#StorieDiJuve

Paolo Di Canio, non per tutti e forse troppo anche per sé stesso

Non ci occuperemo delle sue idee politiche, delle sue intemperanze, del suo talento e della sua discontinuità: parleremo di un giocatore che indossò la maglia bianconera con cui vinse una Coppa Uefa.

Paolo Di Canio nasce a Roma il 9 luglio del 1968; muove i suoi primi passi da calciatore nella Pro Tevere Roma per poi approdare all’età di quattordici anni alle giovanili della Lazio: il suo più grande amore.

Infatti Paolo fin da giovanissimo non nasconde il suo essere ribelle e anticonformista scegliendo la fede biancoceleste a quella romanista, di cui tutta la sua famiglia è portatrice sana.

Nel vivaio laziale Di Canio è sicuramente il talento più promettente e il meno gestibile di tutti; il sabato pomeriggio scende in campo con i suoi pari età e la sera si unisce agli ultras della Lazio, gli “Irriducibili”, per seguire la prima squadra in ogni parte d’Italia.

Il calcio che conta

Prima la Ternana in Serie C2 e poi nuovamente la Lazio in Serie A sono le prime avventure da professionista di Di Canio che, nel 1990, viene ceduto dall’allora presidente biancoceleste Gianmarco Calleri alla Juventus per la cifra di 7.5 miliardi di lire.

E’ l’anno delle notti magiche di Gianna Nannini, di Edoardo Bennato e di un’intera nazione che accoglie quella bellissima edizione dei mondiali in casa; i balconi imbandierati, la mascotte “Ciao” e la selezione del commissario tecnico Azeglio Vicini sono solo alcuni di quei ricordi difficili da disincrostare dal petto.

Non a caso, sempre in Italia, nel 1990 la classifica dei singoli più venduti comprendeva anche il brano di Sinead O’Connor, Nothing compares 2 U.

A Torino, intanto, terminato il Mondiale si cerca di cambiar pelle e si va verso una rivoluzione sulla falsariga del vittorioso Milan Berlusconiano e che porta sotto la Mole Antonelliana diverse novità.

Manager di riferimento diviene Luca Cordero di Montezemolo che mette a disposizione del mercato la cifra monstre di 70 miliardi di lire che, oltre al “Divin Codino”, permette di far approdare in bianconero il fresco Campione del Mondo Thomas Häßler, un giovane Eugenio Corini, lo stopper brasiliano Júlio César e, appunto, il talentuoso Paolo Di Canio.

La “nouvelle vague”

In panchina si siede Gigi Maifredi, esponente della “nouvelle vague” tecnica, proveniente dal Bologna e seguace tattico del calcio a zona, un’ulteriore conferma questa, semmai ce ne fosse stato il bisogno, di voler a tutti i costi rispondere sul campo allo straordinario Milan di Arrigo Sacchi.

Le aspettative vengono disattese durante la stagione e Di Canio deve attendere il campionato del 92/93 per alzare al cielo il suo primo trofeo da calciatore professionista, la Coppa Uefa, per poi essere ceduto l’anno successivo al Napoli allenato da Marcello Lippi.

Paolo ha indossato la maglia bianconera dal 1990 al 1993 totalizzando 78 presenze e 6 reti; queste le sue parole in una vecchia intervista ai microfoni di Sky Sport dove ha ricordato il suo passato bianconero e le consuete amichevoli svolte a Villar Perosa:

“arrivavo da Roma e ho avvertito subito il fascino e soprattutto la familiarità di condividere certi momenti: un top club, l’Avvocato, un personaggio straordinario, tanto è vero che quando arrivava lui si fermava tutto, era lui l’attrazione principale.”

Durante la sua esperienza nel calcio britannico, iniziata nell’estate del 1996, Paolo Di Canio è il protagonista di uno degli episodi più famosi della sua carriera (e non solo), che gli valse il premio FIFA Fair Play Award.

18 dicembre 2000

Paolo milita nelle fila del West Ham dopo le esperienze al Celtic e allo Sheffield; durante la trasferta sul campo dell’Everton, il portiere dei padroni di casa, Paul Gerrard, in uscita avventata al limite sinistro dell’area di rigore rimane a terra, mentre la palla finisce tra i piedi di Trevor Sinclair che rimette la palla dentro per l’accorrente Di Canio pronto per calciare verso la porta lasciata sguarnita.

Il numero dieci degli “Hammers”, però, decide di afferrare la palla con le mani fermando di fatto l’azione; solo qualche istante di silenzio e tutto il Goodison Park inizia ad applaudire fragorosamente Paolo per il gesto, che, in seguito, gli varrà appunto il Fifa Fair Play Award insieme a una lettera di encomio firmata da Joseph Blatter.

Ora, forse qualcuno di voi si stava aspettando di leggere del saluto fascista o delle risse verbali con i vari Trapattoni o Capello.

Spero non siate rimasti delusi perché, queste, sono solo #StorieDiJuve dove, da sempre, vincere è l’unica cosa che conta, nulla di più.

Simone Pompili

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