#RawDiamonds

#RawDiamonds: Patson Daka

Ci sono persone che nella vita hanno come denominatore comune della propria esistenza la fuga.

Fuggire non per paura, ma come elemento di libertà, come affermazione di se stessi, come grido di indipendenza dai giudizi e dalle imposizioni.

Patson Daka fugge.

Fugge dai difensori austriaci, fugge dal fantasma di uno dei centravanti che dominerà il prossimo decennio (Erling Haaland), fugge dalle leggende africane, ma sopratutto da i loro seguaci che gli vorrebbero appioppare la semplicistica etichetta di nuovo Drogba/Eto’o/Weah, fugge dagli stereotipi che vogliono il calciatore africano talentuoso figlio della povertà e mai risultato del lavoro e dell’impegno.

Fugge Patson, ma non per paura.

Fugge perché è destinato a qualcosa di più. Fugge perché nelle profondità del continente c’è un paese intero che trepida e freme per le sue reti, ansioso di avere una propria divinità calcistica da collocare nel Pantheon delle leggende del continente nero.

La Liberia ebbe Weah, la Nigeria una intera generazione dorata, il Camerun Impazzì per Eto’o e la Costa d’Avorio si inchinò ai piedi di Drogba.

Lo Zambia attende di poter fare lo stesso per Patson Daka, dopo l’exploit della Coppa d’Africa 2012 il paese vede in lui il leader tecnico che lo porterà stabilmente nell’elite del calcio del continente.

Biografia

Patson Daka nasce il 9 ottobre 1998 a Chingola, Zambia, al confine con la Repubblica Democratica del Congo, in una zona nota come Copperland, una regione ricca di miniere di Rame che ne caratterizzano il paesaggio e l’economia.

In famiglia il calcio non è uno sconosciuto, infatti il padre Nathtali fu in gioventù una delle ali più apprezzate del paese, giocando a discreto livello, pur senza mai riuscire a sfondare definitivamente ed arrivare in Europa. Era un esterno offensivo, molto tecnico e dotato di un buon controllo di palla dicono, ma gli mancarono opportunità è un po’ di buona sorte.

Questa fortuna, giocare in Europa, a Patson capiterà da giovanissimo, ma purtroppo il padre non potrà mai vederlo, morendo quando il figlio è ancora giovanissimo.

Patson reagisce in maniera forte alla morte del padre, impegnandosi a più non posso tanto nello studio che nello sport.

Il sogno del ragazzo è completare ciò che il padre non è riuscito a fare, conquistare il Vecchio Continente e rendere il cognome Daka motivo di orgoglio e di ammirazione per lo Zambia.

L’avventura nel calcio di Daka iniziò nel 2004. A soli sei anni il piccolo Patson entra nell’accademy della squadra locale i Nchanga Rangers FC, fino ai sedici anni.

Un pomeriggio, mentre Patson era a scuola giunse la notizia che al vicino campo sportivo stavano organizzando dei provini per la rappresentativa provinciale.

Daka vola alto stadio e si presenta, pur senza equipaggiamento e scarpe, recuperate poi da casa. I coach incaricati riconoscono subito il talento di Patson e nemmeno dieci minuti dopo l’inizio dell’allenamento è già selezionato.

Il ragazzo inizia a giocare per la Kafue Celtic FC, ma sopratutto entra a far parte delle giovanili dello Zambia. È durante una delle gare con i Chipolopolo U17 nella Coppa d’Africa 2015 che la vita di Patson cambierà, ma lui ancora non lo sa.

A questo punto entra nella storia di Patson un nuovo personaggio chiave, una persona che conosciamo tutti noi appassionati di calcio: l’ex centravanti Frederic Kanouté.

Il destino ha il volto dell’ex centravanti di West Ham e Siviglia, il quale da quando ha appeso gli scarpini al chiodo si occupa di scovare e lanciare talenti in tutto il continente.

Il primo incontro fra Daka e Freddie fu un colpo di fulmine sportivo.

Il maliano stravede per Patson e inizia a cercare in Europa una occasione per il suo assistito attraverso la sua società di rappresentanza, la 12 Management.

A raccogliere il suggerimento di Kanouté è il famigerato gruppo RedBull che decide di prendere in prestito Daka attraverso la società satellite Liefering FC.

Il trasferimento dallo Zambia all’Austria in pieno inverno è uno shock ambientale e climatico piuttosto forte per Patson che si trova in difficoltà trovandosi per la prima volta sotto la neve e sotto zero.

Dopo qualche problematica iniziale Daka riesce a prendersi qualche spazio nella 2.Bundesliga austriaca annotando 2 reti e 2 assist in 9 presenze (634 minuti).

La dirigenza RedBull si convince della bontà del ragazzo, ne conclude l’acquisto e lo spedisce un altro anno in prestito alla subordinata Liefering, anche se nel frattempo Patson si rende protagonista anche nella vittoria della Youth League con una rete in finale e semifinali, conquistando questo alloro storico che certifica il percorso straordinario del gruppo RedBull nel mondo del calcio giovanile.

Il secondo anno il prestito si traduce in 18 presenze, 4 reti e 5 assist.

Durante la stagione 18/19 Patson Daka viene integrato nella prima squadra. Gli spazi ci sono, ma i numeri dello zambiano non sono eccezionali. 26 presenze 6 reti e 2 assist, un buon inizio e l’impressione che nello scacchiere di Marsch il ragazzo pare in grado di fare del suo, con generosità, disponibilità e applicazione. Tanto che non è un problema quando nella placida Salisburgo si abbatte quell’uragano di potenza e gol che risponde al nome di Erling Braut Haaland.

Patson si mette a servizio del norvegese lasciando il centro dell’attacca al figlio di Alf-Inge, trasformandosi in una sorta di seconda punta defilata, senza però risentirne eccessivamente a livello prestazionale.

Tuttavia è chiaro che lo Zambiano non può trasformarsi in qualcosa di diverso da un centravanti vero e proprio e l’addio di Haaland, promesso sposo del Borussia Dortmund, gli riconsegna un ruolo centrale nelll schieramento dei Tori Rossi con un cambio di passo a livello di numeri piuttosto evidente.

La forza della programmazione del mondo RedBull si palesa in questo momento, non soffrendo minimamente la perdita di un fenomeno come l’attuale nove giallonero.

Nella stagione 19/20 Patson produrrà 24 reti ed 8 assist in 31 gare di Bundesliga, con un picco di rendimento nella seconda parte di stagione nella quale il norvegese lascia a Daka il ruolo di primo violino della squadra di Salisburgo.

La stagione in corso conferma la grande vena realizzativa di Patson, sempre più dominatore del campionato austriaco, con dieci centri e tre assist in dieci presenze, ruolino di marcia notevole, sebbene lo Zambiano continui a faticare a livello di Champions League con solo un gol ed un assist in 10 presenze, ma di questo ne parleremo poi.

Nelle tre stagioni spese a Salisburgo Patson ha collezionato l’impressionante score di 51 gol e 20 assist in 102 presenze, destando grande interesse in tutto il continente, ma sopratutto lasciando la sensazione che il meglio debba ancora venire.

In nazionale ha raggiunto il traguardo di campione d’Africa U20 nel 2017, primo titolo per lo Zambia. In totale con la nazionale maggiore ad oggi ha all’attivo 18 presenze, ma solo 2 reti.

Caratteristiche tecniche

Patson Daka è una punta centrale completa, dotata di un bagaglio fisico eccezionale. 184 centimetri, corporatura muscolare, non imponente, ma di grande qualità atletica.

Dotato di una grande progressione, da quattrocentista, atleta di grande spessore, sia in elevazione che nella parte di corsa.

Ottima coordinazione motoria che si evidenzia sia nella capacità di concludere in acrobazia che nella possibilità di condurre alla sfera anche quando contrastato, oltre che alla capacità di aggiustare il corpo per concludere in spazi e tempi molto brevi in area. La potenza e la postura gli garantiscono una quantità enorme di falli subiti, fra i più tartassati dai difendenti avversari di tutto il continente.

Tecnicamente è dotato di un buon bagaglio, anche se suscettibile di un miglioramento e di una maggiore raffinatezza.

Di piede destro, con un sinistro ad oggi accettabile, ma che deve essere migliorato ed educato.

Daka è un centravanti che predilige giocare ad altissima intensità, massimizzando il suo gioco nel momento in cui i ritmi della gara sono più sostenuti e vivaci.

Analizzando il giocatore ciò che salta all’occhio è la facilità di trovare la porta e la rete. All’interno dell’area Patson sa essere pericoloso in ogni maniera, distribuendo in maniera equilibrata le sue conclusioni fra destro (48%) e sinistro (39%), con una percentuale di conversione in rete fra le più alte del vecchio continente (36.5%) frutto di ottime scelte di tiro, di ottima coordinazione, intelligenza e anche del livello non stellare della competizione austriaca.

Tiri/90 minuti e % di realizzazione
(Total Football Analysis)

Tende a non concludere o a farlo raramente da fuori dall’area di rigore, dimostrando poca fiducia nel suo calcio. In effetti pur essendo tremendamente efficace la maniera di colpire la sfera può essere migliorata notevolmente, raggiungendo una maggiore pulizia di esecuzione e ampliando il suo raggio di pericolosità e rendendosi di interpretazione più difficile per i difensori.

Conclusioni verso la porta (Wyscout)

Patson è un calciatore estremamente essenziale nella sua ricerca della rete. Uno o due tocchi al massimo sono quanto necessita per potersi liberare alla conclusione, con uno stile di gioco minimalista ed efficiente. Contrariamente a quanto ciò possa segnalare Daka è in grado di gestire con perizia la sfera nello stretto con buona tecnica e dominio, solamente che predilige non dilungarsi in inutili tocchettini, ma andare diretto al punto quando si tratta di attaccare.

Il volume di conclusioni e la qualità delle stesse risulta molto elevato, grazie ad una grande capacità di muoversi senza palla, sfruttando le proprie caratteristiche di forza fisica e velocità unite ad una buona comprensione del gioco e di lettura dei movimenti difensiva.

Daka ama incunearsi fra le maglie della linea di difesa attaccando i cosiddetti “half-spaces” con ferocia e decisione, tanto per cercare lo spazio per una propria conclusione sia per sparigliare il pacchetto arretrato avversario e creare spazi ed opportunità per i compagni di squadra.

I movimenti del centravanti zambiano sono un elemento chiave del gioco della squadra di Marsch sopratutto a difesa avversaria schierata dove la costante minaccia alla profondità portata dal numero 20 spesso risulta decisiva nello sbloccare i meccanismi dei rivali.

In transizione il potenziale di Patson è veramente notevole, con un mix di potenza, intelligenza e varietà di movimenti che sono indifendibili nel contesto del campionato austriaco, ma che dovrebbero creare grossi grattacapi anche a livello più alto.

Nel 4-4-2 del Salisburgo tende a gravitare nella metà di destra dell’attacco, in una posizione a metà fra il centravanti e l’attaccante esterno, dove può sfruttare a pieno il suo repertorio fisico e tecnico.

Spesso in questa porzione di campo in occasione di transizione positiva tende a tagliare verso l’esterno svuotando il centro per gli inserimenti dei centrocampisti e per favorire la sua ricezione e successivo 1vs1 immediato contro il dirimpettaio in posizione di ala, in questa situazione sa essere veramente pericolosissimo.

In linea di massima ad oggi Patson ha le capacità di strappare e di demolire a livello di velocità e di duelli individuale ogni squadra dotata di una organizzazione difensiva carente, mentre si trova ancora in difficoltà nel leggere ed attaccare avversari più avveduti ed organizzati, come si evince dalla differenza di rendimento fra campionato e coppe europee.

In effetti la costruzione complessa resta un aspetto poco sviluppato del gioco di Patson, ancora piuttosto grezzo nel passaggio per quanto piuttosto efficace.

Va da se che il confronto con quel mostro di Haaland è ingeneroso, ma Daka ha ancora margini di miglioramento molto ampi che lo potrebbero portare ad un livello di efficacia simile al vichingo di Dortmund.

A livello offensivo la crescita di Patson passa attraverso un miglioramento ed un affinamento dei fondamentali sopratutto quando sotto pressione.

Inoltre Patson dovrebbe iniziare a gestire con maggiore attenzione i tempi di gioco. Giocare sempre ad acceleratore aperto non è sostenibile, sopratutto quando le gare iniziano ad affastellarsi e gli avversari salgono di livello. Purtroppo il suo istinto tende a prevalere sulla razionalità e talvolta lo porta a infangarsi in duelli 3vs1 che portano a poco.

Una migliore tenuta della sfera spalle alla porta, con un gioco di sponda più efficace sarebbero miglioramenti necessari, sebbene nel contesto tattico del Salisburgo il centravanti solitamente non spende molto tempo ed energia senza guardare la porta avversaria.

Infatti uno degli aspetti più interessanti dell’interpretazione del ruolo di Patson Daka risulta essere la tremenda efficacia del suo pressing.

La potenza fisica, la velocità e la feroce applicazione rendono Daka un moto perpetuo terribile da affrontare per i playmaker avversari. Nonostante sia un centravanti è estremamente portato al contrasto e al recupero palla, e anche quando la sua azione non si finalizza con la riconquista del pallone rende comunque estremamente difficile la fase di impostazione del gioco agli avversari.

Recupero palla nell’ultimo terzo di campo (Wyscout)

In quest’ottica Daka rappresenta una risorsa inestimabile per squadre che applicano principi di gegenpressing o semplicemente di recupero altissimo sella sfera.

Caratterialmente Daka ha dimostrato di essere un gran lavoratore dentro e fuori il rettangolo verde, in grado di applicarsi nello studio e nella comprensione del gioco pur restando ancora un calciatore molto istintivo. Nello spogliatoio viene definito come una presenza positiva, molto umile, ma anche portatrice di allegria e positività.

Evoluzione

Patson Daka è un centravanti molto prolifico, con delle caratteristiche estremamente interessanti e ricercate in alcune interpretazioni molto moderne dello stare in campo.

Come visto si tratta di un attaccante molto abile nell’attaccare la profondità alle spalle della difesa, con grandi qualità all’interno dei sedici metri, efficenza e precisione, ma con alcune lacune e migliorie che lo potrebbero far passare da un livello di buon calciatore a quello di grande centravanti.

Come detto in precedenza ad oggi Daka sta facendo la differenza in un contesto di secondo piano come il campionato austriaco, mentre in Europa fatica più del necessario. Le motivazioni sono da ricercare in una tecnica buona, ma che necessita una maggiore educazione e pulizia di esecuzione.

Daka tendenzialmente ama giocare negli spazi aperti, nelle transizioni concesse della squadra avversaria, attaccando il marcatore diretto uno contro uno.

A livello più alto però poche squadre concedono con frequenza queste situazioni, difendendo in maniera più organizzata ed organica, lo Zambiano dovrà fare l’abitudine presto a questo tipo di competitività, ma dal canto mio credo che possa crescere sotto questi aspetti solamente spendendo tanti minuti in un contesto tattico e tecnico più alto che la Bundesliga austriaca.

La sua crescita avverrà tramite la crescita del contesto tecnico in cui si disimpegna.

Per questo credo sia giunto il momento per Patson di mettersi alla prova in un altro ambiente, separandosi dalla confort zone di Salisburgo.

Le sue qualità tecniche, fisiche, l’etica lavorativa e i margini di miglioramento lo rendono per me uno dei migliori attaccanti “prendibili” sulla piazza, un investimento sicuramente oneroso, ma che può pagare con discreta sicurezza ottimi dividendi.

Vestito in bianconero

Il reparto offensivo della Juventus è sicuramente da completare con un quarto interprete di livello.

La Juventus cerca una prima punta in grado di garantire una maggiore varietà di soluzioni in avanti e per dispensare Morata da un impiego pressoché continuo.

Il nuovo attaccante della Juventus dovrebbe essere un profilo in grado di convertire in rete le occasioni prodotte, in grado di riempire l’area, ma anche di sapersi defilare quando CR7 decide di attaccare la porta. Deve presentare una fisicità sufficiente a resistere nei duelli coi centrali avversari, buona perizia tecnica per sapere dialogare con i compagni e essere in grado di portare il primo pressing in maniera efficiente e diligente.

Tutte caratteristiche proprie di Daka, ma non ancora provare ad alto livello.

Patson potrebbe soffrire un salto così grande, ma in carriera ha già saputo gestire più che bene un salto dallo Zambia all’Austria in pieno inverno, per cui con lavoro e umiltà potrebbe calarsi a dovere in bianconero.

C’è da dire che molti club hanno già messo gli occhi sul centravanti. Liverpool, Manchester United, Arsenal e ovviamente i cugini del RB Lipsia.

Il passaporto extracomunitario potrebbe non aiutare, ma il valore del ragazzo val bene uno slot.

A livello personale mi piacerebbe molto un suo eventuale acquisto. Il suo tesseramento passerebbe non tramite una occasione di mercato, ma dalla ricerca di un profilo con determinate caratteristiche, giovane, ma non acerbo, con notevoli margini di crescita e con la capacità di adattarsi molto bene alla nostra rosa e al nostro parco attaccanti, potendo far coppia pressoché con tutti i nostri avanti.

Conclusione

Patson Daka è un profilo per me di enorme interesse, pur mantenendo alcuni dubbi per il suo disimpegno in un contesto tecnico poco competitivo.

Centravanti prolifico, di quelli che hanno un istinto primitivo per la rete e la porta, di ottima fisicità e dalla progressione devastante, grande interprete del pressing e del recupero palla alto.

Il figlio di Nathtali è in grado di trasformarsi in un paio di stagioni in una delle maggiori minacce per i portieri del vecchio continente, ma dovrà per forza di cose crescere e migliorare in alcuni aspetti tecnico-tattici del suo gioco per non restare intrappolato nello stereotipo dell’attaccante africano tutto atletismo e corsa e poca comprensione del gioco.

Patson Daka dovrà continuare le sue fughe, stavolta è giunto il momento di fuggire dall’Austria, da Salisburgo e dalla comodità del campionato locale, verso nuove mete, nuove sfide che ne forgino ulteriormente le qualità e il carattere.

Daka può diventare una leggenda del suo paese, ma sopratutto la punta di diamante di un movimento calcistico che, come ci ha confermato Alessandro Birindelli in una nostra intervista, ha bisogno di una guida ed un leader che ne direzioni il tumultuoso sviluppo e l’enorme potenziale.

Stefano Follador

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