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Juventus Under 23: Progetto, filosofia e sviluppi

Il 3 agosto 2018 la Juventus sceglie di avviare un ambizioso progetto a lungo termine con l’introduzione della squadra B, unica nel suo genere, dall’abolizione del campionato De Martino (1976).

Inizia la sua avventura dalla Lega Pro, terza stagione quest’anno, e funge da passaggio intermedio tra l’U19(Primavera) e la prima squadra. Si parta quindi dal presupposto che l’introduzione delle Squadre B non ha portato all’abolizione del campionato Primavera, quanto piuttosto l’under 23 è l’anello di una grande catena volta a facilitare l’approdo al professionismo. Se così non fosse, si rischierebbe di lanciare indistintamente in Serie C tutti i ragazzi che abbiano tra i 17 e i 22 anni di età e che non si siano ancora espressi ad alti livelli.

Il costo di accesso al campionato è di circa un milione e trecentomila euro, quattro volte in più rispetto alla quota pagata dagli altri club di C.

Le partite interne vengono disputate allo stadio Moccagatta di Alessandria, l’allenamento viene svolto al JTC di Vinovo, insieme alla squadra femminile e a gran parte delle giovanili.

Regole da seguire

La FIGC ha stilato ad hoc un regolamento, i punti più importanti :

a) La Juventus U23 potrà inserire nella distinta di gara fino a 23 calciatori. Nella distinta di gara potranno essere inseriti soltanto 4 calciatori nati prima del 1° gennaio 1999 ed a condizione che questi non siano ricompresi nell’elenco dei 25 calciatori per il Campionato di Serie A e non abbiano disputato più di 50 gare nel Campionato di Serie A. Tutti gli altri calciatori della distinta di gara dovranno essere nati dopo il 31 dicembre 1997 e dovranno essere stati tesserati in una società di calcio affiliata alla FIGC per almeno sette stagioni sportive.

b) La Seconda squadra potrà al termine del Campionato Serie C essere promossa al Campionato di Serie B, ma non potrà mai partecipare al medesimo Campionato della prima squadra, né ad un Campionato superiore. Qualora al termine del Campionato di competenza, si verifichi un’ipotesi di compresenza della prima e della seconda squadra nella medesima categoria, la seconda squadra dovrà partecipare al campionato professionistico della categoria inferiore.

c) In caso di retrocessione della Seconda squadra al Campionato Nazionale di Serie D, la stessa non potrà iscriversi al Campionato Dilettantistico e potrà chiedere di essere ammessa al Campionato di Serie C 2021/2022 soltanto in caso di vacanza di organico nel medesimo Campionato, secondo le procedure che verranno a tale scopo fissate.

d) Nel rispetto dei limiti numerici e di età sopra individuati, saranno sempre consentiti i passaggi fra la prima e la seconda squadra, con la precisazione che nell’ipotesi in cui un calciatore raggiungesse le 5 presenze, con almeno 30 minuti giocati per ciascuna presenza, nel campionato disputato dalla prima squadra, non potrà essere utilizzato nel campionato disputato dalla seconda squadra. Ad esempio, Frabotta non può più giocare per l’Under 23 in questa stagione.

e) La società di Serie A che partecipa con la seconda squadra al Campionato Serie C non acquisisce diritti economici, né il diritto di voto, pur essendo rappresentata, nell’ambito di detta categoria.

f) La seconda squadre della società di Serie A non potrà partecipare alla Coppa Italia Serie A, mentre parteciperà alla Coppa Italia Serie C (sospesa per la stagione 2020/21), vinta nella passata stagione.

Le parole di Cherubini: obiettivi e filosofia

Precedentemente inserito nell’organigramma con la qualifica di “Head of Football Teams & Technical Areas”, Cherubini ricopre oggi il ruolo di Football Director.

Di recente, in una sua intervista a La Stampa, ha spiegato la visione del club per questo progetto:

-L’obiettivo è portare in prima squadra 4-5 giocatori per completare la rosa, abbattendo i costi.

-La serie B è una meta da raggiungere nel medio-periodo, risultati al momento in linea, con i quarti di finale playoff raggiunti già alla seconda stagione.

-Si vuole creare un maggior senso di appartenenza tra i ragazzi delle giovanili.

-La seconda squadra permetterà al club di attrarre più giovani da tutto il mondo, stimolati dalla possibilità di disputare un campionato professionistico, con maggiori chance di arrivare in prima squadra.

-È in progetto la costruzione di un piccolo stadio, 5000 posti, da affiancare all’Allianz.

-La seconda squadra sarà utile per formare giocatori considerati dall’UEFA come CTP (Club Trained Player) e per evitare prestiti dannosi in giro per l’Italia.

Andrea Agnelli, Federico Cherubini e Fabio Paratici

La questione delle liste.

Ogni anno i club devono presentare due liste, una per il campionato e una per le competizioni europee. Ci sono differenze tra le due liste, scopriamole nel dettaglio.

Entrambe devono comprendere 25 giocatori, compresi – minimo – due portieri (obbligatori), e tra questi, almeno 4 cresciuti nel proprio vivaio e 4 cresciuti in un vivaio nazionale.

Qui sorge la differenza tra ATP, CTP e Free.

ATP = Association Trained Player, cioè giocatori che siano cresciuti calcisticamente nella federazione di appartenenza della società.
CTP = Club Trained Player, cioè giocatori che siano cresciuti calcisticamente all’interno della società.
Free = ovviamente significa che questi giocatori non hanno alcuna limitazione né di età né di nazionalità né di formazione calcistica.

Dunque, per “calciatori cresciuti nel vivaio” intendiamo atleti che dai 15 ai 21 anni di età hanno trascorso almeno 36 mesi nella rosa di un club italiano (ATP) o della stessa società (CTP) che presenta la lista per la Serie A.

In Italia, tutti gli Under 22, a prescindere dal loro passato nelle giovanili, possono non essere registrati, di fatti non occupano slot in lista anche se non rispettano i requisiti di CTP.

In Europa, esiste la Lista B, potenzialmente infinita, che riguarda solo i giovani nati dal 1° gennaio 1999 (per stagione 2020-21). Ma attenzione: nella Lista B non si potranno inserire tutti gli Under 21, ma solamente quelli che dal quindicesimo anno d’età in poi hanno avuto l’idoneità per giocare con il club per due anni consecutivi (quindi non sono considerati validi i prestiti, devono essere due anni consecutivi da tesserato e presente nella rosa del club). Qui sorgono i problemi.

Un giocatore tesserato per tre anni (dai 15 ai 21 anni di età) con il club viene considerato cresciuto nel vivaio, ma un calciatore diciottenne appena acquistato da un club estero, per i primi tre anni non potrà essere inserito nella lista UEFA (per la Serie A, invece, c’è un piccolo cavillo che permette comunque la sua registrazione) come giocatore del proprio vivaio, ma lo diventerà tre anni più tardi.

Un diciannovenne acquistato dall’estero o da un altro club italiano non potrà mai diventare un CTP per le liste e di conseguenza non rientrerà tra i papabili della Lista B, poiché verrebbe meno il requisito temporale dei tre anni tra i 15 e i 21.

La Juve da anni ha problemi nella presentazione della lista UEFA, poiché mancano proprio i club trained player (l’unico è Pinsoglio); questo significa giocare con tre calciatori in meno, 22 giocatori al posto di 25. Ad esempio, Scamacca (se acquistato a gennaio) non avrebbe potuto giocare in champions contro il Porto senza rimuovere qualcuno dalla lista presentata in estate.

Tra i nostri prodotti del vivaio in giro per l’Europa ricordiamo : Kean, Giovinco Mirante, Audero, Immobile, Romagna e Marrone.

Ed è qui che diventa utile una seconda squadra U23, poiché renderebbe più semplice formare degli under adatti alla prima squadra senza passare per prestiti infiniti e spesso inutili.

Ritornando alle liste, ad esempio: Fagioli è considerato un CTP e viene inserito nella lista B; Dragusin può esserlo fra un anno, alla sua terza stagione tra i 15 e i 21 anni; Frabotta, invece, è stato acquistato già da ventenne, di conseguenza niente lista B, come per Felix Correia.

Strategie e costi

La strategia più logica è quella di spostare, gradualmente, i giovani dall’U19 all’U23 prima di arrivare tra i grandi, privilegiando ovviamente i ragazzi con i requisiti da Club Trained Player, a parità di valore.

Ad oggi la strategia della Juve è difficile da valutare, sarebbe compromessa dalla mancanza di una base: di fatti, hanno dovuto creare una squadra professionistica da zero e logicamente non si poteva attingere al 100% dall’U19.

Analizzando la rosa attuale, compresa di prestiti (in entrata e uscita), si nota la presenza di vari giocatori acquistati direttamente per l’Under23: Bucosse, Barbieri, Peeters, Compagnon, Del Sole, Rafia, Akè, Dabo, Felix Correia, Vrioni, Marques, Pecorino, e tanti altri. 

Appare chiaro che questa strada risulta poco sostenibile perché i giovani più interessanti, di 19-20 anni, non sono affatto economici.

Difficile conoscere del dettaglio i prezzi reali delle operazioni ma, secondo www.transfermarkt.it, le operazioni in entrata di queste prime tre stagioni si possono stimare per oltre 70 milioni di euro, in parte compensate da circa 55 milioni di euro ricavati dalle cessioni.

Probabilmente gli obiettivi societari nei prossimi anni saranno relativi a strategie ben diverse, con una base ormai formata.  In questa ottica, diversi giovani della primavera potrebbero passare in U23 nelle prossime due stagioni: Cerri, Da Graca, Sekulov, Barrenechea, Leo, De Winter.

In maniera molto cinica, i ragazzi verranno utilizzati in due modi: chi dimostra un certo valore passa in prima squadra (anche da riserva), il resto diventa merce di scambio.

Prestiti ridotti

L’idea è di ridurre i prestiti dei giovani dell’U19, trasferendoli in U23 piuttosto che in un’altra squadra di Lega Pro o Serie B, discorso a parte per gli over e i giocatori già pronti per la serie A, fuori categoria nell’Under 23.

La speranza è quella di ottenere la promozione in serie B nel medio-periodo, per regalare un’esperienza formativa migliore ai nostri giovani, che però porterebbe anche a maggiori costi di gestione e ad acquisti mirati di fuori quota per la categoria. Tra il campionato primavera e la Lega Pro vi è una grande differenza, giovani dominanti nell’U19 spesso non riescono ad imporsi in serie C, lo dimostrano questi primi tre anni del progetto.

Certamente affrontare avversari più esperti può fare solo bene, è più allenanante.

Cosa succede ai giocatori in prestito? Spesso non vengono valorizzati a dovere. ll club acquirente sarà poco incentivato a valorizzare giocatori che non sono di sua proprietà, per ovvie ragioni; inoltre, crescere per larga parte con lo stesso gruppo aiuta ad instaurare un feeling migliore con i compagni di under.

Pecorino e Compagnon, due acquisti dell’ultima sessione invernale di mercato

Continuità tattica

Alcune società come Ajax e Barcelona, da tempo impostate su un certo modo di vedere il calcio, preparano i calciatori fin dalle giovanili con lo stile di gioco della prima squadra; chi passa dallo Jong Ajax alla prima squadra non avrà il problema dell’adattamento tattico.

Anche su questo si può lavorare, in certe condizioni e con le dovute differenze.

«Nei primi due anni non c’era continuità tecnico-tattica tra le due squadre: oggi ci sono molte similitudini, concetti e principi di gioco comuni. Dovrà essere sempre di più così, anche con la Primavera».

Federico Cherubini

Gli esempi europei

I modelli europei più famosi, differenziati tra loro, riguardano Olanda, Germania, Francia e Inghilterra.

In terra teutonica la seconda squadra può disputare al massimo la terza serie; tuttavia, è stato tolto l’obbligo della squadra under 23, considerando che per i giovani tedeschi è frequente il passaggio diretto dall’U19 alla prima squadra. In Francia discorso simile a quello tedesco, mentre diverse critiche sono rivolte al modello inglese, definito come un sistema chiuso, poiché hanno istituito un campionato per le sole squadre under 23. In Spagna, infine, il sistema è simile al nostro, ma più libero.

Tra i più virtuosi, a livello di club, vi sono sicuramente Barcellona e Real Madrid. La Cantera blaugrana ha sfornato negli anni tantissimi giovani di valore che, prima di emergere a grandi livelli, si sono fatti le ossa nel Barça B: Messi, Xavi, Iniesta i più famosi, ma anche i fratelli Alcantara e Busquets. Dal Castilla di Madrid: Morata, Casemiro, Callejon, Mayoral, Jesè Rodriguez, Mata, Lucas Vazquez, Carvajal tra i tanti. Tra la rosa degli attuali campioni d’Europa molti hanno un passato in una squadra B tedesca, da Muller ad Alaba, passando per Boateng, Kimmich e il giovane Musiala.

Il discorso non cambia se ci spostiamo in Francia, tra Fekir, Aouar e Lacazette, mentre è inutile ricordare l’Olanda quando si parla di giovani.

De Jong e De Ligt, prodotti dell’eccezionale vivaio olandese

Progetto a lungo termine

Il requisito fondamentale per la riuscita di un simile progetto è uno e uno solo: la pazienza.

E’ proprio questo l’elemento che spesso viene a mancare nel nostro paese e tra le varie tifoserie, ma i cambiamenti possono prendere finalmente il sopravvento.

Il progetto delle squadre riserve, tuttavia, si può ritenere fallimentare, almeno in Italia. Negli ultimi tre anni soltanto la Juventus ne ha istituita una; evidentemente le altre squadre hanno ritenuto il progetto un impegno troppo gravoso, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista organizzativo, con uno staff in più da ingaggiare e altri dirigenti da formare per la gestione della squadra.

«In tanti chiedevano le seconde squadre, siamo stati gli unici ad allestirla e siamo soddisfatti. All’estero, in particolare in Spagna, rappresentano una realtà diffusissima, credo che in Italia sarebbero utili ad almeno altri cinque-sei club. Ne beneficerebbe l’intero sistema perché manca un ponte tra settore giovanile e prima squadra, il prestito è una tradizione solo nostra, ci sarebbero riflessi positivi anche sulle rappresentative azzurre»

Federico Cherubini

Antonio Brogno

1 pensiero su “Juventus Under 23: Progetto, filosofia e sviluppi”

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