#RawDiamonds

#RawDiamonds: Gabriel Menino

Il pregiudizio “primermundista” spesso ci porta a pensare a realtà distanti geograficamente e culturalmente da noi come blocchi unici di stereotipi.

I giapponesi sono tutti stakanovisti, più o meno dediti a pratiche eccentriche nel privato.

Gli australiani sono un mix fra un surfista e Mister Crocodile Dundee.

E così via.

Se devo essere sincero però il paese che mi sorprende continuamente con la sua poliedricità e la sua incredibile varietà umana e culturale resta sempre il Brasile, che nel nostro immaginario può essere un Carnevale continuo sulla spiaggia, dove fra una ballerina e l’altra i ragazzotti si sfidano ad interminabili partitelle di futebol all’ombra del Cristo Redentor, ma che in realtà è un magnifico mosaico di culture ed identità diverse che si mischiano, ma che al contempo lottano per mantenere la propria unicità.

Ci sono discendenti della tratta degli schiavi con le loro tradizioni creole al nord, i veneti nello stato di Santa Caterina e del Rio Grande do Sul (nel dubbio cercate Nova Padua o Nova Bassamo). Esiste una forte comunità giapponese, i nippo-brasiliani, fra San Paolo e il Paraná, come comunità di origine tedesca sono ampiamente diffuse nel sud e sud-est del paese (Gisele Bundchen dovreste conoscerla.

Tutte queste identità sono parte fondante del paese verdeoro e nonostante siano state perseguite durante la dittatura militare restano vive e presenti.

Nessuno però può vantare una storia di oblio e persecuzione pari a quella della minoranza maggioritaria brasiliana: i nativi.

Il gruppo autoctono dei Guaraní, diffuso in Brasile, Paraguay, Bolivia, Argentina ed Uruguay, seppe resistere con coraggio alla conquista Inca, ma nulla poté all’arrivo degli europei.

Gli indigeni del Brasile furono sin dal principio della colonizzazione portoghese destinati al macello, spogliati della loro identità e schiacciati a livello culturale, economico e sociale. Cercarono rifugio nelle foreste, vessati dall’istituzione dell’encomienda, vennero massacrati durante le Guerre Guranitiche in seguito al trattato di Madrid, servirono sotto San Martin e Bolívar nelle lotte indipendentiste durante lo sfaldamento degli imperi coloniali ispanici, con la promessa, ovviamente mai mantenuta, di ricevere in cambio una terra dove potersi stabilire pacificamente.

La sofferenza dei Guaraní segue anche al giorno d’oggi con il gruppo etnico oppresso con ogni mezzo dal potere governativo ed economico, nella eterna lotta per le risorse naturali dello stato verdeoro.

La loro voce non viene quasi udita o peggio ignorata eppure molto dell’identità culturale brasiliana passa da questo popolo.

Il futebol, passione e primo amore di tutto il paese verdeoro, non è stato portato qui dagli inglesi, ma nasce come gioco tradizionale con il nome di “manga nembosarai” come ci è stato riportato dal missionario gesuita Josè Manuel Peramas (1732). I guaraní usavano una sfera di gomma che pare rimbalzasse come i palloni attuali. Il gioco da loro praticato non prevedeva punteggio, ma un estenuante possesso palla con dimostrazioni di abilità da parte dei contendenti nel mantenere il controllo della sfera in aria.

Antica palla Guaraní.

Insomma a quanto pare il calcio è parte del Brasile anche grazie alla cultura Guaraní e possiamo dirlo anche perché ad oggi il Guaraní FC risulta l’unico club dell’interno del paese in grado di conquistare il titolo nazionale sconfiggendo i giganti della costa o delle varie capitali statali, nel lontano 1978.

Il club di Campinas in un certo senso è l’erede ideale di questa parte di anima del paese, delle sue radici precolombiane e del suo passato più remoto, sebbene il nome sia in realtà dovuto ad una discutibile opera teatrale di Carlos Gomes.

Dal vivaio di questo club arriva, tramite l’ausilio dell’onnipresente Palmeiras, il profilo che andiamo a scoprire oggi: Gabriel Menino.

Biografia

Gabriel Vinicius Menino nasce il 29 settembre 2000 a Morungaba, una cittadina di origine appunto guaraní nello stato di Sao Paulo, poco distante da Campinas.

Bandiera di Morungaba

Morungaba è una Estancia Climatica, ovvero una località riconosciuta dallo stato per il suo potenziale turistico, prima del paese per indice di sostenibilità urbana.

Resta comunque un piccolo centro di 13000 anime in cui crescere ed in questo contesto come tutti i bimbi del paese a 5 anni Gabriel ha già in se il germe del futebol, innamorato della palla e instancabile nelle sue scorribande con gli amichetti.

Con l’età però cresce anche l’ambizione e Gabriel inizia a scalpitare per entrare nella scuola calcio del vicino club di Campinas il Guaraní. Nel 2013 partecipa ad un provino per il Bugre, ma non ha fortuna e viene bocciato. Evidentemente qualcuno deve essersi pentito perché dopo una settimana fu la direttiva del club bianco verde a chiamare il ragazzo chiedendogli di far parte del club.

Gabriel Menino festeggia con i genitori.

Dal 2014 al 2017 Gabriel veste la maglia del Indio Guerreiro, facendosi via via notare sempre più anche dai club più importanti del Brasile. Il Guarani, club di Serie B, cerca di offrire al ragazzo il suo primo contratto da professionista, ma non può nulla contro il richiamo del Verdao.

Il Palmeiras infatti ha notato il centrocampista di Morungaba e Gabriel ha accettato la corte del Palestra Italia con entusiasmo ed emozione, lasciando con un palmo di naso l’ex club di Campinas.

Il trasferimento a San Paolo non è cosa facile tuttavia. Il salto dovrebbe avvenire già nel 2016, ma il ragazzo non si sente pronto per un banco di prova così impegnativo e si accorda con il suo allenatore nel Guarani per restare un ulteriore anno per trasferirsi al Palmeiras nel 2017. In questi dodici mesi l’obiettivo di Menino è lavorare quanto più possibile per farsi trovare all’altezza del club più amato del Brasile e ad onor del vero sarà così.

Menino agli esordi con il Verdao.

Palmeiras e Guarani sono ormai società amiche e si scambiano ben cinque calciatori nell’operazione che porta Gabriel a cambiare di casacca. Il ragazzo inizia la sua avventura prendendo posto nell’U17, ma come ammesso dal protagonista l’impatto con i ritmi maggiori e la altissima concorrenza risultò quasi stordente sopratutto nelle frequenti convocazioni nella selezione u20.

Tuttavia basta qualche mese e Gabriel si dimostra uno dei profili più interessanti delle giovanili del Palmeiras aiutando il club a mettere le mani sul trofeo Copa do Brasil sub17.

La torcida del Verdao lo adora già per il suo stile di gioco ed impegno, ma sopratutto gode della stima del técnico Scolari che spende per lui parole di elogio molto dolci, frasi che sembrano una profezia quando pochi mesi più tardi Gabriel compie il salto definitivo in prima squadra il 25 novembre 2019.

L’esordio con la maglia de Palmeiras giunge il 22 gennaio 2020 nella gara valida per il campionato paulista contro l’Ituano.

Gabriel si guadagnerà i galloni da titolare nel campionato statale conquistato sugli arcirivali del Corinthians, diventando un elemento di estrema importanza nella trionfale conquista della Copa Libertadores 2020, conquistata in una épica finale contro l’altro rivale storico del Verdao: il Santos.

Menino abbraccia la Copa Libertadores.

È proprio la rassegna continentale a far balzare agli onori della cronaca il poliedrico numero 25 paulista. Eccellente a centrocampo, determinante da esterno a prescindere dalla fascia su cui è schierato, protagonista di una gara maiuscola nel roboante 0-3 rifilato ad un gigante del Sudamerica come il River del Muñeco Gallardo. Tutti hanno buttato l’occhio sul ragazzo dell’interior, chi per un possibile trasferimento oltreoceano (Chelsea, Liverpool, Atletico Madrid) o per offrire a Gabriel di compiere il sogno di una vita vestendo finalmente la canarinha.

Con il Brasile U20 ha collezionato 7 presenze ed una rete, ma pur venendo convocato per le qualificazioni alla Coppa del Mondo Menino non ha ancora potuto debuttare con la maglia verdeoro a causa del contagio COVID-19, ma se continuerà a giocare con questa qualità è solo una questione di tempo perché possa prendersi una casacca della nazionale a tempo pieno, grazie alla enorme stima che il coach Tite ha dimostrato di avere per lui.

Gabriel Menino con la maglia della selezione U20.

L’annata 2020 è stata la consacrazione del talento di Gabriel Menino elemento importantissimo nella rosa del Palmeiras, in grado di fornire equilibrio tattico e qualità nella costruzione della manovra in modo singolare ed interessante, con i numeri che parlano a favore del ragazzo: 27 presenze con ben sei assist nel Brasilerao, 12 presenze con 3 reti ed un assist nella vittoriosa campagna continentale, oltre a 6 gettoni con rete in finale nella Copa do Brasil conquistata sul Gremio. Il tutto con una autorevolezza, un carisma e un controllo insolito per un ventenne alla prima esperienza fra i grandi.

Foto di rito con la coppa del Campionato Paulista 2020.

Caratteristiche tecniche

La prima cosa che salta all’occhio nell’analisi are il profilo di Gabriel Menino è senza dubbio una straordinaria versatilità.

Il ragazzo è stato impiegato in diversi ruoli, mantenendo un livello di prestazioni estremamente convincente.

Nasce come difensore centrale, ma a causa di una fisicità contenuta è stato spostato negli anni a centrocampo trasformandosi con successo in un numero 8 di grande tempra difensiva, ma dalle doti tecniche tipicamente brasiliane.

Sulla falsariga di molti esempi europei nell’ultimo anno di carriera è stato utilizzato con enorme profitto come terzino destro sia in difese a 4 che in linee a 5, disimpegnandosi con buoni risultati anche lungo l’out sinistro.

Conosciamo già profili che hanno avuto una evoluzione simile, pensiamo al romano Alessandro Florenzi, ma sopratutto al tedesco Joshua Kimmich.

Le statistiche di Gabriel si sovrappongono quasi perfettamente con quelle del bavarese, sebbene sia doveroso ponderare questi dati in relazione al diverso contesto tattico e tecnico, dando una idea molto definita del tipo di calciatore che è, ma sopratutto che potrebbe diventare il numero 25 del Palmeiras.

  • Dribbling/90min : GM 4.27 vs JK 3.9
  • Corse progressive/90min: 2.67 vs 3.0
  • Cross/90min: 1.3 vs 1.4
  • Azioni difensive/90min: 8.0 vs 8.2
  • Azioni offensive/90min: 5.2 vs 5.3
  • Assist: 6 vs 4
  • Precisione passaggi: 86-92-73% vs 88-93-77%

176 centimetri di statura, non un gigante quindi, normolineo, con uno sviluppo muscolare sufficiente per il calcio moderno.

Sa utilizzare piuttosto bene il corpo, sopratutto nella protezione della sfera. Non è un colpitore di testa eccezionale, ma si fa rispettare sopratutto grazie ad un ottimo senso della posizione.

Protagonista al Monumental.

Menino è senza dubbio dotato di un ottimo passo, sopratutto nel breve che enfatizza una reattività ed una attenzione al gioco sorprendentemente buona.

In linea generale Gabriel non rappresenta lo stereotipo del calciatore brasiliano, ma si dimostra molto “europeo” nella sua applicazione ed attenzione nel gioco, nella sua essenzialità e nelle caratteristiche molto “tedesca” di non eccellere un nessun fondamentale pur essendo abile e completo in tutto.

Il contributo maggiore che da al Palmeiras è dato da scelte intelligenti, che denotano un ottimo QI calcistico, molta energia e la già citata versatilità che permette di mutare assetto tattico a gara in corso con discreta facilità.

Recuperi (Wyscout)

Gabriel è un calciatore a suo agio nella gestione del pallone, tanto in situazioni statiche che più dinamiche. È dotato di ottimo controllo orientato, buona visione di gioco e capacità di conduzione della sfera, tutte caratteristiche che lo rendono un ottimo tessitore di trame in mezzo al campo, senza perdere tempi di gioco e velocità di manovra.

Playmaker.

Pur essendo un calciatore pensante, quasi intellettuale in talune scelte non è passivo o letargico nella gestione della sfera, cercando lo scarico laterale o la profondità senza indugiare in tocchi ravvicinati poco utili.

Duelli difensivi (Wyscout)

Completa l’84,4% dei passaggi, eseguendo con buona tecnica anche soluzioni complesse e a lungo raggio. Questa abilità si riflette anche nella sua ottima capacità di cross che viene confermata dalla quantità di assist giunti dalla bandierina del calcio d’angolo. Gabriel sa anticipare bene i movimenti della difesa, legge i compagni ed ha un ottimo piede per cui difficilmente vedrete da parte sua cross impattare il difensore che gli si para davanti o finire in curva.

Non è un centrocampista goleador. Tendenzialmente gravita troppo lontano dall’area di rigore per potersi inserire con successo. Pur essendo dotato di un buon tiro da fuori non cerca spesso la conclusione personale, preferendo la manovra ragionata o la ricerca della profondità per il compagno.

Progressione della palla (Wyscout)

Difensivamente parlando è senza dubbio un fattore importante nello schieramento del Palmeiras con 8.82 duelli difensivi a partita nel terzo di campo difensivo, secondo della sua squadra, e con 6.14 recuperi della sfera a gara.

Tackle contro il Tigres.

Numeri che nascono da una grande attenzione al gioco, capacità di tenere la posizione e una attitudine al contrasto ed al lavoro sporco non indifferente. Gabriel infatti non si fa remore ad entrare un tackle, anche con decisione, anche se preferisce l’anticipo o l’intervento pulito sulla linea di passaggio per ribaltare l’azione con celerità, per sfruttare al meglio la sua capacità di dribbling e conduzione spezzando la linea difensiva avversaria.

Da terzino interpreta il ruolo in maniera specifica. Non si tratta di un terzino che attacca la profondità costantemente, ma che anzi preferisce entrare nel campo e partecipare in maniera diversa alla costruzione del gioco, anche e sopratutto quando schierato a piede invertito.

Queste caratteristiche lo hanno reso un elemento interessante per Tite, CT del Brasile, che ne ha elogiato le qualità e la crescita.

Evoluzione

A dispetto dei 20 anni di età Gabriel pare essere già un profilo piuttosto delineato di giocatore, ma la sua capacità di trasformarsi ed adattarsi ai compiti richiesti dal suo allenatore potrebbe stupirci.

Gli addetti ai lavori prevedono per lui un impiego ibrido fra le due posizioni di laterale destro e centrocampista centrale, con il rischio che però può comportare la mancanza di una identità precisa sul campo da calcio, anche se qualche scout ha provato ad accostarlo al grande ex bianconero Arturo Vidal per tipologia di lavoro svolto a centrocampo. Gabriel dal canto suo afferma di ammirare ed ispirarsi ad un altra vecchia conoscenza bianconera: il suo compagno di squadra Felipe Melo. Ecco per il suo bene gli consiglierei di non farsi influenzare troppo dal centrocampista di Volta Redonda.

Felipe Melo e Gabriel Menino.

Personalmente credo che il futuro di Gabriel sarà sempre più dirottato sulla fascia destra.

Il ragazzo ha dimostrato ampiamente di amare il ruolo e di saperlo svolgere con ottimi risultati, oltretutto nel calcio moderno la centralità degli interpreti laterali a livello di importanza nella costruzione del gioco e nello scacchiere tattico di ogni club è ormai un fatto assodato come risulta assodata la necessità di qualità sugli out, cosa che Gabriel pare poter offrire.

Non per niente il tecnico portoghese del Verdao Abel Ferreira lo ha indicato come erede concettuale di Dani Alves, probabilmente il terzino playmaker per antonomasia.

Vestito in bianconero

Le voci di mercato raccolgono l’eventualità di un interesse concreto della Juventus verso il nativo di Morungaba, interesse che fa il paio con quello ventilato per l’ajacide Devyne Rensch, calciatore simile per impiego, costi e attitudini.

Potrebbe esserci qualcosa di vero dietro a questo rumor?

Evidentemente esiste un senso tecnico tattico dietro il possibile tesseramento ero del brasiliano. La Juventus sta utilizzando un sistema di gioco ibrido in cui calciatori in grado di giostrare in più posizioni sono fondamentali per l’equilibrio dello scacchiere tattico, inoltre è chiaro che il club torinese stia cercando di ringiovanire la rosa inserendo profili di valore tecnico, giovani e di buona gamba, virando verso un tipo di calcio più marcatamente europeo e maggiormente evoluto per quanto concerne la gestione tattica.

Gabriel Menino osservando la lista delle sue pretendenti.

Gabriel risponde a tutte queste necessità, con il plus di poter essere un “tappabuchi” di lusso, infatti considerando i problemi a livello di liste che ha la Juventus poter tesserare un calciatore di buon valore in grado di ricoprire svariati ruoli risulta senza dubbio un grande vantaggio.

Di contro la concorrenza sul ragazzo pare essere numerosa con club importanti come Chelsea, Liverpool, Tottenham ed Atletico Madrid che stanno seguendo il ragazzo.

In questo senso non aiuta il recente rinnovo del contratto con inserimento di una super clausola da 60 milioni di euro, ma la sensazione è che con un offerta congrua nettamente il giovane Menino potrebbe salutare San Paolo brevemente, regalando ossigeno alle casse del club martoriate dalle conseguenze della pandemia.

Menino firma il rinnovo.

Conclusione

Valutare un calciatore brasiliano risulta sempre complesso, il paese verdeoro è un luogo unico sul pianeta dove si creano talvolta alchimie che non si possono replicare altrove e questo ce lo possono testimoniare decine di calciatori giunti in Europa con l’etichetta di fenomeni in realtà mai esplosi.

Questo rischio sussiste anche con Gabriel Menino, ma parliamo di un ventenne che ha conquistato da protagonista un titolo continentale, non di un carneade qualsiasi, anche perché il gap tattico fra Vecchio e Nuovo Mondo pare assottigliarsi anno dopo anno.

Il giocatore del Palmeiras non è un fenomeno, non è un artista del pallone, ma è un calciatore solido, formato, educato e cresciuto per giocare a calcio in maniera fortemente europee, pur mantenendo sprazzi di “joga bonito”. In questo senso sono discretamente convinto che Gabriel appartenga a quella tipologia di calciatori che possa fare il salto di qualità inserendosi in un contesto professionale più elevato anche come quello di un top club europeo.

Non so se nel futuro di Gabriel Menino ci sia la Juventus, ma senza dubbio stiamo parlando di un profilo da tenere d’occhio e che con tutta probabilità potrà vantare una ottima carriera europea entro breve.

Lancio in profondità, un marchio di fabbrica.

Stefano Follador

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