#CheAriaTira

EL “LOCO” LOCA

Si parla sempre più insistentemente di un arrivo del giovane centrocampista del Sassuolo. Analizziamo la sua carriera e le sue doti tecnico-tattiche per capire se può veramente aggiungere qualcosa alla nostra rosa.

Manuel Locatelli pare in procinto di diventare, il prossimo giugno, un nuovo centrocampista della Juventus. Tutte le principali testate giornalistiche ne parlano e probabilmente, salvo colpi di scena, il “Loca” vestirà la maglia bianconera. Il centrocampista della nazionale, classe 1998 (23 anni già compiuti) muove i primi passi nel mondo del pallone in una piccola squadra del suo paese allenata dal padre. Dopodiché inizia la trafila delle giovanili nel settore atalantino, per poi passare al Milan all’età di 11 anni e debuttare col Diavolo il 21 Aprile 2016 contro il Carpi, lanciato da Cristian Brocchi.

La stagione ‘16-’17 è quella della consacrazione (appartenente): tra lui e il nuovo tecnico Vincenzo Montella scorre buon sangue e dopo essersi guadagnato il posto da titolare, segna le sue prime reti in Serie A di cui una, meravigliosa, a San Siro contro la Juve.

L’annata successiva comincia bene con l’esordio in Europa League, ma l’arrivo di Biglia complica la situazione e le prestazioni di Locatelli, sempre più spesso utilizzato solamente a gara in corso, non sono più convincenti. Ecco quindi che viene ceduto al Sassuolo nell’agosto del 2018, non senza qualche rimpianto dei tifosi rossoneri a lui legatissimi (così come al bomber Cutrone). La sua avventura in maglia neroverde comincia in sordina dopo alcune difficoltà iniziali, probabili scorie della sua avventura milanista, ma il tecnico De Zerbi decide di puntare fortemente sul ragazzo, rendendolo perno del suo centrocampo e uno dei giocatori più rappresentativi dell’intero progetto. Oltre alla ritrovata fiducia, probabilmente anche il cambio modulo giova a Locatelli: il passaggio al 4-2-3-1 lo libera, almeno in parte, dei tanti (forse troppi?) compiti di impostazione che precedentemente aveva. Manuel infatti, che ha dimostrato grandi doti tecniche aggiunte a una buona fisicità, probabilmente non è un regista puro, in grado di andare a raccogliere ogni pallone proveniente dai due centrali e smistarlo poi a suo piacimento. Quando viene aggredito “alto”, con tempismo e ferocia, rischia di andare in difficoltà se i suoi compiti sono limitati alla sola fase di impostazione. Ecco perché in un centrocampo a due può invece fare molto bene, risultando all’occorrenza un affidabile playmaker oppure un buon centrocampista d’interdizione. Questa duttilità è invece vista da alcuni come un limite del giovane italiano, il quale non ha ancora deciso “cosa diventerà da grande”. Ecco perché probabilmente il suo acquisto aggiungerebbe certamente un “quid” alla nostra rosa, ma non può essere l’unico innesto a centrocampo facendo sì che venga visto come il salvatore della patria. Se invece così sarà attenzione a non cadere nei soliti isterismi alle prime difficoltà, pena di bruciare il ragazzo con troppe futili critiche.

Simone Dall’Aglio

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