#RawDiamonds

#RawDiamonds: Yunus Musah

Yunus Musah.

Alzarsi la mattina e poter scegliere fra quattro passaporti diversi è una situazione strana, più frequente nei vecchi film di spionaggio o sui cartelli della droga che nella vita reale.

Eppure in questo pazzo mondo, dove le identità sono sempre più fluide, condivise e personalizzate può succedere anche che un ragazzo perfettamente normale abbia una collezione di documenti da far impallidire James Bond o Pablo Escobar.

Stiamo parlando del baby fenomeno del Valencia Yunus Musah, nazionale statunitense, ma cittadino ghanese, italiano ed inglese, la cui storia è interessante tanto quanto le sue capacità con il pallone fra i piedi.

Biografia

Yunus Diomara Musah nasce a New York da una coppia di origine ghanese in vacanza nella Grande Mela. È il 29 novembre 2002.

Dopo pochi mesi tornerà a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, dove passerà l’infanzia iniziando a tirare i primi calci al pallone presso la società locale: il Giorgione Calcio 2000.

Yunus Musah al City Camp organizzato dal Giorgione Calcio.

Reclutato dalla società castellana durante uno dei camp organizzati sul territorio si mette in luce grazie a qualità fisiche e tecniche di livello notevolmente superiore ai pari età.

Musah pero si trova a dover lasciare la provincia di Treviso, i genitori si devono trasferire per ragioni lavorative in Inghilterra e il giovane li segue. Siamo nel 2012.

La destinazione della famiglia è Londra, distretto di Barking, nella parte est della metropoli.

Anche qui il giovanissimo Yunus cerca e trova una società di calcio dove poter giocare. Ad accoglierlo in terra d’Albione è la cosiddetta Sunday League dove veste la casacca del Daghenham.

Tuttavia non ci mette molto a farsi notare dagli scout di uno dei numerosi club cittadini: l’Arsenal.

Nel 6-2 sui pari età del Fulham Musah mette a segno una doppietta.

Entra a far parte dell’accademy dei Gunners, giocando in una moltitudine di ruoli, ma sopratutto come centrocampista centrale, anche perché sugli esterni il club di North London è già coperto da due piccoli fenomeni come Emile Smith-Rowe e Joe Willock.

Gioca come sempre sotto età, iniziando a farsi notare sempre più anche nell’ambito delle rappresentative giovanili.

Veste più volte la casacca dei tre leoni di sua maestà, a partire sin dalla rappresentativa U15 sono alla U18, passando per U16 e U17 collezionando rispettivamente 7,8,9,8 gettoni di presenza, con 2 reti nell’U17 e U18.

Tuttavia il giovane centrocampista dell’Arsenal U18 non è tipo da temere il cambiamento, anzi vista la dinamicità della sua storia famigliare sembra proprio il tipo di persona che lo abbraccia con piacere, cercandolo ed anticipandolo quando necessario.

Esempio perfetto di questa attitudine è rappresentato dall’estate del 2019.

Dopo una stagione da 15 presenze, con 4 reti e 3 assist, nella Premier League U18 Musah è in scadenza di contratto, libero di firmare per chiunque.

La logica direbbe che il rinnovo con i Gunners sia la strada più sicura: ambiente conosciuto, sicuro, in cui è stimato, con possibilità con un po’ di fortuna di entrare a far parte del meraviglioso circo del campionato inglese.

Tuttavia Musah a dispetto della giovane età trova che le sue possibilità tecniche siano tarpate dalla presenza di altri elementi (Smith-Rowe e Willock) maggiormente considerati dallo staff tecnico e dalla dirigenza.

Inoltre i corteggiatori del giovane Italo-ghano-anglo-statunitense sono di primo livello.

Su tutti spicca la Juventus, ma la dirigenza torinese non affonda il colpo e viene scippata del talentino da un club tanto glorioso quanto dal presente complesso: il Valencia CF. Anche questa volta #juvebeffata, hashtag che non passa mai di moda.

Lo sdegno del tecnico dell’Arsenal Unai Emery è palpabile e la sua delusione viene ampiamente trasmessa alla dirigenza, ritenuta incapace di trattenere uno dei migliori elementi delle giovanili, più volte indicato come uno dei migliori talenti della sua generazione da testate importanti come il Guardian, l’Equipe e Don Balón.

Musah in Youth League.

L’esperienza nel sud della Spagna inizia sotto i migliori auspici.

Il tecnico Marcelino, ora all’Athletic, lo tiene in grande considerazione e lo include nella lista Champions, convocandolo in diverse occasioni. Non arriverà l’esordio con la maglia dei pipistrelli nella prima stagione, ma Yunus è ormai ritenuto un elemento ausiliario alla prima squadra valenciana, impiegato con costanza in Youth League (6 presenze) e nella terza serie iberica con la maglia del Valencia B (17 presenze, 1 rete).

Non sono numeri da capogiro, ma l’adattamento del ragazzo a livello culturale e ambientale è ottimo.

Viene apprezzato dai compagni e dalla stampa e nessuno si sorprende durante la stagione in corso entra a far parte in pianta stabile dell’undici titolare de Los Che di Javi Gracia.

Ovviamente chi conosce il calcio spagnolo sa bene il contesto societario assurdo e tribolato in cui si è trasformato il Valencia sotto il regime di Peter Lim. Il businessman di Singapore, in aperto conflitto con il tifo e l’ambiente locale, sta disponendo del Valencia in maniera quasi criminale. Smantellando con chirurgica precisione ogni asset del club taronja e rendendo il club instabile a livello societario e sportivo.

L’incorporazione di elementi giovanili come Musah nella rosa è dettata si dalla bontà delle loro qualità tecniche, ma anche dalla svendita senza alcun rimpiazzo di elementi di grande spessore come Parejo, Ferran Torres, Rodrigo, Kondogbia e Garay.

Nonostante la stagione odierna dei pipistrelli sia a livelli mediocri e di isteria collettiva notevole le prestazioni di Musah stanno portando un barlume di luce e di speranza per il futuro del glorioso club, sopratutto se al rinnovo di contratto da poco siglato dal numero 30 seguiranno altre novità tecniche, la conferma dell’ottimo Javi Gracia sarebbe gradita nonostante le voci di un ritorno di Rafa Benitez, ma sopratutto societarie con la famiglia Lim che pare destinata a farsi da parte finalmente, anche se nella vicenda non si escludono colpi di scena clamorosi.

Per quanto concerne Musah in questa stagione sta mostrando a tutti sprazzi di grande calcio, anche se le sue prestazioni riflettono l’altalena di rendimento della squadra.

A dispetto dei chiari di luna valenciani arrivano novità interessanti dal fronte nazionale per il ragazzo.

Nonostante il percorso giovanile effettuato con l’Inghilterra Musah decide di rispondere alla convocazione da parte degli Stati Uniti d’America, prendendo parte a quattro gare amichevoli con USMNT.

Musah in maglia Team USA.

La scelta del ragazzo lascia sorpresi ed indispettiti i dirigenti della federazione inglese che avevano seguito Yunus durante tutta la trafila delle giovanili, mentre conferma la volontà degli USA di crescere come movimenti, nazionale e campionato anche nel soccer, trainati da un gruppo più talentuoso che mai (Pulisic, McKennie, Dest, Reyna, Robinson, Sergent, Brooks, Steffen, Reynolds, Aaronson…) a cui si aggiunge l’ex talentino di Arsenal e Giorgione.

Una scelta molto pragmatica e poco di cuore a dispetto delle dichiarazioni di facciata, ma che evidenzia ancora una volta la dinamicità caratteriale di Musah, che non teme di cambiare per crescere e per puntare con ambizione alla miglior carriera possibile.

Caratteristiche tecniche

Yunus Musah gioca attualmente in maniera prevalente come esterno destro in un 4-4-2, nel Valencia, o come vertice destro di un centrocampo a rombo nella nazionale USA.

Yunus Musah.

Tuttavia il ragazzo nasce da centrocampista centrale, con il nostro caro ex Paul Pogba come mito, modello ed idolo.

Lo spostamento più vicino alla linea laterale avviene all’arrivo a Valencia dove Celades crede di poterne meglio sfruttare le qualità, e nascondere i difetti, levandolo dal mezzo del campo.

Tocchi per area di gioco (dati Footdata)

178 centimetri di puro atletismo e velocità, Yunus si è sempre fatto apprezzare per una forza fisica notevole, grande velocità ed in generale un’ottima forma fisica, che uniti ad una buona tecnica lo rendevano di fatto ingiocabile nel settore giovanile.

Quando preme sull’acceleratore è imprendibile.

Ottimo nella conduzione palla al piede fa degli strappi la sua arma principale a livello tecnico. Dotato di buon controllo del corpo, coordinazione, potenza e buona tecnica risulta difficile da fermare quando prende velocità guadagnando con frequenza calci di punizione e fruttando agli avversari fastidiose ammonizioni.

Gioca con frequenza per cercare l’uno contro uno per rompere le linee e creare superiorità numerica.

In effetti le statistiche riflettono questa tendenza indicandolo come uno dei centrocampisti della Liga che maggiormente cerca il dribbling (15esimo in dribbling/90 min e duelli offensivi), con percentuali discrete (50%), anche se sono numeri qualitativamente migliorabili, infatti nonostante l’abilità palla al piede nello stretto e in ampiezza Musah tende a essere poco proattivo in fase di possesso attivandosi solamente nel momento in cui riceve palla, il che ovviamente gli fa perdere secondi preziosi rispetto ad una ricezione pensata e preparata con dovizia.

Musah ha fatto impazzire Marcelo nella sfida con il Real Madrid.

Questa interpretazione poco attenta del gioco si riflette anche nelle sue letture e sul posizionamento che spesso sono piuttosto mediocri, vanificando magari lo sforzo fatto dal resto della squadra.

Heatmap (dati SofaScore)

Tutto ciò è un peccato perché la tecnica di passaggio di Yunus è piuttosto buona è abbastanza pulita, anche nelle soluzioni più impegnative. La percentuale di passaggi corretti (78,95%) indica che la selezione della distribuzione della palla è piuttosto povera e che deve assolutamente crescere in questo fondamentale non tanto dal punto di vista tecnico, ma delle scelte e della comprensione.

Atleta di grande profilo.

Difensivamente parlando Musah ha tutte le qualità fisiche per essere un vero mastino. Veloce, forte e resistente regala sprazzi di notevole interesse in fase di contenimento, vanificati però da un atteggiamento ancora troppo incerto e passivo. Il numero 30 dei pipistrelli purtroppo tende a reagire all’azione piuttosto che ad anticiparne lo svolgimento anche in fase di non possesso, trovandosi così spesso ad inseguire l’azione.

Evoluzione

Spesso in questa rubrica abbiamo parlato di giovani calciatori cresciuti velocissimi e con la testa già programmata per il grande calcio, non è il caso di Yunus.

Sia ben chiaro le caratteristiche fisiche e tecniche sono importantissime da grande prospetto, ma resta un neo diciottenne con moltissima strada da fare nella comprensione del gioco e nella maniera di stare in campo.

Il fatto che per trovargli maggiore spazio lo staff tecnico valenciano abbia deciso di cambiargli ruolo ci dà indicazioni duplici sul suo futuro. Da un lato certamente qualità grezze non trascurabili, anzi, ma dall’altro una certa assenza di fiducia. Spostare un centrocampista centrale sull’ala spesso significa riconoscere buchi di concentrazione ed affidabilità poco incoraggianti.

Scenario che si è riprodotto più o meno alla stessa maniera in nazionale.

Inghilterra, Usa e Ghana si sono fatti la guerra per poterlo schierare, ma anche il vincente team a stelle e strisce ha preferito confezionarli un ruolo da mezzo esterno cucito addosso ai suoi difetti ed ai suoi innegabili pregi.

Il potenziale come detto è innegabile ed evidente, ma occorre assolutamente lavorare con solerzia agli aspetti mentali e tattici del gioco, perché altrimenti il rischio è di restare un calciatore limitato.

Il futuro di Musah è certamente sulla fascia destra dove ha dimostrato di poter rendere la vita difficile a chiunque grazie a fisicità, velocità e buon piede.

Musah conclude contrastato da Casemiro.

Il passato da centrocampista gli da le qualità necessarie anche per poter diventare una sorta di playmaker esterno in grado di tessere gioco anche in porzioni di campo laterali, ma ad oggi resta in buona parte una scheggia impazzita adatta a mangiare grandi porzioni di campo palla al piede e poco più.

Per potersi trasformare in maniera definitiva in un fattore però è necessario che la capacità di comprensione del gioco, posizionamento ed atteggiamento in campo cresca in maniera sensibile, altrimenti potremo parlare più di un ottimo atleta che di un calciatore di alto livello.

Vestito in bianconero

Musah ha sfiorato il bianconero torinese prima di accasarsi a Valencia e possiamo dire con relativa certezza che la dirigenza torinese stima e vede di buon occhio il ragazzo cresciuto a Castelfranco.

Un eventuale trasferimento in bianconero ad oggi risulta piuttosto improbabile, visto anche il recente rinnovo del contratto fino al 2026, anche se negli ultimi anni Peter Lim ci ha abituati a repentini cambiamenti della rosa anche molto traumatici.

Musah mentre legge l’articolo di un noto quotidiano rosa che lo da per nuovo giocatore della Juventus

Ad ogni modo parliamo di un ragazzo ancora estremamente acerbo, la perdita della titolarità nei confronti del non irresistibile Wass ci rende chiaro che Musah pur essendo in possesso di un gran potenziale ha ancora bisogno di crescere e di maturare, guadagnando in esperienza e maturità.

In questo momento storico la nostra Juventus credo abbia un enorme bisogno di certezze e solidità, pur nel contesto di una rivoluzione tecnica e societarie evidente e tumultuosa.

Ad ogni modo non ci sono indizi che lascino presagire un trasferimento di Yunus alla Vecchia Signora.

Conclusione

Questa rubrica è intitolata RawDiamonds, diamanti grezzi, ma raramente abbiamo visto un calciatore ricalcare così in modo così preciso questa definizione.

Musah esulta dopo il suo primo gol in Liga.

Un vecchio adagio recita che “i centimetri non si insegnano”, ma lo stesso possiamo dire per tutte le qualità fisiche.

Musah possiede un potenziale fisico e tecnico con pochi eguali far i pari età e anche oltre. Tuttavia al giovane valenciano manca una parte importantissima del football, il capire come stare in campo e come comprendere al meglio lo sviluppo del gioco.

Non è scontato che Musah possa sviluppare il suo enorme potenziale, sopratutto vista la confusione che fra l’altro sembra regnare dalle parti del Mestalla, fattore che non aiuta di certo la crescita e lo sviluppo dei giovani, spesso lanciati senza rete di sicurezza, in balia del caos e della scarsa programmazione.

Il rinnovo con il Valencia non è stato forse una mossa così saggia.

Stefano Follador

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