Tactical Point

L’ECCEZIONALE NORMALITÀ

La vittoria nel recupero di campionato contro il Napoli ha lasciato un sapore agrodolce agli amanti dei colori bianconeri: se da una parte infatti le paure emerse post derby facevano temere (e per alcuni persino sperare..) in una debacle interna che avrebbe avuto effetti devastanti, dall’altra una vittoria conquistata “old-style”, fatta di impegno dei singoli, attenzione ai momenti della partita e voglia di lottare ha aumentato ancora di più il gusto amaro di una stagione praticamente gettata alle ortiche per mera noncuranza.

Le parole di Mister Pirlo al termine del match “Ci sono tante cose sbagliate che ho fatto, ma le rifarei perché al primo anno d’allenatore non è semplice..” non fanno altro che accrescere a dismisura quel malessere, in quanto denotano come sarebbe bastata solo un poco di malizia, esperienza e “real politik” (che a gennaio sembrava infusa ma poi inspiegabilmente abbandonata dopo la semifinale di Coppa Italia) per giungere allo sprint finale di campionato in ben altra posizione del terzo posto attuale, accusando 12 punti distacco dalla vetta.

In fondo ieri lo Stadium ha visto, dopo tanto, una Juventus schierata utilizzando il buon senso, con gli interpreti ognuno al proprio posto naturale (eccezion fatta per Chiesa sulla fascia opposta, ma il “peccato originale” dello scorso mercato lo pagheremo tutta la stagione) e chiamati a svolgere i compiti che hanno nelle loro corde: Danilo terzino destro, Cuadrado ala, Bentancur e Rabiot mediani di rottura a tutto campo sono gli esempi cristallini di quanto sia importante per un allenatore permettere ai propri giocatori di eseguire al meglio i compiti che hanno nelle proprie corde, invece di teorizzare, sperimentare e stravolgere posizioni ogni 90 minuti.

Cosa deve attendersi quindi, il popolo bianconero, da queste ultime nove partite (più la finale di Coppa Italia)? Certamente la speranza maggiore è che si sia imboccato finalmente un percorso preciso, chiaro e lineare: che si chiami 4-4-2, che sia un “4-3-3 mascherato” sono discussioni a volte sterili, ma soprattutto che gli interpreti vengano messi in condizione di rendere al meglio per quel che sono le proprie caratteristiche: basta coi Bernardeschi terzini, basta coi Kulusevski, Ramsey, McKennie costretti a migrare in 100 zone differenti del campo, basta coi Bentancur registi improvvisati. Questa rosa merita di essere sfruttata per le sue indubbie qualità, e non mortificata per le sue (altrettanto indubbie) mancanze.

Ecco, quando ci si riempie la testa di idee rivoluzionare, esperimenti arditi, visioni futuristiche, si dovrebbe avere la forza di fermarsi e passare le stesse idee al vaglio della realizzazione pratica. Il grande Lucio Dalla cantava in una delle sue hit storiche: “Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è l’essere normale..”, e forse è il momento giusto per aggiungerla alla playlist dello Stadium. #finoallafine

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