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The Super League: una rivoluzione epocale?

Il calcio, lo sport, la società e il mondo cambiano costantemente con il passare del tempo, che piaccia o meno, che sia giusto o sbagliato. Per Ernst Jünger, filosofo teutonico, l’evoluzione è molto più importante del vivere.

Una delle caratteristiche che distingue questo secolo da quello passato è relativa alla straordinaria velocità con cui si verificano i mutamenti sociali ed economici.

La rapidità di tali cambiamenti ha origine nel passaggio dalla società pre-industriale a quella industrializzata, che ha determinato una rivoluzione produttiva, rendendo il sistema economico-sociale dinamico e instabile con conseguenze visibili in tutti gli altri ambiti della società e con la retorica dell’innovazione sostituita a quella del welfare. Oggi viviamo in un era globalizzata al quadrato, con nuovi valori, nuovi servizi, una società multietnica e variegata con differenti visioni del mondo e un’immensa pluralità di interessi in gioco.

E il calcio, con il passare degli anni, ha sempre più ricoperto un ruolo di notevole importanza nella vita dell’uomo, diventando un’autentica espressione della società e forse della natura umana; non viene più trattato solo come uno sport, è molto di più. La sua evoluzione va di pari passo con quella umana e proprio in queste ore abbiamo assistito a un altro tassello di questa continua trasformazione.

La notte tra domenica 19 e lunedì 20 aprile 2021 potrebbe essere ricordata come “La notte che stravolse il calcio“. Nel giro di poche ore il website official delle varie squadre coinvolte ha dato luce ad una serie di comunicati, pressoché uguali, atti a validare i rumors delle ore precedenti.

È tutto vero, le squadre più prestigiose d’Europa hanno deciso di costituire un campionato europeo che dovrebbe affiancarsi a quelli nazionali. L’idea di creare una Superlega parzialmente o totalmente chiusa tra i migliori club in Europa esiste almeno dal 1998, senza mai cambiare troppo la propria forma, ora sembra finalmente arrivato il momento.

Joel Glazer, co-presidente del Manchester United e vicepresidente della Super League, ha dichiarato:

“Riunendo i migliori club e giocatori del mondo per affrontarsi a vicenda per tutta la stagione, la Super League aprirà un nuovo capitolo per il calcio europeo, garantendo competizioni e strutture di livello mondiale e un maggiore sostegno finanziario per la piramide calcistica più ampia”.

Un cambiamento epocale che rischia di far saltare in aria gli equilibri e i rapporti, nel bene o nel male, tra società e organizzazioni.

Chi partecipa?

La Super League è una nuova competizione europea tra 20 club che comprendono 15 club fondatori e 5 qualificati(o invitati) annualmente. Ci saranno due gironi composti da 10 squadre ciascuno, che giocheranno sia in casa che in trasferta. Questa super lega, riunendo i migliori club e i migliori giocatori al mondo, “riuscirà ad offrire un’emozione e un coinvolgimento mai visti prima nel calcio”.

I dodici club fondatori della Super League sono Liverpool, Manchester City, Chelsea, Arsenal, Tottenham, Manchester United (della Premier League inglese) Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid (della Liga spagnola), Juventus, Inter e Milan (della Serie A italiana). Ne mancano tre, che saranno probabilmente annunciati a breve; al momento, secondo Perez, non hanno ancora parlato con le tedesche, Bayern Monaco e Borussia Dortmund; non ancora invitato il PSG (per i più maliziosi in “debito” verso l’uefa, o per altre vicende politiche).

I 12 club “fondatori” che hanno già comunicato la loro presenza

Dopo la fase a Gironi, 8 squadre si qualificheranno per un torneo ad eliminazione diretta, giocando sempre in casa ed in trasferta fino alla finale in gara secca. Le prime tre di ogni girone accedono alla fase finale, quarta e quinta di ogni girone vanno allo spareggio. Le partite verranno giocante durante la settimana, presumibilmente sullo schema dell’attuale Champions Legue. L’idea è quella di partire subito, ad agosto 2021.

I 15 club fondatori parteciperanno ogni anno e non potranno “retrocedere”, più o meno come succede nei principali campionati professionistici degli sport statunitensi, come la NBA per il basket o l’NFL per il football, ma anche per l’Eurolega. Una competizione elitaria, chiusa e privata.

Cosa cambia rispetto alla Champions Legue?

Al netto di nuove riforme, già previste, l’attuale format della coppa dalle grandi orecchie prevede 32 partecipanti, 26 qualificate di diritto e 6 tramite qualificazioni negli spareggi. La Super Legue, come detto, prevede 20 squadre partecipanti.

La Champions vede 8 gironi da quattro squadre, con sedici squadre alle fasi finali, il doppio della Super League.

In Super League quindici squadre su venti partecipano per diritto e non per merito, senza alcun vincolo legato alla posizione nel proprio campionato nazionale, come accade con la Champions.

Al momento le squadre che disputano la Champions League giocano un minimo di 6 partite e un massimo di 13 per chi arriva in finale. Nella Super League tutte le squadre partecipanti giocherebbero un minimo di 18 partite e un massimo di 25, per chi arriva in finale passando dai playoff.

Pecunia non olet

Secondo il Wall Street Journal al momento i diritti televisivi e commerciali del calcio professionistico valgono 2,75 miliardi di euro all’anno. L’organo direttivo della Super League promette di distribuire 3,5 miliardi di euro come finanziamento una tantum ai 15 club fondatori, ottenuti con un prestito dalla banca JPMorgan in cambio di una parte dei proventi iniziali.

Questi 3 miliardi e mezzo porteranno circa 230 milioni ai 15 fondatori (per ora hanno aderito in 12); guardiamo la Champions di quest’anno: la cifra disponibile da distribuire alle 32 squadre partecipanti (che saranno 36 dal 2024, con aumento di partite minime garantite) è di 2 miliardi circa, poco più di 60 milioni per squadra. Per gli anni successivi, nei comunicati c’è solo una stima: 10 miliardi di euro “durante il corso del periodo iniziale di impegno dei club”, ma non si specifica di quanti anni si parli. Poco? Tanto?

A sentire Financial Times, Gli organizzatori della Super League hanno tenuto le prime discussioni con le emittenti riguardo la competizione cercando di assicurarsi accordi con società del calibro di Amazon, Facebook, Disney e Sky, di proprietà di Comcast, che potrebbero aumentare i ricavi annuali sino 4 miliardi di euro all’anno. Questo è circa il doppio dell’importo guadagnato dalla Champions League, la massima competizione annuale per club del continente.  La convinzione che tali proiezioni siano realistiche è dovuta al fatto che le 200 nuove partite europee all’anno saranno giocate infrasettimanalmente e presenteranno solo le migliori squadre del mondo che hanno una fanbase globale. Il pagamento iniziale non dovrebbe essere considerato come un “bonus di benvenuto”, ma invece è un anticipo sui ricavi futuri che dovrà essere rimborsato se un club sceglie di lasciare la competizione. I 15 membri permanenti della lega saranno congiuntamente proprietari di una società di nuova costituzione in Spagna che condividerà tutti i futuri diritti di media e sponsorizzazione derivati dalla competizione. Anas Laghrari, un banchiere della società di consulenza spagnola Key Capital, è stato nominato segretario generale della Super League. Ha stretti legami con il presidente del Real Madrid, Florentino Pérez, che è stato nominato presidente della competizione ed è la forza trainante della lega, mentre i vicepresidenti saranno Andrea Agnelli, presidente della Juventus, e Joel Glazer, co-presidente del Manchester United.

Proprio Agnelli, qualche anno fa, disse “la Champions vale 1,5 miliardi di diritti tv contro i quasi 7 della NFL, nonostante le ricerche dicano che su 2 miliardi di sportivi nel mondo, 1,6 sono tifosi di calcio e soltanto 150 milioni di football americano“.

A sentire Florentino Pérez, il tutto assumerà una forma piramidale con i grandi club che avranno più denaro da investire, comprando giocatori, attivando il mercato. “Se i grandi club perdono il denaro come sta succedendo, si blocca tutto il sistema del calcio. Con la Champions League chi sta vincendo?”

Non sarebbe da escludere, tuttavia, la creazione di una piattaforma televisiva privata.

Secondo i primi studi delle banche d’affari, la nuova competizione potrebbe “attrarre maggiori diritti tv rispetto alla Champions”, oltre a dividerli solo fra 20 club al massimo, scrive Intesa; e gli altri incassi (biglietti, sponsorizzazioni, merchandising) potrebbero registrare una impennata. “La Super League ridurrebbe la volatilità dei ricavi, visto che la partecipazione non sarebbe legata al raggiungimento della performance sportiva nel campionato nazionale“, sottolineano da Kepler. Un tesoro più grande da dividere in pochissimi, senza incertezza sulla partecipazione.

È evidente che su tutte ci sia una questione di soldi. I 15 club fondatori sono aziende che fatturano centinaia di milioni di euro ogni anno, e hanno la tendenza naturale a massimizzare i profitti. Motivazioni che ben si sposerebbero con “Money“, celebre bravo dei Pink Floyd, un’ironica critica all’eccessivo attaccamento al denaro, uno dei “lati oscuri” della natura umana, in cui si narra l’opinione comune che il denaro sia la radice di tutti i mali odierni ma allo stesso tempo nessuno è mai davvero disposto a privarsene.

Va detto che la pandemia, in un periodo di enormi difficoltà economiche, potrebbe aver accelerato i tempi e convinto maggiormente i club, desiderosi di rimediare alle consistenti perdite delle ultime due stagioni.

Ma forse sarebbe riduttivo parlare solo di numeri, non è solo una questione di soldi ma anche di organizzazione delle competizione e di garanzie del futuro, per un calcio dove gli introiti odierni non bastano più, almeno per certi club. A detta di tali club, la uefa non è stata fin ora in grado di presentare un progetto alternativo che potesse dare la possibilità, a questi grandi club, di avvinarsi a quello che volevano e che pensano sarà il futuro. Il calcio si sta orientando verso le generazioni future, verso qualcosa di diverso in un modo differente da quello di dieci anni fa. Noi siamo stati abituati a seguire il calcio in una certa maniera , ma sta cambiando il modo di seguire il calcio, l’informazione, la dinamicità del tutto, non si sa che tipo di calcio ameranno le prossime generazione. Negli ultimi 10 anni è salito in maniera esponenziale il fatturato non solo per gli botteghini e da diritti tv ma anche per il merchandising e per un mercato molto più globalizzato.

Dall’introduzione del FFP, stagione 2011/2012, ha avuto un notevole incremento della profittabilità, passando da 1 miliardo e 700 milioni di perdite in quella stagione a oltre 700 milioni di profitto della stagione 2016/2017, la più virtuosa insieme a quella del 2017/2018. Il problema del calcio europeo è che gli stakeholder del calcio europeo sono sempre state troppo ferme sulle proprie posizioni senza riconoscere il contesto macroeconomico e l’evoluzione che sta avvenendo. In linea con l’andamento del mondo intero, il calcio è cambiato di più nell’ultimo decennio che negli ultimi sessant’anni, a sentire Andrea Sartori per KPMG Italia.

L’introduzione del FFP, l’evoluzione dei social media, l’arrivo delle piattaforme streaming hanno portato il calcio ad essere un prodotto globale. Dieci anni fa i 10 top club a livello di fatturato generavano il 30% del proprio fatturato attraverso i ricavi commerciali, oggi siamo arrivati a sfiorare il 45%. Il calcio è diventato un prodotto molto più accessibile, la grande trasformazione.

Il prospetto di una guerra su più fronti

L’annuncio della Super League ha sconvolto il mondo del calcio, un uragano che in poco tempo ha messo in discussione l’intero sistema e proprio per questo si preannuncia un’accesa battaglia, tra gli organismi del calcio, singoli club ed emittenti TV .

Con DAZN già vincitrice dell’asta per la trasmissione della serie A nel prossimo triennio, SKY che si è aggiudicata le competizioni UEFA (tra cui la nuova Europa Conference League), la presenza della Super Lega diventerebbe una mina vagante pronta ad appropriarsi della quasi totale visibilità calcistica svalutando le altre competizioni.

I club d’elitè dichiarano di voler comunque partecipare ai rispettivi campionati nazionali e di affiancare la Champions Legue, se non fosse per il durissimo comunicato congiunto della confederazione europea e dei campionati top contro l’ipotesi del nuovo torneo: “Resteremo uniti nei nostri sforzi per fermare questo cinico progetto – si legge nella nota – prenderemo in considerazione tutte le misure a nostra disposizione, a tutti i livelli, sia giudiziario che sportivo, al fine di evitare che ciò accada“, minacciando i club e i giocatori di vietargli di partecipare alle competizioni internazionali UEFA e FIFA, di conseguenza anche le convocazioni in nazionale. “Questo persistente interesse personale di pochi va avanti da troppo tempo. Il calcio si basa su competizioni aperte e meriti sportivi; non può essere altrimenti. Quando è troppo è troppo“.

Ceferin, Il presidente della Uefa, si scaglia contro il nuovo torneo: “È un progetto orribile e avido”.
Credit Foto Getty Images

Pertanto , ai club interessati sarà vietato giocare in qualsiasi altra competizione a livello nazionale, europeo o mondiale, e ai loro giocatori potrebbe essere negata l’opportunità di rappresentare le loro squadre nazionali. “Ringraziamo quei club di altri paesi, in particolare i club francese e tedesco, che si sono rifiutati di iscriversi”. Si narra, addirittura, di una maxi causa da 60 miliardi di euro da parte dell’uefa contro la Super League, con i club pronti a rispondere per tutelare i propri interessi.

Si potrebbe poi discutere sulle lamentele da parte di FIFA ed UEFA, colme di falsi moralismi e di una cantata equità mai vista nelle loro competizioni, di un mondiale da disputare a dicembre per desideri pecuniari che poco tutela diritti umani e parità, o di un Financial Fair Play gestito non nel migliore dei modi.

Il centrocampista della Norvegia Daehli esibisce la maglietta “human rights on and off the pitch” in segno di protesta, durante il riscaldamento (afp)

Ma che valore avrebbe la UEFA, la Serie A, la Premier e la Liga senza la presenza di certi club? Per questo motivo, i club ribelli, sembrano avere il coltello dalla parte del manico. Gli attuali club fondatori vantano 591 trofei e una fanbase di 1,4 miliardi di persone, brand dal valore inestimabile e un patrimonio tecnico d’alto livello.

Un elitè che distrugge il calcio?

Le reazioni non si sono fatte attendere.

Una diffusa preoccupazione è che la Super League possa aggravare il gap economico tra le squadre partecipanti e tutte le altre, con le prime che grazie ai sostanziose entrate potranno godere di una disponibilità inarrivabile rispetto alle rivali nazionali, che in molti casi già adesso faticano a stare al passo. Un progetto senz’altro affascinante, divertente, ma un pugno duro ad un calcio già troppo orientato al business, elitario e privato.

Sarebbe meraviglioso vedere partite come Bayern Monaco – PSG e Real Madrid – Liverpool, ma non ogni sera . Svanirebbe forse l’attesa e il desiderio del big match europeo, tutto potrebbe sfociare in mera abitudine.

Altri contestano la volontà di eliminare l’imprevedibilità dei risultati, base dello sport, con la presenza fissa dei fondatori, senza alcun legame con l’andamento della stagione precedente. Una soluzione che sembra perfettamente coerente con la direzione che sta prendendo il mondo, in cui è aumentata in maniera drammatica la forbice sociale tra i poveri e ricchissimi.

Le reazioni infatti non sono mancate, dai comunicati delle federazioni alle dichiarazioni, dal mondo sportivo a quello della politica. Per Walter Sabatini si ritorna al feudalesimo, per Carnevali si ucciderà la Serie A e il calcio, secondo Draghi bisogna preservare le competizioni nazionali e anche calciatori come Ozil ed Herrera hanno contestato con toni di disprezzo questa nuova lega.

Dall’altro fronte questa è invece l’unica soluzione possibile per far progredire il calcio, uno sport diventato monotono, poco competitivo e carente di spettacolarità . Il tempo darà forse le risposte, in attesa di eventuali accordi o battaglie legali. Oggi forse prevale il movimento popolare che di pancia porta gli appassionati di calcio a definirla come una riforma che segue il denaro ma non la passione. Una guerra tra amanti del calcio moderno e nostalgici romantici.

Infine, da valutare eventuali blocchi da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, e da parte dell’UE, in quanto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) stabilisce norme volte a prevenire restrizioni e distorsioni sulla concorrenza nel mercato interno. In particolare, vieta gli accordi anticoncorrenziali tra imprese e gli abusi di posizione dominante, che possono pregiudicare il commercio tra Stati membri. I club sono aziende e il calcio rappresenta pur sempre un settore.

Più simile all’Eurolega e non all’NBA

È il paragone più inflazionato all’indomani del terremoto che ha scosso il calcio europeo, di fatti molti hanno accostato la tanto discussa nuova lega con la National Basketball Association, comunemente nota come NBA, ma è veramente così? Probabilmente, in alcuni aspetti, il modello ricalca quello del campionato americano di basket, così come l’NFL, la maggiore lega professionistica nordamericana di football americano. Tuttavia, la Super Lega non andrebbe a sostituire i campionati nazionali, bensì l’attuale Champions League organizzata dalla UEFA. Negli Stati Uniti, invece, l’NBA è l’unico campionato professionistico di basket formato da 30 franchigie che non possono retrocedere, ma al massimo ‘trasferirsi’ da città in città. Inoltre, ad oggi, mancherebbe uno dei punti cardine del basket statunitense, il “Salary Cup“, certamente auspicabile anche nel calcio. Senza contare le differenze culturali di base tra America ed Europa, oltre che i diversi tratti che caratterizzano i due sport.

Piuttosto sembra più simile all’ Eurolega, la “Champions League” del basket europeo, con la Pallacanestro Olimpia Milano(l’Armani Milano) come rappresentate dell’Italia. In questo caso non è presente un sistema che garantisce un tetto salariale e la lega si basa su un sistema di “licenze” e inviti.

Conclusione

Non è chiaro se ci saranno reali ripercussioni immediate sui campionati nazionali, sui prossimi Europei di calcio e sulla fase finale della Champions League, che al momento è arrivata alle semifinali. Ad oggi sono tanti i punti interrogativi, difficile prevedere l’epilogo di tutti questi intrecci.

Una cosa è certa, inevitabilmente le cose cambiano, si evolvono in ogni ambito, calcio compreso. “Giusto” o “sbagliato” che sia, il fervore dei favorevoli e l’odio dei contrari non rientrano tra le categorie di pensiero con cui bisogna porsi di fronte alla Super Lega.

È semplicemente l’approdo fisiologico di un processo in atto ormai da tempo.

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