperando la posizione solo all’ultimo.

Concentrazione per evitare questo genere di espressione.

La concentrazione è certamente un tratto da migliorare, è chiaro che il ruolo di portiere non può prescindere da una costante attenzione al gioco, con la capacità di osservare e precedere lo svolgimento dell’azione. Si tratta di una capacità che può migliorare con l’esperienza e con le partite.

Personalità e uso dei piedi sono caratteristiche necessarie per l’interpretazione moderna del ruolo e a Maarten la prima non fa difetto.

Leader vocale.

Si sa far sentire con i compagni, guida e alza la voce senza problemi anche con compagni del doppio della sua età.

Con i piedi sta crescendo, errori come quello del San Paolo si spera facciano parte del passato, ma è pur vero che anche nella papera stava cercando di dimostrare le sue capacità, tentando di dribblare Mertens e Milik. Non una gran idea, ma sintomo di fiducia in se stessi, condita da un poco di follia, che si dice sia tipica degli estremi difensori.

Evoluzione

Storicamente il ruolo del portiere tende ad essere affidato sempre o quasi ad elementi di esperienza comprovata, affidabilità e forza mentale.

Sono tutti elementi che di solito frenano l’uso di teenager fra i pali, perciò quando un adolescente si afferma così precocemente in questo ruolo si tende a pensare che sia un mezzo fenomeno.

Crescita fisica e tecnica evidente negli ultimi mesi.

Nel caso di Vandevoort stiamo osservando un diciannovenne con enormi qualità disimpegnarsi con discreto successo nella massima serie belga. Dopo l’intervento chirurgico al gomito che lo ha tenuto fuori per l’inizio di stagione si è preso la titolarità, con prestazioni sicure e affidabili, con il Genk al quarto posto, qualificato al Gruppo Scudetto della ProLegue.

Vandevoort sta sicuramente crescendo e migliorando in alcune delle pecche che nella sua breve carriera ha dimostrato.

Resta un portiere molto essenziale nello stile, composto, ottimo e coraggioso nelle uscite basse, che sta cercando di crescere nella leadership di guida del reparto arretrato, nella sicurezza della gestione della sfera con i piedi ed in impostazione e limando qualche imperfezione tecnica del suo stare fra i pali.

Le respinte talvolta poco pulite e stilisticamente rivedibili stanno via via diminuendo, la sicurezza nelle uscite alte cresce e l’impressione è che il lavoro in allenamento stia pagando.

Vandevoort pare essere un eccellente lavoratore.

A dispetto della precocità Maarten non è, a mio avviso, un predestinato come lo fu Buffon o come lo e Donnarumma ora, ma resta un elemento di grande valore tecnico, in grado di applicarsi molto diligentemente nel formare le proprie capacità e credo che questo talvolta sia più importante che il mero talento, sopratutto in un ruolo come quello del portiere dove l’aspetto mentale è ancor più fondamentale rispetto ad altre sfaccettature del gioco.

Difficilmente il suo futuro sarà ancora a lungo con il Genk, ma, pur con le voci di trasferimento che si rincorrono, fossi in lui non avrei fretta di lanciarmi in una nuova avventura, per lo meno nella prossima stagione.

Un anno di titolarità, dove poter difendere la porta del club belga in modo continuativo e senza le pressioni di un ambiente nuovo e sconosciuto potrebbe essere più che benefico per il numero 26, che certamente può ambire a vestire i guantoni dei club più importanti d’Europa, ma che non deve bruciarsi per la troppa fretta di arrivare.

Vestito in bianconero

Molti parlano del peso della maglia numero 10 della Juventus, ma pochi pensano alla responsabilità che comporta vestire la numero 1 del club bianconero, da sempre affidata ai massimi interpreti mondiali del ruolo.

A Torino portieri provenienti dal Benelux con un Van der qualcosa nel cognome. On hanno certo lasciato un bel ricordo, nonostante le chiare qualità tecniche ed umane dimostrate prima e dopo con altre maglie.

In questo senso l’interesse bianconero per il giovane belga è quasi un dejavú di quello che a suo tempo l’epopea di Edwin Van der Saar, portiere a cui rassomiglia fra l’altro.

Vandevoort para un rigore al Sint Truiden.

L’olandese venne chiamato a sostituire un numero 1 solido, concreto e vincente come Peruzzi, trovandosi bersagliato dalla sfortuna e dallo scetticismo. Inutile ricordare come la sua avventura a Torino fu un fiasco completo e la dirigenza dell’epoca cercò di porre rimedio acquistando il miglior numero uno di sempre per non avere dubbi, Gigi Buffon ndr.

Riscaldamento.

La Juventus ha in Szczesny un valido portiere, magari non sempre fenomenale, ma concreto e solido. Il polacco però è pure candidato all’ingrato compito di plusvalenza visto il suo buon valore di mercato, età ancora appetibile e basso valore a bilancio. Una sua uscita significherebbe poter puntare sul “Buffon” dei nostri tempi, quel Gigio Donnarumma più volte dato per promesso sposo della Vecchia Signora.

Operazione costosa e legata ai risultati sportivi dell’annata in corso che non promettono bene.

Una seconda opzione per la porta juventina sarebbe quella ventilata da alcune voci che darebbero Wojchiech Szczesny restare a Torino e far da chioccia al giovane Vandervoort, con il belga a crescere da dodicesimo uomo di lusso.

Una idea senza dubbio intrigante, anche se non so quanto percorribile, ma che pare sia venuta anche al Liverpool che visto i continui acciacchi di Allison vuole cautelarsi con un secondo portiere di valore e di prospettiva, mentre la Roma sembra voler consegnare al ragazzo la titolarità dopo la brutta esperienza con Pau Lopez.

Conclusione

Maarten Vandevoort appartiene senza dubbio al meglio che la sua generazione sembra offrire oggi nel ruolo di portiere.

Ha saputo recuperare da una serata terribile all’esordio in Champions che avrebbe potuto stroncare la sua carriera a livello mentale. Il dribbling goffamente sbagliato sulla linea di porta sembrava ricordare la poderosa schiacciata di Vince Carter su Frederic Weiss, centro francese scelto da NY la cui carriera si concluse praticamente dopo quella giocata.

Invece il giovane belga si è fatto carico di quella serata da incubo e ha iniziato a costruire con costanza ed abnegazione per farsi trovare pronto quando il momento fosse stato opportuno.

È così è stato, grazie anche ad una dirigenza avveduta ed intelligente che ha saputo non dilapidare un patrimonio tecnico del Genk.

Oggi il classe 2002 è in rampa di lancio, pronto a salire di livello, con il talento, ma sopratutto con il lavoro.

Risulta difficile fare una previsione di carriera per qualsiasi diciannovenne, molto di più se si parla di estremi difensori, ma se mi posso permettere un consiglio meglio imparare a scrivere bene il suo cognome, lo sentiremo spesso negli anni a venire.

Maarten Vandevoort.

Stefano Follador

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...