Tactical Point

THE END OF THE WORLD (AS WE KNOW IT)

All’indomani della cocente delusione di Juventus-Porto, un amarissimo 3-2 che elimina i bianconeri dalla Champions League agli ottavi di finale, le impressioni che si possono trarre sono molteplici, e purtroppo molte di esse si erano sinistramente annunciate già durante la stagione in corso.

Una squadra che, aldilà dei nomi scesi in campo e dalle posizioni occupate, per l’ennesima volta non ha dato quasi mai l’idea di essere un gruppo affiatato bensì un insieme di singoli (meno bravi, bravi e bravissimi) che estemporaneamente cercano di adattarsi a uno stile di gioco e a compagni di reparto che non sono nelle proprie corde. La Juventus granitica, blocco unico capace di muoversi in campo con una sincronia studiata, non c’è più. 

Diciamolo chiaramente: quando si decide di rifondare, e lo ripetiamo dall’estate scorsa, sai già di andare incontro a periodi difficili. Lasci le tue certezze e cerchi di trovarne altre migliori, ma non è una ricerca indolore: passi falsi, smarrimento, perdita di confidenza sono il prezzo da pagare quando si è in trasformazione (credo che chiunque,chi più chi meno, abbia provato esperienze simili nella propria vita, scolastica, lavorativa, sentimentale etc.) 

La Juventus 2020-21, fatalmente, è l’emblema di una ricostruzione, e nei 120 minuti di ieri sera si sono condensate tutte quelle situazioni figlie del periodo: paura che sfocia in approssimazione, esaltazione che sfocia in sufficienza, rabbia che sfocia in isteria. La girandola di emozioni vissute dallo sciagurato rigore causato da Demiral (dubbio finché si vuole, ma guai ad attaccarsi a queste cose, se ne vogliamo uscire prima possibile!) al tardivo 3-2 di Rabiot da una parte sanciscono la fine del decennio d’oro 2011-2021, ma dall’altra deve rappresentare il punto di partenza per proseguire in una ricostruzione ragionata, determinata e fondamentale quando ti chiami Juventus.
Ripartire da quanto di buono si è visto e correggere prima possibile ciò che non ha funzionato, anche a costo di scelte impopolari (sì, ieri sera non c’era in campo CR7 l’alieno, ma Ronaldo il giocatore stanco e svogliato che era da sostituire per sfruttare la superiorità numerica). L’ordine tecnico-tattico di Arthur, i cross di Cuadrado, le devastanti folate di Chiesa sono certamente delle buone basi di partenza, e siamo confidenti circa il fatto che la società e la guida tecnica abbiano identificato le aree di miglioramento e i profili da seguire per il prossimo mercato, ma c’è un punto che non può essere differito: questa squadra non può e non deve più dissolversi così facilmente alle prime difficoltà, perchè c’è un cammino in campionato da riprendere per concludere la stagione nel miglior modo possibile, e una finale di Coppa Italia da vincere.  #finoallafine

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