#RawDiamonds

#RawDiamonds: Dusan Vlahovic

Dusan Vlahovic esulta dopo una rete.

Zemun è un sobborgo alla periferia nord di Belgrado, dove la metropoli serba inizia a lasciare spazio alla campagna, con il lento degradare di Novi Beograd, l’area urbana creatasi dopo il boom demografico dei primi del ‘900.

Non è certo un quartiere particolarmente noto, sebbene abbia qualche interessante area lungo il tranquillo corso del Danubio e della Sava, che proprio a Zemun si uniscono, e sopratutto la torre Gardos testimonianza della passata dominazione ungherese e punto privilegiato per osservare il panorama sulla capitale serba.

Suggestivo panorama della torre Gardos e del Danubio.

È una delle principali aree della città metropolitana, ma probabilmente non meriterebbe più di tanto spazio se non fosse per un dettaglio: a Zemun tendono a nascere dei signori calciatori.

L’elenco è corposo, ma riducendo i nomi ai principali parliamo di gente del calibro di Mateja Kezman, giocatore di culto a cavallo degli anni ‘00, Dragan Mance, idolo del Partizan, Nenad Milijas e, sopratutto, Dejan Stankovic.

Non saremo ai livelli di Salto in Uruguay dove a pochi isolati di distanza vivevano Cavani e Suarez, ma anche Zemun sembra avere un tocco magico pallonaro con i suoi figli.

L’ultimo sfiorato dalla benedizione del quartiere dei due fiumi pare essere un ragazzone che abbiamo avuto già modo di conoscere come juventini, a nostro discapito, durante uno dei punti più bassi di questa decade finora straordinaria: Dusan Vlahovic.

Biografia

Dusan Vlahovic nasce a Belgrado all’alba del millennio, il 28 gennaio 2000.

Inizia da giovanissimo a giocare a calcio e a 7 anni è uno dei giovani calciatori più interessanti della capitale serba e del paese, militando fra le fila della locale Altina Zemun.

Dopo tre anni Vlahovic attira le attenzioni di un club più grande, l’OFK Belgrado.

Il piccolo Dusan si cimenta in una prova con i Romanticari, ma pur essendo poco più di un bambino Vlahovic prende una decisione forte e si dice non ancora pronto per vestire la maglia biancoblu.

Resta comunque nel radar delle principali compagini cittadine che ne seguono i progressi e le prestazioni con attenzione ed interesse. Parlando chiaramente in Serbia sanno bene che è solo una questione di tempo perché Dusan vesta la divisa di una delle due big del paese: Stella Rossa o Partizan.

I biancorossi sono la società che si fa avanti con insistenza, Vlahovic disputa una amichevole con la maglia della Zvezda, ma finisce per sbagliare un rigore e forse anche per questo il matrimonio non si fa, con somma soddisfazione del padre tifoso del Partizan che appena si apre uno spiraglio si fionda sul centravanti di Zemun.

Questa volta tutto funziona alla grande, sia per il ragazzo che per la società.

Con la maglia bianconera dei Parni Valjak il feeling è immediato e dopo due mesi Dusan viene praticamente acclamato capitano dai compagni dell’U15 e si impone come leader carismatico e tecnico della squadra segnando a raffica, ma mantenendo un comportamento corretto e rispettoso dei compagni, senza atteggiamenti da prima donna che spesso caratterizzano i campioncini precoci.

Le doti tecniche, fisiche e caratteriali spingono la dirigenza del Partizan a fare un gesto inedito: offrire un contratto da professionista ad un quindicenne, record di precocità per il la squadra serba. Dusan accetta e si lega ai colori bianconeri con entusiasmo.

Vlahovic al debutto nel Derby Eterno di Belgrado.

A partire dalla stagione 2016-17 viene aggregato in pianta stabile con la prima squadra, dopo essere stato inserito nella rosa già a gennaio da coach Tomic, ex calciatore della Roma.

I record di precocità si sprecano. Più giovane debuttante della storia del Partizan (21 febbraio 2016 contro l’OFK Belgrado), più giovane calciatore a scendere in campo nel Derby Eterno con la Stella Rossa (27 febbraio 2016), più giovane marcatore della storia del Partizan (2 aprile 2016 vittoria per 3-2 sul Radnik Surdulica).

Aiuta il Partizan a mettere le mani sulla coppa di Serbia andando in rete in semifinale ed in finale, aggiudicandosi così il suo primo trofeo in carriera, a cui farà seguito un double Coppa e campionato serbo l’annata successiva e la Coppa Italia Primavera conquistata nel 18/19 con la maglia della Fiorentina.

Nell’estate del 2017 infatti sono molti i club che cercano un accordo con il club serbo per assicurarsi il cartellino di Vlahovic. Arsenal, Juventus, Inter ed Anderlecht sono le compagini a cui viene accreditato un concreto interessamento per il numero 9 del Partizan, ma a sorpresa a chiudere l’accordo per il trasferimento di Dusan è una squadra di secondo piano, ma forte di legami storici e consolidati con il calcio balcanico: la Fiorentina.

I Viola concludono l’acquisto di Vlahovic per poco meno di due milioni di euro, con il trasferimento che risulterà effettivo quando il ragazzo avrà raggiunto la maggiore età nel gennaio del 2018.

Per motivi burocratici non prenderà parte ad alcuna gara ufficiale nella stagione 17/18, venendo poi aggregato alla rosa della Primavera della Fiorentina per l’annata successiva.

Vlahovic nel campionato primavera risulta essere fuori portata per i pari età, collezionando 11 reti in 13 presenze di onnipotenza fisica e tecnica.

Assaggia qualche scampolo di serie A, 152 minuti in 10 presenze, ma la disastrosa situazione di classifica dei Viola, termineranno la stagione al sedicesimo posto, non permette al giovane serbo di ottenere opportunità, nonostante guidi le giovanili anche alla vittoria della Coppa Italia primavera con 6 centri in 5 presenze.

La stagione 19/20 è contraddistinta dal cambio di proprietà, Rocco Comisso riporta entusiasmo dopo le vicissitudini dell’era Della Valle ed investe sul mercato portando in Toscana attaccanti come Kouamè, K.P. Boateng, Pedro e Ribery. Sappiamo bene che l’avventura fiorentina di questi non si rivelerà particolarmente felice, eccezion fatta per il francese. Gli addii invernali di Pedro e Boateng confermano la centralità di Dusan Vlahovic nello scacchiere tattico di Montella prima e di Iachini successivamente e si iniziano ad intravedere le qualità del ragazzo nonostante la Viola sia una delle squadre più discontinue e deludenti del campionato. A fine stagione in campionato raccoglierà 6 reti in 30 presenze, con altri due centri nelle quattro gare di Coppa, numeri non eccezionali, ma che costituiscono un discreto viatico per la stagione 20/21, in cui conquista in modo definitivo la titolarità al centro dell’attacco della Fiorentina.

Il gol in Fiorentina-Inter 1-1, della stagione scorsa.

Con Iachini prima e con Prandelli poi Vlahovic si dimostra unico terminale offensivo di valore e nonostante una Fiorentina in difficoltà e mal assortita riesce a mettere assieme statistiche per niente malvagie: 9 reti ed 1 assist in 22 presenze.

Le qualità di Dusan sono da tempo riconosciute dalla federazione serba che ne intende fare uno degli elementi più importanti della propria selezione nazionale. Dopo il percorso con la U19 (11 presenze e 6 reti) e le tre presenze con la U21, Vlahovic ha già trovato spazio con la selezione maggiore, con 4 presenze ed una rete nel 5-0 rifilato alla Russia il 18 novembre scorso in Nations League, a dispetto della concorrenza di elementi validi come Jovic e Mitrovic, due arieti dalla comprovata esperienza e valore.

Vlahovic al debutto con la Serbia.

Nell’ultima finestra di mercato qualche voce si è palesata sul futuro del centravanti di Zemun, ma gli interessi di Juventus, Roma, Milan e RB Lipsia sono stati, per ora, rispediti al mittente.

Caratteristiche tecniche

Centravanti di stazza e forza fisica alla vecchia maniera, dotato però di un tocco mancino sorprendentemente delicato.

190 centimetri di altezza, strutturato muscolarmente con forza e buona mobilità in grado di coniugare il lavoro del panzer vecchio stile fatto di duelli rustici e sportellate con la modernità fatta di attacco alla profondità, movimento continuo ed una notevole predisposizione al gioco associativo.

Distribuzione dei tocchi (dati Footdata)

Nonostante la mole importante risulta essere sorprendentemente veloce e mobile, sopratutto nell’attacco in transizione dove può esprimere tutta la sua potenza fisica ed esplosività.

Da buon centravanti sa agire da boa di appoggio per la squadra, anche se preferisce giocare fronte alla porta. Non lesina dare e ricevere i colpi, tanto nei duelli aerei che in quelli a terra, ma nonostante i falli subiti e ricevuti difficilmente riceve provvedimenti disciplinari, sintomo di grande controllo e maturità.

Apprezzabile la capacità di lavorare per la squadra, con movimenti e tagli spesso intelligenti atti a liberare spazi per gli inserimenti o per ricevere in prima persona a volte spostandosi sulla destra per poi rientrare sul sinistro. Purtroppo in maglia viola l’appoggio alla manovra è spesso latente e Dusan si trova a lavorare tantissimo in solitudine per la squadra senza raccogliere granché.

In gol contro la Lazio il 06/01/2021.

L’isolamento si evince anche dai pochi tocchi che effettua nei 90 minuti, in linea con molte altre statistiche.

Tuttavia Vlahovic si dimostra un centravanti efficace nelle poche occasioni che si trova a partita, con 3.8 tiri/partita e 0.47 xG/90 minuti.

Questo grazie ad un innato istinto predatore in area di rigore, con una ottima predisposizione al gol sporco, di tap in e rapina che come amo ripetere è sempre una ottima caratteristica in un numero 9.

D’altronde abbinare fiuto per il gol al resto del bagaglio tecnico e tattico risulta senza dubbio interessante.

Vlahovic è mancino, ma se la cava molto bene anche con il destro. Dotato di un buon primo controllo, che si esalta nella protezione della sfera e nei movimenti spalle alla porta, sebbene ami attaccare più guardando la rete. Usa discretamente bene il corpo e sa sfruttare la sua fisicità.

Si destreggia bene anche nel fondamentale del passaggio, anche ad ampio raggio, anche se l’impressione è che sia penalizzato da un contesto tattico probabilmente non alla sua altezza.

Buon tiro anche da distanza importante, è una minaccia anche ben fuori dall’area di rigore grazie ad un calcio pulito e preciso, figlio di una notevole tecnica di base.

Tatticamente già piuttosto maturo, guida con decisione il primo pressing, pur nelle difficoltà che una squadra deludente come la Viola sta incontrando nell’annata in corso.

Heatmap stagionale (Footdata)

Non è un calciatore che si crea dal nulla le occasioni da rete, ma trae giovamento da un calcio associativo e dinamico, dove può esprimere al massimo le sue qualità ed integrarsi maggiormente nelle trame di gioco.

Evoluzione

A ventuno anni poco più Vlahovic è alla prima stagione da titolare in maglia viola dove sta incontrando un rendimento fra alto e bassi, legato anche certamente alle ultime stagioni della Fiorentina decisamente sottotono. Ciò nonostante è innegabile che il serbo rappresenti già ad oggi uno dei migliori numeri nove del nostro campionato che con ottima probabilità si dimostrerà più performante e prolifico qualora venisse calato in un contesto tecnicamente di livello superiore.

Dal canto suo però sono necessari alcuni aggiustamenti, sopratutto per quanto concerne la capacità di finalizzare il gioco. Dusan è certamente un buon terminale offensivo, abile a farsi trovare e a liberarsi al tiro, ma pecca sovente in lucidità, tratto da dover aggiustare certamente.

Shot chart di Dusan Vlahovic.

Un secondo difetto da correggere è certamente la tendenza a farsi pescare in fuorigioco, parte figlia della volontà di attaccare la profondità e la difesa, ma anche sintomo di una attenzione non sempre altissima.

Il potenziale di Dusan Vlahovic è alto, da considerarsi uno dei possibili migliori centravanti della sua generazione, ma come sempre la sua crescita dipenderà in buona parte dalle scelte che farà per il suo futuro.

Ha già dato buona prova della sua intelligenza nello scegliere un percorso graduale per diventare anno dopo anno un miglior calciatore, senza farsi prendere dalla foga di approdare subito in un top club.

La sua crescita alla Fiorentina è stata molto continua e graduale, ma l’impressione è che ad oggi Dusan sia diventato un lusso per una società che staziona nella zona medio bassa della classifica e che per il bene del ragazzo e delle casse societarie una separazione a fine stagione sarebbe una scelta di convenienza reciproca.

Vestito in bianconero

Nelle ultime sessioni di calciomercato il nome di Dusan Vlahovic è apparso più volte fra i candidati al ruolo di terzo/quarto giocatore offensivo della rosa juventina, il tutto a ragion veduta tutto sommato, a prescindere dalla fondatezza delle voci in merito.

Vlahovic supera Szczesny nel sonoro 0-3 rifilato alla Juventus.

La Juventus ha avviato un processo di ringiovanimento e all’opera iniziata dalla società manca un tassello in attacco senza ombra di dubbio.

Il profilo che la Vecchia Signora pare stia ricercando corrisponde in buona parte con quello di Vlahovic dal punto di vista tecnico, economico e fisico.

Abile nel gioco aereo, dal tonnellaggio importante per riempire l’area e fare a sportellate in vece di CR7, ma dalla mobilità più che sufficiente a non tramutarlo in un totem immobile al centro dello schieramento offensivo.

Inoltre l’abitudine al calcio italiano, i piedi educati, la buona comprensione dei movimenti d’attacco, la capacità di sapersi defilare in caso di bisogno e di dialogare con i compagni lo rendono un elemento prezioso anche dal punto di vista della versatilità e dell’integrazione con gli eventuali compagni di reparto e squadra, portando in dote, oltre al proprio bagaglio tecnico personale, anche soluzioni tattiche nuove per il gioco bianconero.

La bottega fiorentina non è mai stata un acquirente semplice per i colori bianconeri.

Una feroce rivalità, anche se unidirezionale, rende ogni possibile trattativa uno stillicidio emotivo per tutte le parti in causa. Inoltre non sempre i calciatori proveniente da un ambiente provinciale riescono ad adattarsi alle pressioni a tinte bianconere.

Tuttavia dal punto di vista del reggere la pressione credo che un ragazzo in grado di debuttare, in bianconero, in una delle sfide più cocenti del mondo, il derby di Belgrado, a sedici anni sia già stato temprato a sufficienza per poter sopportare molti fischi ed insulti dalla Fiesole.

Conclusione

Vlahovic è stato un prodigio di precocità e la sua crescita continua regolare e continua, anche se non forse verticale come ipotizzato da alcuni.

L’impressione è che ci si trovi davanti ad un ragazzo di grande professionalità, fisicità, buona tecnica e comprensione del gioco che deve però ancora può crescere sotto quasi tutti gli aspetti del suo gioco, sopratutto nella capacità di finalizzazione.

La palma del miglior numero 9 della generazione che si sta affacciando sul mondo de calcio pare essere già assegnata ad un bisonte biondo proveniente dalla Norvegia, ma dietro ad Erling Haaland scalpitano diversi centravanti classicamente moderni che sembrano destinati ad una carriera ad altissimo livello.

Dusan è senza dubbio uno di questi.

Probabilmente non avrà la spettacolarità di altri colleghi, la veste patinata e modaiola, ma il ragazzo dimostra già solidità, qualità e carattere da professionista vero che attende solo che un grande club gli conceda una opportunità per elevare il suo rendimento.

Stefano Follador

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